Che cosa ho imparato lavorando un anno come selezionatore

Dr. House

Oggi c’√® anche lui! ūüėÄ

 

Il lavoro non mi piace, non piace a nessuno, ma a me piace quello che c’√® nel lavoro:¬†la possibilit√† di trovare se stessi.

J. Conrad

 

Questo post √® piuttosto personale. Di solito quando preparo un testo per ‚ÄúPensa fuori dalla scatola‚ÄĚ voglio fornirti tecniche e spunti che ti aiutino a migliorare la tua vita, ma oggi sar√≤ un po’ pi√Ļ egocentrico, visto che le ultime due settimane sono state periodo di anniversari: Pensa Fuori dalla Scatola¬†ha compiuto ufficialmente due anni e io ho completato il mio primo anno come selezionatore.

Quest’esperienza mi ha dato tantissimo dal punto di vista personale e professionale, aiutandomi a capire quali sono i falsi miti che circolano a riguardo e mi ha permesso di sviluppare alcune qualit√† personali molto utili non solo in ambito lavorativo.

 

Ad esempio…

 

La nobile arte della diplomazia

Ricordo ancora il primo giorno in cui sono entrato a lavorare in una multinazionale: ero teso e mi aspettavo di incontrare un ambiente superefficiente, pieno di persone preparate da cui poter imparare un sacco.

In quel periodo ero parecchio na√Įve ed il ritorno alla realt√† √® stato brusco: colleghi menefreghisti e arrivisti, capi incompetenti, una disorganizzazione pazzesca e situazioni surreali. Alla Dilbert, per capirci. Certo, ho anche conosciuto persone preparate e competenti, ma molto meno di quante me ne aspettassi.

Questa prima esperienza mi ha fatto capire che per aver successo nel mondo lavorativo non bastano le competenze tecniche, ma √® necessario sviluppare anche capacit√† interpersonali. E a quel punto ho cominciato a¬†leggere libri sopra libri relativi all’argomento, ad esempio¬†‚ÄúCome trattare gli altri e farseli amici‚ÄĚ, ‚ÄúNever Eat Alone‚ÄĚ (tradotto con “Non mangiare mai da solo; se non te la senti di leggerlo in inglese trovi un ottimo riassunto su Italian Indie ). Tutto per imparare come¬†fare network e ad avere buone relazioni con capi e colleghi.

Come potrai immaginare la lettura non √® sufficiente per assimilare questi concetti. Solo con tanta pratica puoi renderli automatici e farli davvero tuoi. E tutta questa teoria ho avuto modo di metterla in pratica proprio nel mio lavoro attuale: ho dovuto imparare a gestire non solo i ‚Äúclassici‚ÄĚ rapporti con clienti, colleghi e capi, ma anche con i candidati. Ho cos√¨ imparato come dare buone e cattive notizie (uno dei miei compiti √® fornire il feedback delle interviste fatte dai candidati con i manager), come trattare in modo professionale chi capisco che non sia un buon candidato per quella posizione oppure chi¬†mente scrivendo informazioni false sul CV (√® successo, e ti sconsiglio vivamente di farlo dato che significa la fine automatica del processo di selezione). Se dovessi riassumere quest’esperienza in due frasi partirei¬†da: ‚ÄúMettiti nei panni della persona che hai davanti. Sempre.‚ÄĚ

Siamo tutti persone diverse, con motivazioni e motivatori diversi, ma su un punto siamo tutti uguali: vogliamo rispetto ed essere informati su cosa sta succedendo durante un processo di selezione. Perci√≤ quando mi capita di chiamare candidati chiedendo di spostare il colloquio precedentemente fissato, oppure di averne uno con pochissimo preavviso, fornisco sempre una ragione e cerco di spiegare il perch√© di questa situazione. Qualche volta le motivazioni non sono le pi√Ļ sensate, ma solo il fatto di ammettere implicitamente che la situazione √® incasinata rende i candidati pi√Ļ disponibili a venirmi incontro e a trovare una soluzione insieme.

La seconda frase √®: ‚ÄúCerca di creare situazioni vantaggiose per tutte le parti in causa.‚ÄĚ La famosa, o famigerata, teoria Win-Win, o per dirla con un italiano chiaro, fare contenti tutti. Esempio pratico: trovo un candidato eccezionale che non aspetta altro che di lavorare per il mio cliente ed alla fine viene assunto: lui √® contento (ha il lavoro dei suoi sogni), io sono contento (ho fatto bene il mio lavoro) ed il cliente √® il pi√Ļ contento di tutti (finalmente ha qualcuno che lo possa aiutare). Questo, per√≤ √® il caso ideale: molto spesso capiteranno situazioni in cui dovrai raggiungere un compromesso rispetto al piano generale, ed √® qui che si vede la vera applicazione di questo principio. Se durante le trattative mantieni un approccio win-win e cerchi di capire quali sono le esigenze pi√Ļ sentite dell’altra persona, cerchi di venirgli incontro accontentandolo l√¨ e chiedendogli sacrifici da un’altra parte. Un esempio molto pratico che mi √® capitato recentemente: un candidato era felicissimo dell’offerta, poich√© molto appassionato dell’azienda per cui lavoro attualmente, ma avrebbe voluto un po’ di pi√Ļ sia dal punto di vista economico che dal punto di vista contrattuale (un contratto indeterminato, mentre per la posizione in questione potevo offrire solo un determinato). Una volta realizzato che non potevo dargli entrambi, ho cercato di capire cosa fosse pi√Ļ importante per lui, e una volta capito che il contratto indeterminato era la cosa a cui teneva di pi√Ļ, ho intavolato trattative con la mia manager per poterlo ottenere. Queste trattative stanno ancora procedendo (√® stato un caso piuttosto recente), ma anche se alla fine non dovessero andare in porto non avr√≤ rimpianti, perch√© ho fatto del mio meglio per creare una situazione vantaggiosa per tutti.

Preparazione, comunicatività e unicità: la ricetta per il successo lavorativo

Lavorare per un anno nell’industria del recruitment (il modo figo per chiamare la selezione del personale) mi ha aiutato a capire quali sono I falsi miti che circolano su internet a riguardo. Di qualcuno ne ho gi√† parlato in questo post, oggi voglio ribadire qualche concetto.

Esistono tre concetti chiave su cui devi basarti nel momento in cui vuoi fare domanda per un posto di lavoro: preparazione, comunicativit√† ed unicit√†. Vediamoli pi√Ļ nel dettaglio.

Quando trovi un annuncio di lavoro interessante, la prima cosa da fare √® documentarti sull’azienda e sulla posizione. Puoi usare internet, chiedere a chi ci lavora gi√† qualche dritta in pi√Ļ, qualsiasi cosa purch√© tu riesca a saperne di pi√Ļ. Facendo cos√¨ sarai percepito come un professionista serio e farai una buona impressione sul selezionatore, interno o esterno che sia.

Fantastico, ora sei un candidato con grande esperienza e preparato. √ą sufficiente per ottenere il posto di lavoro che hai chiesto? No, la comunicativit√† √® un fattore altrettanto importante.

Una volta ho avuto una discussione a riguardo con Marco, un lettore che non ama granch√© le agenzie interinali. Lui sosteneva, giustamente, che un selezionatore spesso non ha le competenze tecniche per giudicare la qualit√† di un candidato, soprattutto se fa un lavoro molto tecnico (Marco lavora come programmatore di computer, rientrando a pieno titolo in questa categoria). Nonostante sia d’accordissimo su questo punto, un selezionatore una cosa pu√≤ farla benissimo: giudicare la personalit√† di una persona. Perci√≤, se gli viene espressamente chiesto dal cliente di cercare profili preparati ma non arroganti e uno dei candidati con grande conoscenza tecnica dell’argomento¬†si rifiuta di rispondere alle tue domande, oppure sbuffa perch√© √® intervistato da una persona non tecnica, sta compromettendo le sue chances di avere successo.

In un mondo interconnesso come quello attuale, una persona che non è in grado di lavorare con gli altri si troverà spesso in situazione di svataggio, non importa quando sia valida dal punto di vista tecnico. Un personaggio alla Dottor House è molto divertente da guardare in una serie televisiva, ma lavorarci insieme tutti i giorni è un altro paio di maniche.

Quando hai a che fare con un selezionatore ricordati di una regola base del network: √® un guardiano che controlla l’accesso alla persona con cui vuoi parlare (il manager) e se vuoi passare oltre devi trattarlo con rispetto anche se dovesse dimostrarsi impreparato nello svolgimento del suo lavoro. Solo cos√¨ potrai avere accesso al manager e dimostrare in pieno tutta la tua competenza.

Infine, l’ultimo punto: unicit√†. Nella situazione economica attuale italiana, ci sono un sacco di disoccupati. Per dirla in termini economici c’√® un surplus di offerta dei lavoratori rispetto alla domanda e questo, tradotto in modo¬†semplice si traduce con salari pi√Ļ bassi e competizione pi√Ļ alta. Perci√≤ se vuoi avere successo in un mercato del lavoro cos√¨ competitivo devi essere ossessionato da una domanda: ‚ÄúPerch√© dovrebbero scegliere me rispetto ad altri candidati?‚ÄĚ L’esperienza lavorativa √® una delle ragioni pi√Ļ valide, ma se sei giovane e ti stai affacciando al mondo del lavoro, non ti preoccupare: entusiasmo e capacit√† di lavorare duro sono qualit√† molto apprezzate dai datori di lavoro, indipendentemente dal livello di esperienza.

Organizzazione e misurazione

Eccoci qui all’ultimo punto di oggi, tipico delle multinazionali outsourcing in cui ho lavorato negli ultimi tre anni, ma che ho imparato ad apprezzare solo recentemente.

Nelle multinazionali si scrivono moltissimi rapporti e si gestiscono parecchi database. In questo modo I manager sono sempre al corrente su quali sono le tue attività, se ci sono problemi sul tuo lavoro, eccetera (lo so, questo è il mondo ideale e non funziona sempre così)

Finora avevo mal sopportato questi database e rapporti perch√© mi sembravano solo uno strumento per controllarmi e per stressarmi l’anima su dettagli insignificanti. Nonostante qualche volta abbia ancora quest’impressione, ho imparato ad apprezzarli di pi√Ļ e ho cominciato ad applicare una massima americana che ho conosciuto leggendo Tim Ferris: ‚ÄúWhat gets measured, get managed‚ÄĚ. Per i diversamente inglesi: quello che viene misurato, viene gestito. Da quando ho realizzando che un database ordinato e dove possa controllare i¬†dettagli giusti rende il mio lavoro pi√Ļ semplice, ne sono diventato un grande fan. Usandolo al meglio posso capire per quali ragioni i candidati non sono interessati ad una posizione, quale messaggio introduttivo ha il tasso di risposta pi√Ļ alto, etc.

Se vuoi utilizzare questa filosofia nel modo pi√Ļ efficace, ricordati che la scelta di ci√≤ che misuri √® fondamentale e di non cadere nella trappola della sovramisurazione (una parola che ho appena inventato per definire un fenomeno curioso: ovvero controllare compulsivamente ci√≤ che hai deciso di misurare, senza prendere alcuna iniziativa e perdendo quindi del tempo prezioso. Pratica particolarmente diffusa tra blogger alle prime armi che controllano visite ogni cinque minuti ed investitori ‚Äúa lungo termine‚ÄĚ di borsa.

