Come ottenere il massimo da internet

Connessione Internet gratuita

Una situazione sempre più comune

 

Internet è il crack dello scrittore

Dani Shapiro

 

L’arrivo di internet ha rappresentato una rivoluzione nelle nostre vite. Scommetto che non ti ricordi nemmeno più come si stava quando dovevi aspettare per ore prima di connetterti con il tuo modem 56k (ammesso che tu l’abbia mai visto! 😀 ) Oggi internet è dappertutto: sui computer di casa, al lavoro, e da qualche anno ha pure colonizzato I telefoni. Risultato? Siamo sempre iperconnessi, e fare una settimana senza internet ci provoca quasi un dolore fisico.

 

Nonostante internet rappresenti una forma di dipendenza, al tempo stesso è anche un potente mezzo di emancipazione e di formazione. Mai come oggi hai a disposizione così tante informazioni a portata di clic, tanto che ha senso parlare di sovraccarico informativo.

 

Nel post di oggi voglio condividere con te le mie strategie per avere un rapporto più equilibrato con internet, ed usarlo come uno strumento di crescita personale e non come un mostro succhiatempo che regola la tua vita.

Programma momenti lavorativi senza internet

Da qualche tempo ho preso l’abitudine di staccare il modem la sera quando vado a letto a dormire. La ragione principale è stata non sprecare energia quando sto dormendo, ma ho notato un interessante effetto collaterale: la mattina quando mi sveglio sono senza internet e…mi piace da morire.

Sto scrivendo questo post offline, come programmato durante il mio mese da vita da robot e attaccherò la connessione giusto per metterlo online.

Da quando ho adottato questo sistema la mattina sono diventato incredibilmente più produttivo: mi sveglio, medito, leggo libri interessanti e scrivo. Il tutto senza nessuna fatica. Ho solo sfruttato la legge dell’inerzia, per cui fatichiamo meno a mantenere le cose nello stato in cui si trovano. Pigrizia, se vuoi dirla in modo meno figo. Questa legge empirica ha mille riscontri (pensa a quante persone rimangono in una relazione solo perché è più facile rimanerci, anche se non ne sono convinti al 100%) e ho scoperto essere vera anche con internet: andare nell’altra stanza, accendere il modem ed aspettare due minuti prima di avere la connessione attiva è un lasso di tempo sufficiente a farmi desistere dal controllare le cose più stupide (Facebook, ad esempio) e a farmi rimanere a lavorare.

Per usare al meglio internet ti consiglio quindi di programmare momenti lavorativi offline e…le pause cazzeggio. Dirti “Non controllerò Facebook/le mail tutto il giorno” è una cattiva idea (anche perché esprimere un desiderio col “non” è una brutta idea), ma programmare queste pause in determinati momenti della giornata è l’ideale. Un ottimo momento, ad esempio, è la sera, quando sei stanco e non in grado di concentrarti. In quel momento guardare Facebook è l’equivalente di guardare la televisione, ma non perdi granché dato che non saresti comunque in grado di svolgere attività più impegnative. Se proprio non ce la fai ad aspettare così tanto prenditi un paio di momenti fissi durante il corso della giornata e controlla tutto per non più di 15 minuti. All’inizio essere fiscale ti costerà fatica, poi diventerà più facile e ad un certo punto sarà come una seconda natura per te.

Impara a lasciar andare, o come non roderti il fegato in gruppi/forum

Umberto Eco ha detto che internet ha dato la parola a legioni di imbecilli. Nonostante questo commento abbia sollevato un vespaio sulla rete e molti utenti che si sono scatenati contro lo scrittore, mi sento di dargli ragione.

Una volta i discorsi da bar sport sulla politica, lo sport e l’essere e il divenire venivano fatti solo in un ristretto gruppo di amici. In questo modo succedevano due cose: c’erano meno opinioni e, cosa più importante, l’essere in un gruppo di persone fisiche esercitava una sorta di controllo sociale, per cui quando qualcuno non era d’accordo con te non gli gridavi “Coglione!” in faccia.

Su internet questo non accade. Insulti facili, opinioni non motivate e provocazioni sono all’ordine del giorno. In tutti i gruppi di Facebook/siti di opinione di cui sono parte mi capita almeno una volta al giorno di leggere qualcosa e di pensare: “Ma questa persona ha le scimmie urlatrici nel cervello?”. Neppure mettere foto e nome ha frenato la tendenza ad esprimersi su argomenti senza avere la minima competenza, a sparare giudizi e ad esprimere insulti gratuiti.

Per un certo periodo la situazione mi ha intristito parecchio, specialmente quando mi capitava di leggere post idioti o piagnoni nei gruppi di crescita personale di cui faccio parte. “Se anche chi si interessa di migliorare la propria vita in modo attivo fa domande idiote, non c’è speranza per nessuno”, mi dicevo. Ed allora via a spiegare alla gente che Google è un discreto strumento quando si tratta di rispondere a domande quali “Come scrivere un CV?” (tra l’altro, non ne ho già parlato? 😀 ), che crescita personale significa essere in grado di cavarsela da soli e di essere indipendenti. Niente, mi sembrava di fare un lavoro inutile: ogni giorno qualcuno aveva bisogno di “essere educato”. Finché qualcuno ha educato me.

Dopo aver risposto in modo scontroso all’ennesimo utente che chiedeva informazioni rintracciabili su Google un’altra persona gli ha dato le informazioni che chiedeva, dicendomi di essere meno acido. Abbiamo avuto una piccola discussione in privato, ed è emerso che abbiamo due concetti di crescita personale differente: per me è cercare di rendere indipendenti le persone, anche se qualche volta hanno bisogno di un calcio in culo, mentre per lui era di dare una mano a chi chiedeva aiuto se poteva farlo senza troppi problemi.

Quando mi ha raccontato la sua idea di crescita personale, ho capito che ero in torto marcio. Mi arrogavo il diritto di educare la gente su internet, quando non sapevo neppure chi ci fosse dall’altra parte della tastiera: magari una persona anziana, o con poca dimestichezza su internet, magari un 14 enne che ha passato il pomeriggio a raccogliere tutto il suo coraggio per scrivere un post dove chiede informazioni. Ed io giù a dare giudizi col trinciapatate.

In quel momento ho capito: Umberto Eco aveva ragione e l’idiota stavolta ero io.

 

Da quando ho realizzato che in alcune situazioni ognuno di noi si comporta come un perfetto idiota, specialmente su internet, mi sono dato due regole per non farmi il sangue cattivo ed avere divertenti interazioni online:

Dare valore ai gruppi in cui faccio parte: Ultimamente non sono molto attivo sui gruppi che seguo, ma li leggo con piacere. Quando penso di poter dare un contributo su qualche argomento che mi sta a cuore lo faccio con entusiasmo, e mi piace molto condividere siti internet/risorse utili per la crescita personale. Quello che non faccio è scrivere interventi su quanto la vita sia ingiusta o difficile (non voglio ammorbare gente che non conosco neppure con i miei problemi) ed inserire o avviare dialoghi costruttivi: essere in disaccordo su un argomento, se entrambe le parti sono preparate e vogliono capire il punto di vista dell’altro, è una delle esperienze più belle che ti possono capitare.

 

Ignorare le pagine troll e i commenti negativi immotivati: su internet non si trovano soltanto pagine piene di commenti disinformati, ma anche le cosiddette pagine troll, ovvero quelle che parlano di argomenti sensibili (come la religione) in modo volutamente volgare e provocatorio, facendo credere ad un osservatore poco attento di essere pagine serie e convinte di quello che dicono. Perciò quando ti capita di trovare qualche post/link che ti sembra un’assurdità, ricordati di fare un controllo della pagina da dove viene e magari scoprirai che “l’idiota” in questione è solo una persona normale con un senso dell’umorismo molto diverso dal tuo. Puoi comunque risolvere il problema alla radice usando la magica opzione, presente in Facebook ed altri social, di filtrare i contenuti e di evitare di vedere quelli di contatti che non ti interessano. Io lo sto facendo in modo sistematico e ti posso dire che si sta benissimo! 😀

Lo stesso discorso si può fare per i troll in carne ed ossa, ossia quelli che cercano di far degenerare la discussione insultando personalmente la gente (qui trovi un esempio geniale che spiega alla perfezione cosa intendo). Ignorarli è l’arma più potente che hai a disposizione: è probabile che queste persone siano a caccia di attenzione, anche se negativa, ed evitare di dargliela li renderà meno attivi e li farà smettere. Se invece dovessero essere più resistenti, puoi sempre chiedere all’amministratore del gruppo che vengano rimossi, o lasciare il gruppo nel caso pensi non valga la pena rimanerci. È molto meglio andarsene da un gruppo internet e combattere per le persone in carne ed ossa accanto a noi, che il contrario.

Fact checking e controllo delle fonti

L’ultimo punto è piuttosto delicato. Internet mette a disposizione una pluralità di fonti che crea una confusione enorme: puoi trovare siti/blog a sostegno di un argomento, ed altrettanti a sfavore. Il vecchio trucco che si usava con i giornali, cioè leggerne alcuni che supportavano una tesi e alcuni che supportavano il contrario non funziona più, i siti da confrontare sono troppi.

