Come ottenere il massimo da internet

Connessione Internet gratuita

Una situazione sempre più comune

 

Internet è il crack dello scrittore

Dani Shapiro

 

L’arrivo di internet ha rappresentato una rivoluzione nelle nostre vite. Scommetto che non ti ricordi nemmeno più come si stava quando dovevi aspettare per ore prima di connetterti con il tuo modem 56k (ammesso che tu l’abbia mai visto! 😀 ) Oggi internet è dappertutto: sui computer di casa, al lavoro, e da qualche anno ha pure colonizzato I telefoni. Risultato? Siamo sempre iperconnessi, e fare una settimana senza internet ci provoca quasi un dolore fisico.

 

Nonostante internet rappresenti una forma di dipendenza, al tempo stesso è anche un potente mezzo di emancipazione e di formazione. Mai come oggi hai a disposizione così tante informazioni a portata di clic, tanto che ha senso parlare di sovraccarico informativo.

 

Nel post di oggi voglio condividere con te le mie strategie per avere un rapporto più equilibrato con internet, ed usarlo come uno strumento di crescita personale e non come un mostro succhiatempo che regola la tua vita.

Programma momenti lavorativi senza internet

Da qualche tempo ho preso l’abitudine di staccare il modem la sera quando vado a letto a dormire. La ragione principale è stata non sprecare energia quando sto dormendo, ma ho notato un interessante effetto collaterale: la mattina quando mi sveglio sono senza internet e…mi piace da morire.

Sto scrivendo questo post offline, come programmato durante il mio mese da vita da robot e attaccherò la connessione giusto per metterlo online.

Da quando ho adottato questo sistema la mattina sono diventato incredibilmente più produttivo: mi sveglio, medito, leggo libri interessanti e scrivo. Il tutto senza nessuna fatica. Ho solo sfruttato la legge dell’inerzia, per cui fatichiamo meno a mantenere le cose nello stato in cui si trovano. Pigrizia, se vuoi dirla in modo meno figo. Questa legge empirica ha mille riscontri (pensa a quante persone rimangono in una relazione solo perché è più facile rimanerci, anche se non ne sono convinti al 100%) e ho scoperto essere vera anche con internet: andare nell’altra stanza, accendere il modem ed aspettare due minuti prima di avere la connessione attiva è un lasso di tempo sufficiente a farmi desistere dal controllare le cose più stupide (Facebook, ad esempio) e a farmi rimanere a lavorare.

Per usare al meglio internet ti consiglio quindi di programmare momenti lavorativi offline e…le pause cazzeggio. Dirti “Non controllerò Facebook/le mail tutto il giorno” è una cattiva idea (anche perché esprimere un desiderio col “non” è una brutta idea), ma programmare queste pause in determinati momenti della giornata è l’ideale. Un ottimo momento, ad esempio, è la sera, quando sei stanco e non in grado di concentrarti. In quel momento guardare Facebook è l’equivalente di guardare la televisione, ma non perdi granché dato che non saresti comunque in grado di svolgere attività più impegnative. Se proprio non ce la fai ad aspettare così tanto prenditi un paio di momenti fissi durante il corso della giornata e controlla tutto per non più di 15 minuti. All’inizio essere fiscale ti costerà fatica, poi diventerà più facile e ad un certo punto sarà come una seconda natura per te.

Impara a lasciar andare, o come non roderti il fegato in gruppi/forum

Umberto Eco ha detto che internet ha dato la parola a legioni di imbecilli. Nonostante questo commento abbia sollevato un vespaio sulla rete e molti utenti che si sono scatenati contro lo scrittore, mi sento di dargli ragione.

Una volta i discorsi da bar sport sulla politica, lo sport e l’essere e il divenire venivano fatti solo in un ristretto gruppo di amici. In questo modo succedevano due cose: c’erano meno opinioni e, cosa più importante, l’essere in un gruppo di persone fisiche esercitava una sorta di controllo sociale, per cui quando qualcuno non era d’accordo con te non gli gridavi “Coglione!” in faccia.

Su internet questo non accade. Insulti facili, opinioni non motivate e provocazioni sono all’ordine del giorno. In tutti i gruppi di Facebook/siti di opinione di cui sono parte mi capita almeno una volta al giorno di leggere qualcosa e di pensare: “Ma questa persona ha le scimmie urlatrici nel cervello?”. Neppure mettere foto e nome ha frenato la tendenza ad esprimersi su argomenti senza avere la minima competenza, a sparare giudizi e ad esprimere insulti gratuiti.

Per un certo periodo la situazione mi ha intristito parecchio, specialmente quando mi capitava di leggere post idioti o piagnoni nei gruppi di crescita personale di cui faccio parte. “Se anche chi si interessa di migliorare la propria vita in modo attivo fa domande idiote, non c’è speranza per nessuno”, mi dicevo. Ed allora via a spiegare alla gente che Google è un discreto strumento quando si tratta di rispondere a domande quali “Come scrivere un CV?” (tra l’altro, non ne ho già parlato? 😀 ), che crescita personale significa essere in grado di cavarsela da soli e di essere indipendenti. Niente, mi sembrava di fare un lavoro inutile: ogni giorno qualcuno aveva bisogno di “essere educato”. Finché qualcuno ha educato me.