 

Eccoci arrivati alla fine del post di oggi. Mi auguro che ti sia piaciuto e preparati: la prossima settimana ci sar√† il secondo post di ‚ÄúDetto?Fatto!‚ÄĚ, con un rapporto su come √® andata la tecnica dei 101 desideri e la prossima sfida di crescita personale della settimana. Il titolo? “Vita da Robot”

 

Buon inizio settimana!

 


Affrontare un colloquio di lavoro telefonico: consigli pratici

Quando intervisto qualcuno, so nei primi due minuti se mi piace oppure no. Se trovo facile parlare con una persona e vedo apertura, onestà e integrità, di solito li assumo.

Bobby Brown

coltellino svizzero

Sii preparato come un coltellino svizzero.

 

Oggi sempre pi√Ļ aziende si avvalgono di agenzie o altri intermediari per il processo di selezione, incontrando¬†personalmente solo una rosa ristretta di candidati. I colloqui telefonici sono diventati molto di moda, in quanto permettono alle agenzie di risparmiare tempo nella ricerca e di fare una prima scrematura dei candidati.

Come fare a massimizzare le tue chance di successo con il selezionatore durante un colloquio telefonico?

Questo è quello che vedremo nel post di oggi.

Sii preparato, anche quando sei colto di sorpresa

Come prima cosa, rispondi al telefono! Suona molto Capitan Ovvio, ma ho visto persone rifiutare chiamate provenienti da un numero anonimo, quando molto spesso le agenzie chiamano con un numero anonimo per ovvi motivi (non vogliono¬†essere prese d’assalto da valanghe di potenziali candidati che chiedono informazioni). Quindi se hai fatto qualche domanda di lavoro, aspettati qualche chiamata anonima e non farti problemi a rispondere.

Come seconda cosa √® molto importante essere professionali¬†ed avere un po’ di buon senso: rispondere in un ambiente troppo rumoroso non ti aiuter√† a capire quello che ti verr√† chiesto, n√© ti far√† fare una bella figura. Se sei impossibilitato ad avere una conversazione tranquilla, fallo sapere al selezionatore e proponi immediatamente una data alternativa: in questo modo potrai avere anche pi√Ļ tempo per raccogliere informazioni sull’azienda che ti ha chiamato e sul selezionatore.

Per esperienza personale (soprattutto con aziende straniere) ti posso anche dire che di solito sia il nome dell’azienda che quello del selezionatore non si capiscono, i selezionatori li pronunciano troppo velocemente dovendoli ripetere decine di volte al giorno. Chiedendo¬†una mail di conferma avrai queste informazioni salvate e potrai¬†usare per prepararti al meglio, facendo una ricerca sul sito dell’azienda e su Linkedin.

Il colloquio telefonico: miti e verità online

Ed eccoci arrivati al fatidico momento del colloquio. Le dinamiche sono diverse da un colloquio faccia a faccia, poich√© il telefono velocizza parecchio la comunicazione e gli spazi di silenzio sono ancora meno tollerati. Come se non bastasse √® pi√Ļ difficile costruire un buon rapporto con il selezionatore rispetto ad un normale colloquio. In questo caso alcuni dei consigli pi√Ļ gettonati in internet, come sorridere mentre stai parlando e tenere carta e penna sotto mano per appuntarti informazioni¬†sono corretti e ti daranno una marcia in pi√Ļ, ma non sono la variabile determinante. Soprattutto per le posizioni non a contatto con il pubblico, la brillantezza durante il colloquio √® accantonata a favore delle competenze necessarie per svolgere il lavoro. Quindi tranquillo, se sei un programmatore non devi spendere ore a studiarti tecniche psicologiche per essere percepito in modo migliore durante¬†il colloquio telefonico. √ą molto meglio dedicarti allo studio di un nuovo linguaggio di programmazione o alla realizzazione di un nuovo progetto.

Ed ora veniamo ad un consiglio un po’ particolare, relativo ad un errore che mi √® capitato di commettere pi√Ļ volte durante i colloqui di lavoro che ho fatto in Italia: perdere la pazienza per certe domande. Quando un selezionatore mi chiedeva delle mie esperienze di studio o di lavoro mi dicevo:¬†“Ma cazzo, ho speso ore a lavorare su un curriculum¬†dove tutte queste informazioni ci sono gi√† e questo passa il tempo a chiedermi roba che dovrebbe gi√† sapere. Dove sta la sua professionalit√†?”¬†

Per quanto questa opinione sia condivisibile, oggi che sto dall’altra parte devo¬†spezzare una lancia a favore del selezionatore, spiegando le ragioni di questo comportamento. I selezionatori oggi sono oberati di posizioni su cui lavorare, e per quelle¬†“Entry level”¬†(le meno importanti) hanno pochissimo tempo: un paio di minuti per dare un’occhiata veloce al curriculum e poi chiamare al volo se la persona rispetta i requisiti di base. Durante la chiamata devono anche prendere note relative alla conversazione e non √® possibile avere sempre sott’occhio il CV, per questo potrebbero farti delle domande a cui tu hai gi√† risposto. Per risolvere il problema, da selezionatore, ho trovato questa soluzione: faccio¬†notare che ho letto il CV e dico di voler¬†avere conferma di alcune informazioni.¬†Fornendo¬†una ragione stronco sul nascere eventuali proteste.

Fatta questa premessa, andiamo ora a parlare del colloquio vero e proprio.¬†Di solito¬†si divide in due parti: un’intervista e una in cui ti verranno date tutte le informazioni necessarie (date di inizio, stipendio, ulteriori passi del processo di selezione etc.). Durante l’intervista segui¬†le regole base del bon ton telefonico, in particolare non parlare sopra al tuo interlocutore, non dare la sensazione di stare facendo altro (se nel caso malaugurato dovesse succedere, scusati e spiega immediatamente cosa stai facendo) e rispondi in modo puntuale alle domande dell’intervistatore. Questo √® molto facile per le domande a risposta chiusa, mentre pu√≤ risultare pi√Ļ difficile nel caso di altre domande molto pi√Ļ generiche come “Perch√© ti piacerebbe fare questo lavoro?” (vedi paragrafo successivo).

Una volta terminato il colloquio, chiedi tutte le informazioni importanti che non sono state menzionate durante la conversazione e chiedi¬†una data in cui riceverai un riscontro e un punto di contatto a cui scrivere per eventuali dubbi. Non accettare¬†un nebuloso “le faremo sapere”¬†e, una volta avute le date, non riempire di spam il selezionatore. Dagli il tempo di mantenere la sua parola e scrivigli solo se non si √® fatto sentire quando promesso.

Cosa rispondere alle domande generiche

Apro una parentesi importante, relativa alle domande generiche. Da candidato, durante pi√Ļ di un’intervista mi √® capitato di sentirmi fare una serie di richieste come: “Raccontami la tua ultima esperienza di lavoro” e…le ho sempre odiate.¬†“Se vuole sapere qualcosa di preciso, perch√© non me lo chiede in modo chiaro?”¬†Questo ragionamento non fa una grinza, ma c’√® un fraintendimento sottostante: il selezionatore non necessariamente vuole sapere informazioni particolari, ma vuole vedere come strutturi una risposta e quanto sei in grado di entrare nel dettaglio.

Mi spiego meglio: la vita aziendale non √® come a scuola. Niente ora di matematica il luned√¨ dalle 10 alle 11, niente sessione di esami dal 17 al 28 gennaio. La vita aziendale √® semplicemente imprevedibile. Gli inglesi dicono¬†“shit happens”¬†(la merda succede) e questa frase riassume¬†perfettamente la¬†situazione. Hai a che fare con richieste assurde dal capo, dai clienti, dai colleghi, dai tuoi sottoposti; devi gestire appuntamenti che saltano all’ultimo momento ed altri che si aggiungono senza che tu ne sapessi nulla. In questo ambiente dominato dall’incertezza, una delle capacit√† pi√Ļ ricercate √® quella di saper operare senza direttive chiare. Intuire cosa fare prima che il capo te lo¬†spieghi √® una delle caratteristiche pi√Ļ utili per fare carriera, e molte aziende la cercano disperatamente. Come fare a capire se qualcuno possiede questa capacit√†?

Chiedendoglielo direttamente non √® una buona idea: qualcuno mentirebbe spudoratamente, altri potrebbero¬†credere di essere in grado di lavorare in condizioni di incertezza, senza esserne davvero capaci. Il modo pi√Ļ efficiente trovato finora √® quello di chiedere domande volutamente generiche, che simulano una condizione di incertezza, e vedere come reagisce il candidato. Se sei in grado di dare una risposta esaustiva, che non si ferma ad un livello generale ma va in profondit√† con spunti presi direttamente dalla tua esperienza professionale, stai mandando un segnale chiaro: quando c’√® casino, io so cosa devo fare.

Per poter rispondere al meglio ad una domanda generica segui questa scala: per prima cosa, se ne hai bisogno, chiarisci gli aspetti che ti sembrano pi√Ļ importanti. Una, massimo due domande, dimostrano che sei attento ai bisogni dell’interlocutore e vuoi tagliare la risposta su misura per lui; troppe denotano insicurezza. Dopodich√© comincia la parte pi√Ļ importante: rispondi in modo chiaro, ed ogni volta che usi un’affermazione troppo generale (come “Per soddisfare un cliente √® importante soddisfare i suoi bisogni”) supportala sempre con dettagli presi dalla tua esperienza lavorativa e dalla tua intuizione, se la tua esperienza non ti dovesse aiutare.

Sicuro di te? Ma anche no.

Ed infine, un consiglio sulla tua personalità, se così si può dire. Sii te stesso.

“Eh? Che diavolo vuol dire essere me stesso?”¬†Come sai, non sono un grande fan di questo consiglio, ma per stavolta ho deciso di fare un’eccezione. Secondo internet per ottenere un lavoro devi sempre mostrarti come una persona dinamica ed entusiasta, un pupazzetto caricato a molla insomma. Questo consiglio viene dato in tutte le salse possibili, ma non tiene conto di un fattore fondamentale: il tipo di¬†lavoro svolto.¬†Essere una persona dinamica ed entusiasta ti aiuta moltissimo se devi lavorare a contatto con il pubblico, ma nella maggioranza dei casi non √® un fattore decisivo.¬†Quello che fa la differenza sono le tue competenze. Ti dir√≤ di pi√Ļ: in alcuni settori particolari, come nel caso dell’informatica, i selezionatori sanno che la brillantezza durante un colloquio non √® uno dei fattori pi√Ļ importanti, quindi potrebbero passare candidati anche non molto comunicativi che per√≤ abbiano dimostrato di sapere il fatto loro.

Quindi, se ti senti un po’ insicuro e nervoso prima di un intervista, non avere paura di mostrarlo. Un briciolo di umanit√† ti aiuter√† a non sembrare un pallone gonfiato. Un pizzico di nervosismo pu√≤ essere pure apprezzato: significa che a quel posto di lavoro ci tieni.

“D’accordo, tutto giusto, per√≤ se sto andando a fare un colloquio per una posizione manageriale devo essere sicuro di me, non posso mica sembrare una mammoletta.”

Non esattamente. Essere troppo remissivo può essere uno svantaggio se vuoi diventare un manager, ma non sempre. Qui entra in campo un altro elemento fondamentale: il carattere del capo.

Gi√†, la stragrande maggioranza dei manager hanno qualcuno che sta sopra di loro ed uno dei motivi per cui vengono assunti o meno, azzarderei al pari con le competenze, √® se si crea un giusto mix di personalit√† tra loro e il capo.¬†Un capo pi√Ļ autoritario preferir√† una persona che esegua i suoi ordini senza fare troppe domande, mentre uno¬†pi√Ļ aperto alla delega preferir√†¬†una persona pi√Ļ indipendente che potrebbe anche contestare le sue decisioni.