Fare filtro diventa un’attività fondamentale a questo punto. Le informazioni più attendibili di solito si trovano sui siti ufficiali, soprattutto le statistiche. Molto spesso conoscere l’inglese è indispensabile, perché molti degli articoli che leggi oggi sui giornali online italiani sono traduzioni malfatte di articoli scritti all’estero, e spesso la storia viene travisata.

All’inizio mantenerti su fonti strettamente ufficiali ti aiuterà ad avere un’idea più obiettiva su questioni come l’immigrazione, la politica, etc. Eppure anche le fonti ufficiali qualche volta non sono attendibili, poiché tendono a difendere interessi nascosti e lo status quo, o più semplicemente raccolgono irregolarità nella raccolta dei dati. Ci sono pagine, on line e non, che parlano di come tutto quello che leggiamo sia porcheria prima di lanciarsi in affascinanti teorie complottistiche (o vere e proprie panzane). Nel 90% dei casi questo tipo di pagine è solo porcheria che fa disinformazione, ma se vuoi dargli comunque una chance ricordati che quando leggi queste pagine l’onere della prova sta su di loro. Ovvero, l’autore deve convincere anche gli spiriti più razionali con dati, testimonianze ed evidenze empiriche che dimostrano la sua tesi. Se una di queste pagine non ti dovesse convincere completamente, abbandonala senza guardarti indietro.

Eccoci arrivati alla fine del post di oggi. Se hai qualche strategia interessante da condividere per sfruttare al meglio internet i commenti sono a tua disposizione, e se conosci qualcuno che controlla Facebook in modo compulsivo fagli leggere questo articolo, chissà che non possa aiutarlo! 😉

 

Buon inizio settimana!

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Imparare dai migliori: Tiziano Terzani

“Fermati ogni tanto. Fermati e lasciati prendere dal sentimento di meraviglia davanti al mondo.”

Tiziano Terzani

tiziano terzani

Un giovane Tiziano Terzani in viaggio per la Russia. Morto nel 2004, il suo pensiero vive nei suoi libri

 

Dopo una pausa estiva, ritorna Pensa Fuori dalla Scatola. Mi scuso per non aver avvisato i fedeli lettori, ma ho sentito un forte bisogno di prendere un momento di riflessione per rigenerarmi e per trovare nuova ispirazione.

Nell’ultimo periodo ho notato come i blog che sto leggendo continuino a ripetersi. Soprattutto quelli che parlano di crescita personale e che ormai scorro molto velocemente, perché i consigli che si ripetono sono sempre quelli: svegliati presto, migliora dell’1% ogni giorno… e ci siamo capiti.

Pensa Fuori dalla Scatola è un blog di crescita personale, ma vorrei che fosse meno statico e ripetitivo dei suoi colleghi, perciò oggi ho deciso di dare spazio a Tiziano Terzani, un personaggio particolare, che ho avuto il piacere di scoprire recentemente attraverso i suoi libri.

Perché ti dico particolare? A differenza degli altri migliori di cui ti ho parlato finora, Tiziano non ha raggiunto l’apice del successo nel suo campo professionale, e non credo sia nemmeno conosciuto da molti italiani, dato che per la maggior parte della sua carriera è stato un corrispondente di “Der Spiegel”. Ciononostante nei suoi libri ho trovato una filosofia di vita piena di spunti interessanti, che mi ha permesso di allargare un po’ i miei orizzonti appiattiti dalla crescita personale.

Oggi voglio condividere con te gli aspetti della sua filosofia che mi sono piaciuti di più e sperare che rendano più saporita anche la tua vita.

Cominciamo!

Non andare in vacanza. Viaggia!

Tiziano ha viaggiato per moltissimi anni, lavorando come corrispondente in Asia per il giornale tedesco Der Spiegel.

Leggendo dei suoi viaggi ho capito perché mi sono sentito a disagio durante le mie vacanze in Slovacchia, passate tra montagna e acque termali. Nonostante me le sia godute mi sono sentito come una pecora in un recinto, intrappolato in una orda di vacanzieri che si dirigevano negli stessi posti a fare le stesse cose.
Uno dei momenti più avventurosi è stato la ricerca di una camera, che si è risolta trovando un piccolo posto fuori mano e super economico. Un imprevisto insomma. Questo è ciò che mi è mancato durante tutto il resto della vacanza: fare esperienze diverse dalla maggioranza dei turisti e conoscere sfumature meno famose di un posto che stai visitando.

Tiziano invece ha fatto proprio questo: nei suoi libri parla di una repulsione istintiva per gli alberghi “da manager”, che sono tutti uguali a Toronto come a Milano, e che appiattiscono la tua esperienza del mondo che ti circonda. Al contrario preferisce stare in piccole pensioni più caratteristiche che gli consentono di avere una visione da locale sulle zone che sta visitando, e di crearsi una rete di contatti per poter scoprire gli avvenimenti più interessanti.

Perciò se vuoi avere una vita più piena non andare in vacanza, viaggia! Prova il piacere di andare fuori dalle mete più turistiche, di mantenere occhi curiosi nei confronti del mondo, sospendendo il giudizio sulla cultura in cui ti trovi e immergendoti a fondo. Passare anche solo una settimana in questo modo è un’esperienza in grado di darti nuove ispirazione e sicuramente sarà meno noioso che andare in vacanza a fare la pecora! 😉

Aggiungi un po’ di magia alla tua vita

“Magia? Sto leggendo un blog di crescita personale, ho sbagliato posto?” No, tranquillo  non voglio cominciare a venderti amuleti magici o pozioni che risolveranno tutti i tuoi problemi. Per cavarti dagli impicci avrai sempre bisogno di farti il mazzo, essere creativo ed adottare un approccio attivo. Perché ti parlo di magia allora?

Perché molti di noi si sono dimenticati che la magia non è solo da intendersi come una truffa, ma anche come un trucco che puoi utilizzare per raggiungere i tuoi obiettivi. Il piccolo Dumbo sarebbe riuscito a superare le sue paure senza la piuma “magica” che lo aiuta a volare?

Molti dei grandi sportivi (lui, ad esempio) erano sicuri che sarebbero diventati campioni del mondo fin da piccoli, ma da un punto di vista statistico non avevano grandi possibilità di farcela. Eppure questa magica convinzione li ha sostenuti anche nei momenti più bui e difficili, aiutandoli a raggiungere il successo.

E poi, credere un po’ nella magia rende più bella la tua vita. Pensare che tutto abbia una spiegazione scientifica, che basti “fare x per ottenere y” può darti una forma di sicurezza, ma è una visione troppo arida e non considera molte variabili nascoste. Non è tutto: esistono concetti al di là della scienza e dell’esperienza, e credere ad un pizzico di magia ci aiuta ad affrontare questi grandi misteri con un sorriso, senza preoccuparsi troppo di trovare la risposta giusta.

Tiziano Terzani è stato una persona razionale, ma ha sperimentato la magia in prima persona in più occasioni: quando un indovino conosciuto casualmente gli ha consigliato di non volare per un anno intero, altrimenti sarebbe morto, Tiziano ha colto l’occasione per viaggiare usando treni e altri mezzi di trasporto, andando a visitare molti indovini in Asia e raccontando la sua esperienza nel libro “Un indovino mi disse“. Molti dei personaggi che ha conosciuto in questo viaggio si sono rivelati dei ciarlatani, ma alcuni avevano acquisito una capacità particolare di intuire la persona che avevano di fronte, e di indovinare fatti molto specifici della sua vita. Ecco un buon esempio di come la magia è stata usata come una “scusa” per poter fare un’esperienza interessante.

Un altro esempio di magia come scusa all’opera è quando Tiziano si ammala di tumore all’intestino. Dopo aver seguito tutti i protocolli della medicina occidentale per poter guarire (chemioterapia, etc.), Tiziano decide di provare anche altri approcci, tipici delle medicine alternative. Questa scelta, apparentemente priva di senso, lo porta a scoprire una realtà molto interessante: nella medicina moderna occidentale si considera il paziente solo come una macchina malata da rimettere a posto, mentre le medicine alternative attuano un approccio più olistico e che considera il paziente come una persona. Questo modo di vedere il paziente non sarebbe più utile anche nella nostra medicina? Anziché dare pillole a destra e a manca, perché non proporre qualche cambiamento dello stile di vita, rendendolo più sano? Tiziano arriva a questa conclusione, sensata, partendo dal presupposto (non verificato, e probabilmente falso) che la magia possa guarire le persone. In questo caso utilizza con successo il pensiero laterale: partendo da una premessa dubbia, arriva ad una conclusione sensata che non avrebbe raggiunto se non avesse abbandonato il concetto di corpo-macchina praticato dalla medicina orientale.

Quindi, non ossessionarti nel trovare una spiegazione scientifica a tutto, compreso il tuo miglioramento personale. Accettare che la nostra vita contiene grandi elementi di mistero è che tutto non ha una spiegazione ci rende persone in grado di vedere più sfumature e di poter capire più a fondo la realtà che ci circonda.

Se ti ho convinto ad abbandonare di tanto in tanto l’approccio ultrarazionale/scientifico tipico della crescita personale sei pronto per il prossimo passo:

Sperimenta anche le cose più assurde

Uno dei mantra della crescita personale è quello di utilizzare tecniche già utilizzate da persone di successo per avere successo a nostra volta. In alcuni casi questo funziona, e sembra un sistema molto razionale, ma non considera due variabili principali: l’evoluzione moderna e…il divertimento.

