Come migliorare il tuo pensiero strategico usando gli scacchi

 

La tattica è sapere cosa fare quando si ha qualcosa da fare; la strategia è sapere cosa fare quando non si ha niente da fare.

Savielly Tartakover

 

Chess

Il primo risultato quando ho scritto “Strategia su Google

Gli scacchi sono una delle mie più grandi passioni: in uno dei miei post che ho scritto spiegavo come gli scacchi potessero cambiare la tua vita, poi ho dedicato un post a Magnus Carlsen, l’attuale campione del mondo e anche Josh Waitzkin ha rubato parecchi principi agli scacchi per applicarli nel mondo del business.

Ultimamente sto seguendo un piccolo progetto che mi portato ad analizzare le connessioni tra scacchi e management. Con il post di oggi voglio darti un’anteprima e mostrarti come gli scacchi possono migliorare il tuo pensiero strategico, fornendoti un ottimo metodo per prendere le decisioni più importanti della tua vita (ad esempio decidere che lavoro vuoi) e come scegliere le persone che vuoi avere al tuo fianco per avviare collaborazioni professionali.

Pronto? Cominciamo!

 

Non pensare come un albero! 

“Non pensare come un albero? Oggi Lorenzo è impazzito.”

No, non mi sono bevuto il cervello (anche se scrivere prima delle sette di mattina non mi aiuta ad avere idee particolarmente brillanti! 😛 ). Il titolo criptico di questo paragrafo è dedicato a Alexander Kotov, scacchista russo vissuto nel Novecento e famoso per aver ideato un metodo rigoroso per la scelta della mossa più forte, chiamato anche albero delle varianti. Per trovare la mossa più forte Kotov consiglia di analizzare a fondo la posizione, scegliere una rosa di tre mosse candidate e poi cominciare ad analizzare la prima mossa prendendo in considerazione tutte le possibili ramificazioni (da qui il nome di albero). Una volta finita questa operazione si può passare alla seconda, poi alla terza e se alla fine nessuna dovesse essere soddisfacente…riparti da capo con altre tre mosse.

Trasportando il suo metodo nella vita reale e usandolo per cercare un lavoro dovresti studiare a fondo il settore in cui lavorare, identificare le tre società più interessanti, spendere tutto il tuo tempo sull’analisi di una sola società e poi, una volta terminato, passare alle altre.

Questo approccio massimalista mi ha ricordato il mito dell’homo oeconomicus, l’essere super razionale che riflette con attenzione su tutto prima di prendere una qualsiasi decisione e poi…ci pensa troppo e non decide nulla per tempo.

Lo stesso avviene applicando alla lettera il metodo di Kotov: gli scacchi sono un gioco che può creare varianti molto complesse, ed effettuare analisi così approfondite per ogni mossa rischia solo di stancarti e di farti perdere la partita. Il colpo di grazia al metodo di Kotov è stato dato da giocatori d’elite che hanno candidamente confessato di non usarlo (da qui la frase “Io non penso come un albero” attribuita al Grande Maestro Lein).

Come fanno allora questi top performer a decidere che mossa giocare?

Seguono questo schema:

1. Analisi approfondita della posizione, cercando di cogliere le caratteristiche principali

2. Creazione dell’elenco delle mosse candidate

3. Analisi della prima mossa scelta

Fino qui i Grandi maestri seguono il metodo di Kotov. Il processo di pensiero cambia però durante il calcolo delle possibili situazioni.

4. Comprensione delle sfumature della posizione attraverso l’analisi di varianti: quando durante l’analisi emerge una mossa interessante che in una variante non funziona per un dettaglio, il forte scacchista controlla se l’idea che ha appena scoperto può funzionare se viene applicata ad un’altra variante, letteralmente saltando da una variante all’altra. A questo segue…

5. Confronto di varianti simili, per decidere se le mosse candidate trovate all’inizio sono efficaci

Puoi applicare quest’ultimo concetto durante la ricerca di lavoro: se durante la ricerca scopri che qualcosa è molto importante per te e non l’avevi realizzato prima (ad esempio la possibilità di avere un mentor che segua il tuo sviluppo professionale) puoi riconsiderare quelle aziende promettenti che avevi scartato per qualche dettaglio e vedere se soddisfano questa nuova condizione.

Oltre al metodo di Kotov c’è un’altra strategia che possiamo rubare agli scacchisti professionisti. Gli scacchisti più forti non spendono lo stesso tempo su ogni mossa: esistono mosse molto veloci, quasi ovvie, che vengono fatte solo prestando un minimo di attenzione (per evitare di perdere immediatamente), mentre in altri momenti, definiti momenti critici, si prendono il tempo necessario per analizzare tutte le sottigliezze e possono pure passare mezzora in riflessione.

