Come ottenere il massimo da internet

Connessione Internet gratuita

Una situazione sempre più comune

 

Internet è il crack dello scrittore

Dani Shapiro

 

L’arrivo di internet ha rappresentato una rivoluzione nelle nostre vite. Scommetto che non ti ricordi nemmeno più come si stava quando dovevi aspettare per ore prima di connetterti con il tuo modem 56k (ammesso che tu l’abbia mai visto! 😀 ) Oggi internet è dappertutto: sui computer di casa, al lavoro, e da qualche anno ha pure colonizzato I telefoni. Risultato? Siamo sempre iperconnessi, e fare una settimana senza internet ci provoca quasi un dolore fisico.

 

Nonostante internet rappresenti una forma di dipendenza, al tempo stesso è anche un potente mezzo di emancipazione e di formazione. Mai come oggi hai a disposizione così tante informazioni a portata di clic, tanto che ha senso parlare di sovraccarico informativo.

 

Nel post di oggi voglio condividere con te le mie strategie per avere un rapporto più equilibrato con internet, ed usarlo come uno strumento di crescita personale e non come un mostro succhiatempo che regola la tua vita.

Programma momenti lavorativi senza internet

Da qualche tempo ho preso l’abitudine di staccare il modem la sera quando vado a letto a dormire. La ragione principale è stata non sprecare energia quando sto dormendo, ma ho notato un interessante effetto collaterale: la mattina quando mi sveglio sono senza internet e…mi piace da morire.

Sto scrivendo questo post offline, come programmato durante il mio mese da vita da robot e attaccherò la connessione giusto per metterlo online.

Da quando ho adottato questo sistema la mattina sono diventato incredibilmente più produttivo: mi sveglio, medito, leggo libri interessanti e scrivo. Il tutto senza nessuna fatica. Ho solo sfruttato la legge dell’inerzia, per cui fatichiamo meno a mantenere le cose nello stato in cui si trovano. Pigrizia, se vuoi dirla in modo meno figo. Questa legge empirica ha mille riscontri (pensa a quante persone rimangono in una relazione solo perché è più facile rimanerci, anche se non ne sono convinti al 100%) e ho scoperto essere vera anche con internet: andare nell’altra stanza, accendere il modem ed aspettare due minuti prima di avere la connessione attiva è un lasso di tempo sufficiente a farmi desistere dal controllare le cose più stupide (Facebook, ad esempio) e a farmi rimanere a lavorare.

Per usare al meglio internet ti consiglio quindi di programmare momenti lavorativi offline e…le pause cazzeggio. Dirti “Non controllerò Facebook/le mail tutto il giorno” è una cattiva idea (anche perché esprimere un desiderio col “non” è una brutta idea), ma programmare queste pause in determinati momenti della giornata è l’ideale. Un ottimo momento, ad esempio, è la sera, quando sei stanco e non in grado di concentrarti. In quel momento guardare Facebook è l’equivalente di guardare la televisione, ma non perdi granché dato che non saresti comunque in grado di svolgere attività più impegnative. Se proprio non ce la fai ad aspettare così tanto prenditi un paio di momenti fissi durante il corso della giornata e controlla tutto per non più di 15 minuti. All’inizio essere fiscale ti costerà fatica, poi diventerà più facile e ad un certo punto sarà come una seconda natura per te.

Impara a lasciar andare, o come non roderti il fegato in gruppi/forum

Umberto Eco ha detto che internet ha dato la parola a legioni di imbecilli. Nonostante questo commento abbia sollevato un vespaio sulla rete e molti utenti che si sono scatenati contro lo scrittore, mi sento di dargli ragione.

Una volta i discorsi da bar sport sulla politica, lo sport e l’essere e il divenire venivano fatti solo in un ristretto gruppo di amici. In questo modo succedevano due cose: c’erano meno opinioni e, cosa più importante, l’essere in un gruppo di persone fisiche esercitava una sorta di controllo sociale, per cui quando qualcuno non era d’accordo con te non gli gridavi “Coglione!” in faccia.

Su internet questo non accade. Insulti facili, opinioni non motivate e provocazioni sono all’ordine del giorno. In tutti i gruppi di Facebook/siti di opinione di cui sono parte mi capita almeno una volta al giorno di leggere qualcosa e di pensare: “Ma questa persona ha le scimmie urlatrici nel cervello?”. Neppure mettere foto e nome ha frenato la tendenza ad esprimersi su argomenti senza avere la minima competenza, a sparare giudizi e ad esprimere insulti gratuiti.

Per un certo periodo la situazione mi ha intristito parecchio, specialmente quando mi capitava di leggere post idioti o piagnoni nei gruppi di crescita personale di cui faccio parte. “Se anche chi si interessa di migliorare la propria vita in modo attivo fa domande idiote, non c’è speranza per nessuno”, mi dicevo. Ed allora via a spiegare alla gente che Google è un discreto strumento quando si tratta di rispondere a domande quali “Come scrivere un CV?” (tra l’altro, non ne ho già parlato? 😀 ), che crescita personale significa essere in grado di cavarsela da soli e di essere indipendenti. Niente, mi sembrava di fare un lavoro inutile: ogni giorno qualcuno aveva bisogno di “essere educato”. Finché qualcuno ha educato me.

Dopo aver risposto in modo scontroso all’ennesimo utente che chiedeva informazioni rintracciabili su Google un’altra persona gli ha dato le informazioni che chiedeva, dicendomi di essere meno acido. Abbiamo avuto una piccola discussione in privato, ed è emerso che abbiamo due concetti di crescita personale differente: per me è cercare di rendere indipendenti le persone, anche se qualche volta hanno bisogno di un calcio in culo, mentre per lui era di dare una mano a chi chiedeva aiuto se poteva farlo senza troppi problemi.

Quando mi ha raccontato la sua idea di crescita personale, ho capito che ero in torto marcio. Mi arrogavo il diritto di educare la gente su internet, quando non sapevo neppure chi ci fosse dall’altra parte della tastiera: magari una persona anziana, o con poca dimestichezza su internet, magari un 14 enne che ha passato il pomeriggio a raccogliere tutto il suo coraggio per scrivere un post dove chiede informazioni. Ed io giù a dare giudizi col trinciapatate.

In quel momento ho capito: Umberto Eco aveva ragione e l’idiota stavolta ero io.

 

Da quando ho realizzato che in alcune situazioni ognuno di noi si comporta come un perfetto idiota, specialmente su internet, mi sono dato due regole per non farmi il sangue cattivo ed avere divertenti interazioni online:

Dare valore ai gruppi in cui faccio parte: Ultimamente non sono molto attivo sui gruppi che seguo, ma li leggo con piacere. Quando penso di poter dare un contributo su qualche argomento che mi sta a cuore lo faccio con entusiasmo, e mi piace molto condividere siti internet/risorse utili per la crescita personale. Quello che non faccio è scrivere interventi su quanto la vita sia ingiusta o difficile (non voglio ammorbare gente che non conosco neppure con i miei problemi) ed inserire o avviare dialoghi costruttivi: essere in disaccordo su un argomento, se entrambe le parti sono preparate e vogliono capire il punto di vista dell’altro, è una delle esperienze più belle che ti possono capitare.

 

Ignorare le pagine troll e i commenti negativi immotivati: su internet non si trovano soltanto pagine piene di commenti disinformati, ma anche le cosiddette pagine troll, ovvero quelle che parlano di argomenti sensibili (come la religione) in modo volutamente volgare e provocatorio, facendo credere ad un osservatore poco attento di essere pagine serie e convinte di quello che dicono. Perciò quando ti capita di trovare qualche post/link che ti sembra un’assurdità, ricordati di fare un controllo della pagina da dove viene e magari scoprirai che “l’idiota” in questione è solo una persona normale con un senso dell’umorismo molto diverso dal tuo. Puoi comunque risolvere il problema alla radice usando la magica opzione, presente in Facebook ed altri social, di filtrare i contenuti e di evitare di vedere quelli di contatti che non ti interessano. Io lo sto facendo in modo sistematico e ti posso dire che si sta benissimo! 😀

Lo stesso discorso si può fare per i troll in carne ed ossa, ossia quelli che cercano di far degenerare la discussione insultando personalmente la gente (qui trovi un esempio geniale che spiega alla perfezione cosa intendo). Ignorarli è l’arma più potente che hai a disposizione: è probabile che queste persone siano a caccia di attenzione, anche se negativa, ed evitare di dargliela li renderà meno attivi e li farà smettere. Se invece dovessero essere più resistenti, puoi sempre chiedere all’amministratore del gruppo che vengano rimossi, o lasciare il gruppo nel caso pensi non valga la pena rimanerci. È molto meglio andarsene da un gruppo internet e combattere per le persone in carne ed ossa accanto a noi, che il contrario.