Mi spiego meglio: da un punto di vista tecnico abbiamo compiuto parecchi progressi negli ultimi 100 anni, ed oggi il ritmo sembra essere ancora più veloce. Pensare che tecniche adottate 30 o 50 anni fa per fondare un’azienda (ad esempio) abbiano ancora successo oggi è ottimismo sfrenato. Certo, se ti dico di lavorare duro e di impegnarti su una cosa sola probabilmente raggiungerai il tuo obiettivo, ma devi sperare che qualcuno di più sveglio non abbia inventato una tecnologia con cui ottenere lo stesso risultato in meno tempo. E poi, esistono persone che non sono fatte per lavorare otto ore al giorno su una cosa sola, hanno bisogno di spaziare su diversi orizzonti (io sono una di quelle) Come puoi proseguire la tua crescita personale quando un consiglio non si adatta a te?

Basta aumentare il raggio delle sperimentazione: sperimenta tecniche anche diametralmente opposte alla crescita personale tradizionale. Prova a lavorare tardi la sera o nei ritagli di tempo (particolarmente utile quando hai bambini bisognosi di attenzione a tutte le ore),  modifica tanti abitudini insieme, comprati un piccolo talismano da usare come memento, tutto quello che ti viene in mente.

Se ti senti un po’ stupido, consolati, sei in buona compagnia: Isaac Newton non ha solo rivoluzionato la fisica, ma si è anche impegnato nell’alchimia. Dopo anni di ricerca non è riuscito a trasformare il piombo in oro, ma la sua passione per l’alchimia è parte dello stesso modo di pensare (seguire alternative alla spiegazione tradizionale) che gli ha permesso di scoprire le leggi fisiche per cui è noto.

 

Non rincorrere la via tradizionale, anche se rimarrai “povero”

Eccoci all’ultimo punto di oggi. Crescita personale sta diventando sempre più sinonimo di crescita finanziaria. Le persone di successo sono solitamente persone con un portafoglio bello gonfio, e molti dei post che puoi leggere in giro ne parlano direttamente o indirettamente (se scrivo un post su come essere più produttivo, quale è il fine ultimo? Guadagnare di più, solo che non te lo dico). 

Nonostante sia caduto anch’io in questo errore, oggi voglio darti una visione meno orientata al denaro di crescita personale, prendendo Tiziano come esempio.

Nato in una famiglia poverissima, è riuscito a laurearsi presso l’università Normale di Pisa e questo gli ha spalancato le porte per un’infinità di carriere (il sogno del laureato medio di oggi). Eppure, dopo una breve esperienza nell’università di Leeds e qualche anno di lavoro come manager di Olivetti (una delle industrie italiane più solide ed innovative dell’epoca), Tiziano sentiva mancare qualcosa nella sua vita e dopo essersi dimesso e aver faticato a lungo per trovare un posto di lavoro, è riuscito a farsi assumere come corrispondente da “Der Spiegel”. Da lì in poi la sua vita non è stata un’ascesa strepitosa, come succede nei vari personaggi portati ad esempio dalla crescita personale. Tiziano ha ricevuto qualche promozione ma è sempre rimasto un cronista. E lui è stato contentissimo così. Riuscendo a trovare la sua dimensione, è riuscito a vivere la sua vita in un modo pieno e soddisfacente, divertendosi un sacco e seguendo la sua naturale curiosità.

Perciò, se il tuo lavoro è insopportabile, non tenerlo solo perché è ben pagato. Non tutti dobbiamo diventare Steve Jobs o Bill Gates (e, nel caso tu voglia cominciare, è meglio lasciar perdere i blog di crescita personale e cominciare a farti un culo quadro per avere successo nel tuo settore), ma sarebbe bello se riuscissimo a trovare una dimensione in cui godere degli alti e bassi della nostra vita senza lamentarci.

Nota: con questo non ti sto invitando a sognare in piccolo, né ad aprirti una tua attività solo per soddisfare il tuo egoismo senza prima aver fatto le opportune analisi (te lo ricordi? la passione non è sufficiente per avere un buon lavoro) , ma a non considerare il denaro come variabile principale quando scegli un lavoro/decidi dove vivere.

Esistono altri elementi, o situazioni che vivi quotidianamente (il tuo capo, i colleghi, cosa impari, etc.) che si riflettono direttamente sulla qualità della tua vita, mentre lo stipendio ti arriva una volta al mese. Ricordatelo quando vuoi accettare un lavoro “per sistemarti”.

Eccoci arrivati alla fine di questo post, se ti è piaciuto condividilo sui social e, se ti senti svogliato dopo il ritorno dalle vacanze (o meglio ancora, dopo un viaggio) a breve aprirò una nuova rubrica su Pensa Fuori dalla Scatola che potrebbe fare al caso tuo. Il nome? Detto…fatto! Se vuoi saperne di più stay tuned! 😉

 

 


Come migliorare il tuo pensiero strategico usando gli scacchi

 

La tattica è sapere cosa fare quando si ha qualcosa da fare; la strategia è sapere cosa fare quando non si ha niente da fare.

Savielly Tartakover

 

Chess

Il primo risultato quando ho scritto “Strategia su Google

Gli scacchi sono una delle mie più grandi passioni: in uno dei miei post che ho scritto spiegavo come gli scacchi potessero cambiare la tua vita, poi ho dedicato un post a Magnus Carlsen, l’attuale campione del mondo e anche Josh Waitzkin ha rubato parecchi principi agli scacchi per applicarli nel mondo del business.

Ultimamente sto seguendo un piccolo progetto che mi portato ad analizzare le connessioni tra scacchi e management. Con il post di oggi voglio darti un’anteprima e mostrarti come gli scacchi possono migliorare il tuo pensiero strategico, fornendoti un ottimo metodo per prendere le decisioni più importanti della tua vita (ad esempio decidere che lavoro vuoi) e come scegliere le persone che vuoi avere al tuo fianco per avviare collaborazioni professionali.

Pronto? Cominciamo!

 

Non pensare come un albero! 

“Non pensare come un albero? Oggi Lorenzo è impazzito.”

No, non mi sono bevuto il cervello (anche se scrivere prima delle sette di mattina non mi aiuta ad avere idee particolarmente brillanti! 😛 ). Il titolo criptico di questo paragrafo è dedicato a Alexander Kotov, scacchista russo vissuto nel Novecento e famoso per aver ideato un metodo rigoroso per la scelta della mossa più forte, chiamato anche albero delle varianti. Per trovare la mossa più forte Kotov consiglia di analizzare a fondo la posizione, scegliere una rosa di tre mosse candidate e poi cominciare ad analizzare la prima mossa prendendo in considerazione tutte le possibili ramificazioni (da qui il nome di albero). Una volta finita questa operazione si può passare alla seconda, poi alla terza e se alla fine nessuna dovesse essere soddisfacente…riparti da capo con altre tre mosse.

Trasportando il suo metodo nella vita reale e usandolo per cercare un lavoro dovresti studiare a fondo il settore in cui lavorare, identificare le tre società più interessanti, spendere tutto il tuo tempo sull’analisi di una sola società e poi, una volta terminato, passare alle altre.

Questo approccio massimalista mi ha ricordato il mito dell’homo oeconomicus, l’essere super razionale che riflette con attenzione su tutto prima di prendere una qualsiasi decisione e poi…ci pensa troppo e non decide nulla per tempo.

Lo stesso avviene applicando alla lettera il metodo di Kotov: gli scacchi sono un gioco che può creare varianti molto complesse, ed effettuare analisi così approfondite per ogni mossa rischia solo di stancarti e di farti perdere la partita. Il colpo di grazia al metodo di Kotov è stato dato da giocatori d’elite che hanno candidamente confessato di non usarlo (da qui la frase “Io non penso come un albero” attribuita al Grande Maestro Lein).

Come fanno allora questi top performer a decidere che mossa giocare?

Seguono questo schema:

1. Analisi approfondita della posizione, cercando di cogliere le caratteristiche principali

2. Creazione dell’elenco delle mosse candidate

3. Analisi della prima mossa scelta

Fino qui i Grandi maestri seguono il metodo di Kotov. Il processo di pensiero cambia però durante il calcolo delle possibili situazioni.

4. Comprensione delle sfumature della posizione attraverso l’analisi di varianti: quando durante l’analisi emerge una mossa interessante che in una variante non funziona per un dettaglio, il forte scacchista controlla se l’idea che ha appena scoperto può funzionare se viene applicata ad un’altra variante, letteralmente saltando da una variante all’altra. A questo segue…

5. Confronto di varianti simili, per decidere se le mosse candidate trovate all’inizio sono efficaci

Puoi applicare quest’ultimo concetto durante la ricerca di lavoro: se durante la ricerca scopri che qualcosa è molto importante per te e non l’avevi realizzato prima (ad esempio la possibilità di avere un mentor che segua il tuo sviluppo professionale) puoi riconsiderare quelle aziende promettenti che avevi scartato per qualche dettaglio e vedere se soddisfano questa nuova condizione.

