Che cosa ho imparato partecipando ad un evento TED

ted

TEDxKazimierz, l’evento a cui ho partecipato e che ha ispirato questo post

 

“Vuoi avere un impatto sulla vita delle persone oppure vuoi solo impressionarle?”

John Scherer

 

Per oggi avevo in programma un post completamente diverso, ma sono stato letteralmente travolto dagli eventi che mi sono capitati questo weekend ed ho deciso di cambiare piano all’ultimo momento. Il motivo di questo terremoto editoriale? L’evento TED a cui ho partecipato. 

TED è una conferenza a cui partecipano persone che vogliono condividere punti di vista originali, i loro successi e le loro sofferenze, quello che hanno imparato durante la loro vita. È un’esperienza che ti carica di ispirazione e ti aiuta ad avere un sacco di idee interessanti. Se vuoi scoprire se c’è qualche evento TED organizzato nella tua città puoi sbirciare la pagina wikipedia in cui ci sono informazioni sulle sedi italiane in cui si è già tenuta questa conferenza.

Mi sto ancora mangiando le mani nel non aver fatto qualche bella fotografia (è dai tempi delle superiori che provo un astio immotivato verso le foto, ma per fortuna sta passando), ciononostante voglio condividere con te quello che ho imparato durante questo evento.

Cominciamo da…

L’età non è un limite

Questo è stato il titolo della conferenza, che mi ha attratto immediatamente perché provocatorio. Come si può credere che un novantenne possa avere la mobilità di un ventenne? L’età è un limite. Al tempo stesso però, ho capito l’essenza di questo concetto: non considerare l’età come una scusa per non cominciare a fare cose nuove. Se pensi di essere troppo vecchio per realizzare progetti ambiziosi, prima di mollare senza neppure fare un tentativo, chiediti se sia davvero così. La pigrizia non ha età ed è molto furba a trovare scuse per farti rimanere tranquillo con il culo al caldo.

Quando poi vedi una rockstar di cinquant’anni scatenarsi come se non ci fosse un domani e poco dopo un reduce di guerra di 94 anni che racconta la sua vita in inglese (non la sua lingua madre), capisci che l’età non è davvero un limite e che se ti esponi un po’, la vita ha molte soddisfazioni da darti.

Man mano invecchiamo il problema principale non sono i problemi fisici ma i nostri limiti mentali: con l’aumentare dell’età diventiamo più sensibili al fallimento e non vogliamo sembrare degli idioti. Ci limitiamo a fare quello che abbiamo sempre fatto per proteggere il nostro ego dal sembrare ridicoli. Soltanto accettando di essere di nuovo goffi ed impacciati, di ritornare principianti e di essere pronti ad imparare dagli altri possiamo arricchirci e diventare persone migliori.

Magari adesso stai leggendo questo post e ti stai dicendo: “Suona troppo facile e motivazionale, non mi convince per niente”

Se è così c’è un buon motivo, e questo è l’argomento del prossimo paragrafo.

La crescita personale è banale

“Che cosa? Hai aperto un blog di crescita personale, è evidente che il mondo non pullula di persone di successo e tu mi hai appena detto che la crescita personale è banale?”

Confermo! 🙂 Ho avuto questa intuizione durante la conferenza a cui ho partecipato, o meglio durante il party successivo in cui ho avuto l’opportunità di conoscere uno degli speaker, un americano esperto di crescita personale che lavora da anni in Polonia ed offre consulenza ai dirigenti. La conversazione è stata molto piacevole, ma al tempo stesso non mi ha arricchito dal punto di vista tecnico: il metodo suggerito da questo esperto di crescita personale è uguale a quelli che ho letto in giro su internet. In una frase: capisci chi sei e cosa vuoi, e poi agisci di conseguenza.

Questa è la crescita personale in una frase. Se tu mettessi in pratica questo unico concetto, non avresti più bisogno di leggere nulla al riguardo. Ed allora perché tutti cercano insegnanti, guide, rimedi facili? Perché l’industria della crescita personale esiste?

A parte le ragioni più tristi, come la pornocrescita personale o spillare soldi alla gente, esiste una motivazione molto forte che dà un significato a questo settore: la risonanza.

