Affrontare un colloquio di lavoro telefonico: consigli pratici

Quando intervisto qualcuno, so nei primi due minuti se mi piace oppure no. Se trovo facile parlare con una persona e vedo apertura, onestà e integrità, di solito li assumo.

Bobby Brown

coltellino svizzero

Sii preparato come un coltellino svizzero.

 

Oggi sempre più aziende si avvalgono di agenzie o altri intermediari per il processo di selezione, incontrando personalmente solo una rosa ristretta di candidati. I colloqui telefonici sono diventati molto di moda, in quanto permettono alle agenzie di risparmiare tempo nella ricerca e di fare una prima scrematura dei candidati.

Come fare a massimizzare le tue chance di successo con il selezionatore durante un colloquio telefonico?

Questo è quello che vedremo nel post di oggi.

Sii preparato, anche quando sei colto di sorpresa

Come prima cosa, rispondi al telefono! Suona molto Capitan Ovvio, ma ho visto persone rifiutare chiamate provenienti da un numero anonimo, quando molto spesso le agenzie chiamano con un numero anonimo per ovvi motivi (non vogliono essere prese d’assalto da valanghe di potenziali candidati che chiedono informazioni). Quindi se hai fatto qualche domanda di lavoro, aspettati qualche chiamata anonima e non farti problemi a rispondere.

Come seconda cosa è molto importante essere professionali ed avere un po’ di buon senso: rispondere in un ambiente troppo rumoroso non ti aiuterà a capire quello che ti verrà chiesto, né ti farà fare una bella figura. Se sei impossibilitato ad avere una conversazione tranquilla, fallo sapere al selezionatore e proponi immediatamente una data alternativa: in questo modo potrai avere anche più tempo per raccogliere informazioni sull’azienda che ti ha chiamato e sul selezionatore.

Per esperienza personale (soprattutto con aziende straniere) ti posso anche dire che di solito sia il nome dell’azienda che quello del selezionatore non si capiscono, i selezionatori li pronunciano troppo velocemente dovendoli ripetere decine di volte al giorno. Chiedendo una mail di conferma avrai queste informazioni salvate e potrai usare per prepararti al meglio, facendo una ricerca sul sito dell’azienda e su Linkedin.

Il colloquio telefonico: miti e verità online

Ed eccoci arrivati al fatidico momento del colloquio. Le dinamiche sono diverse da un colloquio faccia a faccia, poiché il telefono velocizza parecchio la comunicazione e gli spazi di silenzio sono ancora meno tollerati. Come se non bastasse è più difficile costruire un buon rapporto con il selezionatore rispetto ad un normale colloquio. In questo caso alcuni dei consigli più gettonati in internet, come sorridere mentre stai parlando e tenere carta e penna sotto mano per appuntarti informazioni sono corretti e ti daranno una marcia in più, ma non sono la variabile determinante. Soprattutto per le posizioni non a contatto con il pubblico, la brillantezza durante il colloquio è accantonata a favore delle competenze necessarie per svolgere il lavoro. Quindi tranquillo, se sei un programmatore non devi spendere ore a studiarti tecniche psicologiche per essere percepito in modo migliore durante il colloquio telefonico. È molto meglio dedicarti allo studio di un nuovo linguaggio di programmazione o alla realizzazione di un nuovo progetto.

Ed ora veniamo ad un consiglio un po’ particolare, relativo ad un errore che mi è capitato di commettere più volte durante i colloqui di lavoro che ho fatto in Italia: perdere la pazienza per certe domande. Quando un selezionatore mi chiedeva delle mie esperienze di studio o di lavoro mi dicevo: “Ma cazzo, ho speso ore a lavorare su un curriculum dove tutte queste informazioni ci sono già e questo passa il tempo a chiedermi roba che dovrebbe già sapere. Dove sta la sua professionalità?” 