Fact checking e controllo delle fonti

L’ultimo punto è piuttosto delicato. Internet mette a disposizione una pluralità di fonti che crea una confusione enorme: puoi trovare siti/blog a sostegno di un argomento, ed altrettanti a sfavore. Il vecchio trucco che si usava con i giornali, cioè leggerne alcuni che supportavano una tesi e alcuni che supportavano il contrario non funziona più, i siti da confrontare sono troppi.

Fare filtro diventa un’attività fondamentale a questo punto. Le informazioni più attendibili di solito si trovano sui siti ufficiali, soprattutto le statistiche. Molto spesso conoscere l’inglese è indispensabile, perché molti degli articoli che leggi oggi sui giornali online italiani sono traduzioni malfatte di articoli scritti all’estero, e spesso la storia viene travisata.

All’inizio mantenerti su fonti strettamente ufficiali ti aiuterà ad avere un’idea più obiettiva su questioni come l’immigrazione, la politica, etc. Eppure anche le fonti ufficiali qualche volta non sono attendibili, poiché tendono a difendere interessi nascosti e lo status quo, o più semplicemente raccolgono irregolarità nella raccolta dei dati. Ci sono pagine, on line e non, che parlano di come tutto quello che leggiamo sia porcheria prima di lanciarsi in affascinanti teorie complottistiche (o vere e proprie panzane). Nel 90% dei casi questo tipo di pagine è solo porcheria che fa disinformazione, ma se vuoi dargli comunque una chance ricordati che quando leggi queste pagine l’onere della prova sta su di loro. Ovvero, l’autore deve convincere anche gli spiriti più razionali con dati, testimonianze ed evidenze empiriche che dimostrano la sua tesi. Se una di queste pagine non ti dovesse convincere completamente, abbandonala senza guardarti indietro.

Eccoci arrivati alla fine del post di oggi. Se hai qualche strategia interessante da condividere per sfruttare al meglio internet i commenti sono a tua disposizione, e se conosci qualcuno che controlla Facebook in modo compulsivo fagli leggere questo articolo, chissà che non possa aiutarlo! 😉

 

Buon inizio settimana!

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“Detto? Fatto!” La tecnica dei 101 desideri

Scatola dei desideri

La scatola dei desideri: oggi potrebbe esserti utile

Ogni tua dote non adoperata diviene un tuo intralcio.” 

Igor Sibaldi

 

Come ti avevo anticipato la scorsa settimana, Pensa Fuori dalla Scatola si arricchisce di una nuova rubrica: “Detto? Fatto!”

L’obiettivo di questa rubrica è di risolvere uno dei problemi più presenti nella crescita personale, la mancata applicazione di ciò che si legge. Quante volte ti è capitato di trovare consigli che sembravano fare proprio al caso tuo e poi non hai messo in pratica nulla? Forse è stata pigrizia, forse il semplice fatto di leggere ti ha dato la sensazione di fare un grosso passo avanti sulla tua strada, ma dopo qualche tempo ti ritrovi al punto di partenza. Persino chi scrive di crescita personale può trovarsi in questa situazione (è già successo anche a me) ho riflettuto parecchio su come poter limitare questo effetto collaterale.

La mia risposta è stata questa nuova rubrica, in cui condividerò con te una tecnica di crescita personale interessante che non ho ancora sperimentato e che porterò avanti per un mese, discutendone poi pregi e difetti e decidendo se andare avanti o meno. La mia speranza è che questo non sia un lavoro in solitaria, ma che parteciperai anche tu e che mi farai sapere le tue impressioni alla fine del mese, e se ti va, potrai suggerire quale tecnica sperimentare il mese prossimo. (Se decidi di prendere parte alla sfida “Detto?Fatto!” scrivimi un breve commento e riaggiorniamoci tra un mese! 😉  )

 

Da quale tecnica ho deciso di cominciare? Da quella dei 101 desideri. Come ti ho già detto la settimana scorsa le tecniche di crescita personale più usate sono abbastanza noiose, perciò ho scelto di partire con una un po’ più estrosa.

L’ho conosciuta ascoltando Igor Sibaldi, ma una versione simile sia stata già usata da monaci buddisti e lui l’abbia semplicemente riadattata. Vediamola nel dettaglio.

Tecnica dei 101 desideri: cos’è e quali regole seguire

La tecnica dei 101 desideri è molto semplice. Per metterla in pratica devi scrivere una lista di 150 desideri su un quaderno di brutta, cancellando o modificando finché non sarai soddisfatto. Una volta finita questa lista provvisoria dovrai selezionarne 101, trascriverli su un quaderno di bella lasciando alcuni spazi in cui inserire uno dei 49 desideri di riserva quando riuscirai a realizzare uno dei 101 desideri scelti. Ora che hai la tua lista ufficiale, puoi cominciare a lavorarci sopra, cogliendo o creando opportunità per realizzare i tuoi desideri. Tutto qui? Non proprio. Esistono dieci regole da seguire per formulare questi desideri: le trovi in questo video, tutte debitamente spiegate:

Se invece sei pigro e non vuoi guardare tutto il video, eccole qui riassunte:

1. Cominciare sempre con “IO VOGLIO”

2. Non usare la parola “NON” e negazioni 

3. Ogni desiderio deve avere al massimo 14 parole non di più (le virgole valgono come una parola)

4. Non chiedere storie di amore o di sesso con persone precise (tipo attori, etc.), meglio mettere dei fatti 

5. Non fare paragoni, es “Io voglio essere alto come..”, non fregare i desiderare quello che desiderano gli altri

6. non usare desideri seriali (voglio una casa al mare, una in montagna, etc.)

7. non chiedere soldi, chiediti cosa compreresti con quei soldi

8. non chiedere per gli altri, puoi solo chiedere tu di fare qualcosa per gli altri

 9. evita i diminutivi

10. Metti qualche desiderio assurdo ed impulsivo e vedi cosa succede

Una volta completata questa lista, rileggila ogni mattina e cerca di utilizzare la giornata in corso per avvicinarti un po’ ad almeno uno dei tuoi obiettivi, o tieni gli occhi aperti per cogliere al volo le opportunità che ti capitano.

Che vantaggi ti può portare questa tecnica?

“Non capisco che vantaggi ci siano nello scrivere la lista dei miei desideri. Perché devo perdere tutto questo tempo?”  Nonostante non sia un grande fan delle liste, questa lista ti può aiutare per diversi motivi, ad esempio…

Se non hai ben chiara la tua strada. Molti si approcciano alla crescita personale perché stanno cercando di dare un senso alla loro vita, o non sono soddisfatti. Quale modo migliore di capire cosa vuoi se non scrivendo tutto quello che hai sempre desiderato su una lista? Imparando a definire i tuoi obiettivi in modo più chiaro ti sembreranno anche più raggiungibili ed in più sfrutterai un meccanismo chiamato “Euristica dell’influenza“, secondo cui quando cominci a notare qualcosa (in questo caso i tuoi desideri) vedrai ovunque quell’oggetto (o nel nostro caso opportunità su come realizzarli).

Per conoscerti meglio: i tuoi desideri potrebbero rivelare una personalità diversa da quella che hai sempre pensato di possedere. Magari sei più sognatore, più materialista o più spirituale di quanto pensi. Il numero dei desideri è volutamente molto alto (Sibaldi dice che all’inizio con una decina di desideri ti sembrerà di essere a posto per un paio di vite) per permetterti di andare oltre le cose scontate da desiderare, quei desideri da “bravo bambino” che riflettono le aspettative della società, di parenti, amici, etc. Questa tecnica è un’ottima occasione per essere onesto con te stesso.

Per re-imparare a sognare: Nel mondo di oggi dobbiamo “essere realisti”, “imparare a scendere a compromessi” e ci dimentichiamo che anche sognare è importante. Portare a casa la pagnotta è prioritario, d’accordo, ma questo non dev’essere una scusa per non lanciarsi in altri progetti ambiziosi, più grandi del perdere qualche chilo o del passare un esame. Non fraintendermi, lo so che raggiungere piccoli obiettivi può dare morale ed essere la botta di autostima di cui abbiamo bisogno, ma ho l’impressione che anche i “praticanti” più assidui delle tecniche di crescita personale le usino solo per piccoli cambiamenti, mancando di un pizzico di sana ambizione e follia. La vita non è un supermercato in cui abbiamo a disposizione un numero limitato di opzioni, qualche volta possiamo inventare cose che ancora non esistono. E infine…

Per imparare ad andare a prendere ciò che vuoi. Quando ho letto le regole ce n’è una che mi è piaciuta molto: usa “Io voglio”. Da bambini ci hanno insegnati che “l’erba voglio non cresce neppure nel giardino dei re”, eppure non ne sono così convinto. Esistono eventi che la nostra volontà non può piegare, ma quando si tratta di decidere che lavoro svolgere, quanto e come viaggiare, che sport intraprendere allora l’erba voglio è anche nel nostro giardino, e mi aspetto che con questa tecnica sia ancora più evidente.