Che cosa voglio dire? La risonanza è un fenomeno che si verifica quando ti trovi di fronte qualcosa e lo senti tuo. A me capita spesso con alcune frasi che riescono a catturare un concetto che non sono riuscito ad esprimere usando parole mie. Quelle che leggo e mi fanno dire: cazzo, è proprio così!

La risonanza è il motivo per cui ognuno di noi trova alcuni autori motivazionali geniali ed altri delle mezze cartucce: a parità di contenuti qualcuno risuona di più con il nostro modo di essere. C’è chi ama Osho e il suo approccio mistico, chi apprezza l’esibizionismo di Anthony Robbins e chi preferisce un approccio più pratico e no-non sense (in questo caso Pensa Fuori dalla Scatola è il posto che fa per te! 😉 ).  Alla fine la strada che hai scelto non conta granché: qualsiasi filone decida di approfondire ti porterà comunque a migliorare, e a fare tuo il principio chiave che abbiamo visto prima (capisci chi sei e cosa vuoi, e poi agisci di conseguenza).

Quando definisco la crescita personale come banale, non mi riferisco soltanto ai contenuti: se passi il tuo tempo ad occuparti solo di crescita personale, alla lunga diventerai incapace di praticarne i principi. Chi fa il coach di professione, o magari tiene seminari su strategie di crescita personale e nient’altro, si fossilizza sulle sue conoscenze e non riesce più a guardare con gli occhi freschi le persone e le situazioni, usando sempre gli occhiali del suo metodo per catalogare tutto e tutti. 

È fantastico che tu abbia deciso di interessarti alla crescita personale, ma solo applicandone i principi tutti i giorni alle parti più disparate della tua vita potrai mantenere la tua mente flessibile a nuove idee.

L’evento non è l’evento principale

Quando ho deciso di partecipare a TED mi aspettavo di andare ad una conferenza, sedermi, ascoltare i relatori e poi andare a casa a riflettere su ciò che avevo ascoltato. La realtà è stata “leggermente” diversa: fin dal mio arrivo i volontari che avevano organizzato l’evento mi hanno accolto facendomi parecchie domande e consegnandomi un cartellino con il mio nome e i miei interessi principali (che avevo fornito precedentemente via email). In questo modo era molto più facile avere conversazioni con persone sconosciute. Avendo a disposizione un icebreaker (modo per rompere il ghiaccio) così efficace, conoscere gente è stato facilissimo.

Non solo: oltre a studenti e lavoratori ho conosciuto imprenditori e finanziatori, e per me è stato totalmente inaspettato. In una città così legata alle multinazionali come Cracovia scoprire questa realtà è stata una piacevole sorpresa, ed ha rappresentato la vera ragione per cui mi sono goduto davvero questo evento. Al di là dell’ispirazione che ho guadagnato ascoltando diversi relatori, il momento più bello è stato conoscere persone che hanno mentalità, lavori ed esperienze diverse, ma allo stesso tempo condividono con me l’obiettivo di costruirsi il loro lavoro dei sogni. Ho scambiato contatti ed ottenuto consigli molto preziosi, che sto mettendo in pratica per realizzare un paio di progetti (tra cui il mio libro sul networking, il mio futuro primo prodotto! 😀 ).

La cosa più utile che ho imparato partecipando a questa conferenza è di andare oltre l’evento in sé, ma di vedere quali opportunità, nascoste e non, puoi sfruttare. L’università è un esempio lampante.

Grazie ad internet è possibile trovare tutto quello che ti viene insegnato all’università gratuitamente. Perché quindi investire tempo e soldi per imparare contenuti che chiunque può avere gratis? Una possibile risposta sta nelle opportunità collaterali che offre l’università: puoi conoscere personalmente un docente nell’area di ricerca che ti interessa, o magari partecipare ad un convegno su un argomento che ti ha sempre incuriosito, oppure ancora ottenere uno stage in un’azienda molto rinomata. In questo caso se presti troppa attenzione all’evento (l’università, o meglio finire l’università con voti alti) ti fai sfuggire il vero valore che hai a disposizione (le occasioni viste sopra).

