Come usare al massimo le domande

horse

Un intelligente cavallo in riflessione

Lascia pensare i cavalli che hanno la testa più grossa.

Aldo, Giovanni e Giacomo

 

Ultimamente ho fatto pulizia di gruppi Facebook. Sommerso da flame, discussioni sterili ed offerte di lavoro spammate ovunque, ho realizzato che molti dei gruppi di cui facevo parte si limitavano ad intasare la mia homepage anziché darmi valore aggiunto. Nei pochi che ho tenuto, il livello della discussione è buono ed i temi trattati sono interessanti, ma ho notato comunque una caratteristica curiosa: molti membri postano domande a raffica sugli argomenti più disparati, scrivendole più per Google che per altri esseri umani.

Questa riflessione ha ispirato il post di oggi, in cui ti mostrerò gli elementi fondamentali per praticare la nobile arte del fare (e farsi) domande.

Ottenere un’informazione

question mark

L’indiscusso protagonista di oggi

Cominciamo dalla categoria di domande più banali, quelle per ottenere un’informazione. Non ci vuole una laurea in astrofisica per farle, tutti siamo in grado di chiedere “Come posso arrivare alla stazione?” ed ottenere una risposta, ma quando le informazioni che chiediamo sono più complesse ci sono tre regole d’oro da seguire.

La prima è fornire una ragione valida per cui abbiamo bisogno di quell’informazione. Anziché chiedere a bruciapelo: “Quali libri mi consigliate per imparare a scrivere contenuti online?”  aggiungi un’introduzione e un motivo per la tua richiesta. Ad esempio:  “Ciao a tutti! Ho intenzione di aprire un blog e sto cercando libri per imparare a scrivere contenuti online. Cosa mi consigliate?” In questo modo tutte le persone parte del gruppo si sentiranno coinvolte e rispettate, e qualcuna di loro potrebbe essere un collega interessato al tuo futuro blog con cui cominciare una collaborazione personale e professionale. Tutto facendo solo un piccolo sforzo per comunicare al meglio all’inizio.

La seconda regola d’oro è essere specifici. Chiedere “Dove posso fare sport?” è una domanda che non ha molto senso, genererà in risposta soltanto altre domande e prima di ottenere la risposta che ti serve sarà passato parecchio tempo e potresti pure aver scocciato qualcuno. Nel caso visto sopra la domanda circoscrive immediatamente l’ambito alla scrittura online, quindi è impossibile essere fraintesi.

L’ultima regola è essere semplici: quando fai una domanda per chiedere informazioni deve essere il più semplice possibile da capire, così semplice che anche un bambino ti capirebbe. Questo ti risparmierà molti grattacapi, ad esempio quando passi la giornata a chiarire il significato di mail contorte o scritte in burocratese anziché fare il tuo lavoro.

Conoscere te stesso

know thyself

”Se conosci il tuo nemico e te stesso non devi aver paura del risultato di cento battaglie”

Finora abbiamo visto regole di buon senso, ma ti posso garantire che ho visto questi concetti elementari violati così tante volte che ripeterli una volta in più non farà male.

Passiamo adesso ad un livello più filosofico delle domande, considerandole non più come meri strumenti per ottenere un’informazione ma come porte che si aprono su mondi sconosciuti, in particolare te stesso e gli altri.

Persino nelle domande alla Google intuisci qualcosa su chi le ha fatte: da poche parole capisci se chi chiede sa comunicare efficacemente e se ha intenzioni serie o no. Quando qualcuno chiede “Come posso diventare ricco e famoso?” capisco che non ha intenzione di fare i passi necessari per raggiungere questi obiettivi, ma sta cercando una formula magica (inesistente) che lo porti ad avere successo in pochi semplici passi. Il settore della crescita personale pullula di queste domande: come essere felice, come avere la libertà finanziaria ed altre simili. Nonostante ci abbia scritto sopra alcuni articoli ed abbia proposto la mia personale risposta, sono consapevole che queste domande (e le conseguenti risposte) siano limitate e limitanti. Cercano una soluzione universale ad un problema particolare, perciò nessuno può dare le risposta che cerchi. Qualcuno ti può ispirare scrivendo qualcosa che risuona con il tuo modo di essere e convincendoti a tentare una strada nuova, ma il risultato finale dipende solo da te.

