Come creare e mantenere una buona abitudine

Il miglior tipo di felicità è un’abitudine per cui hai passione.

Shannon L. Alder

rubin

La fonte di ispirazione del post di oggi: Gretchen Rubin

 

Uno degli argomenti più trattati dalla crescita personale è la creazione di buone abitudini.

Vuoi diventare una persona migliore? Mangia sano, fai esercizio fisico, vinci la procrastinazione, focalizzati sui tuoi obiettivi e voilà! Sei diventato un incrocio tra un mito e un superuomo (o una superdonna, non mi sono dimenticato delle lettrici! 😉 )

Moltissimi appassionati di crescita personale si sono chiesti come creare e mantenere buone abitudini, ed anche i professionisti del settore hanno fatto le loro ricerche. Il risultato? Un approccio unico, venduto come valido per chiunque: definisci la buona abitudine da adottare, scrivila sotto forma di obiettivo chiaro e definito, comincia ad adottare piccoli passi per raggiungerla, pratica tutti i giorni e dopo un tempo variabile (dai 21 giorni in su, la scienza sta ancora discutendo su questo) la tua nuova abitudine sarà diventata automatica (a onor del vero, Antony Robbins ha adottato un approccio diverso, basato sulla ricerca di un cambiamento improvviso attraverso il ricondizionamento psicologico, ma oggi è “passato di moda” e viene screditato dai nuovi esperti).

Ho seguito per qualche anno l’approccio tradizionale, ed ho ottenuto qualche risultato, ma molte delle abitudini che volevo formare si sono perse per strada e alcune di quelle rimaste mi chiedono ancora fatica per portarle avanti.

“Come è possibile?”, mi chiedevo. “Sto leggendo libri di crescita personale e facendo del mio meglio per applicarli ma nonostante tutto non riesco ad adottare buone abitudini automaticamente. Dove sbaglio?”

La risposta è arrivata la settimana scorsa, quando ho letto il fantastico libro di Gretchen Rubin: “Better than before” (“Meglio di prima”) in cui l’autrice spiega come formare buone abitudini e dà consigli basati sulle sue letture e sulla sua esperienza.

Non mi aspettavo granché da questo libro, ma ho deciso di leggerlo comunque visto che Gretchen era già riuscita ad impressionarmi con il suo libro precedente “The Happiness project” (“Il progetto felicità”) in cui ha affrontato un tema trito e ritrito come la ricerca della felicità dando una visione originale e no-non sense, smontando pure alcune teorie in voga oggi.

Anche stavolta non sono rimasto deluso, ed oggi voglio condividere con te i punti chiave per creare e mantenere un’abitudine.

 

Adatta la formazione dell’abitudine alla tua personalità

Già dal primo capitolo Gretchen smonta un mito che persiste nella crescita personale, cioè la strada unica per formare un abitudine. Il metodo che ti ho spiegato all’inizio funziona meglio per alcuni tipi di personalità, ma non per tutti. Gretchen distingue quattro tipi di personalità che hanno approcci diversi alla formazione della abitudini a seconda della loro tendenza ad accettare o rifiutare aspettative interne ed esterne. 

  • Gli Upholder (Sostenitori), sono in grado di rispettare sia le aspettative interne che quelle esterne. Sono il gruppo che ha vita più facile quando si tratta di formare nuove abitudini e può seguire il “metodo unico” della crescita personale.
  • Questioner (Inquirenti) sono in grado di rispettare le aspettative interne ma faticano con quelle esterne, in particolare con quelle che ritengono stupide.
  • Gli Obliger (Obbligati) sono in grado di rispettare le aspettative esterne ma faticano con quelle interne, il che può creargli seri problemi di autostima.
  • Rebels (Ribelli) faticano a rispettare sia le imposizioni interne che quelle esterne. Vogliono avere libertà e flessibilità di fare le cose a modo loro, senza rispettare programmi e scadenze. Sono il gruppo che fatica di più a formare abitudini, perché non vogliono rimanere intrappolati in una routine.

Come ogni generalizzazione psicologica ognuno di noi non ricadrà esattamente in un unico tipo, ma leggendoli sono sicuro che ti ritroverai in almeno in uno o due di questi gruppi.

Io sono un misto tra Questioner e Rebel. In altre parole, uno dei sottogruppi peggiori per formare nuove abitudini usando il metodo unico. Scoprirlo non mi ha depresso, ma è stata una liberazione: ora molte cose mi sono più chiare!