Una piccola nota, prima di cominciare

Questa tecnica può far storcere il naso a chi non ama la legge di attrazione, una teoria della crescita personale in voga anni fa e che ora sta passando di moda secondo cui basta formulare un desiderio per vederlo in qualche modo realizzato. Nonostante questa tecnica riprenda qualche aspetto della legge di attrazione, voglio essere chiaro: scrivere questi desideri non basta a farli realizzare, quello è solo la metà del lavoro. L’altra metà è muovere il culo e creare le condizioni per realizzarli.

Se sei pronto (o pronta, questa volta il femminile è d’obbligo) ad accettare la sfida “Detto? Fatto!” di questo mese lasciami un commento, oppure fammi sapere la tua opinione su questa tecnica. E se pensi che qualche amico potrebbe essere interessato a questa idea, condividi questo post sui social! 😉

Buon inizio settimana!

 

 


Che cosa ho imparato partecipando ad un evento TED

ted

TEDxKazimierz, l’evento a cui ho partecipato e che ha ispirato questo post

 

“Vuoi avere un impatto sulla vita delle persone oppure vuoi solo impressionarle?”

John Scherer

 

Per oggi avevo in programma un post completamente diverso, ma sono stato letteralmente travolto dagli eventi che mi sono capitati questo weekend ed ho deciso di cambiare piano all’ultimo momento. Il motivo di questo terremoto editoriale? L’evento TED a cui ho partecipato. 

TED è una conferenza a cui partecipano persone che vogliono condividere punti di vista originali, i loro successi e le loro sofferenze, quello che hanno imparato durante la loro vita. È un’esperienza che ti carica di ispirazione e ti aiuta ad avere un sacco di idee interessanti. Se vuoi scoprire se c’è qualche evento TED organizzato nella tua città puoi sbirciare la pagina wikipedia in cui ci sono informazioni sulle sedi italiane in cui si è già tenuta questa conferenza.

Mi sto ancora mangiando le mani nel non aver fatto qualche bella fotografia (è dai tempi delle superiori che provo un astio immotivato verso le foto, ma per fortuna sta passando), ciononostante voglio condividere con te quello che ho imparato durante questo evento.

Cominciamo da…

L’età non è un limite

Questo è stato il titolo della conferenza, che mi ha attratto immediatamente perché provocatorio. Come si può credere che un novantenne possa avere la mobilità di un ventenne? L’età è un limite. Al tempo stesso però, ho capito l’essenza di questo concetto: non considerare l’età come una scusa per non cominciare a fare cose nuove. Se pensi di essere troppo vecchio per realizzare progetti ambiziosi, prima di mollare senza neppure fare un tentativo, chiediti se sia davvero così. La pigrizia non ha età ed è molto furba a trovare scuse per farti rimanere tranquillo con il culo al caldo.

Quando poi vedi una rockstar di cinquant’anni scatenarsi come se non ci fosse un domani e poco dopo un reduce di guerra di 94 anni che racconta la sua vita in inglese (non la sua lingua madre), capisci che l’età non è davvero un limite e che se ti esponi un po’, la vita ha molte soddisfazioni da darti.

Man mano invecchiamo il problema principale non sono i problemi fisici ma i nostri limiti mentali: con l’aumentare dell’età diventiamo più sensibili al fallimento e non vogliamo sembrare degli idioti. Ci limitiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto per proteggere il nostro ego dal sembrare ridicoli. Soltanto accettando di essere di nuovo goffi ed impacciati, di ritornare principianti e di essere pronti ad imparare dagli altri possiamo arricchirci e diventare persone migliori.

Magari adesso stai leggendo questo post e ti stai dicendo: “Suona troppo facile e motivazionale, non mi convince per niente”

Se è così c’è un buon motivo, e questo è l’argomento del prossimo paragrafo.

La crescita personale è banale

“Che cosa? Hai aperto un blog di crescita personale, è evidente che il mondo non pullula di persone di successo e tu mi hai appena detto che la crescita personale è banale?”

Confermo! 🙂 Ho avuto questa intuizione durante la conferenza a cui ho partecipato, o meglio durante il party successivo in cui ho avuto l’opportunità di conoscere uno degli speaker, un americano esperto di crescita personale che lavora da anni in Polonia ed offre consulenza ai dirigenti. La conversazione è stata molto piacevole, ma al tempo stesso non mi ha arricchito dal punto di vista tecnico: il metodo suggerito da questo esperto di crescita personale è uguale a quelli che ho letto in giro su internet. In una frase: capisci chi sei e cosa vuoi, e poi agisci di conseguenza.

Questa è la crescita personale in una frase. Se tu mettessi in pratica questo unico concetto, non avresti più bisogno di leggere nulla al riguardo. Ed allora perché tutti cercano insegnanti, guide, rimedi facili? Perché l’industria della crescita personale esiste?

A parte le ragioni più tristi, come la pornocrescita personale o spillare soldi alla gente, esiste una motivazione molto forte che dà un significato a questo settore: la risonanza.

Che cosa voglio dire? La risonanza è un fenomeno che si verifica quando ti trovi di fronte qualcosa e lo senti tuo. A me capita spesso con alcune frasi che riescono a catturare un concetto che non sono riuscito ad esprimere usando parole mie. Quelle che leggo e mi fanno dire: cazzo, è proprio così!

La risonanza è il motivo per cui ognuno di noi trova alcuni autori motivazionali geniali ed altri delle mezze cartucce: a parità di contenuti qualcuno risuona di più con il nostro modo di essere. C’è chi ama Osho e il suo approccio mistico, chi apprezza l’esibizionismo di Anthony Robbins e chi preferisce un approccio più pratico e no-non sense (in questo caso Pensa Fuori dalla Scatola è il posto che fa per te! 😉 ).  Alla fine la strada che hai scelto non conta granché: qualsiasi filone decida di approfondire ti porterà comunque a migliorare, e a fare tuo il principio chiave che abbiamo visto prima (capisci chi sei e cosa vuoi, e poi agisci di conseguenza).

Quando definisco la crescita personale come banale, non mi riferisco soltanto ai contenuti: se passi il tuo tempo ad occuparti solo di crescita personale, alla lunga diventerai incapace di praticarne i principi. Chi fa il coach di professione, o magari tiene seminari su strategie di crescita personale e nient’altro, si fossilizza sulle sue conoscenze e non riesce più a guardare con gli occhi freschi le persone e le situazioni, usando sempre gli occhiali del suo metodo per catalogare tutto e tutti. 

È fantastico che tu abbia deciso di interessarti alla crescita personale, ma solo applicandone i principi tutti i giorni alle parti più disparate della tua vita potrai mantenere la tua mente flessibile a nuove idee.

L’evento non è l’evento principale

Quando ho deciso di partecipare a TED mi aspettavo di andare ad una conferenza, sedermi, ascoltare i relatori e poi andare a casa a riflettere su ciò che avevo ascoltato. La realtà è stata “leggermente” diversa: fin dal mio arrivo i volontari che avevano organizzato l’evento mi hanno accolto facendomi parecchie domande e consegnandomi un cartellino con il mio nome e i miei interessi principali (che avevo fornito precedentemente via email). In questo modo era molto più facile avere conversazioni con persone sconosciute. Avendo a disposizione un icebreaker (modo per rompere il ghiaccio) così efficace, conoscere gente è stato facilissimo.

Non solo: oltre a studenti e lavoratori ho conosciuto imprenditori e finanziatori, e per me è stato totalmente inaspettato. In una città così legata alle multinazionali come Cracovia scoprire questa realtà è stata una piacevole sorpresa, ed ha rappresentato la vera ragione per cui mi sono goduto davvero questo evento. Al di là dell’ispirazione che ho guadagnato ascoltando diversi relatori, il momento più bello è stato conoscere persone che hanno mentalità, lavori ed esperienze diverse, ma allo stesso tempo condividono con me l’obiettivo di costruirsi il loro lavoro dei sogni. Ho scambiato contatti ed ottenuto consigli molto preziosi, che sto mettendo in pratica per realizzare un paio di progetti (tra cui il mio libro sul networking, il mio futuro primo prodotto! 😀 ).

La cosa più utile che ho imparato partecipando a questa conferenza è di andare oltre l’evento in sé, ma di vedere quali opportunità, nascoste e non, puoi sfruttare. L’università è un esempio lampante.