Oltre al metodo di Kotov c’è un’altra strategia che possiamo rubare agli scacchisti professionisti. Gli scacchisti più forti non spendono lo stesso tempo su ogni mossa: esistono mosse molto veloci, quasi ovvie, che vengono fatte solo prestando un minimo di attenzione (per evitare di perdere immediatamente), mentre in altri momenti, definiti momenti critici, si prendono il tempo necessario per analizzare tutte le sottigliezze e possono pure passare mezzora in riflessione.

Puoi applicare questa massima tutte le volte che elabori un piano d’azione: se stai cercando lavoro è inutile passare ore in internet per decidere qual è il font migliore per il tuo CV. Fare ricerche online sulla reputazione dell’azienda per cui stai per fare un colloquio è senza dubbio molto più produttivo, poiché ti permetterà di capire più a fondo la realtà aziendale in cui vuoi entrare e ti risparmierà mesi (o anni) di sofferenza se scoprirai che non è il posto che fa al caso tuo. 

 

La priorità zero

Qual è l’obiettivo da raggiungere durante una partita di scacchi? Dare scacco matto evitando di subirlo. Punto. Esistono diverse strade per centrare questo obiettivo: puoi lanciarti in un attacco scatenato contro il re avversario, creare una situazione ultracomplessa sperando che l’avversario sia il primo a sbagliare, oppure una situazione in cui devi manovrare a lungo per ottenere un piccolo vantaggio. Puoi usare combinare queste strategie, ma alla fine della partita ciò che conta è se hai dato scacco matto senza subirlo. Non è stata perciò una sorpresa per me leggere come questo concetto possa essere trasportato dagli scacchi al mondo del business sotto il nome di priorità zero, un concetto ripreso da Bob Rice nel suo libro “Three Moves Ahead: What Chess can teach you about business.”.

Darsi una priorità zero significa scegliere una e una sola priorità importante da privilegiare rispetto a tutte le altre. Nella crescita personale tradizionale questo concetto è considerato il sacro graal del miglioramento: scegliti un’attività dove migliorare e concentrati solo su quella.
Se hai fatto attenzione, però, durante la descrizione della priorità zero ho parlato di mondo di business e non di crescita personale. Questo perché applicando la priorità zero alla vita extra lavorativa rischi solo di impoverirti e di diventare una persona stressata e infelice, e questo succede anche quando l’obiettivo che stai perseguendo è utile.

Immagina di dover imparare una lingua straniera e di spendere TUTTO, tutto il tuo tempo libero a questo scopo, concedendoti magari qualche periodo di riposo solo per poter “funzionare meglio”. Poca vita sociale, poco svago, solo studio e conversazione. Dopo un paio di settimane probabilmente impazziresti.

Non solo: approfondendo diverse aree di tuo interesse puoi scoprire idee ricorrenti in un settore e riproporle in maniera originale in un altro settore: perché non applicare i principi della seduzione per diventare un conversatore più brillante e magari vincere la tua paura di parlare in pubblico?

Viceversa, quando parliamo di mondo del business, la priorità zero ha molto senso: ti immagini se McDonald si mettesse a vendere calzini? Mc Donald, nonostante venda solo cibo spazzatura che chiunque potrebbe preparare, ha una priorità zero molto chiara: dare un pasto gustoso ed in poco tempo ai suoi clienti. Se è salutare o meno, se è di qualità o meno, sono considerazioni secondarie. Mac Donald ha concentrato il suo intero modello di business su questo e ci ha costruito sopra un imperio multimilionario.

Come puoi applicare la priorità zero nel mondo lavorativo? Se sei alla ricerca di un’occupazione, la tua priorità zero è scegliere l’industria in cui vuoi lavorare ed analizzarla il più possibile. La fase di analisi comprende anche inviare curriculum o contattare  attraverso internet o conoscenze personali chi lavora già nelle aziende che hai selezionato: la velocità e la qualità delle risposte che riceverai ti daranno informazioni preziose e introvabili online. 

Se invece stai già lavorando e sei soddisfatto del posto in cui ti trovi puoi fissare come priorità zero capire come diventare indispensabile per l’azienda per cui lavori. Quali sono le attività per cui i colleghi vengono da te quando hanno bisogno di una mano? Quali sono le tue attitudini personali e come puoi usarle per dare una mano all’azienda?

Applicando il concetto di priorità zero farai chiarezza sulla tua vita lavorativa e, nel caso migliore, riuscirai a trasmettere questa sensazione anche alle altre aree importanti della tua vita.

 

Varietà e legge degli opposti: come usarli per creare team fantastici

“Chi si somiglia, si piglia” o “gli opposti si attraggono”? Sulla combinazione delle personalità la saggezza popolare si spacca. Lavorare (e vivere) con persone più simili a te è più facile, ti permette di spendere meno tempo nello spiegare cosa vuoi e c’è questa fantastica sensazione di telepatia. Eppure essere simili significa anche avere gli stessi punti deboli, e questo può costare parecchio, specialmente in ambito lavorativo.

A livello personale mi piace lavorare con persone diverse, anche con quelle con una personalità molto diversa dalla mia. Ad esempio sono un tipo abbastanza caotico e non amo molto l’attenzione ai dettagli. Allo stesso tempo, sono consapevole che in alcuni aspetti del lavoro che svolgo è molto importante essere precisi, perciò mi sono circondato di persone molto precise ed organizzate, in modo da coprire i miei punti deboli facendomi aiutare in modo pratico, o domandandogli quali strategie usano.

Negli scacchi il principio di collaborazione tra due persone differenti si vede molto marcatamente nella “Coppia degli alfieri”. Per i non addetti ai lavori, l’alfiere negli scacchi si muove solo in diagonale, quindi su un colore solo. I due alfieri presenti sulla scacchiera si muovono rispettivamente solo su case bianche o nere, senza incontrarsi mai. Nonostante questo possa sembrare uno svantaggio (non possono proteggersi a vicenda), in realtà è anche un punto di forza: se piazzati al centro della scacchiera controllano un numero di caselle superiore a quello di altre combinazioni di pezzi, regina esclusa.

Nota: con persone differenti non intendo solamente personalità, ma anche competenze tecniche. Prendi ad esempio un venditore ed un programmatore che lavorano nella stessa azienda. È ovvio che abbiano capacità tecniche completamente diverse, ma entrambi possono beneficiare di una collaborazione: il venditore acquisirà più competenze tecniche sul prodotto che deve vendere, mentre il programmatore avrà qualche idea in più su come rapportarsi con le persone.

Siamo così arrivati alla fine del post di oggi. Mi auguro di averti ispirato a pensare in modo più strategico, o almeno a convincerti di dare una possibilità a quel gioco affascinante che sono gli scacchi.

Buona settimana!


Raggiungi i tuoi obiettivi…giocando!

gioco

Gli animali sono dei giocatori incalliti.

 

Non smettiamo di giocare perché diventiamo vecchi, diventiamo vecchi perché smettiamo di giocare”

Anonimo

Pensa Fuori dalla Scatola è stato un blog serio fin dalla nascita. Ho sempre cercato di scrivere post pratici per ispirarti e aiutarti a migliorare, in modo scanzonato ma concreto. Il mio motto era: se hai voglia di cazzeggiare su internet, vai su Facebook e non venire qui.

La stessa serietà l’ho ritrovata in tutti i blog/libri di crescita personale che ho letto finora: fissa i tuoi obiettivi, scrivili, raggiungili, sii resiliente ed ambizioso.

Ma c’è un ma. Se vivi in modo troppo serio tua vita sarà solo più arida, non più ricca.

E allora come puoi introdurre un elemento di divertimento nella crescita personale? Giocando.

Ai bambini viene naturale giocare, è la loro seconda (anzi, direi la prima) natura. Gli adulti invece vivono il gioco come una perdita di tempo, perché “non stanno facendo niente di produttivo”. Ho toccato con mano questo pregiudizio nell’ultimo periodo, quando ho dovuto fare parecchie interviste per assumere addetti vendita. Una delle domande di rito era: “Che sport pratichi?” e la risposta più frequente è stata: “Una volta praticavo (nome di sport a caso), ma poi ho dovuto smettere per il lavoro, i figli o una qualsiasi altra ragione “seria” della vita.”

Lo so che nella vita è necessario stabilire delle priorità, ma tutte le volte che sentivo questa frase qualcosa mi suonava sbagliato, sentivo montare un senso di tristezza. Dopo qualche tempo ho capito cosa fosse: rinunciare a giocare è una scelta che non aiuta né la tua crescita personale, né ad essere più felice.

Non sei ancora convinto e vuoi qualche ragione pratica? Ti accontento subito! 😀

Essere qui ed ora

Uno dei pilastri della crescita personale è la capacità di essere presenti qui ed ora, nel momento in cui viviamo, senza preoccuparci troppo del passato e del futuro. Esistono diverse strade per acquisire questa capacità ed una delle più suggerite è la meditazione, che pratico da qualche anno senza troppa costanza. Non sono un professionista: la mia idea di meditazione è sedersi 10 minuti in un posto tranquillo, chiudere gli occhi e concentrarsi sul respiro. In questo modo entri in contatto con le tue emozioni, ti distacchi dai tuoi pensieri e ti rilassi.

Mi piace molto meditare, ma mi rendo conto che non sia per tutti. Esistono persone più irrequiete, troppo abituate a correre per riuscire a trovare pace stando seduti in silenzio. Per raggiungere lo stato di presenza hanno bisogno di qualcosa di diverso, ed il gioco è uno strumento potentissimo per raggiungere questo obiettivo.