Puoi applicare questa massima tutte le volte che elabori un piano d’azione: se stai cercando lavoro è inutile passare ore in internet per decidere qual è il font migliore per il tuo CV. Fare ricerche online sulla reputazione dell’azienda per cui stai per fare un colloquio è senza dubbio molto più produttivo, poiché ti permetterà di capire più a fondo la realtà aziendale in cui vuoi entrare e ti risparmierà mesi (o anni) di sofferenza se scoprirai che non è il posto che fa al caso tuo. 

 

La priorità zero

Qual è l’obiettivo da raggiungere durante una partita di scacchi? Dare scacco matto evitando di subirlo. Punto. Esistono diverse strade per centrare questo obiettivo: puoi lanciarti in un attacco scatenato contro il re avversario, creare una situazione ultracomplessa sperando che l’avversario sia il primo a sbagliare, oppure una situazione in cui devi manovrare a lungo per ottenere un piccolo vantaggio. Puoi usare combinare queste strategie, ma alla fine della partita ciò che conta è se hai dato scacco matto senza subirlo. Non è stata perciò una sorpresa per me leggere come questo concetto possa essere trasportato dagli scacchi al mondo del business sotto il nome di priorità zero, un concetto ripreso da Bob Rice nel suo libro “Three Moves Ahead: What Chess can teach you about business.”.

Darsi una priorità zero significa scegliere una e una sola priorità importante da privilegiare rispetto a tutte le altre. Nella crescita personale tradizionale questo concetto è considerato il sacro graal del miglioramento: scegliti un’attività dove migliorare e concentrati solo su quella.
Se hai fatto attenzione, però, durante la descrizione della priorità zero ho parlato di mondo di business e non di crescita personale. Questo perché applicando la priorità zero alla vita extra lavorativa rischi solo di impoverirti e di diventare una persona stressata e infelice, e questo succede anche quando l’obiettivo che stai perseguendo è utile.

Immagina di dover imparare una lingua straniera e di spendere TUTTO, tutto il tuo tempo libero a questo scopo, concedendoti magari qualche periodo di riposo solo per poter “funzionare meglio”. Poca vita sociale, poco svago, solo studio e conversazione. Dopo un paio di settimane probabilmente impazziresti.

Non solo: approfondendo diverse aree di tuo interesse puoi scoprire idee ricorrenti in un settore e riproporle in maniera originale in un altro settore: perché non applicare i principi della seduzione per diventare un conversatore più brillante e magari vincere la tua paura di parlare in pubblico?

Viceversa, quando parliamo di mondo del business, la priorità zero ha molto senso: ti immagini se McDonald si mettesse a vendere calzini? Mc Donald, nonostante venda solo cibo spazzatura che chiunque potrebbe preparare, ha una priorità zero molto chiara: dare un pasto gustoso ed in poco tempo ai suoi clienti. Se è salutare o meno, se è di qualità o meno, sono considerazioni secondarie. Mac Donald ha concentrato il suo intero modello di business su questo e ci ha costruito sopra un imperio multimilionario.

Come puoi applicare la priorità zero nel mondo lavorativo? Se sei alla ricerca di un’occupazione, la tua priorità zero è scegliere l’industria in cui vuoi lavorare ed analizzarla il più possibile. La fase di analisi comprende anche inviare curriculum o contattare  attraverso internet o conoscenze personali chi lavora già nelle aziende che hai selezionato: la velocità e la qualità delle risposte che riceverai ti daranno informazioni preziose e introvabili online. 

Se invece stai già lavorando e sei soddisfatto del posto in cui ti trovi puoi fissare come priorità zero capire come diventare indispensabile per l’azienda per cui lavori. Quali sono le attività per cui i colleghi vengono da te quando hanno bisogno di una mano? Quali sono le tue attitudini personali e come puoi usarle per dare una mano all’azienda?

Applicando il concetto di priorità zero farai chiarezza sulla tua vita lavorativa e, nel caso migliore, riuscirai a trasmettere questa sensazione anche alle altre aree importanti della tua vita.

