Giovani “fannulloni” ed Expo 2015. Un caso di malainformazione e autorazzismo all’italiana

Questo post è nato di getto e di rabbia, quando ho visto questo articolo pubblicato sul Corriere della sera.

La giornalista, tale Elisabetta Soglio, ha pubblicato questa perla di giornalismo in cui il titolo dice tutto: “Turni scomodi per lavorare all’Expo: Otto su dieci ci ripensano”.

Chiunque lavori nel mondo del copywriting, online e offline, sa che il titolo è uno degli elementi più importanti all’interno di un testo. È quello che attira l’attenzione, che ti convince o meno ad aprire un link e a leggerlo.

Il titolo usato qui si può tradurre con: “Gli italiani sono un popolo di fannulloni viziati che spendono il tempo seduti sul loro culo.” Leggendo questo capolavoro di retorica si sviluppa ulteriormente, diventando “I giovani italiani sono dei fannulloni viziati che spendono il tempo seduti sul loro culo.”

Questa simpatica opinione tranchant viene data fornendo numeri lacunosi: gli stipendi sono “…intorno ai 1300-1500 euro al mese suppergiù” (giuro che è scritto così). Se lordi o netti, se per un part time o per un full time non ci è dato sapere, la notizia importante è che (rullo di tamburi) l’80% dei candidati ha rifiutato, soprattutto giovani.

Questo articolo ha scatenato una violenta reazione. Molti dei candidati in questione che hanno spiegato le scelte con motivazioni piuttosto valide: chi nei tre (!) mesi di attesa per il risultato del colloquio è riuscito a trovarsi un lavoro, chi ha rifiutato un’offerta molto più bassa rispetto a quella precedente  e così via (per avere un quadro più completo ti consiglio la lettura di questo post e della sua conclusione).

Da selezionatore questa faccenda mi ha inorridito. Alcune fasi del processo di selezione (come offrire una miseria a candidati che arrivavano dall’altra parte d’Italia) mi hanno lasciato molto perplesso, ma non conoscendo a fondo la faccenda non voglio tirare la croce addosso a Manpower, la società di selezione incaricata di fare il colloquio. Tirando ad indovinare potrei anche dire che alcuni dei problemi siano derivati da richieste irragionevoli fatte dal cliente di Manpower, la società che sta organizzando l’Expo, ma di nuovo, non conoscendo le richieste che questa società ha fatto non voglio esprimermi al riguardo.

Vorrei invece sottolineare due punti che mi hanno colpito di questa vicenda: il primo è scandalizzarsi che i giovani italiani rifiutino un lavoro, specie se sottopagato.

In Italia ho cercato lavoro per un sacco di tempo, e ne ho viste di cotte e di crude. Una volta, durante un colloquio per Lombardini Discount avuto anni fa (ormai posso dirlo, pace all’anima loro sono falliti e la cosa non mi stupisce) lo “stipendio” che mi è stato proposto per sei mesi di “stage” (40 ore alla settimana) era di 250 euro al mese. E tutti i giorni in giacca e cravatta, ovviamente. Poi, se fossi stato bravo, avrei avuto altri 6 mesi sempre a 250 euro al mese.

Ridicolo.

Questa è un’offerta che mi piacerebbe avessero ricevuto a tempo debito tutti gli amanti della gavetta, senza se e senza ma, che giocano a fare i leoni da tastiera. Ricordo che all’epoca schiumavo di rabbia e mi auguravo che i giovani italiani prendessero coscienza del loro valore ed emigrassero o quantomeno si rifiutassero di accettare lavori pagati meno di uno schiavo.

Anni dopo, quando sembra che questa situazione si verifichi e i giovani mostrino un po’ di sana spina dorsale, anziché applaudire e cercare di trovare soluzioni più eque parte il grido di fannulloni.

Questo ci porta dritti al secondo punto che mi ha colpito: l’autorazzismo italiano. È da parecchio che volevo scriverne, ma finora non avevo mai trovato l’occasione giusta, che è arrivata proprio in occasione di questa notizia. Mi è capitato molto spesso di vedere articoli in cui gli italiani vengono dipinti come un popolo inferiore, accanendosi in particolare con i giovani mammoni e bamboccioni. I tedeschi, gli inglesi o i paesi del Nord invece sono popoli dotati di grande onesta e coscienza civica, dei superuomini in confronto a noi poveri italiani. Cazzate.

Se c’è una cosa che ho imparato da quando sto qui in Polonia e che tocco con mano tutti i giorni, è che gli italiani sono allo stesso livello degli altri popoli, europei e non. Ho visto in giro valanghe di burini provenienti da ogni parte del mondo e conosciuto persone italiane straordinarie. Quindi basta, smettiamola con questo autorazzismo per cui noi italiani siamo un popolo di incapaci e la crisi ce la siamo meritata.