Quando giochi (o più in generale pratichi un’attività che ami) entri in uno stato di flusso e sei completamente focalizzato sul momento presente: non esistono distrazioni o preoccupazioni, vuoi solo raggiungere il tuo obiettivo. Il gioco è una forma di meditazione dinamica, in cui non ti concentri sul respiro, ma sullo svolgimento del gioco.

Giocare è anche un’esperienza forte dal punto di vista emozionale e ti permette di conoscere i lati più oscuri del tuo carattere: come reagisci quando sei in una situazione difficile? Come gestisci una partita vinta? Come ti comporti con le persone, più o meno brave di te che fanno parte del tuo team (nel caso degli sport di squadra)?

Scoprire la risposta a tutte queste domande è un modo formidabile per prendere consapevolezza della tua personalità e velocizzare la tua crescita personale, altro che perdita di tempo!

Infine giocando ti abitui ad avere un ruolo attivo nella tua vita. 

Ti spiego subito cosa intendo: quando arrivi a casa la sera stanco e ti spaparanzi davanti alla tele assumi un ruolo passivo. Guardi un film e spegni il cervello. Invecchiando questo modo di pensare si trasferisce anche nella vita lavorativa: una volta che hai trovato un buon metodo per lavorare in maniera efficace, metti il pilota automatico e via. Quando giochi invece assumi un ruolo attivo: non puoi usare spesso il pilota automatico, altrimenti il tuo avversario ti punirà ed anche se dopo un po’ avrai a disposizione strategie consolidate, cercherai spontaneamente di variarle un po’, per divertirti di più.

È tutto? No, giocare ha un paio di altri vantaggi che potrebbero tornarti utili! 😉 ad esempio…

Migliorare la tua capacità strategica 

Il gioco è un metodo formidabile per migliorare la tua capacità di creare piani e strategie. E con gioco non mi riferisco solo a giochi strategici, come gli scacchi o il go, ma anche a giochi in cui il movimento sembra ricoprire la parte principale (ad esempio il basket).

Il motivo è presto detto. il gioco è un ambiente protetto in cui affrontare una versione più piccola delle difficoltà che ti capiteranno nella vita vera. Allo stesso tempo nel gioco hai un sistema di feedback immediato per capire se sei sulla strada giusta o meno (un elemento fondamentale della pratica deliberata). Uso ancora gli scacchi come esempio: se gioco una mossa debole e il mio avversario se ne approfitta, ho un riscontro immediato: capisco di aver fatto un errore e cercherò di variare qualcosa la prossima volta in cui mi troverò nella stessa situazione.

Nel caso dei giochi di strategia, puoi godere di un altro vantaggio molto importante: migliorare la tua capacità di riflessione. A causa di internet la nostra capacità di prestare attenzione è scesa vertiginosamente. Riusciamo a stare concentrati un paio di minuti e poi la nostra mente comincia a vagare, o peggio ancora decidiamo di dare “solo un’occhiata a Facebook o alle email”.

Da quando ho realizzato di avere questo problema ho ripreso a fare esercizi di scacchi, e devo dirti che ha funzionato! Dopo solo un paio di settimane pratica il mio livello di attenzione è ritornato sopra quello di un criceto! 😀

“Tutto giusto, ma io non ho voglia di spremermi le meningi davanti ad una scacchiera dopo una giornata di lavoro. Preferisco uscire con gli amici a giocare a calcetto.”

Nessun problema, la strategia è presente anche nei giochi di movimento, soprattutto quando sei fuori allenamento e devi trovare metodi per arrivare a fine della partita senza stancarti troppo. Ho ricominciato da poco a giocare a basket, e vedo che la strategia è molto presente: chi ha la mano calda o è più in forma? Dove sono i miei compagni liberi? Che schema usare per attaccare? Queste sono tutte domande legate alla strategia per poter vincere la partita. Ed in più se partecipi a giochi di movimento hai il vantaggio di correre e di mantenerti in forma (importantissimo nella società sedentaria di oggi).

Sei ancora qui seduto? Cosa stai aspettando ad andare a giocare? 😀

Aspetta un secondo. Prima di andare a divertirti voglio darti un’ultima applicazione pratica del gioco: la gamification.

Gamification: come rendere divertenti le cose più pallose

“Gamifichi? Ma non puoi parlare come mangi?”

Stavolta meglio di no, quando ho visto la traduzione in italiano mi si è accapponata la pelle (neanche il mio bisnonno ha mai usato ludicizzazione) , quindi ho preferito tenerla in inglese. La gamification è una strategia utilizzata per inserire gli elementi tipici del gioco in quelle azioni quotidiane noiose che non sopportiamo, oppure quando vogliamo instaurare buone abitudini che ci risultano particolarmente ostiche. L’idea di fondo è che rendendo le azioni più noiose più simili ad un gioco  si possano ottenere risultati migliori. Un esempio classico è imparare le lingue online: ci sono diversi siti, come Duolinguo in cui puoi imparare una lingua superando missioni via via più difficili, accumulando punti e raggiungendo livelli sempre più alti.

Se invece stai cercando qualcosa per rendere le tue abitudini più simili ad un gioco puoi provare Habitrpg.com, una simpatica piattaforma in cui la tua vita diventa un grande gioco di ruolo e più raggiungerai gli obiettivi che ti sei posto, più salirai di livello.

Nota: ho trovato questo sistema interessante e l’ho provato, ma per me non ha funzionato. Non sono una persona molto legata ai titoli e raggiungere “nuovi e fantastici” livelli senza avere alcun vantaggio pratico non è motivante per me. Ognuno di noi è diverso, quindi prova i siti che ti ho linkato e fatti la tua opinione, ma ricordati una cosa: internet è il regno delle scorciatoie, vere o presunte, e crederci troppo significa dimenticare che per avere successo nella vita devi imparare a soffrire. Puoi usare la gamification come una spinta iniziale e aiutarti a mantenere un buon ritmo di pratica. Imparerai ad avere successo partendo dalle piccole vittorie, ma poi dovrai staccartene per raggiungere obiettivi più ambizioni e camminare con le tue gambe.

 

Ok, ho finito, adesso posso andare a farmi una bella partita di scacchi. Prima di tuffarti nel tuo gioco preferito ricordati di condividere questo post con i tuoi amici, in particolare quelli troppo seri che hanno dimenticato quanto può essere divertente giocare! 😀

 

Buon divertimento e buon inizio settimana!

 


Leggere è noioso? Ma anche no.

library

Un muro invalicabile o una scala per raggiungere nuove vette?

Se leggete solo libri che tutti gli altri stanno leggendo, state pensando solo ciò che chiunque altro sta pensando.
Haruki Murakami

 

Un paio di settimane fa ti ho parlato di come la materie e l’impostazione date alla scuola non ti preparino ad affrontare la vita nel modo migliore, ma la scuola ha (purtroppo) un altro effetto collaterale. Far disinnamorare i giovani della lettura.

Come è possibile che l’istituzione che dovrebbe invogliarti ad essere curioso ti allontani dai libri? Questo sarà l’argomento del post di oggi.

I danni del purismo

Cominciamo dalla definizione (anzi, dalle definizioni) di lettura. Mi faccio aiutare dal dizionario Garzanti:

 

“1. il leggere, l’esercizio del leggere; il modo in cui si legge: lettura di un testo, di un documentoimmergersi nella letturalettura lenta, speditalettura attenta, distrattadare lettura di qualcosa, leggerla ad alta voce |lettura di un contatore, rilevazione dei valori da esso registrati

2. lo scritto, il libro che si legge: «Pinocchio» non è una lettura solo per ragazzi

3. interpretazione; modo di vedere, di analizzare: la lettura di un fenomeno; la lettura di un film in chiave psicologica

4. lezione, conferenza in cui si spiega un testo: una lettura dantesca”

 

Come puoi vedere la parola “lettura” ha diversi significati, ma quello che tutti hanno in testa durante e dopo la scuola è uno solo: leggere un libro, possibilmente vecchio e scelto da qualcun’altro, di una noia mortale. Con queste premesse è ovvio che la lettura si fa parecchi nemici: quanti hanno avuto le palle fracassate dai Promessi Sposi per un paio di anni buoni senza essere esposti a libri più moderni e godibili?

La prima cosa che devi fare per apprezzare di più la lettura è cambiare la tua definizione di riferimento: non sarà più leggere un libro che non sopporti, ma il semplice atto di leggere. Parti dalle cose più semplici, come le etichette delle bottiglie di acqua (io ho cominciato così 😀 ) passando per i fumetti (che adoro tutt’oggi, specie quelli giapponesi) arrivando a libri più o meno complicati, anche se non dovessero essere esattamente capolavori della letteratura, come “Cinquanta sfumature di grigio”.

Leggere non è molto diverso da un’attività fisica: c’è a chi viene più facile e chi deve avvicinarsi gradatamente partendo da argomenti di suo interesse per poi espandere la sua capacità di lettura anche ad argomenti più tosti.

Non pensare di non essere un grande lettore solo perché non ti sei mai avvicinato ai grandissimi capolavori. È ok, non deve mica essere il tuo obiettivo finale. Non tutti i corridori vogliono diventare maratoneti, ma puoi raggiungere un buon livello specializzandoti nelle cose che ti piacciono.

