Pensa meglio: fai passi indietro e usa il genio

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Chissà perché se scrivo “Strategia” su Google metà dei risultati sono immagini di scacchi

 

Pensare è uno dei lavori più faticosi che ci sia, e probabilmente questa è la ragione per cui così pochi lo fanno.

Henry Ford

Ultimamente sto rileggendo uno dei libri più famosi della crescita personale: “Come trattare gli altri e farseli amici” di Dale Carnegie. Nonostante il messaggio del libro sia concentrato su come migliorare le relazioni, mi ha molto colpito una frase, scollegata dal tema principale del libro: “Abbiamo ragione si e no il 50% delle volte.” Anche se Carnegie qui si riferisce in particolare alla nostra capacità di fare previsioni, pensare di avere torto una volta su due (quando va bene) è una prospettiva abbastanza deprimente. Per migliorare un po’ la nostra percentuale oggi voglio condividere con te due strategie per migliorare sia il tuo processo decisionale che quello creativo, da unire ai sei cappelli.

 

Ragiona all’indietro: quando partire dalla fine è un vantaggio

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Oggi il tuo maestro di vita sarà un gambero.

Una delle strategie più sottovalutate nella vita di tutti i giorni è il ragionamento all’indietro: in inglese ha diversi nomi (backward reasoning, backward planning) che hanno lo stesso significato. Partire dalla fine e poi tornare all’inizio, andando a ritroso.

Perché ragionare all’indietro può essere più utile del modo di pensare tradizionale?

Per prima cosa ti aiuta a fare chiarezza sui tuoi obiettivi. Partire dalla fine significa decidere quale obiettivo raggiungere e poi muoverti di conseguenza. Tanto più l’obiettivo è ben definito, tanto più sarà più facile capire quali sono le tappe intermedie che devi raggiungere.

Ad esempio se devi sostenere un esame in una determinata data, puoi dividere il numero di pagine a seconda dei giorni rimasti. Attento però, facendo questa divisione rischi di non farcela: studiando tutti i giorni esattamente il numero di pagine che ti sei prefisso, alla prima giornata in cui ti capiterà un imprevisto andrai fuori strada. È molto meglio approfittare dell’entusiasmo iniziare e studiare un po’ più di pagine all’inizio; un’altra buona idea è tenere almeno una settimana vuota alla fine dell’esame, che potrai usare per rilassarti se hai rispettato la tua tabella di marcia o per recuperare le pagine che non sei riuscito a studiare.

Ragionare all’indietro ti permette di anticipare le difficoltà: ovviamente non sto parlando delle cause (i cigni neri sono sempre in agguato), ma degli effetti. Anzi, in questo caso dell’unico effetto che ci interessa, ovvero non essere in grado di dedicare ore allo studio.

Ragionare all’indietro ti aiuta anche a ridurre il numero delle scelte che hai a disposizione: per quanto questo possa sembrare uno svantaggio, nella nostra società in cui quando vai al supermercato hai la scelta tra (almeno) venti marche di caffè diverse, ridurre le scelte significa aumentare il tuo livello di soddisfazione e di sicurezza (se non sei convinto, qui ne avevo parlato più approfonditamente)

Oltre a queste applicazioni ultrapratiche, ragionare all’indietro ti è molto utile tutte le volte in cui devi risolvere enigmi logici oppure nei giochi di strategia, ad esempio gli scacchi. Ti faccio subito un esempio pratico:

Move before CheckmateCheckmate

Diagramma 1: come dare scacco matto?                                                Diagramma 2: Scacco matto!

Mi trovo nella situazione del diagramma 1 e voglio dare scacco matto. Mentre ci sto pensando, mi ricordo di aver visto una volta la situazione del diagramma 2 e di essere sicuro che sia uno scacco matto. Ragionando all’indietro mi chiedo: “Come posso ottenere la posizione nel diagramma 2 partendo dal diagramma uno? In un lampo realizzo che muovendo la donna in diagonale e portandola sul fondo alla scacchiera ricreo esattamente la stessa situazione, lo scacco matto che volevo appunto. Questo è un esempio di ragionamento all’indietro molto corto, ma efficiente.