 

Varietà e legge degli opposti: come usarli per creare team fantastici

“Chi si somiglia, si piglia” o “gli opposti si attraggono”? Sulla combinazione delle personalità la saggezza popolare si spacca. Lavorare (e vivere) con persone più simili a te è più facile, ti permette di spendere meno tempo nello spiegare cosa vuoi e c’è questa fantastica sensazione di telepatia. Eppure essere simili significa anche avere gli stessi punti deboli, e questo può costare parecchio, specialmente in ambito lavorativo.

A livello personale mi piace lavorare con persone diverse, anche con quelle con una personalità molto diversa dalla mia. Ad esempio sono un tipo abbastanza caotico e non amo molto l’attenzione ai dettagli. Allo stesso tempo, sono consapevole che in alcuni aspetti del lavoro che svolgo è molto importante essere precisi, perciò mi sono circondato di persone molto precise ed organizzate, in modo da coprire i miei punti deboli facendomi aiutare in modo pratico, o domandandogli quali strategie usano.

Negli scacchi il principio di collaborazione tra due persone differenti si vede molto marcatamente nella “Coppia degli alfieri”. Per i non addetti ai lavori, l’alfiere negli scacchi si muove solo in diagonale, quindi su un colore solo. I due alfieri presenti sulla scacchiera si muovono rispettivamente solo su case bianche o nere, senza incontrarsi mai. Nonostante questo possa sembrare uno svantaggio (non possono proteggersi a vicenda), in realtà è anche un punto di forza: se piazzati al centro della scacchiera controllano un numero di caselle superiore a quello di altre combinazioni di pezzi, regina esclusa.

Nota: con persone differenti non intendo solamente personalità, ma anche competenze tecniche. Prendi ad esempio un venditore ed un programmatore che lavorano nella stessa azienda. È ovvio che abbiano capacità tecniche completamente diverse, ma entrambi possono beneficiare di una collaborazione: il venditore acquisirà più competenze tecniche sul prodotto che deve vendere, mentre il programmatore avrà qualche idea in più su come rapportarsi con le persone.

Siamo così arrivati alla fine del post di oggi. Mi auguro di averti ispirato a pensare in modo più strategico, o almeno a convincerti di dare una possibilità a quel gioco affascinante che sono gli scacchi.

Buona settimana!

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Pensa meglio: fai passi indietro e usa il genio

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Chissà perché se scrivo “Strategia” su Google metà dei risultati sono immagini di scacchi

 

Pensare è uno dei lavori più faticosi che ci sia, e probabilmente questa è la ragione per cui così pochi lo fanno.

Henry Ford

Ultimamente sto rileggendo uno dei libri più famosi della crescita personale: “Come trattare gli altri e farseli amici” di Dale Carnegie. Nonostante il messaggio del libro sia concentrato su come migliorare le relazioni, mi ha molto colpito una frase, scollegata dal tema principale del libro: “Abbiamo ragione si e no il 50% delle volte.” Anche se Carnegie qui si riferisce in particolare alla nostra capacità di fare previsioni, pensare di avere torto una volta su due (quando va bene) è una prospettiva abbastanza deprimente. Per migliorare un po’ la nostra percentuale oggi voglio condividere con te due strategie per migliorare sia il tuo processo decisionale che quello creativo, da unire ai sei cappelli.

 

Ragiona all’indietro: quando partire dalla fine è un vantaggio

gambero

Oggi il tuo maestro di vita sarà un gambero.

Una delle strategie più sottovalutate nella vita di tutti i giorni è il ragionamento all’indietro: in inglese ha diversi nomi (backward reasoning, backward planning) che hanno lo stesso significato. Partire dalla fine e poi tornare all’inizio, andando a ritroso.

Perché ragionare all’indietro può essere più utile del modo di pensare tradizionale?

Per prima cosa ti aiuta a fare chiarezza sui tuoi obiettivi. Partire dalla fine significa decidere quale obiettivo raggiungere e poi muoverti di conseguenza. Tanto più l’obiettivo è ben definito, tanto più sarà più facile capire quali sono le tappe intermedie che devi raggiungere.

Ad esempio se devi sostenere un esame in una determinata data, puoi dividere il numero di pagine a seconda dei giorni rimasti. Attento però, facendo questa divisione rischi di non farcela: studiando tutti i giorni esattamente il numero di pagine che ti sei prefisso, alla prima giornata in cui ti capiterà un imprevisto andrai fuori strada. È molto meglio approfittare dell’entusiasmo iniziare e studiare un po’ più di pagine all’inizio; un’altra buona idea è tenere almeno una settimana vuota alla fine dell’esame, che potrai usare per rilassarti se hai rispettato la tua tabella di marcia o per recuperare le pagine che non sei riuscito a studiare.