Per quanto questa opinione sia condivisibile, oggi che sto dall’altra parte devo spezzare una lancia a favore del selezionatore, spiegando le ragioni di questo comportamento. I selezionatori oggi sono oberati di posizioni su cui lavorare, e per quelle “Entry level” (le meno importanti) hanno pochissimo tempo: un paio di minuti per dare un’occhiata veloce al curriculum e poi chiamare al volo se la persona rispetta i requisiti di base. Durante la chiamata devono anche prendere note relative alla conversazione e non è possibile avere sempre sott’occhio il CV, per questo potrebbero farti delle domande a cui tu hai già risposto. Per risolvere il problema, da selezionatore, ho trovato questa soluzione: faccio notare che ho letto il CV e dico di voler avere conferma di alcune informazioni. Fornendo una ragione stronco sul nascere eventuali proteste.

Fatta questa premessa, andiamo ora a parlare del colloquio vero e proprio. Di solito si divide in due parti: un’intervista e una in cui ti verranno date tutte le informazioni necessarie (date di inizio, stipendio, ulteriori passi del processo di selezione etc.). Durante l’intervista segui le regole base del bon ton telefonico, in particolare non parlare sopra al tuo interlocutore, non dare la sensazione di stare facendo altro (se nel caso malaugurato dovesse succedere, scusati e spiega immediatamente cosa stai facendo) e rispondi in modo puntuale alle domande dell’intervistatore. Questo è molto facile per le domande a risposta chiusa, mentre può risultare più difficile nel caso di altre domande molto più generiche come “Perché ti piacerebbe fare questo lavoro?” (vedi paragrafo successivo).

Una volta terminato il colloquio, chiedi tutte le informazioni importanti che non sono state menzionate durante la conversazione e chiedi una data in cui riceverai un riscontro e un punto di contatto a cui scrivere per eventuali dubbi. Non accettare un nebuloso “le faremo sapere” e, una volta avute le date, non riempire di spam il selezionatore. Dagli il tempo di mantenere la sua parola e scrivigli solo se non si è fatto sentire quando promesso.

Cosa rispondere alle domande generiche

Apro una parentesi importante, relativa alle domande generiche. Da candidato, durante più di un’intervista mi è capitato di sentirmi fare una serie di richieste come: “Raccontami la tua ultima esperienza di lavoro” e…le ho sempre odiate. “Se vuole sapere qualcosa di preciso, perché non me lo chiede in modo chiaro?” Questo ragionamento non fa una grinza, ma c’è un fraintendimento sottostante: il selezionatore non necessariamente vuole sapere informazioni particolari, ma vuole vedere come strutturi una risposta e quanto sei in grado di entrare nel dettaglio.

Mi spiego meglio: la vita aziendale non è come a scuola. Niente ora di matematica il lunedì dalle 10 alle 11, niente sessione di esami dal 17 al 28 gennaio. La vita aziendale è semplicemente imprevedibile. Gli inglesi dicono “shit happens” (la merda succede) e questa frase riassume perfettamente la situazione. Hai a che fare con richieste assurde dal capo, dai clienti, dai colleghi, dai tuoi sottoposti; devi gestire appuntamenti che saltano all’ultimo momento ed altri che si aggiungono senza che tu ne sapessi nulla. In questo ambiente dominato dall’incertezza, una delle capacità più ricercate è quella di saper operare senza direttive chiare. Intuire cosa fare prima che il capo te lo spieghi è una delle caratteristiche più utili per fare carriera, e molte aziende la cercano disperatamente. Come fare a capire se qualcuno possiede questa capacità?

Chiedendoglielo direttamente non è una buona idea: qualcuno mentirebbe spudoratamente, altri potrebbero credere di essere in grado di lavorare in condizioni di incertezza, senza esserne davvero capaci. Il modo più efficiente trovato finora è quello di chiedere domande volutamente generiche, che simulano una condizione di incertezza, e vedere come reagisce il candidato. Se sei in grado di dare una risposta esaustiva, che non si ferma ad un livello generale ma va in profondità con spunti presi direttamente dalla tua esperienza professionale, stai mandando un segnale chiaro: quando c’è casino, io so cosa devo fare.