Grazie ad internet è possibile trovare tutto quello che ti viene insegnato all’università gratuitamente. Perché quindi investire tempo e soldi per imparare contenuti che chiunque può avere gratis? Una possibile risposta sta nelle opportunità collaterali che offre l’università: puoi conoscere personalmente un docente nell’area di ricerca che ti interessa, o magari partecipare ad un convegno su un argomento che ti ha sempre incuriosito, oppure ancora ottenere uno stage in un’azienda molto rinomata. In questo caso se presti troppa attenzione all’evento (l’università, o meglio finire l’università con voti alti) ti fai sfuggire il vero valore che hai a disposizione (le occasioni viste sopra).

 

Ora che hai letto questo post non hai più scuse: trova il ramo della crescita personale che ti piace di più e comincia ad applicare tutto senza pietà! 😉

E se anche tu hai partecipato a qualche evento che ti ha ispirato, o addirittura cambiato la vita, fammi sapere la tua esperienza nei commenti. Non c’è niente di più bello di vedere persone appassionate descrivere che cosa gli ha cambiato la vita (si, ho imparato anche questo a TED! 😀 )

Buona settimana!


Buoni propositi per disorganizzati: un nuovo approccio

camera di einstein

Una versione moderna della camera di Einstein

Se una scrivania in disordine è segno di una mente disordinata, allora di cosa sarà segno una scrivania vuota?

Albert Einstein

(NOTA: Ho già scritto un post su come raggiungere i buoni propositi. Questo è leggermente diverso, puoi considerarlo come un’espansione. Per poter utilizzare al meglio il post di oggi, ti consiglio quindi di rileggere quello precedente, che ti ho linkato sopra.)

Nonostante un sacco di gente fissi buoni propositi a dicembre per abbandonarli due settimane dopo, molti subiscono il fascino di un nuovo inizio per cambiare qualcosa che non gli piace della loro vita. L’anno scorso avevo preparato un piano dettagliato su come raggiungere i miei obiettivi, ma i risultati non sono stati molto buoni.  Di come migliorare la mia forma fisica e la scrittura ho già parlato, sugli altri obiettivi invece ti farò un riassunto veloce: il mio polacco è migliorato leggermente nonostante non l’abbia studiato per molto tempo, la mia capacità di fare networking è aumentata parecchio grazie al mio nuovo lavoro, ma non ho contattato nessun esperto nelle aree che più mi interessano, ed infine ho accantonato gli scacchi (anche se per una ragione ignota, ieri ho giocato un paio di partite realizzando che il mio livello non è sceso poi così tanto 😀 ).

Una Caporetto, insomma, e per qualcuno che vuole parlare di crescita personale in modo credibile non è certo un buon biglietto da visita. Quest’anno voglio riprovarci, ed ho scelto questo momento perché per molti di noi il primo mese dell’anno nuovo è quello in cui sentiamo l’entusiasmo per aver cominciato il nostro cambiamento positivo, ma anche quello in cui il richiamo delle vecchie abitudini e della vecchia vita, più confortevole, si fa sentire.

Per darti una mano a resistere alle tentazioni, voglio fornirti un approccio leggermente diverso da quello che ti ho suggerito ormai due anni fa per la creazione di nuove abitudini.

Questo metodo è su misura per me per raggiungere gli obiettivi che mi sono prefisso quest’anno, e mi auguro che possa aiutare chiunque fatichi a raggiungere risultati con il “metodo standard” di formulazione degli obiettivi preso dalla crescita personale americana (un abitudine sola su cui concentrarsi tutti i giorni per un periodo di tempo predefinito, per poi passare ad altro una volta consolidata). Il mio approccio alla vita è molto più olistico e mi piace avere più interessi e più sfide da affrontare, per dirla come un economista mi piace diversificare i miei obiettivi.

“Stai cercando di raggiungere 25 obiettivi nello stesso momento? Ma non avevi detto che il multitasking ti impediva di avere successo nella vita?”

Sì, e ne sono tuttora convinto. Infatti con questo metodo perseguirai più obiettivi in un arco di tempo predefinito, non nello stesso esatto momento. Non ti sto dicendo di imparare l’inglese mentre ascolti un trattato di psicologia e stai facendo il cubo di Rubik, ma di fare ognuna di queste azioni durante la settimana in momenti che ti sei scelto. Moltissimo dipende dal tipo di nuove abitudini che vuoi creare: studiare due lingue contemporaneamente non è una buona idea, mentre se vuoi imparare il tedesco e a cucinare qualche nuovo piatto puoi sovrapporre i tuoi obiettivi senza ammattire (di più tra poco! 😉 ).

In questo post ti spiegherò meglio i dettagli di questo piano di creazione delle nuove abitudini, più adatto a persone con molti interessi e un po’ meno organizzate rispetto a chi ha la forza di volontà di concentrarsi su una sola abitudine fino a quando non l’ha acquisita.

Diversificazione dei buoni propositi: scopri se fa per te

mamma indaffarata

Avere tanti buoni propositi non significa seguirli tutti insieme! 😛

Non tutto quello che ho detto nella prima versione del post sui buoni propositi è da buttare. Creare degli obiettivi facili da quantificare e da misurare (cucinare tutti i giorni) ti aiuterà a capire se sei sulla buona strada rispetto ad una formulazione più generale (diventare un bravo cuoco). Il mio nuovo approccio consiste nel cominciare più nuove abitudini in settori diversi della nostra vita, seguendo questo modello: una buona abitudine per mantenersi in forma fisica, una più intellettuale, una sociale e una “negazione”, cioè qualcosa che vuoi togliere dalla tua vita perché è una cattiva abitudine. Nel mio caso ho deciso di cominciare con mezzora di camminata al giorno (anche se quando ho cominciato la temperatura era intorno ai -10, quindi la camminata è stata più vicina ad una corsa), un’ora di lavoro per il blog tutti i giorni (che sia ricerca, scrittura, o editing dei testi), passare più tempo di qualità con la mia ragazza, (uscire almeno due volte la settimana e cucinare insieme è il mio inizio) e passare meno tempo davanti allo schermo del computer, la mia abitudine “negativa” che mi garantirà il tempo necessario di lavorare sulle altre.

Dopo l’esperienza non esaltante dell’anno scorso ho scelto di usare la politica dei piccoli passi per tutte le nuove abitudini,  ma con l’approccio diversificato potresti fissare l’asticella più in alto per uno di questi obiettivi e poi vedere come va. Questo è possibile perché se dovessi avere problemi in uno degli obiettivi che ti sei prefisso, potrai sempre avere gli altri “di consolazione” da raggiungere e quindi non perderai la tua autostima e manterrai più a lungo l’entusiasmo. Se il tuo approccio troppo ambizioso non dovesse funzionare, puoi sempre ridimensionare i tuoi obiettivi facendo un passo indietro.

Un altro vantaggio di questo sistema è che gli obiettivi sono espandibili e consequenziali. Mi spiego meglio: nell’approccio a compartimenti stagni che ti avevo proposto nel vecchio post poteva crearsi questa situazione: “una volta timbrato il cartellino” per un paio di mesi ti mancava l’incentivo per portare avanti la buona abitudine (quello che mi è successo con la corsa). In questo modo invece puoi semplicemente espandere l’obiettivo nel modo che preferisci, una volta che l’hai raggiunto. Ti faccio l’esempio del mio obiettivo per migliorare la forma fisica: una volta consolidata l’abitudine di camminare mezzora al giorno, posso decidere se camminare più a lungo, oppure introdurre qualche sessione di corsa, di yoga o di arti marziali. 

Un approccio più diversificato ai buoni propositi ti permette di usare un altro meccanismo antisabotaggio: osservare i tuoi progressi a macchia di leopardo. Devo confessare che questa idea brillante non è mia, ma di Cal Newport, il distruttore del mito “Trova la tua passione e solo poi fai un lavoro che ti piace”.

Quando stabilisci un obiettivo su base giornaliera, devi considerare che non tutti i giorni le cose andranno come vorrai, quindi arriverà il momento in cui per cause di forza maggiore sarai costretto a saltare un giorno di pratica, oppure a stabilire un’eccezione alle regole che ti eri prefissato. Questo segnale potrebbe essere vissuto dal tuo cervello come una sorta di via libera: “Adesso che non ci sono più regole, posso tornare alle vecchie abitudini!” Oppure, se sei una persona con scarsa autostima, il tutto suonerà più come: “Ecco sono un incapace o un fallito, non ce la posso fare” e via con fiumi di pessimismo.

Se adotti una prospettiva a macchia di leopardo invece, la tua reazione cambia. Soprattutto all’inizio, anziché considerare la pratica giornaliera come sacra e inviolabile, osserva il miglioramento che ottieni su una scala più ampia, magari mensile: Fare una dieta per venti giorni su trenta è molto meglio che farla per tre giorni su trenta; anche se hai perso poco peso (o non l’hai perso proprio), il tuo cervello si sta abituando all’idea di mettersi dieta. In questo modo ti togli parecchia pressione, al tuo cervello pigro viene più facile accettare la nuova abitudine e puoi osservare miglioramenti tangibili anche se qualche volta sgarri. L’importante è che punti a migliorare la tua frequenza mensile!