Per usare al meglio le domande tipo della crescita personale, cambia la formulazione: non chiederti “Come essere felice?” ma “Che cosa mi rende felice?”. In questo modo non stai più cercando una formula generale, ma la tua personalissima soluzione. Non solo, nel secondo caso la domanda ha due interessanti risvolti impliciti: per prima cosa dai per scontato che sei in grado di essere felice perché ti è già capitato, e questo ti aiuta a trovare la risposta. Il secondo è che sai che non sarai sempre felice: esisteranno attività o situazioni in cui non ti sentirai felice e lo accetterai, dato che la felicità non può essere uno stato permanente, soprattutto se vuoi vivere una vita piena. Visto come cambiando poche parole puoi rendere una domanda più efficace? 🙂

Oltre alla formulazione, anche la scelta delle domande che ci facciamo è cruciale. Chiederti “Come posso essere indispensabile al lavoro?” ti farà compiere azioni diverse rispetto a “Come posso passare il tempo lavorando il meno possibile fino alla fine della giornata?” Cambiare il tipo di domande che ti poni modifica le tue azioni e genera risultati completamente diversi. 

Per ottenere il massimo dalle domande che ti fai usa un linguaggio positivo e parti dal presupposto che puoi influenzare la situazione. Quando la risposta alla domanda non dipende solo da te (ad esempio nel caso del lavoro, per diventare indispensabile avrai bisogno della collaborazione di capi e colleghi) puoi usare domande con condizioni ipotetiche, come “Se dipendesse solo da me, come potrei essere indispensabile al lavoro?” Le risposte che otterrai ti torneranno utili anche quando la condizione che hai posto non esiste ancora. Ti basterà chiederti come realizzare questa condizione per rendere la tua risposta di nuovo efficace. Nel caso appena visto, per conquistare l’indipendenza necessaria devi dimostrare di essere un lavoratore affidabile, di sapere il fatto tuo e di consegnare quello che ti viene richiesto nei tempi previsti.

Domande sociali

meeting people

Domande per incontri formali e informali

Finora abbiamo usato le domande in modo egoista. Ottenere un’informazione che ci serve, capire cosa vogliamo dalla vita, tutto è improntato a soddisfare bisogni personali. Quello che pochi hanno intuito è che le domande sono uno degli strumenti più sottovalutati per creare conversazioni interessanti e scoprire punti in comune con le persone che incontriamo. Molti si sentono a disagio quando devono chiedere qualcosa: si scatenano i brutti ricordi delle elementari in cui se facevi troppe domande i compagni ti guardavano storto e alla lunga anche la maestra si poteva stufare. Una persona che chiede troppo vuol dire che non ha capito niente ed è pure fastidiosa. Sbagliato. Fare domande ti fa sembrare più intelligente. (lo dice pure la scienza)

Come è possibile? Quando fai delle domande dimostri interesse e capacità di ascoltare. Chi parla si sentirà importante e al centro dell’attenzione e ti considererà naturalmente una persona interessante, poichè soddisferai il suo bisogno di attenzione. Qualche volta è sufficiente ripetere le ultime parole di una conversazione a mo’ di domanda e il gioco è fatto, ma non è un sistema che amo molto. Suona troppo come un trucco da due soldi da applicare in modo meccanico per ottenere quello che vuoi (in questo caso la stima di un’altra persona).

Quello che adoro fare, soprattutto ad esperti, è fare domande in cui combino immediatamente quello che mi è stato insegnato con la mia conoscenza personale, per orientare la conversazione in un modo più utile. Ad esempio, se sto parlando con un esperto di strategie di ricerca delle persone online, gli chiedo quali strategie potrei utilizzare per trovare gente in gamba in Italia dove molti hanno a malapena un profilo Facebook poco aggiornato. La conversazione che ne nasce si rivela utile per entrambi: l’esperto ha la possibilità di mettere al lavoro la sua conoscenza, rendendolo soddisfatto (ogni dono che abbiamo ci chiede di essere usato); io ottengo suggerimenti utili da testare immediatamente. Se senti ancora quel malefico senso di vergogna che ti impedisce di approcciare un esperto perché hai paura di sembrare un idiota, hai a tua disposizione una frase magica: “Non vorrei fare una domanda ovvia, ma non conosco molto bene questo argomento. Vorrei sapere…” Dichiarando in anticipo che hai poca conoscenza dell’argomento dichiari di avere fiducia nella risposta del tuo interlocutore, che apprezzerà il tuo candore e si sforzerà di trovare una risposta completa e al tempo stesso semplice. Nei colloqui di gruppo, questa frase ti toglierà anche parecchia pressione sociale: ogni volta che l’ho usata per fare domande sugli aspetti che sembravano più ovvi del mio lavoro ho ottenuto risposte utili e non scontate. Tutto perché ho voluto espormi alla piccola possibilità di fare una domanda scontata e alla remota possibilità di essere etichettato come un idiota.

