Imparare dai migliori: Josh Waitzkin

waitzkin

Josh Waitzkin, protagonista del post di oggi

Quando crediamo che il successo è determinato da un livello predefinito di abilità anziché dalla resilienza e duro lavoro, ci spezzeremo di fronte alle prime difficoltà.

Josh Waitzkin  

 

Da quando mi sono avvicinato al mondo della crescita personale ho imparato moltissimo, ma ho anche notato che molti guru si limitano ad insegnare concetti semplici, che ti aiutano molto all’inizio del tuo percorso ma poi diventano ripetitivi. Per proseguire il mio miglioramento mi sono così avvicinato alla psicologia dello sport, e un libro che mi ha dato moltissimo è stato “The Art of Learning” di Josh Waitzkin, ex scacchista prodigio ed ex campione del mondo di Tui Shou (la versione marziale del tai-chi).

In questo libro Waitzkin condivide la sua esperienza e i trucchi del mestiere appresi durante i suoni anni da scacchista e da atleta. Oggi ti mostrerò alcune sue tecniche interessanti per rimanere concentrato sui tuoi obiettivi e superare le avversità.

Entra nella soft zone e migliora la tua performance

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Come essere in uno stato di flusso secondo i giapponesi

Quando vuoi raggiungere un obiettivo hai bisogno di un piano. Devi decidere quando lavorarci e come organizzare il tuo spazio in modo da essere al riparo da distrazioni. Lontano dallo smartphone, con Facebook disattivato, nessuno ti può fermare.

Questo è quello che dicono molti libri di crescita personale. Io gli ho creduto e ci ho provato, usando questo sistema per la scrittura, ma i risultati non sono stati molto incoraggianti. I primi giorni è andato tutto bene ma dopo un mese, la vita è venuta a bussare alla mia porta. Ho cambiato da poco progetto sul lavoro e quindi devo imparare molte cose nuove; come se non bastasse nuove responsabilità e progetti che sto seguendo stanno mettendo a dura prova la mia capacità di alzarmi la mattina. Per risolvere il problema sto scrivendo in un orario variabile e soprattutto nei weekend, diciamo che mi sono adattato. Il piano originario però è andato a farsi benedire.

Immagino che sia capitato anche a te: un problema sul lavoro, sentimentale, magari hai fatto solo tardi la sera prima, ed ecco che nonostante le condizioni “perfette” che dovresti aver creato la tua motivazione è colata a picco e non riesci più a fare nulla. Usare gli obiettivi a macchia di leopardo ed accettare che le cose ogni tanto vanno storte era il rimedio migliore che avevo trovato, finché non ho scoperto la soft zone (letteralmente la zona soffice).

“Zone” è un termine inglese che in psicologia indica trovarsi in una condizione di flusso, cioè una zona in cui siamo estremamente produttivi e immuni alle distrazioni. Riuscire ad entrare a comando in questo stato è il sogno di chiunque pratichi sport a livello competitivo, ma oggi sta diventando sempre più importante anche per chi ha un’occupazione normale.  Quando siamo in uno stato di flusso il risparmio di tempo e l’aumento di soddisfazione personale sono pazzeschi, ma per poterci entrare dobbiamo imparare a convivere con le nostre distrazioni.
Tagliare fuori il mondo può funzionare all’inizio, quando devi prendere confidenza con il tuo obiettivo, ma alla lunga diventa un ostacolo, per due motivi. Il primo è che 
la vita succede lo stesso. Anche se ti trovi da solo sulla cima di una montagna deserta potrebbe capitare qualcosa (ad esempio una valanga) che interrompe il tuo flusso di concentrazione. Lo stesso vale nel lavoro: interruzioni di colleghi, email, se poi lavori in un open space non puoi nasconderti. Voler creare l’ambiente perfetto in cui lavorare per raggiungere il tuo obiettivo potrebbe quindi portarti più preoccupazioni che benefici.

Il secondo motivo è che, anche se ti trovi in un ambiente decontaminato da distrazioni, nulla ti vieta di distrarti lo stesso. Se non sei in grado di tenere sotto controllo la tua mente, nemmeno la scrivania più pulita del mondo ti aiuterà a sederti e lavorare sul tuo obiettivo.

La soft zone è un approccio completamente diverso. Consiste nell’accettare tutto quello che succede, distrazioni incluse, per poi ritornare nello stato di flusso subito dopo. Il principio alla base è semplice: non hai bisogno della collaborazione del mondo per funzionare, ma fluisci con quello che succede mantenendo la tua concentrazione. Se suona il postino mentre sei immerso in un momento molto difficile del tuo studio, ti alzi, ritiri la posta e ritorni a sederti come niente fosse. Se invece adotterai un approccio troppo rigido, ti concentrerai troppo sull’obiettivo, perdendo completamente di vista il processo per raggiungerlo e dimezzando la tua capacità. Ti spiego meglio questo concetto con un esempio: se il mio obiettivo è scrivere mille parole tutti i giorni, intorno alle 900 comincerò ad essere impaziente, magari metterò parole in più, giusto per poter finire. Adottando l’approccio della soft zone invece sono immerso nel processo di creazione di una buona frase, o sto cercando il modo migliore per definire un concetto. Non me ne frega niente se sono alle novecentesima o seconda parola.