 

Ora che hai letto questo post non hai più scuse: trova il ramo della crescita personale che ti piace di più e comincia ad applicare tutto senza pietà! 😉

E se anche tu hai partecipato a qualche evento che ti ha ispirato, o addirittura cambiato la vita, fammi sapere la tua esperienza nei commenti. Non c’è niente di più bello di vedere persone appassionate descrivere che cosa gli ha cambiato la vita (si, ho imparato anche questo a TED! 😀 )

Buona settimana!

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15 commenti on “Che cosa ho imparato partecipando ad un evento TED”

  1. DarkettOne di Provincia ha detto:

    Caio Lorenzo! Anche se commento per la prima volta, è da quasi un anno che ti seguo. Mi fa piacere che hai deciso di non abbandonare il tuo blog: i tuoi articoli non deludono mai.

    Per quanto riguarda la riflessione sull’università, mi trovi d’accordo: per me che vengo da una piccola università di provincia, mi fa senso ritrovarmi in un ambiente pieno di studenti che si trovano lì solo perché hanno la facoltà a portata di mano. Partecipare a progetti e convegni solo per avere voti più alti è inoltre molto riduttivo. Le occasioni ci sono anche in un piccolo ateneo!

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Ciao DarkettOne ( mi piace un sacco il tuo nome, mi ricorda un amico 😀 ), mi fa molto piacere conoscerti e sapere che mi segui da così tanto.
      Anch’io vengo da una piccola università di provincia, Bergamo, e ti capisco benissimo: gli eventi che mi hanno formato di più sono stati due progetti collaterali, l’Erasmus e il Boarding Pass, un’esperienza simile ma fatta in Italia.
      A parte questi eventi così lunghi ci sono stati parecchi convegni a cui non ho partecipato, purtroppo, ma che confermano la tua idea: non importa quanto piccolo sia l’ateneo, se tieni gli occhi aperti troverai sempre opportunità interessanti! 😉

      • DarkettOne di Provincia ha detto:

        Ahah mi fa piacere che il mio nome ti piaccia, ma puoi chiamarmi anche Gilio.
        Non sei il primo blogger che seguo a provenire da una realtà provinciale. Evidentemente noi di provincia siamo più disposti a creare un blog per conoscere i nostri simili 🙂

        P.S. se hai un amico darkettone, prova pure a farlo passare per il mio blog, potrebbe divertirsi 😉

  2. Grazia Gironella ha detto:

    Mi piace scoprire che stiamo seguendo un percorso parallelo, sotto molti aspetti. Sono iscritta al sito TED da poche settimane, ma ho già visto che lì circola un’energia positiva e contagiosa. E’ un mondo, non un’iniziativa specifica. Questo articolo, quindi, mi fa alzare la mira: perché non partecipare dal vivo? Terrò gli occhi aperti a cosa arriva nelle vicinanze (relative). Mi piace il fatto che tu sottolinei la possibilità di arrivare allo stesso obiettivo in tanti modi, ognuno non necessariamente migliore o peggiore degli altri. Credo che la mia grande scoperta di questi anni sia proprio questa: le contraddizioni, i dualismi, le divisioni, di fatto non esistono. Siamo noi a farli esistere, includendoli nella nostra logica, e smettono di esistere quando smettiamo di dare loro spazio. Ti mando un abbraccio virtuale! 🙂

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Ricambio l’abbraccio virtuale! 😀

      Mi fa piacere averti dato la spinta definitiva per partecipare ad un’esperienza TED. L’entusiasmo che senti è contagioso ed è legato ad iniziative di successo reali, lo puoi toccare praticamente! 😉

      Immaginavo che avresti apprezzato il mio approccio “orientale” alla crescita personale, anche se preferisco abbracciare le contraddizioni anziché non dargli spazio, Dato che alla fine il risultato è lo stesso (spariscono) possiamo dire che questo è un esempio di raggiungere la stessa meta seguendo strade diverse! 😉

    • Cinzia ha detto:

      Ciao ragazzi! Vi aspettiamo all’edizione TEDxBergamo 2016!