Infine, un consiglio “tecnico”: per facilitare la creazione delle buone abitudini è fondamentale applicare la modalità pilota automatico: più riesci ad automatizzare e a rendere facile seguire questa nuova abitudine, più ti sarà facile mantenerla. Ti faccio l’esempio della mia abitudine di camminare mezzora al giorno: ho deciso di collocarla immediatamente dopo la fine del mio lavoro, l’unica cosa che devo fare per cominciare è scendere dal pullman (cosa che devo fare comunque) e comincio. Diciamo che è una versione migliorata dei maledetti 20 secondi (te li ricordi? erano qui): non ho bisogno di fare nulla per catapultarmi nella mia abitudine. Inutile dire che finora non ho saltato nemmeno un giorno! 😀

E tu che buoni propositi hai per l’anno appena cominciato? Se hai già mollato la presa, datti un’altra possibilità usando l’approccio diversificato e la valutazione a macchia di leopardo che abbiamo visto oggi, e fammi sapere se queste idee ti hanno dato una mano a raggiungere i tuoi obiettivi!


Imparare dai migliori: Anthony Robbins e Robert Kiyosaki

“Se incontri il Buddha per strada uccidilo.”

Buddha 

 

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Eccoli qua, a sinistra Kiyosaki e a destra Robbins.

 

Dopo parecchio tempo ritorna “Imparare dai migliori”.  Oggi ti parlerò di…(rullo di tamburi) due pilastri della crescita personale americana! Anthony Robbins e Robert Kiyosaki.

Il primo è uno dei più famosi motivatori americani, ha scritto tre libri legati al mondo del miglioramento personale (due sul benessere psicofisico ed uno più recente relativo alla libertà finanziaria), mentre Kiyosaki è diventato famoso per il libro “Padre ricco, padre povero” in cui spiega i principi della libertà finanziaria (che hanno ispirato questo post).

Due personalità interessanti e al tempo stesso controverse. Quando si parla di loro la polarizzazione regna sovrana: da una parte i fan in delirio e dall’altra chi li odia.

Oggi non voglio entrare nel dettaglio del loro lavoro, ma parlarti di una figura ricorrente nella crescita personale: il guru con la soluzione in tasca ai tuoi problemi. Ho scelto Robbins e Kiyosaki come esempi da analizzare, per capire come ti possono aiutare e quali sono i loro lati oscuri.

Pronto?

Cosa puoi imparare dai guru: energia e entusiasmo

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Avere entusiasmo: lo stai facendo nel modo sbagliato

Robbins e Kiyosaki sono imbattibili nel trasmettere energia e entusiasmo, specialmente quando promuovono i loro prodotti. In inglese esiste una parola, “hype”, che indica sia esagerazione che promozione pubblicitaria. Robbins e Kiyosaki sono maestri in quest’arte: presentano il loro prodotto sotto la migliore luce possibile, snocciolano statistiche e si affidano a testimonial rispettati.

Insomma, costruiscono un’immagine vincente attorno al loro prodotto. Sviluppare questa capacità ti può aiutare ad ottenere il massimo durante un colloquio di lavoro, quando conosci persone nuove o in tutte quelle situazioni dove saperti proporre è essenziale.

Il principio dell’hype, però, deve essere usato con attenzione in Italia: se fai troppo lo sborone rischi di passare per un ciarlatano. Quando vedo siti internet che mi promettono di diventare ricchissimo in due settimane, chiudo tutto e passo ad altro, perché provo una naturale diffidenza verso chi promette troppo.

Quindi, per sfruttare al meglio l’hype, tieni presente le differenze culturali: in America pompare te stesso ed il tuo prodotto è consigliato, mentre in Italia avere un profilo più basso ti garantisce un’immagine più seria e professionale.

Se l’hype è una tecnica discutibile, l’entusiasmo inesauribile che traspare da questi personaggi è una qualità positiva senza se e senza ma. Quando leggi i loro libri o li vedi all’opera in qualche seminario, non puoi fare a meno di sentirti energizzato e di scoprire se quello che ti hanno detto funziona.

Robbins, lavorando con le emozioni, ha avuto vita facile ad entusiasmarmi suggerendo tecniche psicologiche da sperimentare su me stesso e sugli altri. Kiyosaki, invece, è riuscito in un’impresa impossibile: farmi interessare alla contabilità. Nonostante abbia studiato economia per cinque anni, ho fatto di tutto per svicolare i corsi di economia aziendale; trovavo la materia arida e poco coinvolgente.  Grazie a Kiyosaki ho realizzato che capire i principi contabili ti dà una visione chiara dello stato di salute di un’impresa e che questa conoscenza può essere applicata per decidere in quali società investire. Da quel momento il mio modo di vedere la contabilità è cambiato: non più numeri astrusi da studiare per superare un esame, ma una forma di conoscenza che ha un impatto gigantesco sulla mia libertà finanziaria. Mi sono appassionato così tanto alla materia, che ho cominciato a riprendere in mano i testi universitari di economia aziendale.

Questo è il più grande merito da riconoscere a Robbins, Kiyosaki e altri guru: spronarti ad agire attraverso una storia emozionante e significativa.

Ad esempio Robbins dice: “Avere paura è ok, sentirsi depresso è ok, sentire che c’è qualcosa che non funziona è ok. È solo un segnale che devi cambiare qualcosa nella tua vita”.  Prende una situazione difficile e la trasforma in un momento di crescita attraverso una storia. Questa tecnica non è altro che l’applicazione di un principio che abbiamo visto più volte su Pensa Fuori dalla Scatola, cioè che la percezione che abbiamo della realtà in cui viviamo ha più influenza su di noi della realtà stessa.

Fino qui sembra tutto fantastico: quando non sai che pesci pigliare compri un libro di Robbins o Kiyosaki, fai scorta di ottimismo e di tecniche per migliorare la tua vita, le applichi e ritorni in carreggiata. Eppure i guru hanno delle controindicazioni, come…

Il lato oscuro: quando è il momento di staccarsi

cura miracolosa

La medicina che ogni guru che si rispetti giura di venderti

È fuori discussione che Robbins e Kiyosaki abbiano migliorato la vita di un sacco di gente. Quello che molti dimenticano è che questi personaggi non sono solo dei benefattori, ma anche dei venditori. Questa componente li rende diversi da un professionista come uno psicologo o un consulente finanziario e può creare delle pericolose distorsioni nelle “ricette” che vengono fornite nei loro libri.

Prendiamo ad esempio l’ultimo libro di Robbins, Money. Seicento pagine che potrebbero essere riassunte in meno di duecento senza perdere nulla, qualche spunto interessante su come investire e risparmiare in mezzo ad una promozione continua di società con cui Robbins ha stretto una collaborazione. Praticamente paghi per avere un incrocio tra un libro ed un volantino pubblicitario (immancabili i riferimenti ai suoi corsi e seminari).

Leggere questo libro mi ha dato entusiasmo e voglia di prendere in mano in maniera più decisa la mia situazione finanziaria, ma gli strumenti tecnici che mi ha offerto sono stati piuttosto poveri, per non dire inesistenti.

Un discorso simile vale per Kiyosaki.

Nonostante alcune ottime intuizioni (come spiegare perché non conviene comprare casa accendendo un mutuo) il resto delle sue idee sono basate su informazioni inesatte e ci sono parecchi dubbi riguardo alla veridicità di alcuni eventi. (se sei interessato a più dettagli, questa è una lettura per te)

Fai attenzione a questo nuovo tipo di venditore. Oggi sono pochi quelli che vogliono rifilarti un bidone a tutti i costi, mentendoti spudoratamente. I bravi venditori moderni mischiano buone intuizioni e verità con inesattezze o bugie vere e proprie per convincerti di essere un’autorità, dopodiché ti vendono il loro prodotto.

Ti faccio un altro esempio pratico di informazioni inesatte nascoste in questi libri. Kiyosaki si schiera contro la diversificazione degli investimenti: per lui è ok investire tutto in una sola attività. Nonostante solo una piccolissima frazione dei ricconi mondiali sia diventata tale ignorando questo principio, tutti gli altri lo descrivono come base della loro ricchezza. Kiyosaki si limita a citare solo i casi che gli danno ragione e trascura anche l’aspetto psicologico della non-diversificazione: siamo più sereni quando abbiamo i nostri soldi in diversi prodotti finanziari, perché se uno dovesse perdere il suo valore ci rimarrebbero comunque gli altri. Ed il benessere emotivo non è da trascurare affatto quando parliamo di investimenti.