Questo lungo pippone si pu√≤ riassumere in una frase sola: durante un colloquio di lavoro non fingere la tua personalit√†, perch√© non conosci quale¬†profilo psicologico l’azienda sta cercando. Anche se lo conoscessi, fingere di essere diverso solo per¬†guadagnarti un posto di lavoro ti farebbe smattare dopo un paio di settimane.

In questo contesto l’onest√† √® il valore pi√Ļ importante, perch√© ti aiuter√† a costruire una base di fiducia con il selezionatore.

E, se proprio vuoi coltivare una caratteristica psicologica che ti far√† avere successo in qualsiasi colloquio di lavoro, scegli l’intraprendenza. Impara ad avere una soluzione ai problemi che ti capitano prima di¬†parlare con il tuo capo. Non importa se poi la metterai in atto da solo (come farebbe una persona molto sicura di s√®) oppure se discuterai questa soluzione con lui (nel caso di una persona un po’ pi√Ļ remissiva). In entrambi i casi il problema verr√† risolto grazie a te e questo √® quello che conta alla fine della giornata.

 

Con questo post spero¬†di averti aiutato a fare luce su questa parte sempre pi√Ļ importante del processo di selezione e che applicando questi consigli tu possa fare un figurone! ūüėČ

Ovviamente se l’hai trovato utile ti chiedo di condividerlo con i tuoi amici o di lasciarmi la tua opinione qui sotto.

Buon inzio settimana!


Giovani “fannulloni” ed Expo 2015. Un caso di malainformazione e autorazzismo all’italiana

Questo post è nato di getto e di rabbia, quando ho visto questo articolo pubblicato sul Corriere della sera.

La giornalista, tale Elisabetta Soglio, ha pubblicato questa perla di giornalismo in cui il titolo dice tutto: “Turni scomodi per lavorare all’Expo: Otto su dieci ci ripensano”.

Chiunque lavori nel mondo del copywriting, online e offline, sa che il titolo √® uno degli elementi pi√Ļ importanti all’interno di un testo. √ą quello che attira l’attenzione, che ti convince o meno ad aprire un link¬†e a leggerlo.

Il titolo usato qui si pu√≤ tradurre con: “Gli italiani sono un popolo di fannulloni viziati che spendono il tempo seduti sul loro culo.” Leggendo questo capolavoro di retorica si sviluppa ulteriormente, diventando “I giovani italiani sono dei fannulloni viziati che spendono il tempo seduti sul loro culo.”

Questa simpatica opinione¬†tranchant¬†viene data fornendo numeri lacunosi:¬†gli stipendi sono “…intorno ai 1300-1500 euro al mese suppergi√Ļ” (giuro che √® scritto cos√¨). Se lordi o netti, se per un part time o per un full time non ci √® dato sapere, la notizia importante √® che (rullo di tamburi) l’80% dei candidati ha rifiutato, soprattutto giovani.

Questo articolo ha scatenato una violenta reazione. Molti dei candidati in questione che hanno spiegato le scelte con motivazioni piuttosto valide: chi nei tre (!) mesi di attesa per il risultato del colloquio √® riuscito a trovarsi un lavoro, chi ha rifiutato un’offerta molto pi√Ļ bassa¬†rispetto a quella precedente ¬†e cos√¨ via¬†(per avere un quadro pi√Ļ completo ti consiglio la lettura di¬†questo post¬†e della¬†sua conclusione).

Da selezionatore questa faccenda mi ha inorridito. Alcune fasi del processo di selezione (come offrire una miseria a candidati che arrivavano dall’altra parte d’Italia) mi hanno lasciato molto perplesso, ma non conoscendo a fondo la faccenda non voglio tirare la croce addosso a Manpower, la societ√† di selezione incaricata di fare il colloquio. Tirando ad indovinare potrei anche dire che¬†alcuni dei problemi siano derivati da richieste irragionevoli fatte dal cliente di Manpower, la societ√† che sta organizzando l’Expo, ma di nuovo, non conoscendo le richieste che questa societ√† ha fatto non voglio esprimermi al riguardo.

Vorrei invece sottolineare due punti che mi hanno colpito di questa vicenda: il primo è scandalizzarsi che i giovani italiani rifiutino un lavoro, specie se sottopagato.

In Italia ho cercato lavoro per un sacco di¬†tempo, e ne ho viste di cotte e di crude. Una volta, durante un colloquio per Lombardini Discount avuto anni fa (ormai posso dirlo, pace all’anima loro¬†sono falliti¬†e la cosa non mi stupisce) lo “stipendio” che mi √® stato proposto per sei mesi di “stage” (40 ore alla settimana) era di 250 euro al mese. E tutti i giorni in giacca e cravatta, ovviamente. Poi, se fossi stato bravo, avrei avuto altri 6 mesi sempre a 250 euro al mese.

Ridicolo.

Questa √® un’offerta che mi piacerebbe avessero ricevuto a tempo debito tutti gli amanti della gavetta, senza se e senza ma, che giocano a fare i leoni da tastiera. Ricordo che all’epoca schiumavo di rabbia e mi auguravo che i giovani italiani prendessero coscienza del loro valore ed emigrassero o quantomeno si rifiutassero di accettare lavori pagati meno di uno schiavo.

Anni dopo, quando sembra che questa situazione si verifichi e i giovani mostrino un po’ di sana spina dorsale, anzich√© applaudire e cercare di trovare soluzioni pi√Ļ eque parte il grido di fannulloni.

Questo ci porta dritti al secondo punto che mi ha colpito:¬†l’autorazzismo italiano. √ą da parecchio che volevo scriverne, ma finora non avevo mai trovato¬†l’occasione giusta, che √® arrivata proprio in occasione di questa notizia. Mi √® capitato molto spesso di vedere¬†articoli in cui gli italiani vengono dipinti¬†come un popolo inferiore, accanendosi in particolare con i giovani mammoni e bamboccioni. I tedeschi, gli inglesi o i paesi del Nord invece sono popoli dotati di grande onesta e coscienza civica, dei superuomini in confronto a noi poveri italiani. Cazzate.

Se c’√® una cosa che ho imparato da quando sto qui in Polonia e che tocco con mano tutti i giorni, √® che gli italiani sono allo stesso livello degli altri popoli, europei e non. Ho visto in giro valanghe di burini provenienti da ogni parte del mondo e conosciuto persone italiane straordinarie. Quindi basta, smettiamola con questo autorazzismo per cui noi italiani siamo un popolo di incapaci e la crisi ce la siamo meritata.

In questo momento avremmo bisogno di tanti patti sociali incrociati tra categorie storicamente contrapposte: selezionatori e candidati, lavoratori dipendenti e imprenditori, vecchi e giovani, insegnanti e studenti, chi resta e chi emigra. Dobbiamo imparare ad ascoltare le esigenze di tutti¬†e capire come possiamo venirci incontro e trovare dei veri compromessi, non delle porcherie che fanno il gioco di una sola delle parti, di solito la pi√Ļ forte.

Un ragionamento ingenuo e ottimista? Forse, ma mi rifiuto di credere che la gente preferisca passare il tempo a tartassare un nemico anzich√® a trovare un modo concreto per tirarsi fuori da questo casino. Non voglio predicare l’amore universale, so che esistono ed esisteranno sempre divergenze tra questi gruppi antagonisti. Mi appello solo ad un po’ di sano senso pratico: collaboriamo adesso ed evitiamo di andare a fondo insieme, dopo avremo tutto il tempo del mondo per tornare a litigare.

Per cominciare a realizzare questi presupposti dobbiamo cominciare dall’informazione: boicottiamo¬†articoli porcheria con titoli acchiappaclick solo per fare contento l’editore (che avr√†¬†pi√Ļ traffico) e per sollevare un vespaio inutile.

Immagino che anche la professione di giornalista oggi sia molto difficile (ho visto “stipendi” dati a giornalisti ancora pi√Ļ agghiaccianti di quello che mi era stato proposto dal buon selezionatore di Lombardini), ma questa non deve essere una scusa per pubblicare articoli come quello del Corriere: disinformati, faziosi e autorazzisti.

Sono sicuro che se nel suo piccolo ognuno di noi comincer√† a fare quello che pu√≤ otterremo risultati molto pi√Ļ concreti rispetto ad aspettare che la fine della crisi piova dal cielo.

 

 


Ottenere un colloquio di lavoro: 4 suggerimenti utili

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 Un colloquio molto migliore di questo.

Se fai il lavoro abbastanza male, dopo magari non te lo fanno fare pi√Ļ.

Una riflessione di Bill Watterson applicabile anche ai colloqui di lavoro

Cosa fai quando trovi un’offerta di lavoro interessante? Mandare¬†il tuo CV standard con una lettera di motivazione scritta controvoglia ti porter√† ad un solo risultato: non essere considerato. Come ti ho gi√† detto qui,¬†i selezionatori hanno poco tempo e una valanga di¬†CV da leggere, quindi mettere in risalto le esperienze rilevanti √® fondamentale.¬†Tuttavia ci sono ancora quattro¬†accorgimenti che puoi usare per rendere interessante il tuo profilo e ottenere un colloquio di lavoro.¬†

Indaga un po’ per capire cosa vuole il selezionatore

festeggiare con mohito

Un mohito in spiaggia non è una buona risposta

In un mondo perfetto l’annuncio di lavoro dovrebbe essere chiaro e specificare i requisiti minimi per ricoprire questa posizione. Nel mondo reale invece √®¬†richiesta¬†una misteriosa¬†esperienza (quanti anni? In quale ramo specifico del settore?) e una serie di¬†soft skills¬†difficilmente misurabili. Esiste qualche indicatore in grado di definire la tua capacit√† di leadership, o di lavorare in un team? Purtroppo no.

Con queste informazioni difficilmente riuscirai a capire¬†se sei il candidato ideale e quali sono i punti deboli del tuo profilo su cui lavorare. Da quando lavoro come selezionatore, per√≤, ho visto che le aziende hanno dei parametri quantitativi che utilizzano per valutare i candidati. Come puoi trovarli quando non sono indicati nell’annuncio di lavoro?¬†Puoi¬†contattare selezionatori, manager, o persone con pi√Ļ esperienza nel settore e chiedere direttamente a loro quali parametri devi conoscere. Ad esempio ora sto lavorando nel settore¬†retail¬†ed alcuni parametri interessanti da inserire nel tuo CV per far capire al selezionatore che conosci il fatto tuo sono la grandezza del negozio (in mq.), il fatturato ed il numero di persone che lavorano nel tuo team.

“Ma se evidenzio questi dati e non sono in linea quelli richiesti dall’azienda, vengo scartato prima ancora di cominciare.” Obiezione legittima che per√≤ non tiene conto di due fattori: il primo √® che¬†un buon selezionatore sar√† colpito dal fatto che hai inserito nel CV tutti i parametri interessanti.¬†Penser√† che hai una profonda conoscenza del mercato in cui operi o che comunque hai fatto¬†una ricerca approfondita, e¬†questo ti farebbe guadagnare punti.