A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: “Ok, ma se passo il tempo a leggere romanzi Harmony nonostante mi piacciano non ho l’impressione di migliorare come persona, né di leggere qualcosa di straordinario.”

Questo ci porta dritti al secondo punto di oggi:

Leggere è uno stato mentale

Ti ricordi le definizioni di lettura che abbiamo visto sopra? La numero tre passa molto spesso inosservata: vedere la lettura come un’interpretazione della realtà.

Passiamo anni alle scuole dell’obbligo a fare esercizi di comprensione del testo e una volta terminata la scuola ci dimentichiamo che questa è l’attività che contraddistingue la lettura per eccellenza.

La lettura è uno stato mentale che comporta mente aperta, curiosità e voglia di capire il mondo che ci circonda. 

Devo ammettere che questa chiave di lettura mi era sempre sfuggita fino a quando ho letto Dragon Zakura, un manga giapponese che presenta metodi di studio e di insegnamento alternativi a quelli tradizionali. L’ho trovato fantastico sotto molti aspetti, e mi è piaciuto un sacco il personaggio dell’insegnante di giapponese, Ryūzaburō Akutayama. Per insegnare lettura e comprensione del testo ai suoi studenti li porta a fare un giro in città chiedendogli di notare cosa è cambiato negli ultimi anni (ad esempio i segnali in coreano) e cosa potrebbe significare (in questo caso rapporti più stretti tra Giappone e Corea). Questa è la vera essenza di lettura, non spendere tempo su un libro che odi solo perché qualcun’altro ti ha obbligato a farlo.

In questo passaggio tratto da una finta intervista un po’ snob di Repubblica lo trovi espresso in modo ancora più chiaro:

 

“Ma poi, mica solo i libri possono essere letti. Puoi leggere le persone, un quadro, uno stato d’animo. Per compiere l’azione di leggere, non hai bisogno di un libro. Puoi leggere il cielo, oppure gli spartiti. Io leggo i gesti del direttore d’orchestra e li interpreto.”

 

Infine (questo è dedicato a tutti quelli che ritengono i non lettori di libri delle capre ignoranti) con internet le modalità di apprendimento sono cambiate: oggi puoi ottenere informazioni utili usando strumenti diversi dai libri, come video (ad esempio i tutorial su Youtube), i blog o i podcast (file audio che puoi trovare su internet e che trattano gli argomenti più disparati). Personalmente continuo a considerare il libro come la fonte per eccellenza per acquisire informazioni affidabili, in quanto il lungo processo di scrittura ed il lavoro che ci sta dietro lo rendono più completo e profondo dei testi online, brevi e generici, ma oggi è possibile diventare esperti in un settore solo usando risorse messe a disposizione online.


“D’accordo, mi hai convinto, la lettura è uno stato mentale, è bella e tutti possono trovare la loro via per avere soddisfazione durante la lettura. Ma io devo leggermi questo mattone (inserire titolo di libro che devi studiare) e non riesco proprio a mandarlo giù. “

Ci sta,  la lettura non è sempre divertimento. Come puoi affrontare quindi quei libri scritti in modo denso e pesante (i libri universitari italiani su tutti) che devi comunque studiare per poter passare un esame o acquisire conoscenze indispensabili?

Questo ci porta all’ultimo argomento di oggi.

Come leggere del materiale noioso o pesante

Finora ci siamo concentrati principalmente sulla lettura come fonte di piacere e di relax, ma non è sempre così. Spesso dobbiamo leggere manuali o informarci su argomenti non esattamente entusiasmanti, perché ce lo richiede il nostro lavoro o la scuola che frequentiamo.

Come fare a rendere la lettura di questi libri più interessante?

La prima cosa che puoi fare è instaurare un dialogo con il libro e con l’autore. Cerca di capire il contenuto ed il punto di vista dell’autore, ma se non ti convince scrivi la tua opinione accanto al paragrafo o su un apposito quaderno. Avvia un dialogo e cerca le risposte alle tue domande più avanti nel libro, oppure chiedile a una persona più esperta. L’importante è leggere in modo attivo e non limitarsi ad assimilare nozioni senza usare del sano spirito critico.

Un secondo stratagemma è diventare un cacciatore di pepite. Internet ha cambiato il nostro modo di leggere, facendoci saltare da un paragrafo all’altro e magari tornando indietro per riprendere alcuni concetti saltati. Questo modo di lettura non si adatta molto bene a romanzi o qualsiasi altro tipo di lettura affrontiamo per divertimento, ma è perfetto per leggere libri in cui stiamo cercando informazioni utili. In questo caso può pure tornarti utile la lettura veloce (anche se non sono un grande fan) poiché ti permette di selezionare alla svelta le informazioni interessanti e poi di memorizzarle. Un esempio in cui puoi applicare con successo l’approccio del cacciatore di pepite sono i libri di crescita personale: quando realizzi che i concetti sono ridondanti, comincerai a saltare quelli che hai assimilato e fatto tuoi per passare a quelli su cui devi ancora lavorare.

Questi due stratagemmi purtroppo, non funzionano sempre. Esistono testi molto densi, come un manuale di matematica o un libro di scacchi, in cui in una pagina sono contenute più informazioni che in un intero libro di un altro argomento. In questo caso l’unico consiglio che ti posso dare è di abbandonare l’idea di lettura per puro piacere personale (già, nella vita non c’è solo il piacere 😛 ) e di adottare quella di lettura come allenamento per il tuo cervello. Prenditi tempo e vai piano: eserciterai la tua capacità di concentrazione e di lavorare su problemi concettuali tosti, facendo fatica ma imparando a pensare più in profondità. Per non demoralizzarti, considera questi libri come “speciali” e quando pianifichi le sessioni di studio non usare un numero di pagine fisso: meglio dividere lo studio per temi e mantenere il piano più flessibile possibile, aggiustandolo alla tua velocità di apprendimento.

Nota: e l’azione?

Questo post è dedicato specificatamente alla lettura perché sono stufo di sentire affermazioni come “Leggere è noioso” buttate lì a caso solo per le brutte esperienze avute a scuola con i classici italiani.

Se fai parte di questo gruppo di persone, dai un’altra chance alla lettura. Non lasciare che una scuola pensata duecento anni fa ti impedisca di visitare mondi nuovi e sconosciuti e di diventare una persona migliore.

Vai in una libreria o in una biblioteca, prenditi un libro che ti incuriosisce e una volta arrivato a casa, comincia a sfogliarlo. Potresti scoprire una nuova passione o risvegliare un amore sopito.

Se invece decidi di cominciare a leggere libri di crescita personali, attento a non cadere nella trappola della pornocrescita personale: per poter assimilare al meglio questi libri l’azione è più importante della lettura.

Adesso che siamo arrivati alla fine del posti di oggi ho una richiesta particolare per te: anziché chiederti di mettere il solito, scontato, like o di condividere il post sui social voglio chiederti qualcosa di più personale. Se conosci qualcuno che odia la lettura, mandagli il link del post di oggi e chiedigli di dargli un’occhiata (1600 parole non sono poi così tante! 😉 ) e poi fammi sapere se sono riuscito a convincerlo, o convincerla, a dare un’altra opportunità alla lettura. 

Buona settimana!

 

 

 

 

 


Che cosa ho imparato partecipando ad un evento TED

ted

TEDxKazimierz, l’evento a cui ho partecipato e che ha ispirato questo post

 

“Vuoi avere un impatto sulla vita delle persone oppure vuoi solo impressionarle?”

John Scherer

 

Per oggi avevo in programma un post completamente diverso, ma sono stato letteralmente travolto dagli eventi che mi sono capitati questo weekend ed ho deciso di cambiare piano all’ultimo momento. Il motivo di questo terremoto editoriale? L’evento TED a cui ho partecipato. 

TED è una conferenza a cui partecipano persone che vogliono condividere punti di vista originali, i loro successi e le loro sofferenze, quello che hanno imparato durante la loro vita. È un’esperienza che ti carica di ispirazione e ti aiuta ad avere un sacco di idee interessanti. Se vuoi scoprire se c’è qualche evento TED organizzato nella tua città puoi sbirciare la pagina wikipedia in cui ci sono informazioni sulle sedi italiane in cui si è già tenuta questa conferenza.

Mi sto ancora mangiando le mani nel non aver fatto qualche bella fotografia (è dai tempi delle superiori che provo un astio immotivato verso le foto, ma per fortuna sta passando), ciononostante voglio condividere con te quello che ho imparato durante questo evento.

Cominciamo da…

L’età non è un limite

Questo è stato il titolo della conferenza, che mi ha attratto immediatamente perché provocatorio. Come si può credere che un novantenne possa avere la mobilità di un ventenne? L’età è un limite. Al tempo stesso però, ho capito l’essenza di questo concetto: non considerare l’età come una scusa per non cominciare a fare cose nuove. Se pensi di essere troppo vecchio per realizzare progetti ambiziosi, prima di mollare senza neppure fare un tentativo, chiediti se sia davvero così. La pigrizia non ha età ed è molto furba a trovare scuse per farti rimanere tranquillo con il culo al caldo.