Ragionare all’indietro ti permette di anticipare le difficoltà: ovviamente non sto parlando delle cause (i cigni neri sono sempre in agguato), ma degli effetti. Anzi, in questo caso dell’unico effetto che ci interessa, ovvero non essere in grado di dedicare ore allo studio.

Ragionare all’indietro ti aiuta anche a ridurre il numero delle scelte che hai a disposizione: per quanto questo possa sembrare uno svantaggio, nella nostra società in cui quando vai al supermercato hai la scelta tra (almeno) venti marche di caffè diverse, ridurre le scelte significa aumentare il tuo livello di soddisfazione e di sicurezza (se non sei convinto, qui ne avevo parlato più approfonditamente)

Oltre a queste applicazioni ultrapratiche, ragionare all’indietro ti è molto utile tutte le volte in cui devi risolvere enigmi logici oppure nei giochi di strategia, ad esempio gli scacchi. Ti faccio subito un esempio pratico:

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Diagramma 1: come dare scacco matto?                                                Diagramma 2: Scacco matto!

Mi trovo nella situazione del diagramma 1 e voglio dare scacco matto. Mentre ci sto pensando, mi ricordo di aver visto una volta la situazione del diagramma 2 e di essere sicuro che sia uno scacco matto. Ragionando all’indietro mi chiedo: “Come posso ottenere la posizione nel diagramma 2 partendo dal diagramma uno? In un lampo realizzo che muovendo la donna in diagonale e portandola sul fondo alla scacchiera ricreo esattamente la stessa situazione, lo scacco matto che volevo appunto. Questo è un esempio di ragionamento all’indietro molto corto, ma efficiente.

Infine il ragionamento all’indietro ti aiuta ad ottenere nuove idee ed ipotesi da testare, migliorando il tuo pensiero laterale. Quando l’obiettivo è fissato la tua filosofia deve essere: “Tutte le strade portano a Roma”. Qualsiasi mezzo o combinazione di mezzi che ti vengano in mente e raggiungano l’obiettivo desiderato vanno bene. Se proprio vuoi cedere al tuo lato perfezionista, puoi prenderti un po’ più di tempo per trovare strade più efficienti o più creative, a seconda del tuo gusto.

Una piccola nota: ragionare all’indietro non è una soluzione che va bene per tutte le stagioni. Esiste un caso particolare in cui può risultare addirittura controproducente, cioè quando sei impegnato in attività che richiedono un grande livello di resistenza, specialmente a livello fisico (una maratona, ad esempio).Ragionare all’indietro è utile in fase di pianificazione per minimizzare i rischi, ma nel momento in cui cominci la competizione mantenere questo stato mentale rischia di consumarti: ragionando all’indietro vedrai il tuo traguardo come sempre troppo lontano e ti sembrerà che tutti gli sforzi fatti per raggiungerlo siano vani. In questo caso specifico è meglio fissarsi mini obiettivi, da raggiungere a cadenza più o meno regolare. Così facendo eviterai di pensare a quanto sia lontano il traguardo e riceverai ondate di gratificazione a livello costante, mantenendo una buona scorta di energie psicologiche.

 

Usa il genio che c’è in te

scienziato pazzo

 

Attenzione: risvegliare il tuo genio può farti diventare uno scienziato pazzo

“Sei un genio!” Chi di noi non ha mai voluto sentirsi dire questa frase? È una botta di autostima per il nostro ego sempre bisognoso di conferme. Oggi voglio consigliarti un uso un po’ diverso del concetto di “Genio”, ispirato da questo fantastico video di TED,  in particolare ogni volta in cui sei impegnato in un lavoro creativo.

La parola che oggi usiamo come “genio” all’epoca romana indicava uno spirito benigno, custode della sorte delle famiglie e dei singoli individui. Il genio quindi era un’entità al di fuori delle possibilità di controllo degli umani. Lo potevano onorare facendo del loro meglio, ma questo non garantiva che il genio fosse sempre benigno.

La situazione è cambiata durante il rinascimento, quando il concetto “di uomo al centro del mondo” è entrato prepotentemente nella nostra cultura. In termini pratici l’uomo è diventato l’unico responsabile delle sue azioni. Da questo momento l’uomo si fonde con quello che prima era stato il suo genio, diventando unico artefice delle sue creazioni ed, in senso lato, del suo destino.

Questa maggiore responsabilizzazione ha moltissimi lati positivi: non ci sono più divinità da incolpare per gli insuccessi e la vita difficile, e diventa più concreta la possibilità di lavorare duro per migliorare la tua situazione personale. Possiamo dire che la crescita personale per tutti è nata in questo periodo.