Per entrare in uno stato di soft zone sono necessarie capacità di accettazione e adattamento. L’unico modo per acquisirle è concentrarsi su quello che puoi fare in questo momento. Se il tuo obiettivo di giornata sembra essere svanito, anziché demotivarti e pensare di avere perso un giorno utile, dai il massimo nel tempo che ti sei prestabilito, potresti scoprire un nuovo modo più efficace di lavorare.
La soft zone ha anche un livello successivo, che consiste nell’incorporare le distrazioni nel tuo processo creativo. L’esempio più classico è quello dei jingle, le canzoncine che ti si piantano in testa e non hanno intenzione di andarsene. Lo so, fa sorridere, ma se hai mai provato a studiare per un esame avendo in mente Time after time, sai di cosa sto parlando.

In questo caso hai una soluzione dell’accettazione: usa il ritmo della musica a tuo vantaggio, lascia che detti il ritmo del tuo pensiero. In un attimo la tua capacità di concentrazione aumenterà e sarai ancora più creativo.

Come risolvere situazioni più fastidiose, invece? Purtroppo non esiste un sistema definitivo, il modo migliore è esporti alla situazione fastidiosa finché non ti sei abituato. Puoi esercitarti ad ignorare rumori molesti, a riprendere lo studio dopo interruzioni programmate, ad agire in una situazione non ottimale o influenzata da imprevisti. All’inizio la tua capacità di concentrazione ne risentirà e farai più fatica, ma questo allenamento la renderà antifragile e dopo qualche mese riuscirai a raggiungere il tuo obiettivo anche nelle condizioni più ostili.

Condensa il trigger

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Cosa centra un grilletto adesso?

Se non hai studiato psicologia, questo titolo ti suonerà arabo. Il trigger (innesco) è un evento che fa sorgere in te determinati stati d’animo. Immagina di camminare in centro, quando noti una ragazza bella e sensuale (o un ragazzo, a seconda dei gusti).  Immediatamente il tuo desiderio sessuale si accende. L’incontro con questa persona è un trigger, che provoca in te una forte risposta emotiva.

La psicologia sportiva utilizza moltissimo questo concetto per aiutare gli atleti ad ottenere grandi prestazioni. Ogni volta che qualcuno ottiene un risultato straordinario, gli psicologi dello sport (o i coach) cercano di capire quali sono state le azioni, i sentimenti ed i pensieri che hanno aiutato l’atleta ad entrare nello stato di flusso. Una volta terminata l’analisi viene incorporata nel training dell’atleta, in particolare le condizioni iniziali che faranno da trigger per la volta successiva. Per dirla in termini più semplici, il trigger è un rito che ti aiuta ad entrare nel giusto stato mentale prima di cominciare a performare. Usare il trigger è un modo fantastico per caricarsi, purché sia fatto con moderazione: nei casi più estremi può generare in forme di scaramanzia ed alla lunga avere l’effetto opposto: se devo per forza guardare un episodio di Game of Thrones per entrare nello stato d’animo giusto per studiare cosa farò quando non avrò un’ora intera a disposizione?

Qui Waitzkin ci viene in aiuto di nuovo, proponendoci di ridurre il tempo e le attività da dedicare al trigger, in modo da essere pronto nel minor tempo possibile. Nel caso sopra, anziché guardare un episodio intero, potrebbe esserti sufficiente solo sentire la sigla per entrare nello stato di flusso, riducendo quindi il tempo necessario a pochi minuti. E se non hai a disposizione la musica? Non ti preoccupare, hai un trigger che puoi portare sempre con te: la concentrazione sul tuo respiro. Concentrarsi sul respiro è una delle pratiche meditative più antiche e ti aiuta sia ad essere consapevole dei tuoi stati d’animo che a svuotare la mente. Concentrarti sul respiro anche solo per un minuto è sufficiente per schiarirti le idee ed entrare in uno stato più rilassato.

Incanala le emozioni e smettila di essere un juke-box

emotions

 

Quale emozione fa al caso tuo?

Con le tecniche viste sopra dovresti riuscire ad entrare in uno stato di flusso senza troppi problemi, ma come rimanerci? La soft zone ti aiuta ad accettare gli avvenimenti esterni, ma per quelli interni (le tue sensazioni) c’è ancora qualcosa da fare. Prendiamo l’emozione della rabbia: qualcuno è convinto che debba essere sfogata, qualcun’altro soppressa, ma tutti sono d’accordo sul fatto che ti impedisca di raggiungere i tuoi obiettivi. Eppure, durante la mia carriera di scacchista, ho notato che nei momenti di rabbia il mio gioco era più determinato e non perdeva in precisione. Non era un peso, anzi. La rabbia era un valido aiuto e mi rendeva più forte.