Quando poi vedi una rockstar di cinquant’anni scatenarsi come se non ci fosse un domani e poco dopo un reduce di guerra di 94 anni che racconta la sua vita in inglese (non la sua lingua madre), capisci che l’età non è davvero un limite e che se ti esponi un po’, la vita ha molte soddisfazioni da darti.

Man mano invecchiamo il problema principale non sono i problemi fisici ma i nostri limiti mentali: con l’aumentare dell’età diventiamo più sensibili al fallimento e non vogliamo sembrare degli idioti. Ci limitiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto per proteggere il nostro ego dal sembrare ridicoli. Soltanto accettando di essere di nuovo goffi ed impacciati, di ritornare principianti e di essere pronti ad imparare dagli altri possiamo arricchirci e diventare persone migliori.

Magari adesso stai leggendo questo post e ti stai dicendo: “Suona troppo facile e motivazionale, non mi convince per niente”

Se è così c’è un buon motivo, e questo è l’argomento del prossimo paragrafo.

La crescita personale è banale

“Che cosa? Hai aperto un blog di crescita personale, è evidente che il mondo non pullula di persone di successo e tu mi hai appena detto che la crescita personale è banale?”

Confermo! 🙂 Ho avuto questa intuizione durante la conferenza a cui ho partecipato, o meglio durante il party successivo in cui ho avuto l’opportunità di conoscere uno degli speaker, un americano esperto di crescita personale che lavora da anni in Polonia ed offre consulenza ai dirigenti. La conversazione è stata molto piacevole, ma al tempo stesso non mi ha arricchito dal punto di vista tecnico: il metodo suggerito da questo esperto di crescita personale è uguale a quelli che ho letto in giro su internet. In una frase: capisci chi sei e cosa vuoi, e poi agisci di conseguenza.

Questa è la crescita personale in una frase. Se tu mettessi in pratica questo unico concetto, non avresti più bisogno di leggere nulla al riguardo. Ed allora perché tutti cercano insegnanti, guide, rimedi facili? Perché l’industria della crescita personale esiste?

A parte le ragioni più tristi, come la pornocrescita personale o spillare soldi alla gente, esiste una motivazione molto forte che dà un significato a questo settore: la risonanza.

Che cosa voglio dire? La risonanza è un fenomeno che si verifica quando ti trovi di fronte qualcosa e lo senti tuo. A me capita spesso con alcune frasi che riescono a catturare un concetto che non sono riuscito ad esprimere usando parole mie. Quelle che leggo e mi fanno dire: cazzo, è proprio così!

La risonanza è il motivo per cui ognuno di noi trova alcuni autori motivazionali geniali ed altri delle mezze cartucce: a parità di contenuti qualcuno risuona di più con il nostro modo di essere. C’è chi ama Osho e il suo approccio mistico, chi apprezza l’esibizionismo di Anthony Robbins e chi preferisce un approccio più pratico e no-non sense (in questo caso Pensa Fuori dalla Scatola è il posto che fa per te! 😉 ).  Alla fine la strada che hai scelto non conta granché: qualsiasi filone decida di approfondire ti porterà comunque a migliorare, e a fare tuo il principio chiave che abbiamo visto prima (capisci chi sei e cosa vuoi, e poi agisci di conseguenza).

Quando definisco la crescita personale come banale, non mi riferisco soltanto ai contenuti: se passi il tuo tempo ad occuparti solo di crescita personale, alla lunga diventerai incapace di praticarne i principi. Chi fa il coach di professione, o magari tiene seminari su strategie di crescita personale e nient’altro, si fossilizza sulle sue conoscenze e non riesce più a guardare con gli occhi freschi le persone e le situazioni, usando sempre gli occhiali del suo metodo per catalogare tutto e tutti. 

È fantastico che tu abbia deciso di interessarti alla crescita personale, ma solo applicandone i principi tutti i giorni alle parti più disparate della tua vita potrai mantenere la tua mente flessibile a nuove idee.

L’evento non è l’evento principale

Quando ho deciso di partecipare a TED mi aspettavo di andare ad una conferenza, sedermi, ascoltare i relatori e poi andare a casa a riflettere su ciò che avevo ascoltato. La realtà è stata “leggermente” diversa: fin dal mio arrivo i volontari che avevano organizzato l’evento mi hanno accolto facendomi parecchie domande e consegnandomi un cartellino con il mio nome e i miei interessi principali (che avevo fornito precedentemente via email). In questo modo era molto più facile avere conversazioni con persone sconosciute. Avendo a disposizione un icebreaker (modo per rompere il ghiaccio) così efficace, conoscere gente è stato facilissimo.

Non solo: oltre a studenti e lavoratori ho conosciuto imprenditori e finanziatori, e per me è stato totalmente inaspettato. In una città così legata alle multinazionali come Cracovia scoprire questa realtà è stata una piacevole sorpresa, ed ha rappresentato la vera ragione per cui mi sono goduto davvero questo evento. Al di là dell’ispirazione che ho guadagnato ascoltando diversi relatori, il momento più bello è stato conoscere persone che hanno mentalità, lavori ed esperienze diverse, ma allo stesso tempo condividono con me l’obiettivo di costruirsi il loro lavoro dei sogni. Ho scambiato contatti ed ottenuto consigli molto preziosi, che sto mettendo in pratica per realizzare un paio di progetti (tra cui il mio libro sul networking, il mio futuro primo prodotto! 😀 ).

La cosa più utile che ho imparato partecipando a questa conferenza è di andare oltre l’evento in sé, ma di vedere quali opportunità, nascoste e non, puoi sfruttare. L’università è un esempio lampante.

Grazie ad internet è possibile trovare tutto quello che ti viene insegnato all’università gratuitamente. Perché quindi investire tempo e soldi per imparare contenuti che chiunque può avere gratis? Una possibile risposta sta nelle opportunità collaterali che offre l’università: puoi conoscere personalmente un docente nell’area di ricerca che ti interessa, o magari partecipare ad un convegno su un argomento che ti ha sempre incuriosito, oppure ancora ottenere uno stage in un’azienda molto rinomata. In questo caso se presti troppa attenzione all’evento (l’università, o meglio finire l’università con voti alti) ti fai sfuggire il vero valore che hai a disposizione (le occasioni viste sopra).

 

Ora che hai letto questo post non hai più scuse: trova il ramo della crescita personale che ti piace di più e comincia ad applicare tutto senza pietà! 😉

E se anche tu hai partecipato a qualche evento che ti ha ispirato, o addirittura cambiato la vita, fammi sapere la tua esperienza nei commenti. Non c’è niente di più bello di vedere persone appassionate descrivere che cosa gli ha cambiato la vita (si, ho imparato anche questo a TED! 😀 )

Buona settimana!


La scuola dei miei sogni: cosa cambierei dell’attuale sistema

perspective

Prima di tutto cambierei prospettiva (da Flickr)

 

“L’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini che sono capaci di fare cose nuove, e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto”.
Jean Piaget

 

Recentemente mi è capitato di leggere diverse contestazioni riguardo ai test INVALSI e al decreto “buona scuola” (che i più coraggiosi possono leggere in formato integrale aprendo il link) e devo dire che queste discussioni mi hanno deluso parecchio.

I punti critici sembrano essere due: il rifiuto di farsi valutare da un test standardizzato a crocette e quanto potere concedere ai presidi. Per quanto possa capire entrambe le posizioni, ho notato che in tutto questo marasma manca un punto fondamentale: ciò che viene insegnato a scuola. 

È incredibile come ci si accanisca a discutere di metodi di valutazioni e di graduatorie, quando ciò che dovrebbe significare la scuola (passare conoscenze alle nuove generazioni) è stato perso per strada. I metodi di apprendimento e le materie insegnate sono ferme agli anni Cinquanta, escludendo una timida comparsa dell’informatica. Nel frattempo il mondo è cambiato ed oggi i metodi di apprendimento più usati (la lezione frontale) nonché alcune materie hanno perso la loro utilità.

Oggi più che mai ci troviamo a vivere in un mondo con abbondanza di informazioni e la scuola ha rinunciato al suo ruolo di guida per aiutare i giovani a sviluppare pensiero critico, preferendo discutere su programmi (PS: sei mai andato oltre la seconda guerra mondiale in storia? ) e su graduatorie anziché mettere in discussione le basi.

Attenzione, ho detto scuola e non gli insegnanti. Come in tutte le professioni, ci saranno quelli più appassionati nel loro lavoro, quelli più preparati e le teste di cazzo. Considerare “gli insegnanti” come un corpo unico a se stante, magari ricordandoti solo di quel professore di matematica che ti è stato così indigesto non è il massimo. Al tempo stesso però, ci sono materie come il latino o il greco che nel mondo moderno sono assolutamente inutili, se non per un gruppo molto ristretto di persone. Non sarebbe meglio farle studiare a chi è un linguista piuttosto che spacciarle come indispensabili a tutti i poveri studenti dei licei scientifici e classici? Se lo studio di una lingua apre la mente, perché non studiare cinese o arabo, lingue che hanno pure un sistema di scrittura diversa, ti obbligano a pensare in un modo differente e ti aprono mondi nuovi?

