Come migliorare il tuo pensiero strategico usando gli scacchi

 

La tattica è sapere cosa fare quando si ha qualcosa da fare; la strategia è sapere cosa fare quando non si ha niente da fare.

Savielly Tartakover

 

Chess

Il primo risultato quando ho scritto “Strategia su Google

Gli scacchi sono una delle mie più grandi passioni: in uno dei miei post che ho scritto spiegavo come gli scacchi potessero cambiare la tua vita, poi ho dedicato un post a Magnus Carlsen, l’attuale campione del mondo e anche Josh Waitzkin ha rubato parecchi principi agli scacchi per applicarli nel mondo del business.

Ultimamente sto seguendo un piccolo progetto che mi portato ad analizzare le connessioni tra scacchi e management. Con il post di oggi voglio darti un’anteprima e mostrarti come gli scacchi possono migliorare il tuo pensiero strategico, fornendoti un ottimo metodo per prendere le decisioni più importanti della tua vita (ad esempio decidere che lavoro vuoi) e come scegliere le persone che vuoi avere al tuo fianco per avviare collaborazioni professionali.

Pronto? Cominciamo!

 

Non pensare come un albero! 

“Non pensare come un albero? Oggi Lorenzo è impazzito.”

No, non mi sono bevuto il cervello (anche se scrivere prima delle sette di mattina non mi aiuta ad avere idee particolarmente brillanti! 😛 ). Il titolo criptico di questo paragrafo è dedicato a Alexander Kotov, scacchista russo vissuto nel Novecento e famoso per aver ideato un metodo rigoroso per la scelta della mossa più forte, chiamato anche albero delle varianti. Per trovare la mossa più forte Kotov consiglia di analizzare a fondo la posizione, scegliere una rosa di tre mosse candidate e poi cominciare ad analizzare la prima mossa prendendo in considerazione tutte le possibili ramificazioni (da qui il nome di albero). Una volta finita questa operazione si può passare alla seconda, poi alla terza e se alla fine nessuna dovesse essere soddisfacente…riparti da capo con altre tre mosse.

Trasportando il suo metodo nella vita reale e usandolo per cercare un lavoro dovresti studiare a fondo il settore in cui lavorare, identificare le tre società più interessanti, spendere tutto il tuo tempo sull’analisi di una sola società e poi, una volta terminato, passare alle altre.

Questo approccio massimalista mi ha ricordato il mito dell’homo oeconomicus, l’essere super razionale che riflette con attenzione su tutto prima di prendere una qualsiasi decisione e poi…ci pensa troppo e non decide nulla per tempo.

Lo stesso avviene applicando alla lettera il metodo di Kotov: gli scacchi sono un gioco che può creare varianti molto complesse, ed effettuare analisi così approfondite per ogni mossa rischia solo di stancarti e di farti perdere la partita. Il colpo di grazia al metodo di Kotov è stato dato da giocatori d’elite che hanno candidamente confessato di non usarlo (da qui la frase “Io non penso come un albero” attribuita al Grande Maestro Lein).

Come fanno allora questi top performer a decidere che mossa giocare?

Seguono questo schema:

1. Analisi approfondita della posizione, cercando di cogliere le caratteristiche principali

2. Creazione dell’elenco delle mosse candidate

3. Analisi della prima mossa scelta

Fino qui i Grandi maestri seguono il metodo di Kotov. Il processo di pensiero cambia però durante il calcolo delle possibili situazioni.

4. Comprensione delle sfumature della posizione attraverso l’analisi di varianti: quando durante l’analisi emerge una mossa interessante che in una variante non funziona per un dettaglio, il forte scacchista controlla se l’idea che ha appena scoperto può funzionare se viene applicata ad un’altra variante, letteralmente saltando da una variante all’altra. A questo segue…

5. Confronto di varianti simili, per decidere se le mosse candidate trovate all’inizio sono efficaci

Puoi applicare quest’ultimo concetto durante la ricerca di lavoro: se durante la ricerca scopri che qualcosa è molto importante per te e non l’avevi realizzato prima (ad esempio la possibilità di avere un mentor che segua il tuo sviluppo professionale) puoi riconsiderare quelle aziende promettenti che avevi scartato per qualche dettaglio e vedere se soddisfano questa nuova condizione.