Un altro problema dei guru della crescita personale è quello di fornire consigli contraddittori: nel suo ultimo libro Robbins prima parla di “seguire il mercato” come una strategia per avere successo, e poi porta come esempi di investitori di successo due personaggi che hanno fatto la loro fortuna…andando contro il mercato! Presentare diverse strategie non è un male in sé, a patto che una non sia venduta come vincente quando anche l’altra potrebbe funzionare.

In questi casi, piuttosto tipici anche in altri manuali della crescita personale, conviene provare la strategia che ci sembra più vicina alla tua personalità, vedere che risultati ti dà e poi decidere se tenerla o scartarla.

A questo punto la domanda è d’obbligo: come distinguere i buoni consigli dalla fuffa? 

Guru: consigli per l’uso

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Saluti da un guru spirituale

Ed eccoci qui alla sezione più pratica di oggi: come approcciarsi ai libri/siti internet/amici che ti promettono di cambiarti la vita in due settimane.

La prima cosa da fare è…leggere. Non una sorpresa vero? Lo so, ma potresti stupirti di quanta gente critica (o adora) questo o quel personaggio solo per sentito dire. Leggere il loro lavoro e discuterlo sia con qualche fan che con qualche detrattore (ammesso che tu riesca a trovarli! 😛 ) è un ottimo modo per capire se quella persona abbia davvero qualcosa di interessante da darti nel campo che stai studiando. Potrebbe pure avere ragione, ma se i concetti per te sono banali, oppure non vengono tradotti in azioni pratiche, hai perso il tuo tempo.

Mentre stai leggendo usa spirito critico. O, per dirla in un altro modo, non credere a nulla prima di averlo verificato su altre fonti indipendenti. Quando Robbins afferma che per i comuni mortali è impossibile battere il mercati gli credo, perché ho già visto altri dati che confermano quanto dice; quando mi spara a raffica numeri sui costi sommersi di gestione di un fondo mi dico: ok, questa me la segno, ma prima di crederti voglio verificare questa informazione. In questo modo riduci di parecchio il rischio di avere informazioni errate.

Una volta letto il tutto, sperimentalo, partendo dalle azioni piccole. Inutile lasciare il lavoro perché conosci i cinque passi da seguire per aprire un’impresa in proprio, ti conviene sperimentare la prima fase avendo ancora il tuo stipendio. In questo modo eviti di rimanere senza soldi, ti risparmi un sacco di pressione e puoi aggiustare il tiro se i consigli che ti sono stati dati risultino sbagliati o non adatti a te.

Infine, fai un bilancio: le tecniche che ti sono state suggerite sono state decisive per migliorare la tua situazione, oppure avevi solo bisogno della scintilla iniziale per metterti all’opera?

Finito? No, adesso c’è il punto più interessante. Cosa fare DOPO aver letto questi libri. Ovvero, dopo che il tuo interesse per la materia che ti sei scelto è stato risvegliato, è ora di studiare e contattare esperti.

Ho letto parecchi libri di crescita personale, e li trovo fantastici per modificare le proprie convinzioni, adottare un approccio più propositivo e togliersi qualche soddisfazione. Ma quando gli argomenti sono più complessi di “come smettere di fumare” è indispensabile studiare testi più approfonditi e rivolgersi a specialisti.

Quindi, prima di avventurarti nel mondo degli investimenti, non accontentarti di Kiyosaki ma studia testi di finanza (già quelli con le terribile formule matematiche incomprensibili), o se non hai proprio tempo, puoi cominciare ad informarti con siti internet o consulenti finanziari indipendenti. 

I nostri amici guru qui ci tornano ancora utili, perché sono persone intelligenti a sufficienza nell’avere al loro fianco esperti molto ferrati nel loro campo. Quindi se non sai da che parte cominciare per studiare e non vuoi avventurarti in concetti troppo tecnici, vedere chi sono gli esperti a cui i guru si sono affidati ti può aiutare a superare questa incertezza.

Eccoci alla fine del post di oggi, e come al solito è il tuo momento! 😀

Hai avuto modo di conoscere questi due guru (oppure altri) nella tua vita? E che cosa ti hanno lasciato?

Buona settimana!

 

 


Come i Pokèmon possono farti avere successo nella vita

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I miei maestri delle ultime tre settimane

“Dovresti sempre conoscere quali sono i tuoi limiti. E se non li conosci, verrai semplicemente battuto. Non dimenticarlo.” 

Nei Pokèmon puoi pure trovare filosofia orientale

 

Nell’ultimo periodo sono stato assente dal blog: le vacanze pasquali, il fallimento del mio obiettivo di scrivere (tema del prossimo post), piccoli problemi di salute e altre vicissitudini hanno contribuito alla mia scarsa produttività. Ringrazio di nuovo e pubblicamente Grazia, che mi ha permesso di rifiatare con il suo splendido guest post sul tai chi ed ora sono pronto a ritornare in pista con un nuovo post sui…Pokèmon!

Ultimamente mi sono riavvicinato a questi piccoli mostri, miei compagni di vita durante gli anni pre-adolescenziali e disperazione dei miei genitori (ho una foto che mi ritrae mentre cammino in montagna avvinghiato ad un game boy da ore). Mentre passavo ore e ore tra combattimenti e catture mi sono reso conto che alcune delle regole non scritte da applicare nel gioco dei Pokèmon sono le stesse che ti possono far avere successo nella vita. Oggi voglio condividerle con te:

 

Comincia da piccole azioni e poi scala le tue abilità

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Messi ha cominciato così. 

Quando cominci il gioco ti viene dato un solo Pokèmon di livello 5, che deve essere allenato ed utilizzato per catturarne altri e vincere incontri. Il livello 5 è molto basso, se comparato con il livello di 50 (o anche più alto) che contraddistingue la sfida finale eppure all’inizio non te ne preoccupi. Sei troppo impegnato a goderti il mondo in cui ti trovi, a capire cosa devi fare per diventare più forte e come andare avanti per scoprire nuovi Pokèmon e nuove sfide. Cominciare con piccoli passi, ma decisi, e poi accrescere il tuo raggio d’azione all’aumentare della tua esperienza è un modo di pensare utilissimo nella vita, specie quando vuoi lanciare una nuova attività imprenditoriale. All’inizio sei molto piccolo, e guardi i grandi del tuo settore con un misto di ispirazione e timore reverenziale, poi cominci a crescere, a prendere consapevolezza dei tuoi mezzi e a migliorare, esponendoti sempre a nuove sfide e avventure, fino che un giorno puoi scoprirti fianco a fianco con loro.

Ecco perché si può cominciare un progetto pur non essendo pronti. Anziché aspettare il momento perfetto è meglio lanciarsi in una versione ridotta, una piccola scommessa di cui ho già parlato qui e poi raccogliere i primi feedback per aggiustare il tiro e migliorarsi in tempi brevi.

Questo principio si può applicare anche quando si tratta di studiare un argomento nuovo. Non dividere lo studio in aridi capitoli, è meglio utilizzare missioni. Ad esempio se hai deciso di studiare una lingua, un primo obiettivo può essere quello di imparare a descriverti usando cinque aggettivi diversi. Un compito veloce e facile (richiede conoscenze di grammatica quasi inesistenti, e un terzo della frase è costituito dal tuo nome! :D) che ti permette di cominciare a gustare l’atmosfera della lingua e ti permette di acquisire un elemento fondamentale da usare durante le conversazioni. Le missioni ti danno un senso di realizzazione, e ti permettono di capire senza confusione quando hai raggiunto un obiettivo e quando devi ancora migliorare. Inoltre per rendere ancora più efficace questo metodo puoi variare le missioni, in modo da dare al tuo cervello stimoli sempre nuovi e mantenerlo in uno stato in cui è praticamente impossibile staccare.

Una precisazione: è importantissimo unire l’approccio dei piccoli passi con lo stato mentale del principiante. Se pensi di avere tutte le risposte, o di essere già in grado di svolgere un compito alla perfezione, non puoi imparare nuovi modi per poterlo svolgere. Un esempio molto usato, preso direttamente dallo zen è quello della tazza di tè. Come puoi riempire una tazza di tè già piena? Il tè in surplus andrà fuori dalla tazza, ovviamente. Lo stesso vale per le informazioni. Se sei convinto di avere tutte le informazioni possibili su un settore, non potrai imparare nulla di nuovo perché ti riterrai già un esperto. Le persone di successo, anche se hanno i numeri dalla loro parte a dimostrare quanto ne capiscono in un settore, sono sempre aperte ad imparare qualcosa di nuovo. Magnus Carlsen, ad esempio, ha dichiarato che non capisce a fondo gli scacchi. E se non ci riesce lui… 😀

Ricorda: piccoli passi e mente libera ampliano il tuo potenziale di apprendere quasi all’infinito.

Se vuoi vincere, gioca sfruttando i tuoi punti di forza

Archivi

Un lavoro dove NON potrei esercitare I miei punti di forza: l’archivista. 