Il secondo motivo √® legato alla delusione che un selezionatore pu√≤ provare quando un candidato che “sulla carta” sembra superqualificato si rivela una persona con poca esperienza e conoscenza del settore inesistente.¬†Se lasci intendere di aver avuto un ruolo fondamentale¬†in una multinazionale, e poi il selezionatore scopri che eri a capo di un team di 3 persone, non solo non¬†sarai considerato¬†per un ruolo in cui devi gestirne venti¬†ma, vista questa “brutta esperienza” partirai in svantaggio anche per posizioni future pi√Ļ adatte al tuo livello di esperienza (non √® molto bello da dire, ma questo √® l’articolo sul candidato perfetto, non sul selezionatore! ūüėõ ).¬†Se non conosci nessuno che possa aiutarti puoi sempre prendere spunto dalla interviste che hai gi√† fatto per posizioni simili: prendi nota delle domande che ti vengono fatte, specie quelle pi√Ļ tecniche e inserisci le risposte in una, due frasi al massimo, nel tuo CV.

Oltre ai parametri nascosti, ci sono altri due punti piuttosto delicati in cui √® utile avere un’idea di cosa pensi il selezionatore: la sezione Hobby del CV e le¬†killer questions (domande aperte fatte allo scopo di avere pi√Ļ indicazioni sulla natura del candidato) . La sezione Hobby potresti¬†saltarla a piedi pari: molti selezionatori non arrivano nemmeno a leggere questa parte e se lo fanno, √® pi√Ļ per curiosit√† che per altro.¬†Puoi usarla comunque in modo pi√Ļ intelligente mettendo in risalto quegli hobby che possono essere in linea con la cultura aziendale: sono molto gradite le esperienze sportive, soprattutto se hai avuto o hai una carriera competitiva; quelle manageriali (ad esempio se gestisci un gruppo di persone in un’azienda no profit)¬†ed infine gli hobby simili ad un lavoro. Se ad esempio sei un programmatore e nel tempo libero crei videogiochi…hai fatto bingo! ūüėÄ

E le¬†killer questions? Voglio essere onesto con te, quando ero un candidato le odiavo. Non solo dovevo passare mezzora nell’inserire tutte le mie informazioni su un sito internet, quando pensavo di aver finito arrivavano queste domande a bruciapelo, cos√¨ generiche da non capire quale fosse¬†la risposta giusta. Da quando lavoro come selezionatore ho capito la loro utilit√† (farsi un’idea sulla personalit√† dei candidati) ed ho due consigli per te. Il primo sembra banale:¬†scrivi nella lingua in cui ti viene fatta la domanda.¬†Lo so, detta cos√¨ sembra un’ovviet√†, ma se c’√® una domanda¬†in inglese per un lavoro in cui √® richiesto un inglese fluente, devi¬†rispondere in inglese. Rispondere in italiano ti far√† perdere parecchi punti, e potrebbe essere una valida ragione per scartarti.

Il secondo punto √®: Se proprio non sai cosa rispondere…non essere originale.¬†“Ma come? Questo blog si chiama Pensa fuori dalla scatola e tu mi stai proponendo di non essere originale?”¬†Gi√†. Se ti chiedono perch√© potresti essere un ottimo candidato e hai fatto le tue ricerche sull’azienda e sulla posizione, non dovrebbe essere un problema per te rispondere, anche in aramaico (grazie, Google Translator!) Se per√≤ non sai cosa dire, non spararle grosse usando¬†frasi provocatorie come:¬†“Perch√© sono il meglio”, oppure “Datemi un’opportunit√† e ve lo dimostrer√≤”. Questo approccio, specialmente in Italia, porta il selezionatore a considerarti¬†un ballista arrogante e ad essere scartato.¬†Meglio usare un approccio poco originale, per spostare l’attenzione del selezionatore sugli altri elementi della tua candidatura, che dovranno essere molto curati.

Lettera di presentazione. Si o no?

santa claus letter

Se proprio vuoi scriverla, non così

Adesso che hai reso il tuo CV ancora pi√Ļ interessante inserendo i parametri nascosti, √® arrivato il momento della lettera di presentazione. Scriverla o no? La risposta √® dipende. Nella realt√† anglosassone la lettera di presentazione √® un must: ho visto lettere di presentazione scritte da¬†magazzinieri. Ma¬†se non hai intenzione di lavorare all’estero o in una grossa multinazionale la lettera di presentazione √® inutile, e molti selezionatori non la guarderanno neppure.¬†Prima di preoccuparti della tua lettera di presentazione puoi fare cose pi√Ļ utili come¬†creare ottime relazioni con i selezionatori e scrivere un CV con informazioni utili ed esperienze rilevanti.

La lettera di presentazione può comunque essere usata in maniera efficace in alcune occasioni. Oltre al caso già visto prima di aziende multinazionali di origine anglosassone, la lettera di presentazione è utile quando ti manca sulla carta il minimo di esperienza richiesta, ma pensi comunque di avere le carte in regola per fare questo lavoro. Con una lettera efficace ti venderai al meglio e mostrerai tutto il tuo potenziale.

Puoi scrivere una lettera efficace¬†rispondendo a queste tre domande: “Perch√© voglio lavorare per te?” “Perch√© sono un ottimo candidato per questa posizione?” “Cosa posso portare in pi√Ļ alla tua azienda?”¬†Qui¬†puoi trovarne un esempio scritto in modo molto professionale.¬†Infine¬†quando scrivi¬†una lettera di presentazione, indirizzala ad una persona fisica.¬†“Caro responsabile del personale/della selezione etc.” non ti faranno fare una gran bella figura, soprattutto al giorno d’oggi quando grazie ad internet ti √® possibile trovare quest’informazione facilmente facendo una breve ricerca. Questo ci porta dritti all’ultimo punto di oggi:

Scopri chi è la persona con cui dovrai parlare: stalking, ma con moderazione

doctor house

A pochi piace lavorare con un aspirante Dottor House

Una volta trovato il nome della persona in carica della selezione, fare una breve ricerca di questa persona su Google ti aiuter√† a saperne di pi√Ļ. Molto probabilmente sarai in grado di scovare il suo profilo Linkedin (il social network interamente dedicato al mondo del lavoro), e di ottenere informazioni utili relative alle sue esperienze lavorative precedenti, i suoi hobby, etc.¬†Puoi usare tutte queste informazioni in modo piuttosto soft adattando il¬†tuo CV al selezionatore¬†(ad esempio alla voce hobby ed interessi, potresti sfruttare la passione comune con il selezionatore per…il cricket! ūüėõ )¬†ed anche durante il¬†colloquio, menzionando magari di quella trasferta in India a vedere la finale dei mondiali che ti ha divertito tanto. Attenzione: un po’ di ricerca di informazioni ti far√† fare un’ottima impressione,¬†troppa diventer√†¬†un boomerang contro di te. Se ad esempio prendi informazioni da fonti troppo private, come Facebook, rischi di mettere in allarme il selezionatore, a cui non piacer√† affatto l’idea di essere stato oggetto di un’analisi cos√¨ approfondita. Infine, una precisazione necessaria: fare ricerca su chi sar√† la persona in carica del processo di selezione √® importante, ma √® solo un plus. Se ti mancano i requisiti minimi per poter ricoprire questa posizione, avrai comunque poche¬†possibilit√† di successo.

Pazienza e filosofia (una parentesi egoistica)

giardino zen

Il giardino Zen può aiutarti a gestire i travasi di bile

Hai seguito tutte le indicazioni che ti ho dato sopra: hai scritto un CV eccezionale, pieno di dati tecnici utili e di esperienze rilevanti, hai fatto ricerche online sull’azienda per cui lavorare, sul selezionatore, ti sei pure preso la briga di scrivere una lettera di presentazione con i controfiocchi, hai mandato il tutto e…niente. Dopo una settimana, nessuna risposta. Dopo due settimane e non si √® fatto sentire nessuno, dopo un mese tutto tace.

“Ho sprecato un sacco di tempo per fare tutti queste ricerche e nessuno si √® fatto sentire. E’ inaccettabile.”¬†Condivido la tua frustrazione, da cacciatore di lavoro l’ho provata anch’io per parecchi mesi e in un mondo ideale dovresti ricevere un feedback, anche piccolo, qualcosa come: “Abbiamo letto la tua candidatura e non siamo interessati al tuo profilo, grazie”. Purtroppo per√≤, soprattutto nel mercato italiano attuale vale il vecchio adagio:¬†domandare (un posto di lavoro) √® lecito, rispondere √® cortesia. Quando un selezionatore deve leggere¬†trecento CV a settimana, non ha il tempo di far sapere a tutti che il loro profilo non pu√≤ essere considerato, senza contare che molti fanno domanda¬†sapendo alla perfezione di non avere i requisiti necessari (se cerco persone con esperienza nel settore retail e tu non hai mai lavorato in un negozio in vita tua, sarai scartato il 99% delle volte e impedirai ad altre persone pi√Ļ meritevoli di te di avere un feedback).

Il mio modo di operare è di informare personalmente, attraverso telefono o email, tutte le persone con cui ho avuto almeno un colloquio conoscitivo. Magari non sarò in grado di farlo sempre, per ragioni di tempo, ma lo ritengo un obbligo verso chi mi ha regalato una parte del suo tempo per aiutarmi a fare il mio lavoro.

Non tutti i selezionatori la pensano come me: del resto comunicare a qualcuno che non ce l’ha fatta √® comunque un momento spiacevole.¬†Per questo ti chiedo di non arrabbiarti se ti¬†dovesse capitare di non ricevere alcuna risposta dall’azienda per cui hai fatto domanda.¬†Se ci tieni davvero ad avere un feedback, fatti sentire per primo e chiedi informazioni, mandando una, due o anche tre email all’indirizzo di riferimento. Se dopo tutto non dovessi ricevere risposta…meglio per te. Un’azienda che non considera persone cos√¨ professionali¬†ed interessate ad avere un feedback come validi candidati non √® un buon posto in cui lavorare.

Ora che ho finito tocca a te. Alla prossima ricerca di lavoro metti in pratica questi consigli, e fammi sapere se ti sono stati utili oppure se hai miglioramenti da proporre! ūüėČ

 


Come vincere le paure dei selezionatori ed ottenere un lavoro

“Pensate a tutti i milioni di persone che vivono insieme anche se non gli piace, odiano il lavoro ma hanno paura di perderlo, non c’√® da meravigliarsi se hanno la faccia che hanno.”

Charles Bukowski

duro lavoro

Uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo

 

Nell’ultimo post della sezione “Caccia al lavoro” abbiamo visto il segreto per preparare un buon curriculum:¬†focalizzarsi sulle esperienze rilevanti. Ma questo non √® sufficiente a garantirti il posto.

Non √® facile capire se hai il livello di esperienza giusto¬†per ottenere un determinato lavoro. Tanto per cominciare¬†l’annuncio di lavoro √® scritto in modo poco chiaro.¬†Soprattutto¬†nelle multinazionali,¬†le persone che preparano gli annunci di lavoro non sono i selezionatori, e neppure chi svolge questo lavoro. Il risultato √® un annuncio pieno di informazioni vaghe, difficili da capire sia per i selezionatori che per i candidati. In questa situazione trovare tutte¬†le esperienze¬†rilevanti non √® facile.

In secondo luogo,¬†i requisiti che vengono imposti dall’azienda possono essere irragionevoli: chiedere anni e anni di esperienza anche per una posizione base, offrendo il salario¬†di un neoassunto sta diventando una brutta abitudine.

Ed infine, last but not the least, le paure dei selezionatori, ispirazione del post di oggi.

