La scuola dei miei sogni: cosa cambierei dell’attuale sistema

perspective

Prima di tutto cambierei prospettiva (da Flickr)

 

“L’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini che sono capaci di fare cose nuove, e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto”.
Jean Piaget

 

Recentemente mi è capitato di leggere diverse contestazioni riguardo ai test INVALSI e al decreto “buona scuola” (che i più coraggiosi possono leggere in formato integrale aprendo il link) e devo dire che queste discussioni mi hanno deluso parecchio.

I punti critici sembrano essere due: il rifiuto di farsi valutare da un test standardizzato a crocette e quanto potere concedere ai presidi. Per quanto possa capire entrambe le posizioni, ho notato che in tutto questo marasma manca un punto fondamentale: ciò che viene insegnato a scuola. 

È incredibile come ci si accanisca a discutere di metodi di valutazioni e di graduatorie, quando ciò che dovrebbe significare la scuola (passare conoscenze alle nuove generazioni) è stato perso per strada. I metodi di apprendimento e le materie insegnate sono ferme agli anni Cinquanta, escludendo una timida comparsa dell’informatica. Nel frattempo il mondo è cambiato ed oggi i metodi di apprendimento più usati (la lezione frontale) nonché alcune materie hanno perso la loro utilità.

Oggi più che mai ci troviamo a vivere in un mondo con abbondanza di informazioni e la scuola ha rinunciato al suo ruolo di guida per aiutare i giovani a sviluppare pensiero critico, preferendo discutere su programmi (PS: sei mai andato oltre la seconda guerra mondiale in storia? ) e su graduatorie anziché mettere in discussione le basi.

Attenzione, ho detto scuola e non gli insegnanti. Come in tutte le professioni, ci saranno quelli più appassionati nel loro lavoro, quelli più preparati e le teste di cazzo. Considerare “gli insegnanti” come un corpo unico a se stante, magari ricordandoti solo di quel professore di matematica che ti è stato così indigesto non è il massimo. Al tempo stesso però, ci sono materie come il latino o il greco che nel mondo moderno sono assolutamente inutili, se non per un gruppo molto ristretto di persone. Non sarebbe meglio farle studiare a chi è un linguista piuttosto che spacciarle come indispensabili a tutti i poveri studenti dei licei scientifici e classici? Se lo studio di una lingua apre la mente, perché non studiare cinese o arabo, lingue che hanno pure un sistema di scrittura diversa, ti obbligano a pensare in un modo differente e ti aprono mondi nuovi?

L’unico motivo per cui certe materie sono ancora mantenute nella scuola è legato ad una questione di personale disponibile: il numero di docenti di cinese in Italia è nettamente inferiore a quello dei docenti di latino, quindi fare una modifica immediata non è possibile. Al tempo stesso le parti in causa (governo, sindacati, insegnanti) sono tutti occupati a difendere la loro poltrona che a discutere di come dovrebbe essere la scuola di oggi.

Nel post di oggi voglio usare la bacchetta magica e proporti alcune delle materie che dovrebbero essere insegnate nella scuola di oggi. Dato che purtroppo queste materie sono assenti, per poter riuscire ad avere gli strumenti per raggiungere il successo nella vita dovrai arrangiarti ed approfondirle da solo. Non ti preoccupare, ti fornirò qualche consiglio strada facendo e se dovessi avere libri che vuoi condividere puoi sempre usare i commenti e rendere ancora più completo questo post! 😉

Ok, cominciamo.

Le basi: psicologia ed economia

Sono di parte, ma voglio cominciare dalle mie due passioni. Come è possibile che ho dovuto aspettare più di vent’anni per venire a conoscenza di queste due aree del sapere che influenzano la vita tutti i giorni in modo così forte?

A quanto mi risulta esiste solo una scuola dove queste due materie vengono insegnate contemporaneamente, ragioneria, e non vengono insegnate pure nel modo migliore. Più che psicologia si studia “Storia della psicologia” (un obbrobrio che capita anche con filosofia, la materia per eccellenza in cui sviluppare il pensiero critico) mentre economia per ovvie ragioni si concentra più sull’aspetto contabile (anche se i libri di testo di economia aziendale ignorano l’utilizzo di software usati per la registrazione di fatture onnipresenti nel mondo aziendale e si ostinano a farti fare tutti gli esercizi a mano).