Oltre al metodo di Kotov c’è un’altra strategia che possiamo rubare agli scacchisti professionisti. Gli scacchisti più forti non spendono lo stesso tempo su ogni mossa: esistono mosse molto veloci, quasi ovvie, che vengono fatte solo prestando un minimo di attenzione (per evitare di perdere immediatamente), mentre in altri momenti, definiti momenti critici, si prendono il tempo necessario per analizzare tutte le sottigliezze e possono pure passare mezzora in riflessione.

Puoi applicare questa massima tutte le volte che elabori un piano d’azione: se stai cercando lavoro è inutile passare ore in internet per decidere qual è il font migliore per il tuo CV. Fare ricerche online sulla reputazione dell’azienda per cui stai per fare un colloquio è senza dubbio molto più produttivo, poiché ti permetterà di capire più a fondo la realtà aziendale in cui vuoi entrare e ti risparmierà mesi (o anni) di sofferenza se scoprirai che non è il posto che fa al caso tuo. 

 

La priorità zero

Qual è l’obiettivo da raggiungere durante una partita di scacchi? Dare scacco matto evitando di subirlo. Punto. Esistono diverse strade per centrare questo obiettivo: puoi lanciarti in un attacco scatenato contro il re avversario, creare una situazione ultracomplessa sperando che l’avversario sia il primo a sbagliare, oppure una situazione in cui devi manovrare a lungo per ottenere un piccolo vantaggio. Puoi usare combinare queste strategie, ma alla fine della partita ciò che conta è se hai dato scacco matto senza subirlo. Non è stata perciò una sorpresa per me leggere come questo concetto possa essere trasportato dagli scacchi al mondo del business sotto il nome di priorità zero, un concetto ripreso da Bob Rice nel suo libro “Three Moves Ahead: What Chess can teach you about business.”.

Darsi una priorità zero significa scegliere una e una sola priorità importante da privilegiare rispetto a tutte le altre. Nella crescita personale tradizionale questo concetto è considerato il sacro graal del miglioramento: scegliti un’attività dove migliorare e concentrati solo su quella.
Se hai fatto attenzione, però, durante la descrizione della priorità zero ho parlato di mondo di business e non di crescita personale. Questo perché applicando la priorità zero alla vita extra lavorativa rischi solo di impoverirti e di diventare una persona stressata e infelice, e questo succede anche quando l’obiettivo che stai perseguendo è utile.

Immagina di dover imparare una lingua straniera e di spendere TUTTO, tutto il tuo tempo libero a questo scopo, concedendoti magari qualche periodo di riposo solo per poter “funzionare meglio”. Poca vita sociale, poco svago, solo studio e conversazione. Dopo un paio di settimane probabilmente impazziresti.

Non solo: approfondendo diverse aree di tuo interesse puoi scoprire idee ricorrenti in un settore e riproporle in maniera originale in un altro settore: perché non applicare i principi della seduzione per diventare un conversatore più brillante e magari vincere la tua paura di parlare in pubblico?

Viceversa, quando parliamo di mondo del business, la priorità zero ha molto senso: ti immagini se McDonald si mettesse a vendere calzini? Mc Donald, nonostante venda solo cibo spazzatura che chiunque potrebbe preparare, ha una priorità zero molto chiara: dare un pasto gustoso ed in poco tempo ai suoi clienti. Se è salutare o meno, se è di qualità o meno, sono considerazioni secondarie. Mac Donald ha concentrato il suo intero modello di business su questo e ci ha costruito sopra un imperio multimilionario.

Come puoi applicare la priorità zero nel mondo lavorativo? Se sei alla ricerca di un’occupazione, la tua priorità zero è scegliere l’industria in cui vuoi lavorare ed analizzarla il più possibile. La fase di analisi comprende anche inviare curriculum o contattare  attraverso internet o conoscenze personali chi lavora già nelle aziende che hai selezionato: la velocità e la qualità delle risposte che riceverai ti daranno informazioni preziose e introvabili online. 