I selezionatori devono capire i requisiti fondamentali del candidato ideale, e quali candidati possono essere mandati avanti¬†anche se non hanno tutte le caratteristiche elencate. Purtroppo, soprattutto nel caso dei meno esperti, vige una regola non scritta: “Play safe”¬†(gioca sicuro). ¬†Non importa quali requisiti assurdi siano imposti, un selezionatore alle prime armi li seguir√† ciecamente per non avere problemi¬†con clienti, colleghi e capi. Prima della crisi economica, questo non era un grosso problema: le aziende crescevano e avevano bisogno dei¬†lavoratori, che quindi potevano strappare condizioni migliori. Oggi, invece, c’√®¬†un surplus di offerta dei lavoratori, specialmente per le professioni medio-basso qualificate, ¬†che porta i selezionatori a scegliere solo i candidati che sembrano “pi√Ļ sicuri” e meno problematici per non rischiare.

Nonostante sia ancora un novellino, sto cercando di selezionare profili interessanti anche se non rispettano strettamente i requisiti che mi sono stati imposti, ma non sempre riesco a farli passare. L’argomento per√≤ mi ha interessato ed ho fatto una piccola ricerca¬†sui due casi pi√Ļ comuni in cui le esperienze non combaciano con l’offerta lavorativa, cio√® quando sei sottoqualificato o troppo qualificato per il lavoro che ti interessa.¬†Oggi voglio condividere con te cosa devi sapere se un selezionatore ti mette in una di queste due categorie, e come vincere i suoi dubbi per ottenere una chance.

(Una precisazione importante, prima di andare avanti. Tutto quello che segue si applica ad aziende medio-grandi, quelle con un dipartimento che si occupa di selezione del personale oppure si affidano ad agenzie. Se vuoi ottenere il lavoro in una piccola azienda, invece, il consiglio migliore è di entrare in contatto con chi la gestisce e giocarti tutte le tue carte in un colloquio faccia a faccia).

 

Sottoqualificati: come ottenere una posizione pi√Ļ alta

calimero

Calimero era sottoqualificato. O forse aveva solo complessi d’inferiorit√†.

Non avere le competenze richieste da¬†un’offerta di lavoro √® garanzia di insuccesso nel 90% dei casi. Non farti illusioni: leggendo questo paragrafo avrai qualche spunto utile, ma ricordati che stai giocando per onorare il 10%. Non entusiasmante, lo ammetto, ma se ce la fai la ricompensa pu√≤ ben valere la fatica! ūüėČ

Dopo questo bagno di realt√†, eccotene un’altra dose piuttosto forte.¬†Il miglior modo per trovare un lavoro in cui sei sottoqualificato √®…smetterlo di esserlo! Il mio suggerimento √® quello di cominciare a studiare le abilit√† necessarie da solo, usando libri, internet e qualsiasi altra cosa utile ti¬†capiti sottomano.

Una volta che ti sei fatto un’idea, puoi¬†passare ad un corso pi√Ļ strutturato in cui guadagnarti il maledetto pezzo di carta, inserirlo nel CV, e come per magia sei diventato qualificato.

Se sei ancora pi√Ļ ambizioso puoi dimostrare che possiedi le abilit√† richieste¬†facendo parlare un prototipo/progetto per te.¬†Ad esempio, se hai imparato un po’ a programmare, mandare un semplice software che hai creato ti aiuter√† molto di pi√Ļ di avere un attestato del corso di programmazione rilasciato dalla scuola di Canicatt√¨.¬†Se stiamo parlando di attivit√† manuali, invece, stage, contratti di apprendistato o collaborazioni gratuite (sigh!) possono essere un buon sistema per risolvere la tua situazione. Puoi anche cominciare a cercare offerte di lavoro quando non sei ancora completamente qualificato, e sperare in un colpo di fortuna, ma ricordati che fino a che non avrai la qualifica necessaria partirai in svantaggio.

Un altro caso in cui sei sottoqualificato, ma puoi cavartela, è quando possiedi già le competenze necessarie, ma le hai apprese in un contesto extralavorativo. Ad esempio potresti essere il tesoriere di una società non-profit, e questo sarebbe un grande vantaggio per lavorare nella contabilità di qualsiasi azienda. Oppure ancora, hai acquisito delle capacità trasferibili che puoi utilizzare ovunque nella vita. Ad esempio, lavorando come istruttore di scacchi per tutte le età ho imparato come comportarmi con bambini, adolescenti ed adulti. Questo mi ha aiutato ad imparare a leggere le persone, e mi potrebbe garantire un grosso vantaggio nel momento in cui decida lavorare nel settore delle vendite, ad esempio. Imparare ad avere a che fare con la gente, ad essere precisi, ad essere originali, a risolvere problemi organizzativi, sono tutte competenze utilissime nel mondo lavorativo di oggi. Saperle pubblicizzare bene, prima inserendole in bella vista nel CV,e poi esprimendole attraverso il tuo comportamento durante le varie fasi del processo di assunzione, ti aiuterà ad essere preso in considerazione per posizioni in cui sei sottoqualificato.

Un vantaggio di questo approccio √® fare leva sull’orgoglio del selezionatore, che avr√† la sensazione di aver trovato una pepita d’oro e far√† il possibile per “venderti” al meglio a chi deve assumerti. Qui devi sperare di avere un po’ di fortuna: i selezionatori “Play safe”¬†a tutti i costi non ti considereranno lo stesso, mentre quelli pi√Ļ intraprendenti¬†ti premieranno.

Esiste un’altra possibilit√†:¬†dimostrare che hai gi√† avuto le responsabilit√† per la posizione a cui vuoi accedere, senza averci effettivamente lavorato.¬†Mi spiego meglio: supponi di essere l’assistente di un manager super occupato, che ti affida parte¬†dei suoi compiti fino a quando fai met√† del suo lavoro. Se dopo qualche mese vuoi avere una promozione, hai buone possibilit√† se evidenzi che attualmente stai gi√† ricoprendo funzioni manageriali relative alla nuova posizione. In altre parole, sei sottoqualificato sulla carta, ma non di fatto.

Infine, ricordati che nel caso tu sia sottoqualificato, il tuo network di conoscenze √® l’arma pi√Ļ potente che hai a disposizione. Pi√Ļ √® esteso, pi√Ļ potrai conoscere opportunit√† lavorative non pubblicizzate, ¬†saltare il filtro dei selezionatori ¬†e approcciarti direttamente al manager che ti potrebbe assumere. Tutte opzioni molto pi√Ļ vantaggiose di mandare un CV ben curato! ūüėČ

 

Sovraqualificati: come prendersi un lavoro pi√Ļ basso

 

einstein

Albert Einstein, il sovraqualifcato pi√Ļ famoso del mondo

Passiamo adesso alla seconda situazione, purtroppo sempre pi√Ļ comune con la crisi economica: essere sovraqualificati. Quando perdi il tuo lavoro come manager, non riesci a trovare un’altra posizione simile e ti convinci ad accettare anche lavori di impiegato, sei vittima dell’etichetta di sovraqualificato.¬†

La cosa difficile dell’essere sovraqualificato √® che per massimizzare le tue possibilit√† di successo devi comportarti in maniera esattamente opposta a quanto viene consigliato dai manuali di ricerca del lavoro.¬†Se sei¬†un novellino devi cercare di mostrare quanto vali usando ogni scusa possibile, quindi avere faccia tosta¬†ti pu√≤ aiutare ad essere percepito come pi√Ļ competente. ¬†Quando sei sovraqualifcato, invece, √® meglio mantenere un¬†basso profilo. Hai gi√† sviluppato esperienza nella posizione per cui stai facendo domanda, e sei stato cos√¨ bravo da venir promosso ad un livello superiore, √® inutile pompare le tue esperienze. Anzi, alcuni esperti consigliano di utilizzare termini pi√Ļ neutri per far sembrare le posizioni che hai occupato meno importanti: ad esempio scrivere “Manager” invece di “National Manager”, oppure “operaio” invece di “operaio specializzato di terzo livello”. Lo stesso approccio √® utile anche durante il colloquio.

Per arrivare al colloquio, però, devi evidenziare alcuni punti chiave nel tuo curriculum (farlo nella lettera di motivazione può essere pericoloso, dato che per alcune posizioni non viene neppure letta):

Devi spiegare (ed essere molto convincente) perch√© vuoi fare un salto indietro nella tua carriera. In questo caso ti consiglio di non dire che hai perso il lavoro e hai semplicemente bisogno di un’entrata, perch√© il selezionatore penser√† che nel momento in cui otterrai un’opportunit√† pi√Ļ adatta alle tue competenze mollerai il lavoro su due piedi. Buone motivazioni possono essere la volont√† di condurre una vita meno stressante (ti sei stufato delle responsabilit√† della posizione precedente, oppure vuoi passare pi√Ļ tempo con la tua famiglia, avere un part time etc.), il desiderio di lavorare per un’azienda particolare oppure l’esserti appena spostato in una nuova citt√†.

La seconda cosa importante da fare √® dimostrare di essere un¬†teamplayer¬†e di essere facilmente gestibile.¬†In italiano pi√Ļ diretto,¬†significa essere capaci di andare d’accordo con un capo, magari pi√Ļ giovane, senza minare la sua autorit√† e dimostrare di voler aiutare i colleghi in difficolt√† mettendo a disposizione la tua maggiore esperienza.¬†Questo √® ovviamente difficile da esprimere in un CV, puoi farlo dividendo con la tua squadra i meriti che hai ottenuto durante la tua carriera¬†oppure enfatizzando le esperienze avute come trainer,¬†dimostrando¬†che hai a cuore la formazione dei tuoi colleghi. In questo modo ti proponi al meglio al datore di lavoro: immagina che pacchia avere¬†una persona pagata come un impiegato, ma con delle capacit√† superiori ed in grado di fare training, praticamente gratuito, agli altri.

Infine, soldi soldi soldi. Quando sei sovraqualifcato i soldi NON devono essere un problema.¬†Se ci tieni davvero ad ottenere quel lavoro, metti in risalto che conosci gli stipendi del settore e che sei disposto ad accettare una cifra inferiore al salario che percepivi nella posizione precedente. Un rospo difficile da ingoiare, lo so, ma una piccola entrata √® meglio di non averne nessuna e se pensi di non poter ottenere una posizione di livello pi√Ļ alto, turati il naso e via senza guardarti indietro.

Infine, come nel caso dei lavoratori sottoqualificati, un forte network disposto ad aiutarti √® la tua arma migliore.¬†Difficile far passare tutte le caratteristiche che ti ho spiegato sopra usando un CV o cercando di convincere un selezionatore,√® molto pi√Ļ facile avere qualche contatto interno all’azienda dove vuoi lavorare che pu√≤ fare questo per te. E se ti senti gi√Ļ di morale non abbatterti, pensa che anche Albert Einstein per anni √® stato un lavoratore sovraqualificato, dato che ha lavorato come impiegato all’ufficio brevetti. Per ingannare l’attesa tra una pratica e l’altra ha solo creato una delle teorie pi√Ļ geniali di tutti i tempi! E poi ha finalmente trovato lavoro il lavoro che desiderava, quindi coraggio! ūüôā

NdB (Nota di blogger) per tutti i datori di lavoro o selezionatori che capiteranno qui. Molti tendono a considerare i lavoratori sovraqualificati come non adatti ad una posizione pi√Ļ bassa perch√© non motivati.¬†Dalla mia esperienza personale, invece, ho notato che i lavoratori sovraqualificati, grazie alla loro¬†esperienza sono pi√Ļ responsabili, hanno pi√Ļ etica del lavoro, e hanno voglia di fare bene non solo il loro lavoro “ordinario”, ma di mettere le loro conoscenze al servizio dell’azienda in modo pi√Ļ profittevole di un candidato ottimale.¬†Senza contare che dare un’opportunit√† a persone che stanno attraversando un momento difficile si traduce in una maggiore fedelt√† successiva, e alcuni studi hanno dimostrato come la percentuale di lavoratori sovraqualificati che lascia il lavoro sia uguale a quella dei lavoratori che hanno il giusto livello di esperienza. Pensateci due volte prima di scartarli.