Allo stesso tempo, però, questa responsabilizzazione si è trasformata in un boomerang per tutti quelli che fanno un lavoro artistico: se prima avevano il loro genio (o chiamala musa, se preferisci) che li ispirava, oggi sono loro il genio, con tutta la pressione che ne consegue. Questa pressione aumenta in modo esponenziale dopo i primi successi e si traduce con una domanda molto semplice: “Che cosa faccio se non riesco a riconfermarmi, o a superarmi?”  Gestire questa pressione enorme nel lavoro creativo si traduce in una diminuzione della qualità e della quantità dei tuoi lavori.

Ed è qui che rientra in campo il concetto di genio: possiamo riutilizzarlo per deresponsabilizzarci un po’ e lasciare che la scintilla del processo creativo scocchi senza ansia da prestazione. Anche se concetto di genio sembri solo una superstizione, in realtà oggi ha fondate basi scientifiche: sostituisci “genio” con inconscio ed il gioco è fatto. Conosciamo ancora così poco dell’inconscio e dei suoi meccanismi che possiamo dire di brancolare allegramente nel buio quando dobbiamo capire come sfruttarlo al meglio.

Definire l’inconscio come  “genio” ci può aiutare ad accettare le sue bizze e a trovare la motivazione necessaria per lavorare ogni giorno sui nostri progetti. Già, perché deresponsabilizzarci un po’ è ottimo per aumentare la nostra creatività ma non dobbiamo dimenticarci che per essere creativi in primo luogo è necessario parecchio lavoro.

Per utilizzare al meglio il genio è necessario alternare periodi di grande intensità a periodi di riposo. Ad esempio durante la fase di ricerca e studio: assimilare informazioni da diverse fonti è un processo che richiede fatica e dedizione. Durante questo periodo puoi fare fatica a ricordare in maniera efficace ciò che hai studiato, ma il nostro inconscio le ha processate ed è già al lavoro. Una volta passato questo periodo molto intenso, prenditi un po’ di relax e dedicati ad altro. Durante questo periodo di apparente far niente il cervello riordinerà le informazioni che hai assimilato e comincerà a stabilire connessioni con ciò che conoscevi già. Il risultato finale saranno idee fantastiche che sembrano emergere dal nulla.

Puoi usare lo stesso approccio quando passi alla fase realizzativaUnisci momenti di grande lavoro a momenti di completo riposo, in cui lasciar riposare le tue idee e permettere al tuo linguaggio di evolversi. E non essere ossessionato dalla perfezione, almeno all’inizio: secondo l’opinione di uno degli scrittori più prolifici di tutti i tempi, Stephen King, il genio è un tipo riservato e un po’ scontroso ed ha bisogno di tempo prima di imparare a fidarsi di te e darti le perle di ispirazione che stai cercando.

Mi auguro che queste strategie possano aiutarti ad essere più produttivo e rilassato. Ragionando all’indietro migliorerai la tua abilità di pianificazione e renderai il processo su cui stai lavorando più efficiente, mentre affidandoti al tuo genio personale riuscirai a lavorare sui tuoi progetti più creativi senza l’ossessione del risultato e consapevole che, anche nel caso di blocchi momentanei, continuare a lavorarci sopra ti farà ritornare l’ispirazione.

E…se questo post ti è piaciuto ricordati di condividerlo e di farmi sapere la tua opinione nei commenti! 😉

 


Imparare dai migliori: Magnus Carlsen

“Non ho mai avuto un giocatore di scacchi preferito, non è nella mia natura avere degli idoli. Studio e cerco di imparare più che posso da chiunque.”

Magnus Carlsen

Lo scopo di questo blog è fornire suggerimenti e consigli pratici per essere più felici della propria vita, ed il lavoro ne rappresenta una bella fetta. 

Per fornire ispirazione a chiunque voglia cambiare lavoro o trovarne uno nuovo, ho deciso di creare una nuova categoria di post, “Imparare dai migliori” dedicati a persone di successo in diversi campi. Raccontandoti come ce l’hanno fatta, come hanno gestito e superato i momenti difficili voglio convincerti che il successo nella vita è alla portata di tutti noi, ma richiede impegno. Ho deciso di cominciare da Magnus Carlsen (nella foto).