L’unico motivo per cui certe materie sono ancora mantenute nella scuola è legato ad una questione di personale disponibile: il numero di docenti di cinese in Italia è nettamente inferiore a quello dei docenti di latino, quindi fare una modifica immediata non è possibile. Al tempo stesso le parti in causa (governo, sindacati, insegnanti) sono tutti occupati a difendere la loro poltrona che a discutere di come dovrebbe essere la scuola di oggi.

Nel post di oggi voglio usare la bacchetta magica e proporti alcune delle materie che dovrebbero essere insegnate nella scuola di oggi. Dato che purtroppo queste materie sono assenti, per poter riuscire ad avere gli strumenti per raggiungere il successo nella vita dovrai arrangiarti ed approfondirle da solo. Non ti preoccupare, ti fornirò qualche consiglio strada facendo e se dovessi avere libri che vuoi condividere puoi sempre usare i commenti e rendere ancora più completo questo post! 😉

Ok, cominciamo.

Le basi: psicologia ed economia

Sono di parte, ma voglio cominciare dalle mie due passioni. Come è possibile che ho dovuto aspettare più di vent’anni per venire a conoscenza di queste due aree del sapere che influenzano la vita tutti i giorni in modo così forte?

A quanto mi risulta esiste solo una scuola dove queste due materie vengono insegnate contemporaneamente, ragioneria, e non vengono insegnate pure nel modo migliore. Più che psicologia si studia “Storia della psicologia” (un obbrobrio che capita anche con filosofia, la materia per eccellenza in cui sviluppare il pensiero critico) mentre economia per ovvie ragioni si concentra più sull’aspetto contabile (anche se i libri di testo di economia aziendale ignorano l’utilizzo di software usati per la registrazione di fatture onnipresenti nel mondo aziendale e si ostinano a farti fare tutti gli esercizi a mano).

In tutte le altre scuole, ne viene studiata solo una su due (di solito psicologia) o il nulla pneumatico (e questo vale per i licei, in teoria scuole d’elite).

Con la mia bacchetta magica non solo introdurrei psicologia ed economia come obbligatorie nel mondo della scuola, ma darei a queste due materie una forte impronta pratica. Certo, è importante sapere cosa ha scoperto Freud, ma al tempo stesso preferirei apprendere elementi di psicologia più utili, come imparare a gestire ed incanalare le emozioni in maniera positiva (magari usando i principi della soft zone), imparare le basi per negoziare in maniera più efficace e mantenere alta la mia motivazione. Una volta assimilate le basi avrebbe senso approfondire cosa hanno detto i più grandi di sempre, non all’inizio quando non ho la minima idea di cosa fare.

Lo stesso vale anche per economia. Prima di partire con supercazzole su micro e macroeconomia, finanza ed altro, non sarebbe più interessante imparare come risparmiare i propri soldi, come investirli e come valutare decisioni fondamentali (tipo comprare o meno una casa) in maniera più informata ed oggettiva possibile?

Di nuovo, una volta consolidate le basi potrebbe seguire uno studio più approfondito di altre aree dell’economia, possibilmente assimilando anche teorie recenti e non solo quelle valide nel 1800 (come mi è capitato durante la mia università di economia, purtroppo).

Adesso che ti ho convinto dell’importanza di economia e psicologia, da dove puoi cominciare la tua scuola personale?

Per un inizio soft in economia ti consiglio di dare una lettura ai miei post su come raggiungere la libertà finanziaria e sulla strategia di investimento di Warren Buffett, mentre per la psicologia puoi leggerti come allenare la tua felicità e il post dedicato a Carlsen, il campione di scacchi.

Se invece vuoi qualcosa di più approfondito ti consiglio di leggere Daniel Goleman per la psicologia, in particolare il suo primo lavoro “Intelligenza Emotiva” che ti aiuterà a fare luce su quali altri fattori influenzano la tua carriera e le tue relazioni oltre all’intelligenza, mentre per l’economia, in particolare nel settore investimenti, ti consiglio i libri di Warren Buffet e Charlie Munger, il suo partner.

Nota: con questi libri svilupperai una buona comprensione generale, ma per poter essere ancora più efficace dovrai anche smazzarti manuali più tecnici sull’argomento che ti sei scelto. Vedi come sarebbe più pratico se tutto fosse insegnato a scuola? 😀

Lavorare in team

“La scuola è una giungla”.

Questa è l’espressione che ha usato un mio collega polacco quando mi ha raccontato del perché suo primo figlio (6 anni) sta imparando karate. Ho sorriso, certe cose non cambiano in nessuna nazione del mondo.

Durante la scuola è il momento in cui si formano amicizie che possono essere indissolubili, ma la cosa più incredibile è che non sono favorite dall’ambiente. La maggioranza delle attività scolastiche sono svolte a livello individuale, ricerche e presentazioni hanno un ruolo marginale perché altrimenti non si riesce a valutare la performance del singolo individuo. Ha senso, vero?

Già, c’è solo un piccolo problema. Nel momento in cui entri nel mondo del lavoro questo principio viene sbattuto fuori dalla finestra. Soprattutto oggi, in un ambiente in cui ci sono sempre più collaborazioni tra colleghi, magari pure in nazioni diverse, la capacità di collaborare è diventata fondamentale. Che ci piaccia o no, nel mondo del lavoro il nostro voto (leggi stipendio) dipende anche da come si comporta il nostro collega. Se con il suo modo di fare allontana i clienti, o passa la giornata davanti alla macchinetta del caffè, le sue azioni impattano l’azienda e quindi anche tu, in quanto lavori con lui.

Dato che il mondo lavorativo funziona così, non sarebbe meglio dare molta più importanza al lavoro di gruppo anche nel mondo della scuola? Perché non avere almeno il 50% del voto di un alunno dipendente da lavori di gruppo? In questo modo si incentiverebbero comportamenti più virtuosi, e si eserciterebbero doti di leadership e di capacità sociale altrimenti destinate a rimanere nel cassetto. Per evitare di avere sempre gli stessi gruppi poi si potrebbe cambiare ogni volta la composizione dei componenti ed il ruolo di leader formale. In questo modo anche le persone più timide e introverse avrebbero l’opportunità di capire cosa significa essere responsabili per altre persone, e mettendo in pratica le competenze psicologiche viste nel paragrafo sopra potrebbero pure imparare a sciogliersi.

Un bel sogno vero? Purtroppo qui l’ostacolo sarebbero probabilmente i genitori, che non vorrebbero avere il loro pargolo (ovviamente il più intelligente della classe) penalizzato dal fatto di lavorare con individui più pigri di lui. Quando poi la stessa cosa succederà nel mondo del lavoro saranno i primi a non dire nulla.

Per fortuna esiste un modo in cui è possibile assimilare al meglio i principi del lavoro in team: gli sport di squadra. La capacità di sacrificarsi per il bene del team, capire che il risultato è legato al rendimento di tutti e non solo il tuo ed aiutare i compagni in difficoltà sono le basi che puoi apprendere praticando basket, calcio, pallavolo o qualsiasi altra cosa ti venga in mente. Se non sei già un praticante convinto, che cosa stai aspettando? 😉

Esperienza all’estero obbligatoria

Ho già parlato in questo post di come nella società di oggi manchi un vero e proprio rito di iniziazione che sancisca il passaggio all’età adulta, ed avevo suggerito l’Erasmus come un (blando) sostituto.

Per rendere questa esperienza ancora più efficace sarebbe meglio farla prima di mettere piede all’università, a 18-19 anni appunto. Avere la possibilità di entrare in contatto con un’altra cultura durante il periodo della scuola obbligatoria potrebbe aiutarti a chiarirti le idee sul percorso universitario che vuoi intraprendere, o se vuoi intraprenderne uno. Impareresti a buttarti in grosse esperienze non essendo completamente pronto, a dover vivere in un ambiente nuovo, e magari pure ostile, senza l’aiuto degli amici e dei genitori. Una scuola di vita continua.

Il rischio che potrebbe presentarsi in questo caso è quello di sottovalutare l’Italia una volta tornato.

Ti spiego meglio: a me è successo quando ho fatto l’Erasmus, un’esperienza molto forte che mi ha lasciato dentro un grosso vuoto quando sono tornato in Italia. “È tutta qui la vita adesso?”, mi chiedevo. Mi mancava l’ambiente internazionale e l’apertura mentale che avevo trovato in Germania come studente e in Italia mi sentivo soffocare.

Adesso che sono da tre anni in Polonia ho sviluppato una visione più equilibrata delle cose. Certi aspetti dell’Italia mi mancano proprio, mentre su altre cose mi sono reso conto che l’Italia è simile agli altri paesi europei.

Nonostante questo rischio un’esperienza all’estero presenta troppi vantaggi per non considerarla, e per fortuna qui il rimedio è piuttosto semplice. Se la scuola non organizza questa esperienza, puoi pensarci tu!

Esistono siti come serviziovolontarioeuropeo.it in cui puoi trovare offerte di lavoro come volontario in altri paesi (vale dai 17 ai 30 anni) ed avere la possibilità di conoscere più da vicina un’altra cultura. Oppure puoi organizzare per conto tuo una vacanza studio dove ti pare, anche se questo sarà più dispendioso dal punto di vista economico. 

 

 

Nella mia scuola dei sogni queste sono le tre componenti fondamentali. Quali sono le tue invece? Fammi sapere la tua opinione, per me è preziosa. E se questo post ti è piaciuto ricordati di condividerlo con gli amici! 😀