 

Ed ora, come al solito, √® il tuo momento: ti sei mai trovato in una situazione in cui eri troppo qualificato, o troppo poco, per poter avere un lavoro? E sei riuscito a spuntarla lo stesso, con un colpo di creativit√†, o ti hanno rifilato il doloroso “le faremo sapere”? I commenti sono per te!


Noi, loro e l’arte del dono

dono

Perché un regalo fa sempre piacere

 

Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela ciascuno. Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee.

George Bernard Shaw

 

Inizialmente avevo in programma di scrivere altro, poi ho letto¬†un paio di commenti molto interessanti di Marco sul post di come scrivere un CV. Questi commenti hanno stimolato una bella discussione, ma non ho potuto fare a meno di notare come Marco consideri dei nemici¬†le agenzie che si occupano di selezione del personale, da combattere per ottenere un lavoro. Ho visto una contrapposizione fortissima tra “noi” (persone che cerchiamo lavoro) e “loro” (i selezionatori).

Questa contrapposizione si ritrova ovunque¬†nella vita quotidiana: tra colleghi e capi, tra insegnanti e studenti, tra chi compra e chi vende, ed √® giustificata da millenni di evoluzione. Quando vivevamo in societ√† meno complesse, dovevamo stabilire legami profondi con i membri della nostra trib√Ļ, da considerare come una famiglia allargata e da difendere contro tutti i nemici esterni, a qualsiasi costo.¬†

Ma…negli ultimi millenni la societ√† si √® evoluta. Le citt√† sono diventate sempre pi√Ļ grandi e popolose, il numero di persone da cui dipendiamo e con cui abbiamo a che fare ogni giorno √® aumentato in modo esponenziale. Ed ecco che la mentalit√† “Noi e loro” rischia di rivelarsi pi√Ļ un ostacolo che una fonte di forza.

In questo post vedremo perch√© √® meglio preferire una mentalit√† pi√Ļ collaborativa¬†alla mentalit√†¬†“Noi e loro”, usando uno degli strumenti pi√Ļ potenti che abbiamo a disposizione: il dono.

Un po’ di teoria dei giochi: giochi a somma zero VS giochi collaborativi

teoria dei giochi

Peccato che la teoria dei giochi non ti aiuti a vincere a tris

Prima di entrare nel pratico, ti chiedo di seguirmi in questa piccola digressione teorica. Per poter capire meglio come prendiamo decisioni, voglio parlarti della teoria dei giochi,¬† la scienza che studia le situazioni di conflitto ricercandone soluzioni competitive e cooperative tramite modelli matematici (grazie Wikipedia! ūüėÄ )

Esistono due categorie principali di giochi, quelli competitivi e quelli collaborativi. I primi sono una situazione in cui qualcuno vince e tutti gli altri perdono: quando giochi una partita di basket ci sar√† sempre una squadra che vince e una che perde, non ci sono possibilit√† di ottenere un risultato soddisfacente per entrambi, mentre i giochi collaborativi sono quelli in cui se le due parti collaborano, possono ottenere entrambe un vantaggio: uno degli esempi pi√Ļ classici √® il celebre dilemma del prigioniero.

Facile e pulito, vero? Purtroppo la vita non √® esattamente cos√¨ lineare, ed √® difficile trovare situazioni che si possono identificare chiaramente nell’una o nell’altra categoria. In questo caso possiamo parlare di situazioni miste: ad esempio, quando lavoro per un’azienda, sono incentivato a collaborare con i miei colleghi, ma allo stesso tempo competo con loro per ottenere prestigio, promozioni ed incarichi importanti. Mi trovo in una situazione di gioco collaborativo e competitivo, e questo rende difficile l’applicazione dei principi¬†della teoria dei giochi.

Poich√© molte delle situazioni che ci capitano nella nostra vita ricadono nel gruppo misto, dobbiamo prendere una decisione importante: come comportarci? Vedere tutti come dei nemici, usando la mentalit√† “Noi e loro” e puntare alla massimizzazione del guadagno immediato, oppure sacrificare qualcosa a favore di una relazione duratura?

Una risposta che va bene per tutte le stagioni, ed in questo caso la pi√Ļ corretta, √® dipende. In alcune situazioni, non preoccuparsi troppo del benessere della controparte e puntare dritti al nostro obiettivo (ad esempio in caso di pretese irragionevoli) √® la cosa migliore da fare, altre volte costruire una relazione √® pi√Ļ importante dei vantaggi tangibili che posso ottenere nell’immediato. Tuttavia, nella vita bisogna essere un po’ partigiani, ed io credo che abituarsi ad una mentalit√† collaborativa ti possa portare parecchi vantaggi. Ad esempio…

 

Come dare di pi√Ļ ti lancia al top

 

vetta del mondo

Sulla vetta del mondo!

Scommetto che conosci¬†una persona molto generosa, disposta a farsi in quattro per gli altri e pronta ad aiutare anche degli sconosciuti. E scommetto che, se da un lato la ammiri, dall’altro hai l’impressione che sia un po’ troppo ingenua e che a volte si faccia sfruttare da persone un po’ pi√Ļ furbe. Magari hai conosciuto pi√Ļ di una persona cos√¨, e questo ti ha convinto ad essere generoso, ma con il freno a mano tirato, tanto che spesso aiuti solo persone che possono ricambiare. Suona familiare?

Eppure essere un po’ pi√Ļ generoso, lasciare da parte le differenze che hai¬†con gli altri e concentrarsi sui punti in comune pu√≤ aiutarti ad avere successo nel mondo ipercompetitivo del lavoro moderno. In un libro molto interessante dal titolo “Pi√Ļ dai pi√Ļ hai” Adam Grant ha analizzato il rendimento¬†di studenti e diversi gruppi professionali dopo averli divisi in tre gruppi: i generosi (givers), gli opportunisti (takers) e gli equalizzatori (terribile, ma unica traduzione di matchers, con cui Grant indica un gruppo di persone che danno solo in base a quanto ricevono, senza sbilanciarsi troppo verso un estremo o l’altro).

I risultati sono stati per met√† scontati e per met√† sorprendenti: i generosi sono risultati pi√Ļ presenti nella fascia dei peggiori, ma anche in quella dei migliori. Se il primo risultato pu√≤ spiegarsi con il fatto che gli opportunisti tendono ad acchiappare al volo le occasioni che gli capitano senza farsi troppi scrupoli, o addirittura possono essere disonesti appropriandosi del lavoro dei generosi che ottengono quindi risultati peggiori, come si spiega il secondo? L’autore azzarda che il merito √® degli equalizzatori, che fanno di tutto per spingere le persone pi√Ļ generose al top, punendo quelle che vogliono solo fare i loro interessi. Eppure io sono convinto che ci sia di pi√Ļ: tutti vogliano assicurarsi di avere al top persone generose e pronte a sacrificarsi, sia perch√© pensano che lo meritino, sia perch√© √® nell’interesse di tutti¬†avere qualcuno¬†al comando¬†pronto a sacrificarsi per la causa.

Quindi, se pensi che chiunque arrivi ad alti livelli sia solo uno stronzo che non guarda in faccia a nessuno, ricrediti. Agli alti livelli si trovano molte persone generose, pi√Ļ di quelle che si trovano in un livello “medio”. Il pregiudizio profilo di alto livello=stronzo mi ha accompagnato per molto tempo: la mia famiglia non √®¬†ricchissima, e quando da piccolo vedevo supermanager aziendali o imprenditori di successo, ero sicuro che per avere successo dovessi necessariamente diventare uno stronzo. ¬†E siccome io uno stronzo non lo volevo diventare, quando esprimevo opinioni su queste persone usavo la mentalit√† “Noi e Loro”, qui nella versione¬†“poveri VS ricchi”. Questo mi ha creato diversi problemi, sia nel modo in cui impostavo il rapporto con chi¬†consideravo come ambasciatore del potere brutto e cattivo (chiunque lavorasse in banca, ad esempio), sia nel rapporto che avevo con il denaro. Ma dopo un paio di anni di esperienza lavorativa, ho realizzato che anche ai livelli pi√Ļ bassi delle organizzazione c’√® molta invidia, e quindi non √® la ricchezza a renderti uno stronzo, ma il modo in cui la gestisci. Lo stesso vale anche per la povert√†, ovviamente. Gli stronzi hanno sempre una giustificazione nell’essere stronzi, che sia per una ragione¬†o per il suo esatto contrario.

Ora che hai superato l’astio verso i supermanager, veniamo ai rapporti con i colleghi. Non considerarli solo come nemici pronti a soffiarti il lavoro o la promozione, ma come delle persone con cui collaborare per raggiungere un obiettivo.¬†Certo, troverai valanghe di opportunisti sulla tua strada, ma con questo approccio troverai anche amici, persone pronte ad aiutarti quando sei tu ad essere in difficolt√† e occasioni che altrimenti non avresti potuto avere. Se hai un’idea brillante e ti viene rubata puoi trovare il lato positivo: l’idea era buona (forse anche troppo! ūüėÄ ), e se hai avuto una buona idea una volta potrai averla ancora. Nel frattempo le persone che hanno lavorato con te, sanno chi √® che ha avuto e sviluppato questa idea, e se un giorno decidessi di metterti in proprio quelle persone seguirebbero te e non il ladro che ti ha rubato la scena.


L’esempio migliore della forza della mentalit√† collaborativa nel mondo del lavoro¬†si pu√≤ trovare su internet, in cui i tuoi nemici (concorrenti) in realt√† sono alleati per poter allargare il mercato in cui operi. Ti faccio un esempio pratico che conosco bene: i siti di crescita personale. I siti internet/blog pi√Ļ seguiti anzich√© farsi una guerra spietata per contendersi i lettori, cercando di collaborare tra loro attraverso meccanismi di affiliazione (pubblicizzare un prodotto sul sito di un concorrente) oppure attraverso lo scambio di post ed altre strategie collaborative allo scopo di allargare il pubblico che raggiungono e poter cos√¨ aumentare entrambi le vendite dei loro prodotti, e di conseguenza i loro profitti.

 

Sii egoista, dona

 

Egoista

Non stavo parlando della macchina

Vuoi sapere la parte pi√Ļ divertente di adottare una mentalit√† collaborativa? Essere generosi ha dei vantaggi del tutto egoistici, di cui tu puoi godere a prescindere che la persona a cui hai regalato il tuo tempo o le tue energie ricambi. Ad esempio, ti sentirai molto pi√Ļ utile e competente. Se un collega ti chiede di aiutarlo in qualcosa dove sei un mago e lui non riesce bene, aiutarlo ti dar√† una bella botta di autostima, e potrebbe farti diventare anche l’esperto di un determinato argomento. E quando cominci a saperne parecchio di pi√Ļ dei tuoi colleghi in un campo, succedono due cose: la prima √® che cominci ad acquisire pi√Ļ importanza nell’azienda in cui stai lavorando, perch√© sei l’unico in grado di risolvere una serie di problemi, ¬†e questo aumenta il tuo potere contrattuale. La seconda, forse ancora pi√Ļ interessante, √® che la competenza che stai sviluppando pu√≤ essere la base di una tua futura attivit√† imprenditoriale, staccandoti dal mondo aziendale. Mica male no?