Se invece stai già lavorando e sei soddisfatto del posto in cui ti trovi puoi fissare come priorità zero capire come diventare indispensabile per l’azienda per cui lavori. Quali sono le attività per cui i colleghi vengono da te quando hanno bisogno di una mano? Quali sono le tue attitudini personali e come puoi usarle per dare una mano all’azienda?

Applicando il concetto di priorità zero farai chiarezza sulla tua vita lavorativa e, nel caso migliore, riuscirai a trasmettere questa sensazione anche alle altre aree importanti della tua vita.

 

Varietà e legge degli opposti: come usarli per creare team fantastici

“Chi si somiglia, si piglia” o “gli opposti si attraggono”? Sulla combinazione delle personalità la saggezza popolare si spacca. Lavorare (e vivere) con persone più simili a te è più facile, ti permette di spendere meno tempo nello spiegare cosa vuoi e c’è questa fantastica sensazione di telepatia. Eppure essere simili significa anche avere gli stessi punti deboli, e questo può costare parecchio, specialmente in ambito lavorativo.

A livello personale mi piace lavorare con persone diverse, anche con quelle con una personalità molto diversa dalla mia. Ad esempio sono un tipo abbastanza caotico e non amo molto l’attenzione ai dettagli. Allo stesso tempo, sono consapevole che in alcuni aspetti del lavoro che svolgo è molto importante essere precisi, perciò mi sono circondato di persone molto precise ed organizzate, in modo da coprire i miei punti deboli facendomi aiutare in modo pratico, o domandandogli quali strategie usano.

Negli scacchi il principio di collaborazione tra due persone differenti si vede molto marcatamente nella “Coppia degli alfieri”. Per i non addetti ai lavori, l’alfiere negli scacchi si muove solo in diagonale, quindi su un colore solo. I due alfieri presenti sulla scacchiera si muovono rispettivamente solo su case bianche o nere, senza incontrarsi mai. Nonostante questo possa sembrare uno svantaggio (non possono proteggersi a vicenda), in realtà è anche un punto di forza: se piazzati al centro della scacchiera controllano un numero di caselle superiore a quello di altre combinazioni di pezzi, regina esclusa.

Nota: con persone differenti non intendo solamente personalità, ma anche competenze tecniche. Prendi ad esempio un venditore ed un programmatore che lavorano nella stessa azienda. È ovvio che abbiano capacità tecniche completamente diverse, ma entrambi possono beneficiare di una collaborazione: il venditore acquisirà più competenze tecniche sul prodotto che deve vendere, mentre il programmatore avrà qualche idea in più su come rapportarsi con le persone.

Siamo così arrivati alla fine del post di oggi. Mi auguro di averti ispirato a pensare in modo più strategico, o almeno a convincerti di dare una possibilità a quel gioco affascinante che sono gli scacchi.

Buona settimana!


Raggiungi i tuoi obiettivi…giocando!

gioco

Gli animali sono dei giocatori incalliti.

 

Non smettiamo di giocare perché diventiamo vecchi, diventiamo vecchi perché smettiamo di giocare”

Anonimo

Pensa Fuori dalla Scatola è stato un blog serio fin dalla nascita. Ho sempre cercato di scrivere post pratici per ispirarti e aiutarti a migliorare, in modo scanzonato ma concreto. Il mio motto era: se hai voglia di cazzeggiare su internet, vai su Facebook e non venire qui.

La stessa serietà l’ho ritrovata in tutti i blog/libri di crescita personale che ho letto finora: fissa i tuoi obiettivi, scrivili, raggiungili, sii resiliente ed ambizioso.

Ma c’è un ma. Se vivi in modo troppo serio tua vita sarà solo più arida, non più ricca.

E allora come puoi introdurre un elemento di divertimento nella crescita personale? Giocando.