Dopo aver risposto in modo scontroso all’ennesimo utente che chiedeva informazioni rintracciabili su Google un’altra persona gli ha dato le informazioni che chiedeva, dicendomi di essere meno acido. Abbiamo avuto una piccola discussione in privato, ed è emerso che abbiamo due concetti di crescita personale differente: per me è cercare di rendere indipendenti le persone, anche se qualche volta hanno bisogno di un calcio in culo, mentre per lui era di dare una mano a chi chiedeva aiuto se poteva farlo senza troppi problemi.

Quando mi ha raccontato la sua idea di crescita personale, ho capito che ero in torto marcio. Mi arrogavo il diritto di educare la gente su internet, quando non sapevo neppure chi ci fosse dall’altra parte della tastiera: magari una persona anziana, o con poca dimestichezza su internet, magari un 14 enne che ha passato il pomeriggio a raccogliere tutto il suo coraggio per scrivere un post dove chiede informazioni. Ed io giù a dare giudizi col trinciapatate.

In quel momento ho capito: Umberto Eco aveva ragione e l’idiota stavolta ero io.

 

Da quando ho realizzato che in alcune situazioni ognuno di noi si comporta come un perfetto idiota, specialmente su internet, mi sono dato due regole per non farmi il sangue cattivo ed avere divertenti interazioni online:

Dare valore ai gruppi in cui faccio parte: Ultimamente non sono molto attivo sui gruppi che seguo, ma li leggo con piacere. Quando penso di poter dare un contributo su qualche argomento che mi sta a cuore lo faccio con entusiasmo, e mi piace molto condividere siti internet/risorse utili per la crescita personale. Quello che non faccio è scrivere interventi su quanto la vita sia ingiusta o difficile (non voglio ammorbare gente che non conosco neppure con i miei problemi) ed inserire o avviare dialoghi costruttivi: essere in disaccordo su un argomento, se entrambe le parti sono preparate e vogliono capire il punto di vista dell’altro, è una delle esperienze più belle che ti possono capitare.

 

Ignorare le pagine troll e i commenti negativi immotivati: su internet non si trovano soltanto pagine piene di commenti disinformati, ma anche le cosiddette pagine troll, ovvero quelle che parlano di argomenti sensibili (come la religione) in modo volutamente volgare e provocatorio, facendo credere ad un osservatore poco attento di essere pagine serie e convinte di quello che dicono. Perciò quando ti capita di trovare qualche post/link che ti sembra un’assurdità, ricordati di fare un controllo della pagina da dove viene e magari scoprirai che “l’idiota” in questione è solo una persona normale con un senso dell’umorismo molto diverso dal tuo. Puoi comunque risolvere il problema alla radice usando la magica opzione, presente in Facebook ed altri social, di filtrare i contenuti e di evitare di vedere quelli di contatti che non ti interessano. Io lo sto facendo in modo sistematico e ti posso dire che si sta benissimo! 😀

Lo stesso discorso si può fare per i troll in carne ed ossa, ossia quelli che cercano di far degenerare la discussione insultando personalmente la gente (qui trovi un esempio geniale che spiega alla perfezione cosa intendo). Ignorarli è l’arma più potente che hai a disposizione: è probabile che queste persone siano a caccia di attenzione, anche se negativa, ed evitare di dargliela li renderà meno attivi e li farà smettere. Se invece dovessero essere più resistenti, puoi sempre chiedere all’amministratore del gruppo che vengano rimossi, o lasciare il gruppo nel caso pensi non valga la pena rimanerci. È molto meglio andarsene da un gruppo internet e combattere per le persone in carne ed ossa accanto a noi, che il contrario.

Fact checking e controllo delle fonti

L’ultimo punto è piuttosto delicato. Internet mette a disposizione una pluralità di fonti che crea una confusione enorme: puoi trovare siti/blog a sostegno di un argomento, ed altrettanti a sfavore. Il vecchio trucco che si usava con i giornali, cioè leggerne alcuni che supportavano una tesi e alcuni che supportavano il contrario non funziona più, i siti da confrontare sono troppi.

Fare filtro diventa un’attività fondamentale a questo punto. Le informazioni più attendibili di solito si trovano sui siti ufficiali, soprattutto le statistiche. Molto spesso conoscere l’inglese è indispensabile, perché molti degli articoli che leggi oggi sui giornali online italiani sono traduzioni malfatte di articoli scritti all’estero, e spesso la storia viene travisata.

All’inizio mantenerti su fonti strettamente ufficiali ti aiuterà ad avere un’idea più obiettiva su questioni come l’immigrazione, la politica, etc. Eppure anche le fonti ufficiali qualche volta non sono attendibili, poiché tendono a difendere interessi nascosti e lo status quo, o più semplicemente raccolgono irregolarità nella raccolta dei dati. Ci sono pagine, on line e non, che parlano di come tutto quello che leggiamo sia porcheria prima di lanciarsi in affascinanti teorie complottistiche (o vere e proprie panzane). Nel 90% dei casi questo tipo di pagine è solo porcheria che fa disinformazione, ma se vuoi dargli comunque una chance ricordati che quando leggi queste pagine l’onere della prova sta su di loro. Ovvero, l’autore deve convincere anche gli spiriti più razionali con dati, testimonianze ed evidenze empiriche che dimostrano la sua tesi. Se una di queste pagine non ti dovesse convincere completamente, abbandonala senza guardarti indietro.

Eccoci arrivati alla fine del post di oggi. Se hai qualche strategia interessante da condividere per sfruttare al meglio internet i commenti sono a tua disposizione, e se conosci qualcuno che controlla Facebook in modo compulsivo fagli leggere questo articolo, chissà che non possa aiutarlo! 😉

 

Buon inizio settimana!

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