Immaginare di avere di fronte un esperto a cui fare domande è un approccio che puoi usare nelle conversazioni che hai tutti i giorni, anche con amici e persone sconosciute. Ognuno di noi è un esperto in qualcosa, ed ascoltarlo mentre ci racconta delle sue passioni o di come è riuscito a sbrogliare la matassa in una situazione difficile è una grande fonte di ispirazione e una piacevole esperienza. In più ti potrai godere il senso di comunione che si viene a creare e ti eviterai una conversazione trita e ritrita sul tempo atmosferico (a proposito, se stai cercando altri consigli per avere una conversazione interessante dai un’occhiata qui).

Fare domande in abbondanza ha comunque alcune controindicazioni, che devi tenere a mente per non diventare una macchinetta inarrestabile ed un incubo per le persone che ti stanno intorno. 

Come prima cosa non chiedere in modo meccanico e diretto, ma segui i principi visti sopra per formulare le domande. A nessuno piace essere trattati come un juke box da usare a comando. Spiega perché stai facendo certe domande, tieni le orecchie aperte quando il tuo interlocutore sta parlando e mantieni la conversazione fluida, facendo commenti più o meno scherzosi qui e là. Ricordati che è una conversazione, non un’intervista!

Se stai facendo domande troppo personali, fai sapere che ne sei consapevole. Basta dire: “So che è una domanda personale, sentiti libero di non rispondere, però vorrei sapere…” Con questa semplice premessa il tuo interlocutore apprezzerà la tua sensibilità e potrebbe rispondere ad una domanda a cui altrimenti non avrebbe risposto. 

Infine non chiedere troppo spesso un feedback. Questo è stato il mio grosso problema durante gli anni scolastici. Non avevo il minimo problema nel sommergere di domande la gente, ma molte di queste domande erano legate ad una mia insicurezza e quello che volevo sapere non era la risposta in sé, ma avere un feedback che mi rassicurasse. Durante le verifiche o gli esami chiedevo un paio di volte conferma del tempo a disposizione, oppure dubbi sulla formulazione di una domanda di cui intuivo già la risposta, ma volevo essere sicuro al 100%. Questo tipo di domande ti fanno percepire insicuro e non competente, perciò se anche tu scopri di avere questo vizio cerca di limitarle, e dai più fiducia alla tua interpretazione o alla tua memoria. Non avrai ragione tutte le volte, ma la tua autostima ne risentirà in modo positivo.

Alla fine di questo post, mi sembra d’obbligo inserire una domanda! 😀 Qual è la domanda più importante in questo momento della tua vita? 

Per la cronaca, la mia è: “Come posso avere un impatto positivo sulle vita delle persone che incontro?”

Aspetto la tua risposta nei commenti e se ti è piaciuto il post condividilo! 😉

 

 

 

 

 

 

Annunci

9 commenti on “Come usare al massimo le domande”

  1. Come si può riuscire ad attrarre a sè persone simili, anzichè solo amici con grosse incompatibilità su cui si chiude un occhio per non uscire sempre soli?