Tuttavia questo non mi ha soddisfatto. Non stavo cercando scuse per formare nuove abitudini, ma un sistema adatto a me. Dopo averci pensato un po’ su ne ho trovato uno che mi soddisfa, usando insieme la tecnica del reframe e quella degli obiettivi giornalieri. Usando la tecnica del reframe cerco motivazioni forti e personali per cominciare una buona abitudine, anche quando non mi piace granché. Fino a che non riesco a convincermi al 100% della validità di una nuova abitudine, non penso neppure di cominciare. Una volta raggiunto il livello di convinzione necessario applico la seconda tecnica, con cui stabilisco obiettivi giornalieri senza collocarli in un programma definito, purché vengano centrati durante la giornata. Niente “corsa delle sette del mattino” o “studio di scacchi delle otto e trenta”. Troverò di volta in volta il momento migliore per svolgerle, applicando quando necessario i principi della soft zone e mantenendo flessibilità. In questo modo la mia parte ribelle non si sentirà ingabbiata da una routine soffocante.

E gli altri tipi di personalità? Gli Upholder dovrebbero essere in grado di creare programmi e routine senza troppi problemi, per loro appoggiarsi alle tecniche tradizionali di crescita personale è più che sufficiente, mentre gli Obliger beneficeranno tantissimo di un compagno di avventura, o meglio ancora di un professionista che li sproni a dare il massimo.

Esistono altre generalizzazioni psicologiche che ti aiutano a capire come formare le tue abitudini: ad esempio allodole/gufi. I primi amano svegliarsi presto alla mattina (prima di leggere questo libro non sapevo neppure che le allodole fossero mattiniere 😀 ), mentre i gufi sono ultraproduttivi la sera.

(Nota:  anche se ti piace rimanere sveglio fino alle tre di notte, non è detto che tu sua un gufo. Specialmente quando hai un lavoro che non ti piace, consideri la sera come uno dei pochi momenti di “vita vera” e vuoi godertelo il più possibile. Da qui il rifiuto di andare a letto presto.)

Il modo migliore per capire se sei un gufo o un’allodola è trovare il momento più produttivo della tua giornata per poi aggiustare l’ora in cui vai a nanna. Così facendo sarai più produttivo ed avrai più tempo per le tue passioni ed i tuoi affetti.

Un’altra distinzione utile è tra astemi e moderati, a seconda di come gestisci le cattive abitudini. Preferisci abbandonarle completamente (astemio), oppure ridurle gradualmente (moderato)? Nonostante abbiamo una preferenza ho notato che tendiamo a rientrare in entrambe le categorie a seconda di ciò che vogliamo smettere di fare. Quello che ti consiglio, soprattutto con le cattive abitudini più difficili da sradicare, è di partire con un approccio più estremo rinunciando ad esse completamente e riprenderle in un secondo momento, solo se necessario.

Ho adottato questo approccio con l’alcool: anni fa ho avuto un periodo in cui bere dava senso alle serate nei weekend (altrimenti di una noia mortale), così ho deciso di smettere di bere e vedere cosa sarebbe successo. Dopo il primo mese ho cominciato a divertirmi molto di più senza alcool ed ho continuato a non bere. Oggi bevo, ma con moderazione. Una birra o un bicchiere di vino nel weekend sono il massimo che mi concedo.

Ora che hai inquadrato la tua personalità, farai meno fatica a formare una buona abitudine ma…

 

La fragilità delle abitudini (il lato oscuro)

Non importa come tu ci sia arrivato, una volta che hai formato un’abitudine, ti è sufficiente praticarla per mantenerla “ad vitam eterna”. Non solo, passato un certo livello critico, questa abitudine sarà così automatica che la seguirai senza sforzo.

Magari.

Intendiamoci, lo scopo principale di creare un’abitudine è quello: praticare in maniera assidua qualcosa che ci fa bene fino a farlo diventare automatico. Ma pensare che tutti i giorni la nostra buona abitudine si verificherà sempre e comunque è ottimismo sfrenato. Ci sono scrittori di professione che hanno giornate in cui vorrebbero fare di tutto tranne scrivere, e questo vale in molti altri campi. Non siamo robot, possiamo introdurre un sacco di buone abitudini nella nostra vita ma non tutte raggiungeranno il livello di “è automatico, non ci penso più”. Alcune abitudini saranno più fragili e dovremo coltivarle con più attenzione anche se le stiamo praticando da anni.