Infine il ragionamento all’indietro ti aiuta ad ottenere nuove idee ed ipotesi da testare, migliorando il tuo pensiero laterale. Quando l’obiettivo è fissato la tua filosofia deve essere: “Tutte le strade portano a Roma”. Qualsiasi mezzo o combinazione di mezzi che ti vengano in mente e raggiungano l’obiettivo desiderato vanno bene. Se proprio vuoi cedere al tuo lato perfezionista, puoi prenderti un po’ più di tempo per trovare strade più efficienti o più creative, a seconda del tuo gusto.

Una piccola nota: ragionare all’indietro non è una soluzione che va bene per tutte le stagioni. Esiste un caso particolare in cui può risultare addirittura controproducente, cioè quando sei impegnato in attività che richiedono un grande livello di resistenza, specialmente a livello fisico (una maratona, ad esempio).Ragionare all’indietro è utile in fase di pianificazione per minimizzare i rischi, ma nel momento in cui cominci la competizione mantenere questo stato mentale rischia di consumarti: ragionando all’indietro vedrai il tuo traguardo come sempre troppo lontano e ti sembrerà che tutti gli sforzi fatti per raggiungerlo siano vani. In questo caso specifico è meglio fissarsi mini obiettivi, da raggiungere a cadenza più o meno regolare. Così facendo eviterai di pensare a quanto sia lontano il traguardo e riceverai ondate di gratificazione a livello costante, mantenendo una buona scorta di energie psicologiche.

 

Usa il genio che c’è in te

scienziato pazzo

 

Attenzione: risvegliare il tuo genio può farti diventare uno scienziato pazzo

“Sei un genio!” Chi di noi non ha mai voluto sentirsi dire questa frase? È una botta di autostima per il nostro ego sempre bisognoso di conferme. Oggi voglio consigliarti un uso un po’ diverso del concetto di “Genio”, ispirato da questo fantastico video di TED,  in particolare ogni volta in cui sei impegnato in un lavoro creativo.

La parola che oggi usiamo come “genio” all’epoca romana indicava uno spirito benigno, custode della sorte delle famiglie e dei singoli individui. Il genio quindi era un’entità al di fuori delle possibilità di controllo degli umani. Lo potevano onorare facendo del loro meglio, ma questo non garantiva che il genio fosse sempre benigno.

La situazione è cambiata durante il rinascimento, quando il concetto “di uomo al centro del mondo” è entrato prepotentemente nella nostra cultura. In termini pratici l’uomo è diventato l’unico responsabile delle sue azioni. Da questo momento l’uomo si fonde con quello che prima era stato il suo genio, diventando unico artefice delle sue creazioni ed, in senso lato, del suo destino.

Questa maggiore responsabilizzazione ha moltissimi lati positivi: non ci sono più divinità da incolpare per gli insuccessi e la vita difficile, e diventa più concreta la possibilità di lavorare duro per migliorare la tua situazione personale. Possiamo dire che la crescita personale per tutti è nata in questo periodo.

Allo stesso tempo, però, questa responsabilizzazione si è trasformata in un boomerang per tutti quelli che fanno un lavoro artistico: se prima avevano il loro genio (o chiamala musa, se preferisci) che li ispirava, oggi sono loro il genio, con tutta la pressione che ne consegue. Questa pressione aumenta in modo esponenziale dopo i primi successi e si traduce con una domanda molto semplice: “Che cosa faccio se non riesco a riconfermarmi, o a superarmi?”  Gestire questa pressione enorme nel lavoro creativo si traduce in una diminuzione della qualità e della quantità dei tuoi lavori.