Magnus chi? Potresti averlo già sentito nominare, dato che è uno dei pochi scacchisti apparsi in televisione. Da una settimana questo giovane norvegese è campione del mondo di scacchi, dopo essere stato numero uno della classifica mondiale per 2 anni (posizione che ricopre tuttora), e aver battuto il record di Kasparov, un nome diventato leggenda anche fuori dal mondo degli scacchi.

Questo ragazzo sembra avere davanti una carriera sfavillante. Molti gli attribuiscono un talento straordinario, ma in realtà Carlsen ha dimostrato molto di più del semplice talento per arrivare in vetta. Un mix particolare di tratti personali e strategie lo ha reso il numero uno al mondo, e oggi vedremo quali di queste caratteristiche possono essere applicate per avere successo:

  1. Resistenza e reazione alle sconfitte: prova ad indovinare quante partite ha perso Carlsen in tutta la sua carriera. Fatto? Ok, ora tieniti forte. Solo in eventi ufficiali Carlsen ha perso 167 volte. Centosessantasette, ho detto, senza neppure contare amichevoli o altri tipi di incontri. Queste 167 sconfitte non gli hanno però impedito di diventare campione del mondo, anzi lo hanno aiutato a raggiungere la vetta. Dallo studio accurato delle sue sconfitte ha potuto capire quali erano gli errori che aveva commesso, i difetti del suo gioco, e poi li ha corretti. In più quando Carlsen perde non si demoralizza, anzi si ripresenta alla scacchiera la volta dopo ancora più motivato a vincere: l’ultima volta che ha subito due sconfitte di fila in eventi ufficiali risale al 2012. Quindi è inutile abbattersi quando le cose non girano per il verso giusto: anche i migliori subiscono battute d’arresto, la differenza sta nel modo in cui reagiscono a questi intoppi lungo la strada del successo.

  2. Studiare i successi degli esperti del settore: lo studio delle partite dei migliori giocatori della storia è un obbligo non scritto per diventare un forte giocatore di scacchi. Questo concetto si può applicare a chiunque voglia lanciarsi in una nuova attività. Basta una breve ricerca per individuare quali sono stati i più grandi esperti nel settore in cui vuoi lavorare ed il gioco è fatto. Leggere la loro biografia può essere di grande ispirazione almeno quanto lo studio più tecnico di ciò che hanno realizzato. In questo modo puoi scoprire strategie vincenti ed errori da non ripetere, senza dover imparare tutto attraverso la tua esperienza personale (decisamente dispendioso in termini di tempo ed energie).

  3. Predestinato? No, appassionato! Osservando i numeri di Carlsen si potrebbe pensare ad un predestinato che ha assimilato il gioco immediatamente appena lo ha conosciuto. Vediamo: Carlsen è venuto a contatto con gli scacchi la prima volta a 4 anni e come per magia…..NIENTE! Nessun talento speciale, tanto che il padre ha smesso di giocare con lui e ha fatto un altro tentativo solo quando ne aveva 7. E questa volta….ANCORA NIENTE! A Carlsen gli scacchi non interessavano granchè e non sembrava neppure molto portato. A 8 anni il nostro eroe riesce a perdere una partita in 4 mosse (!), ma poi, per motivi sconosciuti (forse la sconfitta in 4 mosse…) il giovane Carlsen decide di impegnarsi e comincia a spendere ore e ore giocando a scacchi, anche da solo. Una molla era scattata, la scintilla della passione che porterà il norvegese sul tetto del mondo 14 anni dopo.

  4. Puntare al livello superiore: uno dei motivi per cui Magnus è riuscito a diventare così forte in così poco tempo è stata la sua attitudine a cercare di competere in tornei di un livello superiore al suo. Dopo aver subito sconfitte dolorose ed essere stato l’ultimo in classifica, il suo gioco migliorava per tener testa agli avversari fino a quel momento più forti. La scienza ha dato ulteriore conferma di questa reazione: esperimenti hanno dimostrato che se dobbiamo rimanere in un gruppo in cui tutti sono più bravi di noi in un’attività specifica, nel giro di poco tempo la acquisiremo anche noi. Quindi una delle formule del successo del giovane Magnus è stata non aspettare di essere completamente pronto, ma buttarsi in situazioni dove è stato obbligato a migliorare (continuare a perdere è un’esperienza troppo dolorosa, sopratutto per un bambino!)

  5. Perseverare anche quando gli altri vanno meglio: nel caso di Carlsen è difficile vederla così, dato che è numero uno della classifica mondiale dal 2011, ma prima vi erano giocatori con risultati migliori dei suoi, e più o meno della stessa età! Anzichè considerare questa situazione come uno svantaggio e una seccatura, Carlsen si è motivato a dare il meglio per battere la concorrenza e a mettere ancora più energie per raggiungere il numero uno.