Ai bambini viene naturale giocare, è la loro seconda (anzi, direi la prima) natura. Gli adulti invece vivono il gioco come una perdita di tempo, perché “non stanno facendo niente di produttivo”. Ho toccato con mano questo pregiudizio nell’ultimo periodo, quando ho dovuto fare parecchie interviste per assumere addetti vendita. Una delle domande di rito era: “Che sport pratichi?” e la risposta più frequente è stata: “Una volta praticavo (nome di sport a caso), ma poi ho dovuto smettere per il lavoro, i figli o una qualsiasi altra ragione “seria” della vita.”

Lo so che nella vita è necessario stabilire delle priorità, ma tutte le volte che sentivo questa frase qualcosa mi suonava sbagliato, sentivo montare un senso di tristezza. Dopo qualche tempo ho capito cosa fosse: rinunciare a giocare è una scelta che non aiuta né la tua crescita personale, né ad essere più felice.

Non sei ancora convinto e vuoi qualche ragione pratica? Ti accontento subito! 😀

Essere qui ed ora

Uno dei pilastri della crescita personale è la capacità di essere presenti qui ed ora, nel momento in cui viviamo, senza preoccuparci troppo del passato e del futuro. Esistono diverse strade per acquisire questa capacità ed una delle più suggerite è la meditazione, che pratico da qualche anno senza troppa costanza. Non sono un professionista: la mia idea di meditazione è sedersi 10 minuti in un posto tranquillo, chiudere gli occhi e concentrarsi sul respiro. In questo modo entri in contatto con le tue emozioni, ti distacchi dai tuoi pensieri e ti rilassi.

Mi piace molto meditare, ma mi rendo conto che non sia per tutti. Esistono persone più irrequiete, troppo abituate a correre per riuscire a trovare pace stando seduti in silenzio. Per raggiungere lo stato di presenza hanno bisogno di qualcosa di diverso, ed il gioco è uno strumento potentissimo per raggiungere questo obiettivo.

Quando giochi (o più in generale pratichi un’attività che ami) entri in uno stato di flusso e sei completamente focalizzato sul momento presente: non esistono distrazioni o preoccupazioni, vuoi solo raggiungere il tuo obiettivo. Il gioco è una forma di meditazione dinamica, in cui non ti concentri sul respiro, ma sullo svolgimento del gioco.

Giocare è anche un’esperienza forte dal punto di vista emozionale e ti permette di conoscere i lati più oscuri del tuo carattere: come reagisci quando sei in una situazione difficile? Come gestisci una partita vinta? Come ti comporti con le persone, più o meno brave di te che fanno parte del tuo team (nel caso degli sport di squadra)?

Scoprire la risposta a tutte queste domande è un modo formidabile per prendere consapevolezza della tua personalità e velocizzare la tua crescita personale, altro che perdita di tempo!

Infine giocando ti abitui ad avere un ruolo attivo nella tua vita. 

Ti spiego subito cosa intendo: quando arrivi a casa la sera stanco e ti spaparanzi davanti alla tele assumi un ruolo passivo. Guardi un film e spegni il cervello. Invecchiando questo modo di pensare si trasferisce anche nella vita lavorativa: una volta che hai trovato un buon metodo per lavorare in maniera efficace, metti il pilota automatico e via. Quando giochi invece assumi un ruolo attivo: non puoi usare spesso il pilota automatico, altrimenti il tuo avversario ti punirà ed anche se dopo un po’ avrai a disposizione strategie consolidate, cercherai spontaneamente di variarle un po’, per divertirti di più.

È tutto? No, giocare ha un paio di altri vantaggi che potrebbero tornarti utili! 😉 ad esempio…

Migliorare la tua capacità strategica 

Il gioco è un metodo formidabile per migliorare la tua capacità di creare piani e strategie. E con gioco non mi riferisco solo a giochi strategici, come gli scacchi o il go, ma anche a giochi in cui il movimento sembra ricoprire la parte principale (ad esempio il basket).

Il motivo è presto detto. il gioco è un ambiente protetto in cui affrontare una versione più piccola delle difficoltà che ti capiteranno nella vita vera. Allo stesso tempo nel gioco hai un sistema di feedback immediato per capire se sei sulla strada giusta o meno (un elemento fondamentale della pratica deliberata). Uso ancora gli scacchi come esempio: se gioco una mossa debole e il mio avversario se ne approfitta, ho un riscontro immediato: capisco di aver fatto un errore e cercherò di variare qualcosa la prossima volta in cui mi troverò nella stessa situazione.