Ed è qui che rientra in campo il concetto di genio: possiamo riutilizzarlo per deresponsabilizzarci un po’ e lasciare che la scintilla del processo creativo scocchi senza ansia da prestazione. Anche se concetto di genio sembri solo una superstizione, in realtà oggi ha fondate basi scientifiche: sostituisci “genio” con inconscio ed il gioco è fatto. Conosciamo ancora così poco dell’inconscio e dei suoi meccanismi che possiamo dire di brancolare allegramente nel buio quando dobbiamo capire come sfruttarlo al meglio.

Definire l’inconscio come  “genio” ci può aiutare ad accettare le sue bizze e a trovare la motivazione necessaria per lavorare ogni giorno sui nostri progetti. Già, perché deresponsabilizzarci un po’ è ottimo per aumentare la nostra creatività ma non dobbiamo dimenticarci che per essere creativi in primo luogo è necessario parecchio lavoro.

Per utilizzare al meglio il genio è necessario alternare periodi di grande intensità a periodi di riposo. Ad esempio durante la fase di ricerca e studio: assimilare informazioni da diverse fonti è un processo che richiede fatica e dedizione. Durante questo periodo puoi fare fatica a ricordare in maniera efficace ciò che hai studiato, ma il nostro inconscio le ha processate ed è già al lavoro. Una volta passato questo periodo molto intenso, prenditi un po’ di relax e dedicati ad altro. Durante questo periodo di apparente far niente il cervello riordinerà le informazioni che hai assimilato e comincerà a stabilire connessioni con ciò che conoscevi già. Il risultato finale saranno idee fantastiche che sembrano emergere dal nulla.

Puoi usare lo stesso approccio quando passi alla fase realizzativaUnisci momenti di grande lavoro a momenti di completo riposo, in cui lasciar riposare le tue idee e permettere al tuo linguaggio di evolversi. E non essere ossessionato dalla perfezione, almeno all’inizio: secondo l’opinione di uno degli scrittori più prolifici di tutti i tempi, Stephen King, il genio è un tipo riservato e un po’ scontroso ed ha bisogno di tempo prima di imparare a fidarsi di te e darti le perle di ispirazione che stai cercando.

Mi auguro che queste strategie possano aiutarti ad essere più produttivo e rilassato. Ragionando all’indietro migliorerai la tua abilità di pianificazione e renderai il processo su cui stai lavorando più efficiente, mentre affidandoti al tuo genio personale riuscirai a lavorare sui tuoi progetti più creativi senza l’ossessione del risultato e consapevole che, anche nel caso di blocchi momentanei, continuare a lavorarci sopra ti farà ritornare l’ispirazione.

E…se questo post ti è piaciuto ricordati di condividerlo e di farmi sapere la tua opinione nei commenti! 😉

 

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4 commenti on “Pensa meglio: fai passi indietro e usa il genio”

  1. Gilio ha detto:

    Salve Lorenzo, è da un po’ di tempo che seguo il tuo blog e trovo i tuoi articoli sempre molto interessanti. E ti assicuro che di blog che trattano di crescita personale ne seguopiù di uno. p.s. posso dirti che sei un piccolo genio? 🙂

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Grazie Gilio, i complimenti fanno sempre piacere e mi fa ancora più piacere che tu sia un lettore abituale del blog! 😉

      Spero che Pensa fuori dalla scatola continui ad essere una grande ispirazione per te e ti aiuti a raggiungere i traguardi che ti sei prefissato! 😀

  2. Grazia Gironella ha detto:

    Hai presente “Let this go” di Stan SB? “I don’t know where we’re going, and I take pride in not knowing.” A seconda di quale significato le attribuisci, la frase può essere stupida o saggia. Qualche volta davvero non è produttivo prendersi tutta la responsabilità del raggiungimento dei propri obiettivi, e non è nemmeno realistico. Ci sono sempre altri fattori in gioco. 🙂


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