Nel mondo dei Pokèmon non ne esiste uno più forte in assoluto. Anche i più rari e potenti hanno un avversario naturale, che se allenato a dovere è in grado di batterli.

Lo stesso vale nella vita. Ognuno di noi ha uno stile particolare, una combinazione unica di qualità che gli permette di eccellere in qualche campo particolare. Anziché intestardirsi nel fare qualcosa che non ci riesce bene e volerlo imparare a tutti i costi perché vogliamo fare tutto da soli, è meglio essere consapevoli dei propri punti di forza, lasciando ad altre persone gli incarichi dove sappiamo non essere altrettanto bravi e non possiamo fare la differenza.

Questa regola è particolarmente utile quando si tratta di lanciare un piccolo business. Si, di nuovo! Ultimamente sono fissato con il lanciare un business, deve essere colpa (o merito) dei podcast di Italian Indie che sto ascoltando quotidianamente. Quando un’azienda nasce è necessario curare l’aspetto logistico, amministrativo, quello di marketing, di vendite, le specifiche tecniche del prodotto e un altro fantastilione di dettagli che richiedono le competenze più disparate. Anziché tentare di fare tutto al meglio è bene specializzarsi solo sugli aspetti che incontrano i tuoi punti di forza. In questo modo puoi sviluppare le tue capacità e crescere. Ne consegue però che se vuoi un’attività commerciale di successo devi circondarti di persone più brave di te negli aspetti in cui sei più debole. Questo principio non vale solo per attività commerciali, ma per qualsiasi gruppo di persone che si pone un obiettivo da raggiungere.

Quando mi trovavo ancora in Italia ho lavorato come istruttore di scacchi per bambini, ed ero responsabile della didattica assieme ad un mio amico. Il nostro contributo a questo progetto è stato diverso: lui ha portato ordine, sistematicità ed un sistema didattico lineare che permettesse un passaggio dolce a livelli più avanzati; io ho cercato di portare varietà, cercando di sfruttare nuove risorse al di fuori della nostra guida tecnica e organizzato le lezioni in modo da unire l’aspetto didattico al divertimento, improvvisando talvolta esercizi o minitornei a seconda dell’ispirazione del momento. Questi due approcci hanno i loro pro e i loro contro, e non ne esiste uno universalmente migliore, ma se combinati possono dare vita ad un approccio misto e flessibile in grado di ottenere ottimi risultati.

Certo, anche lavorare per sistemare le tue debolezze può avere enormi benefici, ma è un processo che richiede molto più tempo, con frequenti ricadute e richiede una grande dose di forza di volontà. Applicando la politica dei piccoli passi si può avere successo nel lungo periodo, ma il mio consiglio è di dedicarsi a sradicare una debolezza alla volta e di concentrarsi di più sullo sviluppo dei propri punti di forza, garantendosi buoni risultati in meno tempo e facendo meno fatica.

Battere i capopalestra e gli avversari più forti con la pazienza

pazienza

Paziente come un leone sicuro di catturare la gazzella.

Uno dei momenti più noiosi di tutto il gioco è prima di sfidare il capopalestra, un leader che schiera Pokèmon di un unico tipo, ma molto forti e difficili da battere. Per aumentare le chance di successo passavo passo parecchio tempo ad allenarmi combattendo con altri allenatori o con Pokémon selvatici per permettere alla mia squadra di salire di livello, di imparare mosse più forti e per conoscerla meglio. Dopo molti combattimenti sono riuscito ad avere una valutazione intuitiva migliore delle potenzialità della mia squadra, a capire quali attacchi sono più affidabili e contro quali Pokèmon riescono a dare il meglio. Quindi, proprio prima di affrontare una sfida difficile, rallentare, raccogliere idee ed energie e preparare un piano per affrontare il momento critico porta grandi benefici. Questo ci porta ad un punto critico: sapere gestire la tensione.

Quando ci stiamo preparando per un evento importante, ci sentiamo preoccupati, ansiosi, possiamo avere la sensazione di non fare abbastanza e quando ci rilassiamo per staccare la spina ci sentiamo in colpa. In questi momenti l’unica cosa che vorremmo è che il fatidico momento fosse già giunto, e se possiamo anticiparlo per poterci toglierci il pensiero, lo facciamo senza troppi calcoli. Ti riconosci in questa descrizione? Questo significa che non sei in grado di gestire la tensione, ed agendo di fretta rischi di commettere errori che richiederanno un’enorme quantità di tempo e di energie per poter rimediare.

E allora che fare? Rallenta! Non avere fretta di chiudere immediatamente una trattativa, o prendere una decisione importante. Rallenta, fai un bel respiro profondo e distanziati dalla situazione. Mantieni la mente lucida, e cerca di capire da dove vengono le tue sensazioni positive o negative. Non negarle, potrebbero essere la spia di qualcosa che hai solo intuito e non ancora messo bene a fuoco, che può rivelarsi determinante nella tua scelta. Imparando ad agire con tranquillità e consapevolezza ti permetterà di superare la scomodità del gestire la tensione e di presentarti all’appuntamento decisivo rilassato e pronto a dare il massimo.

 

Usare un po’ di pianificazione strategica…ma non troppa!

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Analizzare punti di forza, debolezza, opportunità e minaccie. Certo, l’analisi SWOT ha applicazioni più utili dei Pokèmon.

Quando ho cominciato a giocare ad una versione di Pokèmon più recente, in cui ci sono moltissimi tipi di Pokèmon e di attacchi a me sconosciuti, all’inizio ho deciso di non raccogliere alcuna informazione supplementare, per non rovinarmi il gusto di scoprire il gioco pian piano. Più passava il tempo, tuttavia, più mi rendevo conto che avevo bisogno di più informazioni sui vari tipi di Pokèmon, in particolare di statistiche che descrivevano i loro punti di forza, a che livello si evolvevano, quali mosse imparavano ed altro, per poter creare una squadra equilibrata e pronta ad affrontare ogni evenienza. Ho trovato un sito internet fantastico (per i maniaci interessati, questo è il link) che utilizzo come miniera di informazioni. Questo è barare? Forse un pochino, ma mi sono sempre rifiutato di vedere le caratteristiche degli avversari contro cui avrei dovuto combattere. Conoscere queste informazioni avrebbe tolto ogni elemento sorpresa al gioco e l’avrebbe reso solo più noioso.

Anche nella vita la raccolta delle informazioni è un momento cruciale, se fatta correttamente ci permette di risparmiare moltissimo tempo e di essere più efficace. Oggi internet ci permette di avere a disposizione migliaia di informazioni sullo scibile umano, quindi il difficile è imparare a capire quali sono affidabili e quali sono fuffa, ma appoggiandosi a siti che vantano anni di esperienza o ad esperti del settore si può accelerare e migliorare il processo di ricerca. Se vuoi avere più informazioni su questo argomento puoi leggere questo mio vecchio post! 🙂

Nota finale:

Questo articolo riprende diversi principi che questo blog ha già trattato, come la pratica deliberata,  tranquillità e consapevolezza specialmente quando devi prendere decisioni importanti, e come unire capacità di programmazione e di improvvisazione per creare un piano efficace e divertente. Con questo post ho voluto dimostrare come un semplice videogioco permetta di esercitare tutte queste capacità, e quindi come attività piccole e sottovalutate ti permettono di sviluppare le abilità per avere successo nella vita.

Anche tu hai qualche videogioco dove hai imparato lezioni di vita indimenticabili?  Se hai qualche consiglio per me (specialmente giochi per Game Boy, dato che ho trovato un fantastico emulatore! 😉 ) scrivimi nei commenti qui sotto! 😀

 

 

 

 

 

 


Come allenare la tua felicità

felicita2Non è mai troppo presto per cominciare! 

La felicità non è qualcosa di già pronto. Viene dalle nostre azioni.

Dalai Lama

In queste vacanze natalizie ho incontrato persone di età e nazionalità diverse, unite da un invisibile filo conduttore: un sentimento negativo impalpabile, che andava da una leggera malinconia fino ad una tristezza profonda. Chi è prigioniero del: “Vorrei ma non posso”, chi rimpiange il passato, chi ha paura del futuro, chi sta aspettando che accada qualcosa, chi pensa che la brutta situazione in cui si trova è colpa di qualcun altro.

Se ti ritrovi in una di queste categorie, smettila di lamentarti e comincia ad essere felice!

Non importa quanto sia stronzo il tuo capo, la tua vicina di casa o il presidente del consiglio, nessuna di queste persone può impedirti di essere felice. Solo tu puoi farlo, quando dai a queste persone troppa importanza.

Lo so, è più facile a dirsi che a farsi: anch’io per molto tempo sono stato un lamentone, e pure fiero di esserlo. Mi lanciavo in dibattiti politici su quanto facesse schifo l’Italia, l’università, la società e tutto il resto. Ma stavo male. Più passavo il tempo a cercare conferme a quello che credevo, più ne trovavo. Avevo ragione, ma ero infelice.