  6. Resilienza: amo tantissimo questa parola. E’ presa dalla fisica: è la capacità di un sistema di resistere quando è messo sotto pressione. Per estensione è stata introdotta anche nella psicologia, ed indica la capacità di resistere alle avversità senza modificare in negativo il proprio comportamento. Uno dei meriti che viene riconosciuto a Carlsen anche dai suoi avversari è quello di mantenere la calma anche nelle situazioni più difficili e di cercare una via di uscita che gli permetta di salvare la partita. Incredibile ma vero, molto spesso è riuscito a recuperare punti e a distruggere il morale dell’avversario mostrando un incredibile livello di tenacia.

  7. Una mente all’erta e pronta ad imparare dai migliori: Come riportato nella citazione all’inizio, Magnus cerca di imparare più che può sulla sua passione da chiunque, in particolar modo dai migliori. Questo è accaduto anche quando ci giocava contro, perché è riuscito a gestire il suo timore reverenziale. Aveva semplicemente fiducia nella sua capacità di trovare buone mosse. Mantenere la mente all’erta è uno degli strumenti più potenti per migliorare molto ed in tempi brevi, nonché la base della pratica deliberata (di cui ho già parlato qui).

E tu hai qualche modello a cui ti ispiri per la tua carriera lavorativa, o più generalmente nella vita?

Fammi sapere nei commenti, potrebbe essere il protagonista di uno dei prossimi post di Imparare dai migliori!   😉

 


Come gli scacchi possono cambiare la tua vita

Chuck norris

Il forte giocatore di scacchi è una persona dotata di un cervello dalle capacità straordinarie che rovina inutilmente davanti ad una scacchiera piuttosto che di servirsene per altri fini altamente più importanti.


(Albert Einstein, genio e scacchista mediocre)

L’alfiere si muove in diagonale, il cavallo a L….poche altre parole ed ero già in trappola, solo che ero troppo piccolo per saperlo. Grazie a mio padre avevo fatto conoscenza con una delle grandi passioni  della mia vita che mi accompagna tuttora: il gioco degli scacchi.

Questa passione è cresciuta nel tempo, tanto che ho cominciato a frequentare un circolo scacchistico, a giocare tornei e persino ad insegnare scacchi a bambini ed adulti. Gli scacchi mi hanno permesso di conoscere persone fantastiche e stravaganti, ed hanno giocato un ruolo fondamentale nella mia crescita personale. Oggi ti mostrerò quali sono stati i vantaggi pratici che gli scacchi hanno portato nella mia vita, vantaggi che anche tu potresti avere se darai una possibilità a questo gioco a metà tra un’arte e uno sport.

  1. Autonomia di pensiero : Gli scacchi mi hanno insegnato a pensare con la mia testa e a mettere in discussione le idee più popolari, cercando di trovare sempre alternative migliori. La scacchiera è l’unico giudice inappellabile: una mossa non è buona perché l’ha detto qualcuno, ma perché funziona e porta dei vantaggi. Inoltre giocare a scacchi ti aiuta ad avere meno soggezione dell’opinione degli altri: lo scopo del gioco è quello di avere ragione, un’ottima palestra per i timidi! 🙂

  2. Onestà intellettuale e spietatezza verso se stessi: Il nocciolo del miglioramento personale, e gli scacchi mi hanno dato modo di testarlo ed applicarlo a fondo. Quando perdo una partita durante un torneo cerco di capire le cause del mio insuccesso, ed una volta analizzate prendo delle contromisure per evitare che la situazione si ripeta. Questa attitudine all’autoanalisi è diventata un tratto tipico della mia personalità e mi è tornata utile più di una volta, ad esempio quando durante la ricerca di lavoro modifico il curriculum a seconda del suo tasso di successo nelle volte precedenti.

  3. Sintesi tra senso pratico e ricerca della qualità: Gli scacchi sono una giusta via di mezzo tra il perfezionismo (la ricerca della mossa migliore) e il senso pratico (trovare una mossa che reputiamo sufficientemente buona). Giocando molte partite, ho imparato quando è importante prendersi del tempo e trovare LA mossa più forte e quando è meglio risparmiare tempo ed energie per altre fasi della partita. Lo stesso si può applicare alla vita: inutile spendere tempo ed energie preziose per decidere su questioni futili (commento o non commento il post su Facebook?), ma dedicarle ad altre più importanti come: “Cosa ho imparato oggi?”