Un’altra possibilit√†, che si verifica quando decidi di aiutare qualcuno per un compito in cui non hai la minima esperienza, √® nell’imparare qualcosa di nuovo, che ti permette di ampliare le tue conoscenze e successivamente di combinare quello che conoscevi gi√† con quello che hai imparato, acquisendo un’esperienza unica che ti pu√≤ tornare utile nel corso della vita.

 Qualche volta donare è anche un puro atto egoistico, perché quando hai un talento, esso chiede di essere usato, ed il non farlo ti fa star male (parafrasi di un personaggio molto saggio di Stephen King). Se sei un magnifico oratore e passi le giornate caricando fatture in un computer, ti sentirai frustrato, perché non stai usando il tuo talento. Nel momento in cui dovessi usarlo per illustrare una presentazione sui tuoi risultati, ti sentiresti appagato, anche se non ottenessi nessun incentivo economico o sociale.

Ciliegina sulla torta, infine, se doni di pi√Ļ¬†diventi una persona pi√Ļ felice e pi√Ļ piacevole (come abbiamo gi√† visto qui), il che significa avere una vita sociale pi√Ļ ricca.

 

Il mio cocktail personale: come essere generoso senza farsi sfruttare

cocktail

Non ho mai provato un flambé, e ho il sospetto che qui in Polonia dovrò aspettare un bel pezzo!

 

Prima di chiudere questa apologia delle generosità, voglio darti la mia ricetta personale per essere generoso senza farti sfruttare. Pronto?

Come prima cosa…conosci te stesso e sii onesto! Chiediti se in generale sei un tipo di persona generosa, opportunista o un matcher (e datti una risposta onesta, nessuno ti giudicher√† male se non rispondi quello che gli altri si aspettano da te). Io ad esempio sono un matcher, perch√© inconsapevolmente cerco di bilanciare quello che offro con quello che ricevo, ma con i miei amici non mi faccio problemi n√® ad essere molto generoso, n√® a ricevere grandi favori, perch√© so che sono persone di cui mi posso fidare.

Una volta stabilito quale √® la tua preferenza aggiusta un po’ il tuo stile: se sei un opportunista o un matcher sforzati di essere un po’ pi√Ļ generoso verso gli sconosciuti, mentre se sei troppo generoso continua a donare con piacere, ma senza dimenticarti di te stesso e dei tuoi doveri.

Con¬†un po’ di pratica, ho imparato ad essere pi√Ļ generoso, soprattutto se si tratta di piccolezze che mi costano poco tempo, e posso anche impegnarmi di pi√Ļ se questa persona mi piace a pelle. Se per√≤ vedo che queste attenzioni non sono contraccambiate dopo qualche tempo, tendo a chiudere tutto e a dedicare il mio tempo a persone che lo apprezzano.

Esiste una strategia tanto semplice quanto brutale, presa dalla teoria dei giochi chiamata “tit per tat”, che si pu√≤ tradurre¬†nel sempreverde “Occhio per occhio, dente per dente”. In poche parole consiglia di comportarsi con una persona come questa si √® comportata con noi l’ultima volta. Se in un contesto pericoloso o incerto √® ottima, nella societ√† moderna √® deleteria: ad esempio se in una coppia entrambi seguono questa filosofia, basta che uno sgarri una volta per scatenare una guerra infinita che si pu√≤ risolvere solo quando uno dei due decide di cambiare consapevolmente la sua risposta e mandare segnale distensivi, nonostante l’altra persona sia ancora ostile.¬†Il mio consiglio √® quindi di essere generosi almeno per tre volte con una persona, prima di bollarla come caso irrecuperabile.

Il secondo punto è andare oltre gli stereotipi: se pensi che tutti quelli che appartengono ad una categoria (ad esempio, i selezionatori delle agenzie) sono tutti (inserisci aggettivo spregiativo a caso) hai creato un pregiudizio che influenzerà moltissimo tutte le tue relazioni. Come potrai essere generoso e bendisposto con qualcuno che reputi disonesto, o in malafede? Praticamente impossibile.

Perciò, quando conosci qualcuno e la sua professione, oppure la sua fede politica o religiosa (per citare due temi piuttosto scottanti) non si uniforma alla tua visione del mondo, concedigli almeno il beneficio del dubbio. Al di là dei motivi per cui una persona ha fatto determinate scelte (che potrebbero essere sufficienti per giustificarla), ricordarsi che hai davanti un essere umano e non un nemico ti può dare una mano a creare un buon rapporto.

E tu che ne pensi di usare un approccio pi√Ļ collaborativo anche con i tuoi nemici giurati? Pensi che possa funzionare o ci sono casi irrecuperabili per cui si pu√≤ solo scatenare l’inferno?

Fammi sapere la tua! ūüėČ

 

 


Curriculum vitae: tutta la verit√†, nient’altro che la verit√† (lo giuro)

Cv alternativo

Un curriculum anomalo

In questo momento trovare lavoro in Italia non è facile. Che tu sia un giovane neolaureato, un professionista di successo, o un operaio, incontrerai diversi problemi nella tua ricerca, a seconda della tua professione attuale o del campo in cui vorresti lavorare.

E purtroppo in Italia si trova meno lavoro che in altri paesi europei. Qui in Polonia, nonostante ci siano moltissimi lavori poco interessanti, puoi trovare un’occupazione¬†nel giro di un paio di settimane conoscendo solo la lingua inglese e quella italiana.

Questo non vale solo per i lavori d’ufficio:anche le professioni “svantaggiate” o che risentono di pi√Ļ della crisi in Italia sono abbastanza ricercate all’estero, come ad esempio i magazzinieri (quante cose si scoprono lavorando in una multinazionale! ūüėÄ ).

Appurato che¬†la crisi economica in Italia c’√®, ed √® inutile nascondersi dietro un dito ignorandola con tonnellate di pensiero positivo fine a se stesso. Detto questo, non √® neppure il momento di piangersi addosso, di certo non ti aiuter√† a trovare un nuovo lavoro o ad uscire dalla situazione difficile in cui ti trovi.

Puoi vedere la crisi come¬†un’opportunit√† per lasciare il lavoro che non sopporti e dedicarti a qualche progetto pi√Ļ interessante, che pu√≤ essere monetizzato in futuro¬†(prima di farlo, per√≤, leggi¬†qui).

Se invece vuoi trovare “solo un semplice lavoro”, magari simile al precedente, ti dovrai affidare alla scrittura di un curriculum vitae (per gli amici CV).¬†Personalmente trovo i curriculum un pessimo modo di trovare un lavoro interessante, perch√© esistono molte altre possibilit√†, come il passaparola o la visibilit√† online (di cui ti parler√≤ pi√Ļ dettagliatamente nei prossimi post) che sono molto pi√Ļ efficaci per trovare un lavoro.

Molto spesso, comunque, il curriculum ti serve come biglietto da visita, ed √® quindi importante sapere come impostarlo. Ed ecco qui la ragione di questo post: durante i miei primi due mesi di lavoro nel campo delle risorse umane, ho scoperto che Internet √® piena di panzane su come scrivere un curriculum di successo, che ti “garantisca” un’assunzione sicura. Per darti un primo aiuto concreto quindi, in questo primo post¬†voglio spiegarti cosa conta davvero quando prepari il tuo curriculum e cosa √® superfluo, o addirittura dannoso.

Pronto? Ok, cominciamo.

Il terribile CV europeo e il font migliore: come perdere tempo prezioso

font strani

Non scrivere il tuo CV con questi caratteri ed andrà tutto bene.

“Non riesci a trovare lavoro? Aspetta non dirmi nulla, fammi vedere il tuo curriculum. Ahhhhhhh, ho capito la colpa √® del terribile formato europeo (se non sai cosa sia¬†qui¬†puoi trovarne un esempio) . Ecco qui la causa di tutti i tuoi problemi. Scrivilo correttamente e le tue chances di venire assunto aumenteranno a dismisura.” Internet √® piena di commenti di questo tipo.

Stronzate.

Aspetta, lo scrivo¬†un’altra volta per farti apprezzare meglio il concetto.¬†STRONZATE.

Il bistrattato CV europeo¬†√® un formato non particolarmente elegante, non √® molto bello da vedere, e ha pure¬†alcune sezioni del tutto irrilevanti. Non un modo eccezionale per cominciare il tuo rapporto con una nuova azienda, d’accordo, ma √® davvero cos√¨ inefficace? Molti selezionatori lo sconsigliano vivamente, usando frasi ad effetto del tipo: “Se ci mandi il CV in formato europeo, non lo consideriamo nemmeno, considerati gi√† scartato”. Questi selezionatori sono solo dei fortunelli che hanno il lusso di poter scegliere tra valanghe di applicazioni, e non sono neppure professionali, visto che considerano il formato in cui ricevono il CV pi√Ļ importante di quello che c’√® scritto.

Per una delle posizioni di cui mi sto occupando, ho ricevuto dei CV in formato txt, quello del blocco note del computer per capirci. Sai che ho fatto? Li ho letti e qualcuno è stato pure ammesso al livello successivo: avevano il tipo di esperienza necessaria, per quale motivo avrei dovuto rifiutarli?

E’ vero che un CV in formato europeo non attira molto l’attenzione, ed il selezionatore deve fare un po’ pi√Ļ di fatica a trovare le informazioni che gli servono, ma NON¬†√® la ragione per cui vieni ammesso o scartato durante un colloquio di lavoro.¬†Se vuoi fare il grafico, oppure vuoi lavorare nel mondo della comunicazione, avere un CV in formato europeo non √® coerente con la tua immagine professionale (troppo impersonale e poco creativo).¬†Lo stesso vale se vuoi lavorare in multinazionali americane ultra-orientate alla creativit√† come Google, Apple o Microsoft, che fanno il possibile per cercare persone brillanti¬†e che pensino fuori dalla scatola: un CV originale pu√≤ essere un modo per farti notare in mezzo a un sacco di altre applicazioni, ma questo ti garantir√† solo di essere¬†letto, non di essere¬†considerato migliore di tutti gli altri.

Se invece sei¬†un magazziniere, un¬†ragioniere, oppure stai cercando uno dei lavori pi√Ļ tradizionali¬†che puoi trovare in Italia (quindi sto parlando del 90% abbondante dei lavori che trovi sui motori di ricerca o sui giornali),¬†un CV europeo √® pi√Ļ che sufficiente.¬†E non porti troppi problemi nemmeno sul¬†tipo di font, se utilizzare un CV a colori oppure in bianco e nero, uno pi√Ļ originale o uno pi√Ļ tradizionale. Risparmiati questo calvario: se proprio non ti piace il CV europeo,¬†apri word e usa un paio di fogli dove¬†scriverai il tuo nome, le tue esperienze lavorative e la tua istruzione.

Un buon consiglio qui √® applicare l’idea di “abbastanza buono”: scrivi il tuo CV in italiano¬†chiaro e leggibile, senza troppi fronzoli e pieno delle tue esperienze rilevanti per il lavoro che vuoi. Qui puoi creare il tuo vantaggio competitivo nella scrittura del tuo curriculum:¬†puoi guidare la persona che sta leggendo in quelle che sono state le tue esperienze pi√Ļ importanti, collegarle¬†alla posizione che vuoi ricoprire e farle conoscere il lato migliore di te.