Cambiare ambiente può mettere a rischio le buone abitudini che ti sei creato lungo la via. Se ti sei trasferito in una nuova città, oppure hai cambiato casa, oppure ancora hai semplicemente preso un periodo di vacanza potresti stravolgere le tue abitudini, perdendo per strada le più fragili. Per questo è così importante essere consapevole di quali abitudini ti vengono “meno naturali”: sono quelle da coltivare con più attenzione in questi momenti.

Esiste un altro punto debole delle abitudini: legarle troppo ad un obiettivo.

Secondo la crescita personale, se ti fissi obiettivi misurabili e raggiungibili raggiungerai sicuramente risultati. Ma porsi obiettivi troppo definiti non è ottimale per la creazione di un’abitudine. L’abitudine è un processo, mentre l’obiettivo è un momento. Una volta raggiunto, perderai lo stimolo per andare avanti. Un esempio pratico: se il tuo obiettivo è perdere peso per la prova costume estiva, diciamo cinque kg, potresti adottare strategie subottimali per raggiungerlo, come mangiare poco o nulla per un mese. Non solo, una volta raggiunto ti rimetteresti a mangiare normalmente, prendendo più chili di quelli che avevi in precedenza. Per risolvere questo problema devi concentrarti sul processo e non sui risultati. Se ami il processo (mangiare più sano e fare più sport in questo caso), il risultato (perdere peso) verrà da sè, e non sentirai pressione nel doverlo mantenere, perché ti verrà naturale.

 

Rivoluzione! Comincia con il botto

Abbiamo visto sopra che un cambio di ambiente può distruggere le tue abitudini. La buona notizia è che questo non vale solo per le buone abitudini, ma anche per quelle cattive.

Mi spiego meglio: una degli interessanti principi introdotti da Gretchen nel suo libro è che è più facile cambiare l’ambiente circostante che noi stessi. Quando vogliamo acquisire/perdere un’abitudine è importante essere supportati dall’ambiente intorno a noi. Questo significa non avere un frigo pieno di schifezze se vuoi cominciare una dieta, avere la borsa della palestra già pronta o meglio ancora portartela direttamente al lavoro con te, un’applicazione su larga scala del principio dei venti secondi, insomma.

Se dopo aver acquisito/perso l’abitudine che volevi in quest'”ambiente facilitato” vuoi vedere se sei in grado di mantenerla anche nel tuo vecchio ambiente fai pure, ma non sono molto convinto che sia una buona idea. A che pro renderti la vita più difficile su un’abitudine consolidata quando puoi introdurre qualche novità in più nella tua vita?

Un modo per cambiare drasticamente l’ambiente in cui viviamo è quello della rivoluzione: puoi legarla ad un cambiamento che sta per avvenire nella tua vita (ad esempio un cambio di città) e sfruttare l’occasione per costruirti nuove routine. Se non puoi cambiare città ogni due mesi, un ottimo sistema è viaggiare: quando ti trovi al di fuori delle costrizioni della vita quotidiana e non devi essere “la persona che tutti conoscono” ti sarà più facile essere una persona migliore e trasportare qualcuna delle tue abitudini all’interno della vita reale.

Il meccanismo della rivoluzione ha un difetto: è molto dispendioso in termini energetici, e quindi non sostenibile per periodi di tempo prolungati. È molto adatto a chi si è posto obiettivi molto strutturati da raggiungere in un arco di tempo che non superi il mese, e può essere usato come una bellissima esperienza da cui prendere ispirazione per introdurre cambiamenti duraturi.

In questo post ho cercato di fare un riassunto il più completo possibile, ma non mi è stato possibile racchiudere tutti i concetti fondamentali espressi da Gretchen. Se sei curioso di saperne ancora di più, ti consiglio di dare un’occhiata al suo blog. Sono sicuro che ti aiuterà, soprattutto se stai faticando a formare una buona abitudine e le risposte tradizionali della crescita personale non ti soddisfano. Se invece hai già la tua ricetta personale, condividila nei commenti: nonostante siamo tutti diversi la tua strada potrebbe ispirare altre persone simili a te! 😉

Buon inizio settimana!

Annunci

2 commenti on “Come creare e mantenere una buona abitudine”


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...