  4. Pensare fuori dagli schemi: Negli scacchi esistono principi generali che guidano il corso delle partite (proteggi il tuo re, non muovere troppe volte lo stesso pezzo, etc.) ma i migliori giocatori sanno quando è il momento di infrangere queste regole. Questa filosofia è utilissima anche nella vita reale: in barba ai “principi sociali” non scritti che sconsigliano di parlare con gli estranei, ho più volte cominciato conversazioni, con il risultato di avere conosciuto così la mia ragazza e opportunità lavorative nascoste. Se vuoi fare un po’ di pratica, prova a fare due chiacchiere con qualcuno in ascensore! 😉

  5. Attenzione ai dettagli: Da sempre uno dei miei punti deboli, gli scacchi mi hanno aiutato a migliorare moltissimo in questo campo. Un pezzo collocato una casella più in là e la partita passa da vinta a persa. A livello pratico l’importanza dei dettagli emerge soprattutto nella prima impressione: prova ad immaginarti una ragazza bellissima che veste una camicia verde scuro con pantaloni giallo fosforescente e scarpe rosso acceso: noteresti immediatamente la sua bellezza o la scambieresti per un semaforo? Ho esagerato, ma l’abbigliamento è un esempio pratico dove l’attenzione ai dettagli fa la differenza, ed esserne più consapevole mi ha aiutato parecchio in diversi contesti sociali.

  6. L’importanza di avere un piano: Un campione del mondo di scacchi, Emanuel Lasker, una volta ha detto che è meglio avere un piano sbagliato che nessun piano. Concordo in pieno: un piano sbagliato rappresenta comunque un inizio e ha la possibilità di essere corretto strada facendo, mentre non avere un piano significa essere alla mercé degli eventi ed aspettare che qualcun altro decida per te. La pianificazione è un tratto comune nelle biografie delle persone di successo,  e gli scacchi mi danno l’opportunità di praticare questa abilità quotidianamente.

  7. Pazienza, pazienza, pazienza: Nella società di oggi la pazienza rappresenta un valore ormai dimenticato, ma rimane uno degli elementi fondamentali per avere successo. Ho giocato partite di scacchi in cui sembrava non succedere nulla per un’infinità di tempo e poi, ad un certo punto, si presentava una buona opportunità da cogliere. Imparare la nobile arte della pazienza dà una marcia in più, specie in quelle situazioni spiacevoli in cui stiamo aspettando QUELLA telefonata, o QUELLA risposta dal datore di lavoro.

  8. Resilienza: Quando una situazione si fa difficile, spesso si cede sotto al peso delle difficoltà. Gli scacchi mi hanno insegnato ad andare a fondo e a battermi fino alla fine, e spesso sono riuscito a ribaltare partite perse perché il mio rifiuto di cedere aveva scombussolato il mio avversario. Questo mi ha insegnato che nei periodi più difficili della vita è inutile chiudersi in se stessi e deprimersi, ma è meglio impegnarsi in attività che ci danno piacere e ci permettono di guardare alle cose con più ottimismo. A questo scopo ti consiglio questo sito fantastico, TEDx, pieno di video interessanti e motivazionali, con sottotitoli anche in italiano!

  9. Abbi fiducia in te stesso e nelle tue intuizioni: Gli scacchi sono un gioco in cui si impara a prendere rischi calcolati, ma a volte non si riesce ad avere una visione chiara della situazione e si esegue una mossa utilizzando la forza dell’intuizione e non quella del puro calcolo. Questo esercizio di fiducia mi è stato utilissimo recentemente, quando ho preso la decisione di lasciare un posto di lavoro a tempo indeterminato per costruire una vita più interessante. Nonostante sia ancora in fase di preparazione, ed attualmente abbia ancora un lavoro di questo tipo, sto lavorando sodo per raggiungere il mio obiettivo, e questo blog rappresenterà un’ottima palestra per migliorare la mia costanza ed autodisciplina.

Questi sono tutti i vantaggi pratici che ho tratto dal giocare a scacchi, ma vorrei concludere ricordando che gli scacchi sono soprattutto un gioco, e il motivo per cui tuttora sono una mia passione è il piacere personale che traggo nel muovere i pezzi e nel creare tutte le volte qualcosa di nuovo.

Spero di essere riuscito a trasmetterti un po’ della mia passione e se sei curioso di saperne di più, ti consiglio questo ottimo sito completamente in italiano per imparare le strategie di base. Buon divertimento! 😀