A¬†proposito di esperienze…

Le piccole esperienze di lavoro, istruzioni per l’uso

consulente alimentare

Quest’uomo √® evidentemente un preparatissimo cam…ehm, consulente alimentare

Questo paragrafo √® dedicato in particolare a chi si affaccia sul mondo del lavoro la prima volta. Non so se sia un¬†influsso americano, ma esiste¬†il mito di pompare ostinatamente le prime esperienze di lavoro,¬†per darsi importanza. Ecco cos√¨ che uno¬†che ha fatto il cameriere diventa un¬†consulente di marketing nel campo alimentare e della ristorazione (si, √® successo davvero), chi ha fatto l’assistente bibliotecario diventa coordinatore della sezione letteratura americana della biblioteca e cos√¨ via.

Un consiglio da amico: risparmiatelo. Eviterai di risultare ridicolo agli occhi di chi legge il tuo curriculum vitae, tanto pi√Ļ che la tua presunta esperienza di “coordinatore” o “consulente” potrebbe essere completamente irrilevante per la posizione che vuoi. Forse (e ripeto forse) questo tipo di approccio potrebbe andarti bene nel settore delle vendite, ma i selezionatori non sono persone nate ieri: se la tua descrizione del lavoro non combacia con il roboante titolo che hai inventato, non avrai nessun vantaggio nel “venderti meglio”.

E’ possibile che un selezionatore possa apprezzare la tua buona volont√† notando che hai lavorato durante il tuo periodo di studi, ma purtroppo questo pu√≤ incidere solo per un 10% scarso sull’esito del processo di selezione. In altre parole, se tu e un altro candidato siete alla pari in tutto il resto, la tua esperienza lavorativa pregressa potrebbe fare la differenza,¬†ma non √® neppure garantito.

Quando e come inserire le piccole esperienze di lavoro, allora?

Un paio di righe al massimo vanno pi√Ļ che bene, non dilungarti troppo, sappiamo tutti cosa fa un cameriere. Quello che potrebbe essere interessante leggere √® se sei riuscito a fare un percorso all’interno della tua esperienza lavorativa: sei partito come l’ultima ruota del carro, e alla fine sei diventato responsabile dei tuoi colleghi? Scrivilo¬†nel tuo curriculum, rappresenta una prima, piccola esperienza di gestione un gruppo di persone. Di nuovo, non cercare di esagerare e di voler impressionare a tutti i costi: se scrivi che hai dovuto gestire un team di 6 persone √® interessante, se scrivi di quanto¬†hai lavorato duro per promuovere l’armonia e buone relazioni all’interno della tua squadra, beh…sarai preso come un venditore di fumo.

Esperienze che possono essere significative, e fornirti un buon vantaggio, sono le esperienze nel mondo del volontariato. Hai¬†lavorato come volontario per la croce rossa, per un gruppo sportivo o qualcos’altro?¬†Scrivilo. Il¬†lavoro volontario, oltre ad essere appagante da un punto di vista personale, ti permette di acquisire ed affinare competenze che possono rilevarsi molto utili nel mondo del lavoro: secondo te √® pi√Ļ efficace scrivere che dai il meglio di te sotto pressione (affermazione abusata, campata in aria e non verificabile) o dire che lavori da tre anni come volontario nella croce rossa (e l√¨ si che posso immaginare che sei stato esposto parecchie volte a situazioni stressanti, e che potresti essere in grado di gestirle al meglio la pressione).

Una possibilit√† ancora pi√Ļ interessante √® rivolgersi ad associazioni no profit, o a normali aziende che offrono stage gratuiti (si, hai capito bene, gratuiti) nel settore in cui vuoi fare esperienza. Se sei un po’ a corto di soldi, puoi sempre avere un lavoro meno interessante agli occhi del datore di lavoro, ma pagato, ed approfittare nel weekend o dei momenti liberi durante la settimana per costruire la tua esperienza lavorativa nel settore che ti interessa.

Questo ci porta al punto chiave della scrittura di ogni CV:

Esperienze RILEVANTI (perch√© non importa averlo pi√Ļ lungo o √® meglio non applicare a caso)

 

superman

Se Clark Kent avesse scritto nel suo CV di essere un supereroe, avrebbe ottenuto un lavoro migliore.

Eccoci alla vera e unica chiave su come scrivere un CV in maniera efficace. Inserisci le esperienze RILEVANTI. RI-LE-VAN-TI. Scolpiscilo a fuoco nella tua mente, perch√© questa √® l’unica cosa che devi sapere quando scrivi un curriculum. Potresti ignorare¬†tutto quello che ho scritto finora, leggere solo questo, e scriveresti lo stesso un curriculum vitae migliore della maggioranza di chi sta cercando lavoro.

Le esperienze rilevanti sono quelle esperienze che ti hanno dato abilità e qualifiche che possono essere utilizzate nel lavoro che stai cercando. Possono essere relative allo stesso lavoro (hai un lavoro come cameriere e fai domanda per un altro lavoro come cameriere), simili (ho esperienza come cameriere e faccio domanda come commesso: non è esattamente la stessa professione, ma in entrambe lavoro moltissimo a contatto con il pubblico), oppure ancora potrebbero essere esperienze in settori diversi ma con dei punti in comune (se lavori come manager in una fabbrica di yogurt, puoi richiedere una posizione come manager in una fabbrica di bulloni; nonostante il prodotto e il mercato siano diversi, il lavoro del manager consiste in entrambi i casi nel gestire le persone che lavorano per lui e prendere decisioni di strategia aziendale).

Le esperienze rilevanti sono l’unico motivo per cui una persona viene selezionata o meno attraverso un CV, per questo √® importantissimo che tu conosca come metterle in risalto e come sfruttarle al meglio. Per ottenere questo risultato¬†puoi fare cos√¨:

  1. non ostinarti a scrivere un CV lunghissimo, per dare l’impressione di essere una persona che ha fatto tanto nella vita.¬†Non scrivere un CV come un tema: allungando il brodo, altrimenti la maestra pensa che non sai cosa dire. Pi√Ļ un CV √® conciso e preciso, pi√Ļ sarai percepito come una persona interessante e avrai possibilit√† di avere un colloquio. Non ci sono regole fisse per la lunghezza, ma in due pagine dovresti essere in grado di far conoscere a chi legge la tua carriera lavorativa e i tuoi punti di forza. Se non hai esperienze lavorative, non raccontarmi di tutti i corsi di studio che hai frequentato all’universit√†, o delle tue materie preferite alle superiori, a meno che non siano legati al lavoro che vuoi svolgere. Per arricchire il tuo CV¬†comincia a costruire nel mondo del lavoro, nel mondo del volontariato,o dei terribili stage gratuiti, le tue esperienze rilevanti. Per lavori particolari come programmatore, grafico o scrittore, hai una possibilit√† in pi√Ļ cercando¬†offerte per lavorare come freelance su siti come Elance.¬†¬†
  2. Non applicare a caso.¬†Errore di giovent√Ļ, che abbiamo fatto tutti. Trovi la descrizione di un lavoro interessante, scopri che richiede anni di esperienza nel settore o competenze tecniche molto precise e dici: va b√®, ho il CV gi√† pronto, tanto vale applicare lo stesso. Se gli piaccio, mi prendono. No. I selezionatori lavorano con criteri molto precisi forniti dal datore di lavoro e fungono da filtro. Se una persona non soddisfa questi criteri minimi, viene scartata per poter passare ad un altro candidato. Quindi se non hai i requisiti per una posizione, non perdere (e far perdere) tempo a te e a chi legge la tua domanda di lavoro, a meno che…

 

Per spiriti forti E casi particolari: il CV provocazione

cv provocazione

Attento a non esagerare!

Chiudo con una chicca. Che cosa fare se vuoi applicare per una posizione in cui non abbiamo esperienze lavorative rilevanti, ma pensiamo di essere comunque un buon candidato?

Possiamo usare il CV provocazione, ovvero un CV in cui non spieghiamo assolutamente nulla delle nostre esperienze lavorative passate, ma ci concentriamo solo ed esclusivamente su tutto quello che gioca a nostro favore per ottenere un determinato posto di lavoro.

Questo √® quello che ho fatto qui a Cracovia per cercare lavoro come insegnante di Italiano in una scuola di lingua. Frustrato dal fatto che i CV personalizzati che avevo mandato alle scuole di lingua fossero finiti nel cestino,¬†ho preparato¬†un CV pi√Ļ simile ad un manifesto pubblicitario, il CV provocazione. In questo CV dichiaravo¬†che nonostante non avessi alcuna certificazione per insegnare la lingua italiana ero comunque adatto per¬†lavorare come insegnante, perch√© avevo esperienza nell’insegnamento degli¬†scacchi e della lingua italiana per stranieri (come insegnante privato), elaborando questi concetti meglio che potessi.

Risultato? L’unica scuola di lingua che mi abbia mai chiamato qui in due anni e mezzo aveva ricevuto questo CV provocazione.

Per poter funzionare davvero, il CV provocazione deve essere utilizzato in circostanze particolari:

  1. Deve arrivare immediatamente alla persona in grado di decidere se assumerti o meno.¬†Un curriculum di questo tipo non ha nessuna possibilit√† di funzionare se viene mandato ad un’agenzia, o alla sezione risorse umane di un’azienda. Nessuna. Il selezionatore non vorr√† assumersi rischi inutili nel raccomandare una persona di cui non √® in grado di stabilire se ha il livello di esperienza richiesto per la posizione da ricoprire. Magari potrebbe essere invogliato a conoscerti e a farti una chiamata, ma per quasi tutte le posizioni “non creative” preferir√† candidati con un curriculum pi√Ļ tradizionale, mettendoti in secondo piano. Se invece riesci a fare avere questo CV direttamente al tuo futuro datore di lavoro¬†o alla persona che decider√† se assumerti o meno, potrebbe essere sorpreso dalla tua intraprendenza e decidere di darti una possibilit√†, scavalcando altri candidati che hanno usato un approccio tradizionale.
  2. Non pu√≤ essere improvvisato.¬†Questo tipo di CV richiede un lavoro di ricerca, capacit√† di scrivere e comunicare correttamente, ed una grande fiducia nei propri mezzi. Devi metterti nei panni di un pubblicitario e cercare di vendere un prodotto, tu, nel miglior modo possibile. Se refusi o errori ortografici possono essere perdonati nel caso di un cv normale, quando scrivi un CV provocazione¬†devi creare qualcosa di bello e memorabile, e cosa ancor pi√Ļ difficile, devi mantenere questa immagine anche durante l’eventuale colloquio di lavoro che ti verr√† proposto. Un piccolo passo falso e scadi nel¬†ridicolo (devo ricordarti di nuovo in cameriere-consulente nel settore alimentare?). Perci√≤ ti consiglio di usare il CV provocazione solo quando sei sicuro di avere le competenze per un lavoro, ma di non avere un CV tradizionale forte a sufficienza per ottenere un primo colloquio.

Eccoci alla fine di questo viaggio nel mondo dei curriculum vitae. Che esperienze hai avuto a riguardo nella tua ricerca di lavoro? Hai mai mandato qualche CV provocazione, ed ha funzionato?

Dimmi la tua, abusa dei commenti, e se pensi che possa essere utile a chi cerca lavoro, condividilo a pi√Ļ non posso! ūüėČ