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Una bellissima domanda, Marco. Ultimamente ci sto pensando molto anch’io, dato che è una situazione che vedo sempre più spesso in giro (magari è la vecchiaia! 😛 )
      Una soluzione direi che l’abbiamo trovata: il blog!
      Quando scrivi e ti metti a nudo è più facile trovare persone che la pensino come te e con un po’ di impegno si può organizzare una pizzata offline!
      Il principio vale anche fuori da internet: più ci esponiamo e più siamo partigiani, più troveremo qualcuno simile a noi con cui condividere le nostre idee e le nostre battaglie. O, alla peggio potremo avere una lunga serie di interessanti conversazioni con sconosciuti! 😉

      • mmm…. così a grandi linee trovo sia abbastanza facile trovare persone compatibili.
        Se poi si ha anche una qualche passione diventa facilissimo: basta frequentare ritrovi e situazioni che abbiano a che fare con la tal passione.
        Il problema vero è quando si entra nel dettaglio.
        Io e mia moglie ,non avendo figli, pensiamo sempre a passare dei bei weekends…e con amici è ancora meglio. Però tizio è troppo così, caio è troppo cosà… allora chiudiamo un occhio e stiamo comunque con tutti, non è che evitiamo tutti quelli che non sono perfetti per noi altrimenti rimarremmo senza amici.
        Però ogni tanto ci viene da pensare… che non troviamo mai la giusta via di mezzo, l’equilibrio.
        La cosa più str0nza è che conosciamo anche amici molto “giusti”, ma per vari motivi le strade della vita sono spesso lontanucce.
        Peccato.

  2. Grazia Gironella ha detto:

    Le domande giuste, come ha detto qualcuno che non ricordo, sono ancora più importanti delle risposte giuste. Dover formulare bene una domanda ci aiuta a chiarirci le idee su cosa cerchiamo davvero per indirizzare i nostri passi nella giusta direzione, cosa che – come ci insegnano la quantistica e la teoria dell’attrazione – può modificare la realtà in nostro favore. 😀

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      D’accordissimo sull’importanza delle domande (non importa quante volte si ripeta un concetto importante, una volta in più non fa male 😀 )
      Per quanto riguarda la quantistica (non la fisica, ma l’applicazione alla crescita personale) e la legge dell’attrazione invece sono più scettico. Mi sembrano una versione romanzata della percezione selettiva: quando voglio fortemente qualcosa, il mio inconscio è molto più vigile ed alla ricerca di opportunità utili per realizzare il nostro obiettivo.
      Nella teoria dell’attrazione però, viene data un’importanza marginale all’aspetto più importante per la realizzazione di un obiettivo: l’azione. Non importa quanto il mondo “trami per aiutarti”, se non prendi iniziative decise non riuscirai ad arrivare dove vuoi. 🙂

      • Grazia Gironella ha detto:

        Non sono d’accordo sull’ultima cosa. Forse tu vuoi dire che si pone molto l’accento sull’universo “servizievole”, ma accento a parte, io ho sempre letto che devi agire nella direzione voluta. Ci mancherebbe! Esistono comunque diverse voci sull’argomento, alcune più equilibrate (secondo me, naturalmente) e altre meno. Per il resto, ognuno fa le sue osservazioni e sceglie cosa lo convince di più. 🙂

        • Lorenzo Brigatti ha detto:

          Quando mi hai parlato della legge di attrazione, mi è subito venuto in mente “The Secret”, un libro che ho letto e non mi è piaciuto proprio per la sua poca enfasi sull’azione. Hai qualche libro da consigliarmi per farmi un’opinione più completa sulla legge di attrazione? 😀

          • Grazia Gironella ha detto:

            Immaginavo che avessi letto “The Secret”, perché è il più famoso. Stavo per leggerlo anch’io, ma ho trovato l’opinione di un lettore che lo aveva trovato un po’… non so se grezzo, o pressapochistico, e consigliava i testi di Louise Hay. Ho letto infatti “You Can Heal Your Life” (appena finito), e l’ho apprezzato. Non aspettarti però che ci sia molto spazio dedicato all’azione, perché la teoria stessa è imperniata sul fatto che noi siamo creatori di realtà se correggiamo gli atteggiamenti mentali sbagliati, nati dalla nostra educazione e dalle nostre esperienze passate. Insomma, se si insistesse sul rimboccarsi le maniche non ci troverei molto di innovativo! 😉

  3. […] (meglio se non la conosci) e falle una domanda di cui vuoi conoscere la risposta, ovviamente chiedendo nel modo giusto. Non c’è nulla da perdere, ma solo da […]


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...