Da allora la mia situazione è migliorata parecchio, anche se ogni tanto ho avuto qualche ricaduta nel mio stato lamentoso. Ad esempio ultimamente mi sono lamentato delle mie coinquiline che non si (e mi) parlano, se non in caso di emergenza totale. Un’esperienza piuttosto sgradevole che ti auguro di non provare, e che ha avuto pessime conseguenze sul mio umore, finché con il nuovo anno ho deciso di dire basta. La vita è troppo breve per passare il tempo focalizzandosi solo sugli eventi negativi che ci accadono, non accorgendosi tutto il resto.

E quindi ho deciso di sviluppare un allenamento per essere felici. Si, hai capito bene. È possibile imparare ad essere felici ed oggi condividerò con te alcuni trucchi imparati da Shawn Achor, uno psicologo che studia da anni la felicità.

Usa l’effetto Tetris

TetrisTetris dappertutto! (da Google Immagini)

Il nome di quest’effetto si riferisce al celebre gioco elettronico, usato in un esperimento. Alcuni volontari sono stati obbligati a giocare a Tetris per molte ore ogni giorno. Alla fine dell’esperimento si è manifestato un curioso effetto collaterale: molti partecipanti sognavano le forme di Tetris durante la notte e alcuni le vedevano pure di giorno! Questo risultato ha confermato che il cervello umano, se allenato a compiere una serie di azioni, le ripeterà anche se completamente fuori contesto (Achor afferma di aver quasi rubato una macchina della polizia dopo aver passato una notte insonne a giocare a GTA, un videogioco dove lo scopo principale è rubare macchine).

L’effetto Tetris può essere dannoso in tutte quelle professioni dove è necessario trovare errori o menzogne (revisori di bilanci, avvocati e poliziotti sono avvisati!). Quando viene premiata la capacità di scoprire gli errori e le incongruenze, le persone tendono a supersviluppare questo aspetto e a trasportarlo nella loro vita privata, rendendo difficile la vita alle persone che hanno accanto.

Ma l’effetto Tetris può essere utilizzato anche a tuo vantaggio, creando delle serie di azioni virtuose e positive che ti rendano più felice. Ad esempio è sufficiente scrivere ogni giorno tre ragioni per cui sei felici per aumentare significativamente il livello di felicità. Se costringi il tuo cervello ad analizzare la giornata in cerca di lati positivi, ti abituerai a fare più attenzione ai momenti felici sparsi qua e là. Un sorriso, uno scorcio di sole, l’uscita del tuo fumetto preferito, tutto ti aiuterà ad essere più felice. E non è tutto: quando scriverai cosa ti ha reso felice, richiamerai la sensazione di felicità una seconda volta, fissandola nella tua memoria. Aumenterai il tuo livello di felicità senza introdurre alcun cambiamento significativo nella tua vita.

Anche se sei scettico, ti consiglio di dare una chance a questo metodo: cinque minuti al giorno del tuo tempo sono un investimento accettabile per essere felice, o sbaglio? 😉

PS: Se credi che usando questo metodo smetterai di vedere i lati negativi, stai tranquillo: un avvenimento negativo si imprime immediatamente nella mente e ci rimane più a lungo, quindi non ha bisogno di tutta la tua attenzione. Questo metodo non ti serve per diventare un ottimista irrazionale, ma per prendere coscienza che anche nelle situazioni più disperate ci sono aspetti positivi che meritano di essere scoperti e considerati.

Quei maledetti 20 secondi

20 secondiPer qualcuno 20 secondi sono un’infinità (da Google Immagini)

Una delle cause di infelicità più comuni è sentirsi incapaci di raggiungere i nostri obiettivi. (a proposito spero che abbia cominciato con i tuoi buoni propositi! 🙂 ) Achor, nel suo libro, evidenzia uno dei motivi di questa incapacità quando dice che “…il buonsenso non porta ad un’abitudine”. Tutti sappiamo che dobbiamo fare esercizio, mangiare sano, leggere di più e fare mille altre cose. Ma non tutte queste condizioni ci vengono spontanee, anzi per poterne rispettare alcune dobbiamo usare la nostra forza di volontà.

Purtroppo avere una una forza di volontà di acciaio non è sufficiente, se ne abusi alla lunga ti sentirai svuotato. Lo sforzo che fai per resistere ad una tentazione (non mangiare schifezze) o per attivarti (uscire a correre) si farà sentire più tardi, rendendoti nervoso e incapace di portare avanti altri progetti.

Come risolvere questo problema? La risposta sta in una massima di saggezza orientale millenaria: devi seguire il percorso di minima resistenza. Questo significa darti alla pazza gioia o fare tutto quello che ti viene in mente? No. Significa trovare il modo di rendere ciò che vuoi fare più facile. 

Vuoi metterti a dieta? Assicurati di avere a casa solo cibi sani. Vuoi uscire a correre? Metti il tuo abbigliamento sportivo in bella vista in camera tua, non nasconderlo nell’armadio. Vuoi smetterla di cazzeggiare in internet? Blocca per qualche ora l’accesso a Facebook, e così via. I 20 secondi del titolo sono una metafora per indicare un lasso di tempo, in apparenza insignificante, da usare per pilotare il tuo comportamento nella direzione giusta. I 20 secondi valgono anche al contrario: prendi una delle tue peggiori abitudini e rendila più difficile da attuare: vedrai che in poco tempo comincerai ad esserne meno condizionato.

Il cerchio di Zorro

Zorro Zorro in spagnolo vuol dire volpe 

Il nome di questo metodo è tratto dal film: “La maschera di Zorro” in cui il giovane protagonista viene allenato dal vecchio Zorro. All’inizio di questo allenamento viene tracciato un cerchio nel terreno e il vecchio Zorro dice al giovane di difendere questo cerchio a costo della vita, perché quello è il suo mondo. Una volta acquisita la fiducia e le capacità necessarie per difendere il piccolo cerchio, il giovane Zorro compie imprese eccezionali per tutto il resto del film.

Questo nome evocativo si può tradurre in maniera più prosaica con l’importanza di avere il controllo su una porzione, non importa quanto piccola, della tua vita. Pensi di essere disorganizzato? Comincia a riordinare la tua stanza o il tuo ufficio, e presto l’organizzazione che hai creato intorno a te diventerà una seconda natura (posso dire con orgoglio di aver testato questo principio personalmente! 😀 ). Vuoi diventare uno scrittore? Comincia con una storia breve! Più la tua capacità di controllo crescerà, più ti sentirai felice e sicuro.

Prima di cominciare è molto importante capire cosa è sotto il tuo diretto controllo e cosa non lo è. Prendi una persona che non sopporti e con cui hai deciso che vuoi andare più d’accordo. E’ vero che non hai controllo sulle sue azioni, ma ce l’hai sulle tue: puoi salutarlo, sorridere, essere gentile e quando vieni punzecchiato, lascia correre. Quando realizzi che più ti arrabbi, più fai del male a te stesso, diventerà facile.

Una volta capito su cosa hai il controllo, comincia ad esercitarlo senza paura e scoprirai qualcosa di straordinario: anche quelle parti su cui non dovresti avere controllo risentiranno delle tue azioni in maniera positiva.

La rivincita del cazzeggio

CazzeggioLa vera immagine di un team di successo (da Flickr)

L’ultimo punto di questa piano di allenamento della felicità sembra cozzare con uno dei principi proposti dai guru della produttività: limitare i meeting e le interazioni con gli altri per produrre di più. Ricerche scientifiche hanno però dimostrato che le persone che sono più socievoli sul posto di lavoro sono più felici, in grado di reagire meglio ed in meno tempo alle avversità e sono pure più produttive.

Ricordo un episodio clamoroso in una compagnia in cui ho lavorato (non la cito per pudore) quando sono stato ripreso per aver fatto una pausa di dieci minuti dopo tre ore di lavoro filate al computer. Dopo quell’episodio ho realizzato che il mio capo non sapeva che prendersi una pausa e rinfrescare il cervello non solo rende più felici, ma fa lavorare più velocemente, di buon’umore e in maniera più efficiente. Un mese dopo mi sono dimesso.

Il cazzeggio, inteso come momento di relax e socializzazione, è un alleato insospettabile e allo stesso tempo insostituibile, che ti consente di mantenere un equilibrio e di resistere a ritmi di lavoro molto alti. La prossima volta che il tuo capo si lamenterà che passi troppo tempo alla macchinetta del caffè, spiegagli che la scienza è dalla tua parte! 😉

Ora hai tutti gli elementi che ti servono per cominciare il tuo allenamento per essere felice. Se hai altre idee suggeriscile nei commenti!