      • Lorenzo Brigatti ha detto:

        Magari Cinzia, sono ancora a Cracovia! 😛
        Quando è l’evento l’2016? Magari mi organizzo e ci faccio un salto.
        E ovviamente il prossimo giugno sei invitata a TEDx Kaziemerz, un TED fatto a Cracovia che sto dando una mano ad organizzare! 😉

  3. maicappao ha detto:

    Mi piace tanto il tuo blog che ho scoperto da pochissimo! E grazie a te mi sono appena iscritta al TED della mia città! Grazie per l’ispirazione 🙂 ti seguo con piacere! E mi hai fatto ripensare all’università, se continuare o lasciare…

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Grazie dei complimenti Maicappao, e complimenti per l’ottima scelta di iscriverti al TED della tua città, sono sicuro che conoscerai un sacco di gente fantastica! 😉

      Che università stai facendo? E come mai la vuoi lasciare? Se posso darti una mano a chiarirti le idee, lo farò con piacere! 😀

      • maicappao ha detto:

        Sto studiando lingue e culture straniere (francese e tedesco). Lavoro in italia come insegnante di danza (il mio sogno), non mi lamento, ma vorrei anche ballare e migliorarmi in altri paesi, in particolare a Londra. Voglio fare qualcosa di più oltre a insegnare…Mi piacerebbe partire, ma questo vorrebbe dire lasciare tutta la mia certezza del lavoro qui e l’università, dove ho speso fin’ora circa due mila euro. Mi mancano ancora 15 esami (sono molto indietro lavorando ), e sono fuori corso.. non so nemmeno se ne vale la pena continuare, mi spiace soltanto per i soldi spesi e il tempo (anche se poco ) speso a studiare… Spero di essermi spiegata bene 😛
        Ballare e studiare lingue sono le mie due grandi passioni, ma serve davvero studiare lingue all’università? O almeno in Italia non mi pare che funzioni bene..

        • Lorenzo Brigatti ha detto:

          Sei stata chiarissima!

          Dalla mia esperienza personale posso dirti che studiare lingue in Italia, a parte poche ottime università come Trieste, è abbastanza inutile. Senza entrare troppo nel merito delle singole università una lingua è qualcosa che puoi imparare (quasi) da autodidatta o frequentando un corso intensivo, più efficace e meno costoso dell’università.
          Da selezionatore del personale, poi, posso dirti che una laurea in lingue non ti garantisce nessun vantaggio per molti tipi di lavoro, in quanto la conoscenza della lingua straniera viene verificata in ogni caso con un colloquio telefonico.
          L’unico vantaggio della laurea è che ti può dare accesso a determinati lavori, di solito nel settore pubblico o della comunità europea.
          Quindi, a meno che tu non voglia lavorare come interprete a Bruxelles, ti consiglierei di lasciar perdere la laurea in lingue e di focalizzarti sulla tua passione per la danza e studiare inglese, francese e tedesco per conto tuo.

          È bello poi vedere che non ti accontenti e che vuoi puntare a qualcosa di più dell’insegnamento di danza in Italia, ma in questo caso il mio consiglio è di non partire allo sbaraglio. Non mollare il lavoro che ti piace, per giocarti tutte le tue chances in una volta. Prova a cercare qualche miniprogetto (da 2 settimane a 1 mese, magari uno stage) a cui puoi partecipare mantenendo il tuo lavoro in Italia. In questo modo avrai la possibilità di farti un’idea della città, dell’ambiente e potrai conoscere persone che ti aiuteranno a creare la tua carriera. E se andasse tutto storto, potrai semplicemente tornare a casa e ripartire con il lavoro che ami.

          PS. Non ti voglio “obbligare” ad andare all’estero, da espatriato in Polonia posso dirti che non è sempre facile, ma non farti fermare dai soldi che hai già speso per l’università.

          Ho già scritto un post al riguardo (https://pensafuoridallascatola.wordpress.com/2014/01/13/evitare-trappola-impegno-trappola-scelta/) spiegando di non considerare i costi sommersi quando prendi delle decisioni. Detto in parole più semplici, se finisci l’università i soldi che hai speso non torneranno indietro. Anzi, per finire dovrai spendere ancora più soldi che avresti potuto usare per altro.


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