Per poter rispondere al meglio ad una domanda generica segui questa scala: per prima cosa, se ne hai bisogno, chiarisci gli aspetti che ti sembrano più importanti. Una, massimo due domande, dimostrano che sei attento ai bisogni dell’interlocutore e vuoi tagliare la risposta su misura per lui; troppe denotano insicurezza. Dopodiché comincia la parte più importante: rispondi in modo chiaro, ed ogni volta che usi un’affermazione troppo generale (come “Per soddisfare un cliente è importante soddisfare i suoi bisogni”) supportala sempre con dettagli presi dalla tua esperienza lavorativa e dalla tua intuizione, se la tua esperienza non ti dovesse aiutare.

Sicuro di te? Ma anche no.

Ed infine, un consiglio sulla tua personalità, se così si può dire. Sii te stesso.

“Eh? Che diavolo vuol dire essere me stesso?” Come sai, non sono un grande fan di questo consiglio, ma per stavolta ho deciso di fare un’eccezione. Secondo internet per ottenere un lavoro devi sempre mostrarti come una persona dinamica ed entusiasta, un pupazzetto caricato a molla insomma. Questo consiglio viene dato in tutte le salse possibili, ma non tiene conto di un fattore fondamentale: il tipo di lavoro svolto. Essere una persona dinamica ed entusiasta ti aiuta moltissimo se devi lavorare a contatto con il pubblico, ma nella maggioranza dei casi non è un fattore decisivo. Quello che fa la differenza sono le tue competenze. Ti dirò di più: in alcuni settori particolari, come nel caso dell’informatica, i selezionatori sanno che la brillantezza durante un colloquio non è uno dei fattori più importanti, quindi potrebbero passare candidati anche non molto comunicativi che però abbiano dimostrato di sapere il fatto loro.

Quindi, se ti senti un po’ insicuro e nervoso prima di un intervista, non avere paura di mostrarlo. Un briciolo di umanità ti aiuterà a non sembrare un pallone gonfiato. Un pizzico di nervosismo può essere pure apprezzato: significa che a quel posto di lavoro ci tieni.

“D’accordo, tutto giusto, però se sto andando a fare un colloquio per una posizione manageriale devo essere sicuro di me, non posso mica sembrare una mammoletta.”

Non esattamente. Essere troppo remissivo può essere uno svantaggio se vuoi diventare un manager, ma non sempre. Qui entra in campo un altro elemento fondamentale: il carattere del capo.

Già, la stragrande maggioranza dei manager hanno qualcuno che sta sopra di loro ed uno dei motivi per cui vengono assunti o meno, azzarderei al pari con le competenze, è se si crea un giusto mix di personalità tra loro e il capo. Un capo più autoritario preferirà una persona che esegua i suoi ordini senza fare troppe domande, mentre uno più aperto alla delega preferirà una persona più indipendente che potrebbe anche contestare le sue decisioni.

Questo lungo pippone si può riassumere in una frase sola: durante un colloquio di lavoro non fingere la tua personalità, perché non conosci quale profilo psicologico l’azienda sta cercando. Anche se lo conoscessi, fingere di essere diverso solo per guadagnarti un posto di lavoro ti farebbe smattare dopo un paio di settimane.

In questo contesto l’onestà è il valore più importante, perché ti aiuterà a costruire una base di fiducia con il selezionatore.

E, se proprio vuoi coltivare una caratteristica psicologica che ti farà avere successo in qualsiasi colloquio di lavoro, scegli l’intraprendenza. Impara ad avere una soluzione ai problemi che ti capitano prima di parlare con il tuo capo. Non importa se poi la metterai in atto da solo (come farebbe una persona molto sicura di sè) oppure se discuterai questa soluzione con lui (nel caso di una persona un po’ più remissiva). In entrambi i casi il problema verrà risolto grazie a te e questo è quello che conta alla fine della giornata.

 

Con questo post spero di averti aiutato a fare luce su questa parte sempre più importante del processo di selezione e che applicando questi consigli tu possa fare un figurone! 😉

Ovviamente se l’hai trovato utile ti chiedo di condividerlo con i tuoi amici o di lasciarmi la tua opinione qui sotto.

Buon inzio settimana!

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