In tutte le altre scuole, ne viene studiata solo una su due (di solito psicologia) o il nulla pneumatico (e questo vale per i licei, in teoria scuole d’elite).

Con la mia bacchetta magica non solo introdurrei psicologia ed economia come obbligatorie nel mondo della scuola, ma darei a queste due materie una forte impronta pratica. Certo, è importante sapere cosa ha scoperto Freud, ma al tempo stesso preferirei apprendere elementi di psicologia più utili, come imparare a gestire ed incanalare le emozioni in maniera positiva (magari usando i principi della soft zone), imparare le basi per negoziare in maniera più efficace e mantenere alta la mia motivazione. Una volta assimilate le basi avrebbe senso approfondire cosa hanno detto i più grandi di sempre, non all’inizio quando non ho la minima idea di cosa fare.

Lo stesso vale anche per economia. Prima di partire con supercazzole su micro e macroeconomia, finanza ed altro, non sarebbe più interessante imparare come risparmiare i propri soldi, come investirli e come valutare decisioni fondamentali (tipo comprare o meno una casa) in maniera più informata ed oggettiva possibile?

Di nuovo, una volta consolidate le basi potrebbe seguire uno studio più approfondito di altre aree dell’economia, possibilmente assimilando anche teorie recenti e non solo quelle valide nel 1800 (come mi è capitato durante la mia università di economia, purtroppo).

Adesso che ti ho convinto dell’importanza di economia e psicologia, da dove puoi cominciare la tua scuola personale?

Per un inizio soft in economia ti consiglio di dare una lettura ai miei post su come raggiungere la libertà finanziaria e sulla strategia di investimento di Warren Buffett, mentre per la psicologia puoi leggerti come allenare la tua felicità e il post dedicato a Carlsen, il campione di scacchi.

Se invece vuoi qualcosa di più approfondito ti consiglio di leggere Daniel Goleman per la psicologia, in particolare il suo primo lavoro “Intelligenza Emotiva” che ti aiuterà a fare luce su quali altri fattori influenzano la tua carriera e le tue relazioni oltre all’intelligenza, mentre per l’economia, in particolare nel settore investimenti, ti consiglio i libri di Warren Buffet e Charlie Munger, il suo partner.

Nota: con questi libri svilupperai una buona comprensione generale, ma per poter essere ancora più efficace dovrai anche smazzarti manuali più tecnici sull’argomento che ti sei scelto. Vedi come sarebbe più pratico se tutto fosse insegnato a scuola? 😀

Lavorare in team

“La scuola è una giungla”.

Questa è l’espressione che ha usato un mio collega polacco quando mi ha raccontato del perché suo primo figlio (6 anni) sta imparando karate. Ho sorriso, certe cose non cambiano in nessuna nazione del mondo.

Durante la scuola è il momento in cui si formano amicizie che possono essere indissolubili, ma la cosa più incredibile è che non sono favorite dall’ambiente. La maggioranza delle attività scolastiche sono svolte a livello individuale, ricerche e presentazioni hanno un ruolo marginale perché altrimenti non si riesce a valutare la performance del singolo individuo. Ha senso, vero?

Già, c’è solo un piccolo problema. Nel momento in cui entri nel mondo del lavoro questo principio viene sbattuto fuori dalla finestra. Soprattutto oggi, in un ambiente in cui ci sono sempre più collaborazioni tra colleghi, magari pure in nazioni diverse, la capacità di collaborare è diventata fondamentale. Che ci piaccia o no, nel mondo del lavoro il nostro voto (leggi stipendio) dipende anche da come si comporta il nostro collega. Se con il suo modo di fare allontana i clienti, o passa la giornata davanti alla macchinetta del caffè, le sue azioni impattano l’azienda e quindi anche tu, in quanto lavori con lui.

Dato che il mondo lavorativo funziona così, non sarebbe meglio dare molta più importanza al lavoro di gruppo anche nel mondo della scuola? Perché non avere almeno il 50% del voto di un alunno dipendente da lavori di gruppo? In questo modo si incentiverebbero comportamenti più virtuosi, e si eserciterebbero doti di leadership e di capacità sociale altrimenti destinate a rimanere nel cassetto. Per evitare di avere sempre gli stessi gruppi poi si potrebbe cambiare ogni volta la composizione dei componenti ed il ruolo di leader formale. In questo modo anche le persone più timide e introverse avrebbero l’opportunità di capire cosa significa essere responsabili per altre persone, e mettendo in pratica le competenze psicologiche viste nel paragrafo sopra potrebbero pure imparare a sciogliersi.