Nel caso dei giochi di strategia, puoi godere di un altro vantaggio molto importante: migliorare la tua capacità di riflessione. A causa di internet la nostra capacità di prestare attenzione è scesa vertiginosamente. Riusciamo a stare concentrati un paio di minuti e poi la nostra mente comincia a vagare, o peggio ancora decidiamo di dare “solo un’occhiata a Facebook o alle email”.

Da quando ho realizzato di avere questo problema ho ripreso a fare esercizi di scacchi, e devo dirti che ha funzionato! Dopo solo un paio di settimane pratica il mio livello di attenzione è ritornato sopra quello di un criceto! 😀

“Tutto giusto, ma io non ho voglia di spremermi le meningi davanti ad una scacchiera dopo una giornata di lavoro. Preferisco uscire con gli amici a giocare a calcetto.”

Nessun problema, la strategia è presente anche nei giochi di movimento, soprattutto quando sei fuori allenamento e devi trovare metodi per arrivare a fine della partita senza stancarti troppo. Ho ricominciato da poco a giocare a basket, e vedo che la strategia è molto presente: chi ha la mano calda o è più in forma? Dove sono i miei compagni liberi? Che schema usare per attaccare? Queste sono tutte domande legate alla strategia per poter vincere la partita. Ed in più se partecipi a giochi di movimento hai il vantaggio di correre e di mantenerti in forma (importantissimo nella società sedentaria di oggi).

Sei ancora qui seduto? Cosa stai aspettando ad andare a giocare? 😀

Aspetta un secondo. Prima di andare a divertirti voglio darti un’ultima applicazione pratica del gioco: la gamification.

Gamification: come rendere divertenti le cose più pallose

“Gamifichi? Ma non puoi parlare come mangi?”

Stavolta meglio di no, quando ho visto la traduzione in italiano mi si è accapponata la pelle (neanche il mio bisnonno ha mai usato ludicizzazione) , quindi ho preferito tenerla in inglese. La gamification è una strategia utilizzata per inserire gli elementi tipici del gioco in quelle azioni quotidiane noiose che non sopportiamo, oppure quando vogliamo instaurare buone abitudini che ci risultano particolarmente ostiche. L’idea di fondo è che rendendo le azioni più noiose più simili ad un gioco  si possano ottenere risultati migliori. Un esempio classico è imparare le lingue online: ci sono diversi siti, come Duolinguo in cui puoi imparare una lingua superando missioni via via più difficili, accumulando punti e raggiungendo livelli sempre più alti.

Se invece stai cercando qualcosa per rendere le tue abitudini più simili ad un gioco puoi provare Habitrpg.com, una simpatica piattaforma in cui la tua vita diventa un grande gioco di ruolo e più raggiungerai gli obiettivi che ti sei posto, più salirai di livello.

Nota: ho trovato questo sistema interessante e l’ho provato, ma per me non ha funzionato. Non sono una persona molto legata ai titoli e raggiungere “nuovi e fantastici” livelli senza avere alcun vantaggio pratico non è motivante per me. Ognuno di noi è diverso, quindi prova i siti che ti ho linkato e fatti la tua opinione, ma ricordati una cosa: internet è il regno delle scorciatoie, vere o presunte, e crederci troppo significa dimenticare che per avere successo nella vita devi imparare a soffrire. Puoi usare la gamification come una spinta iniziale e aiutarti a mantenere un buon ritmo di pratica. Imparerai ad avere successo partendo dalle piccole vittorie, ma poi dovrai staccartene per raggiungere obiettivi più ambizioni e camminare con le tue gambe.

 

Ok, ho finito, adesso posso andare a farmi una bella partita di scacchi. Prima di tuffarti nel tuo gioco preferito ricordati di condividere questo post con i tuoi amici, in particolare quelli troppo seri che hanno dimenticato quanto può essere divertente giocare! 😀

 

Buon divertimento e buon inizio settimana!