In questo momento avremmo bisogno di tanti patti sociali incrociati tra categorie storicamente contrapposte: selezionatori e candidati, lavoratori dipendenti e imprenditori, vecchi e giovani, insegnanti e studenti, chi resta e chi emigra. Dobbiamo imparare ad ascoltare le esigenze di tutti e capire come possiamo venirci incontro e trovare dei veri compromessi, non delle porcherie che fanno il gioco di una sola delle parti, di solito la più forte.

Un ragionamento ingenuo e ottimista? Forse, ma mi rifiuto di credere che la gente preferisca passare il tempo a tartassare un nemico anzichè a trovare un modo concreto per tirarsi fuori da questo casino. Non voglio predicare l’amore universale, so che esistono ed esisteranno sempre divergenze tra questi gruppi antagonisti. Mi appello solo ad un po’ di sano senso pratico: collaboriamo adesso ed evitiamo di andare a fondo insieme, dopo avremo tutto il tempo del mondo per tornare a litigare.

Per cominciare a realizzare questi presupposti dobbiamo cominciare dall’informazione: boicottiamo articoli porcheria con titoli acchiappaclick solo per fare contento l’editore (che avrà più traffico) e per sollevare un vespaio inutile.

Immagino che anche la professione di giornalista oggi sia molto difficile (ho visto “stipendi” dati a giornalisti ancora più agghiaccianti di quello che mi era stato proposto dal buon selezionatore di Lombardini), ma questa non deve essere una scusa per pubblicare articoli come quello del Corriere: disinformati, faziosi e autorazzisti.

Sono sicuro che se nel suo piccolo ognuno di noi comincerà a fare quello che può otterremo risultati molto più concreti rispetto ad aspettare che la fine della crisi piova dal cielo.

 

 

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3 commenti on “Giovani “fannulloni” ed Expo 2015. Un caso di malainformazione e autorazzismo all’italiana”

  1. Grazia Gironella ha detto:

    L’autorazzismo è un problema, ma talvolta nasce da un’autocritica spassionata. Viviamo in un paese dove per iniziare a risolvere un problema servono cinquant’anni! Non mi sembra che siamo efficaci nelle scelte, né (in generale) ben disposti a cambiare. Ogni cambiamento è anzi visto a priori come un probabile peggioramento.
    Per quanto riguarda i giovani, i discorsi che fanno di tutta l’erba un fascio non valgono nulla. Credo però sia vero che la capacità di sacrificio si sia in generale ridotta rispetto a qualche decennio fa, vuoi perché più famiglie sono ancora in grado di supportare i figli, vuoi perché lo studio protratto crea aspirazioni più alte. Ci sono anche giovani (e non) che rifiutano un lavoro in cui dovrebbero alzarsi presto la mattina o lavorare la domenica, oppure ritengono di avere il diritto a un impiego corrispondente ai loro studi. Ben vengano allora i giovani con una visione realistica del mondo del lavoro, anche quando non accettano l’offerta Expo. 😉

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Sul fare critiche costruttive sono d’accordo Grazia, è indispensabile ascoltarle per migliorare. Quello che non mi piace è il sottinteso che vedo nei giornali: “Nel resto del mondo lo fanno meglio/la gente all’estero è migliore etc. etc”.
      Sul discorso giovani, invece, condivido la tua opinione molto equilibrata, specialmente sullo spirito di sacrifico che sta venendo meno (anche se più che la cultura nazionale me la prenderei con il benessere in cui la mia generazione è cresciuta, togliendoci quella fame che ha permesso agli italiani degli anni 50 di realizzare un miracolo economico).
      Anche la laurea è un punto dolente: nonostante averla aiuti a trovare lavoro più facilmente rispetto al solo diploma (a parità di anni di esperienza), oggi si è svalutata parecchio. Per certi lavori per cui trent’anni fa un diploma era più che sufficiente, oggi vengono assunti laureati, che hanno “perso” 3 o 5 anni di carriera lavorativa a scapito dello studio. Questo sfavorisce la possibilità di rendersi economicamente indipendenti in tempi non biblici e rende l’impatto con il mondo del lavoro ancora più forte.
      Per risolvere la questione non credo esista un’unica strada, se tornassi indietro oggi mi farei una semplice domanda: “Per la professione che mi sono scelto, la laurea è indispensabile?” e agirei di conseguenza.

  2. http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/pelazza-sfruttati-a-1-euro-e-mezzo-all%E2%80%99ora_531812.html
    1,5 euro all’ora. 15 euro per 10 ore di lavoro a raccogliere limoni sotto al sole.
    Anche tanti italiani.
    O questo o muori di fame.
    Siamo alla schiavitù. Siamo il terzo mondo.


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