Un bel sogno vero? Purtroppo qui l’ostacolo sarebbero probabilmente i genitori, che non vorrebbero avere il loro pargolo (ovviamente il più intelligente della classe) penalizzato dal fatto di lavorare con individui più pigri di lui. Quando poi la stessa cosa succederà nel mondo del lavoro saranno i primi a non dire nulla.

Per fortuna esiste un modo in cui è possibile assimilare al meglio i principi del lavoro in team: gli sport di squadra. La capacità di sacrificarsi per il bene del team, capire che il risultato è legato al rendimento di tutti e non solo il tuo ed aiutare i compagni in difficoltà sono le basi che puoi apprendere praticando basket, calcio, pallavolo o qualsiasi altra cosa ti venga in mente. Se non sei già un praticante convinto, che cosa stai aspettando? 😉

Esperienza all’estero obbligatoria

Ho già parlato in questo post di come nella società di oggi manchi un vero e proprio rito di iniziazione che sancisca il passaggio all’età adulta, ed avevo suggerito l’Erasmus come un (blando) sostituto.

Per rendere questa esperienza ancora più efficace sarebbe meglio farla prima di mettere piede all’università, a 18-19 anni appunto. Avere la possibilità di entrare in contatto con un’altra cultura durante il periodo della scuola obbligatoria potrebbe aiutarti a chiarirti le idee sul percorso universitario che vuoi intraprendere, o se vuoi intraprenderne uno. Impareresti a buttarti in grosse esperienze non essendo completamente pronto, a dover vivere in un ambiente nuovo, e magari pure ostile, senza l’aiuto degli amici e dei genitori. Una scuola di vita continua.

Il rischio che potrebbe presentarsi in questo caso è quello di sottovalutare l’Italia una volta tornato.

Ti spiego meglio: a me è successo quando ho fatto l’Erasmus, un’esperienza molto forte che mi ha lasciato dentro un grosso vuoto quando sono tornato in Italia. “È tutta qui la vita adesso?”, mi chiedevo. Mi mancava l’ambiente internazionale e l’apertura mentale che avevo trovato in Germania come studente e in Italia mi sentivo soffocare.

Adesso che sono da tre anni in Polonia ho sviluppato una visione più equilibrata delle cose. Certi aspetti dell’Italia mi mancano proprio, mentre su altre cose mi sono reso conto che l’Italia è simile agli altri paesi europei.

Nonostante questo rischio un’esperienza all’estero presenta troppi vantaggi per non considerarla, e per fortuna qui il rimedio è piuttosto semplice. Se la scuola non organizza questa esperienza, puoi pensarci tu!

Esistono siti come serviziovolontarioeuropeo.it in cui puoi trovare offerte di lavoro come volontario in altri paesi (vale dai 17 ai 30 anni) ed avere la possibilità di conoscere più da vicina un’altra cultura. Oppure puoi organizzare per conto tuo una vacanza studio dove ti pare, anche se questo sarà più dispendioso dal punto di vista economico. 

 

 

Nella mia scuola dei sogni queste sono le tre componenti fondamentali. Quali sono le tue invece? Fammi sapere la tua opinione, per me è preziosa. E se questo post ti è piaciuto ricordati di condividerlo con gli amici! 😀

 

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4 commenti on “La scuola dei miei sogni: cosa cambierei dell’attuale sistema”

  1. Grazia Gironella ha detto:

    Mi piacciono le tue proposte, prima tra tutte l’inserimento di psicologia applicata. Se c’è una materia che può aiutarti nella vita è quella, e non c’è ambito che non ne venga influenzato.

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      😀 E lo sai che per me la tua opinione vale doppio, Grazia!

      Potrebbe essere interessante anche lo studio (e la pratica) di discipline considerate orientali, come la meditazione o le arti marziali, magari durante le scuole superiori. Molti dei “nuovissimi” concetti della crescita personale sono già stati approfonditi migliaia di anni fa in oriente, perché non approfittarne? 😉

  2. […] paio di settimane fa ti ho parlato di come la materie e l’impostazione date alla scuola non ti preparino ad affrontare la vita nel modo migliore, ma la scuola ha (purtroppo) un altro […]


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