Per poter performare sempre al meglio devi capire quali emozioni sono le tue alleate e quali ti ostacolano. Non esiste un set predefinito, qualcuno darà il meglio di sé quando è felice, qualcuno quando è incazzato, qualcun altro quando è disperato. Una volta trovata l’emozione più adatta a te, puoi usare il trigger visto sopra per richiamarla a tuo piacimento, mentre puoi accettare ed esporti il più possibile alle emozioni che ti ostacolano. Waitzkin spiega molto bene questo meccanismo raccontando di come la rabbia verso gli avversari di Tui Shou che si comportavano in modo sleale lo rendeva meno concentrato sulla vittoria e lo portasse così a fare il loro gioco. Per superare il problema, ha cominciato ad allenarsi con compagni fidati  a cui aveva chiesto di usare colpi bassi di proposito. Poi è passato ad allenarsi con compagni più aggressivi e avvezzi al gioco sporco, e alla fine ha affrontato avversari sleali in tornei ufficiali (ha usato il cerchio di Zorro,te lo ricordi?). In questo modo ha trasformato una situazione di svantaggio per lui in una di vantaggio: i suoi avversari non si aspettavano che reagisse in modo calmo alle loro scorrettezze, e la sorpresa li portava a a perdere l’incontro.

Quando si parla di emozioni che interferiscono nella nostra capacità di concentrazione, non può mancare il concetto di tilt. Molto conosciuto da chi gioca on line (dagli scacchi passando a chi fa trading), si può spiegare così: si commettono uno o più errori iniziali, non necessariamente gravissimi, che vengono vissuti male a livello emozionale e ci portano a commetterne altri. Una volta realizzata la perdita, l’istinto ci porta a continuare a giocare fino a che non abbiamo recuperato il livello iniziale, perdendo ancora di più. Questa spirale negativa che può non finire mai è il tilt.

Esiste un solo modo per non cadere nella trappola del tilt: fermarsi. Più facile a dirsi che a farsi, dato che nella concitazione del momento la razionalità sarà obliterata dalle emozioni. Un piccolo trucco per fermarsi farlo è stabilire un punto di stop-loss: concetto preso in prestito dall’economia, significa decidere quale è il tuo livello massimo di perdita accettabile e, una volta raggiunto, fermarsi senza se e senza ma. In questo modo eviterai di entrare nella spirale negativa del tilt e limiterai le perdite, che potrai sempre recuperare nei giorni successivi.

Ora che conosci tutti i segreti per entrare nella soft zone ed incanalare le tue emozioni non ti fermerà nessuno! 😉

Hai qualche tecnica personale che utilizzi per entrare in uno stato di grande concentrazione? Fammi sapere, i commenti sono a tua disposizione. E ovviamente, se hai trovato questo post utile, condividilo, grazie al tuo aiuto potrò crescere e raggiungere ancora più persone! 😉

 

 

 

 

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10 commenti on “Imparare dai migliori: Josh Waitzkin”

  1. nel lavoro che faccio io, la chiamo “trance produttiva”: è quando ti estranei da tutto e non ti rendi nemmeno conto del tempo che passa.
    La raggiungo semplicemente iniziando a impegnarmi, ma il problema è che non mi viene voglia…….. il problema è iniziare a mettersi d’impegno.

    Viene facilitata ,per assurdo, da un paio di bicchieri di vino in pausa pranzo: fanno venire ancor meno voglia di lavorare, ma quando poi parto resto chiuso nella mia bolla creativa.
    Oppure capita che quando ho il raffreddore prendo una pastiglia di antistaminico per non far colare il naso, che però mette molta sonnolenza. Se la prendo a casa mi addormento di sasso, se invece sono al lavoro resto sveglio con una sensazione di…….come essere un palombaro. 🙂
    Certo che assumere droghe per lavorare non è consigliabile! 😀

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Non avevo mai sentito parlare del vino come trigger, anche se devo ammettere che sotto l’effetto dell’alcool ho realizzato il mio miglior punteggio a bowling! Potresti avere appena scoperto un nuovo filone di ricerca per la psicologia dello sport! 😛
      Una spiegazione potrebbe essere che la stanchezza e la sonnolenza ti obbligano a concentrarti solo sulle cose importanti, quindi la tua mente filtra automaticamente preoccupazioni e distrazioni e ti fa entrare nella trance produttiva più facilmente.
      Comunque se riesci a trovare un trigger che non ti spacca il fegato è molto meglio! 😉

  2. Grazia Gironella ha detto:

    Mi sembra che questa sia l’estensione dei principi base della meditazione alla vita quotidiana, o almeno di quella yogica, che conosco meglio. Spesso si pensa che meditare significhi concentrarsi su qualcosa, o al contrario creare il vuoto nella mente. Ho invece imparato, in questi due anni di raja yoga, che meditare è accettare i pensieri che non si sono cercati, senza però trattenerli, quindi lasciarli passare senza seguirli nella catena di connessioni che ci porterebbe chissà dove con la testa. Restare centrati, insomma, ma non assenti dal mondo.
    (Il tui shou! Quanto è interessante, e quanto difficile. Bellissima pratica, comunque. :))

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Purtroppo non sono un grandissimo esperto di meditazione, conosco solo la forma più semplice legata all’osservazione del respiro e all’accettazione dei pensieri che vanno e vengono. Per questo pensavo che l’approccio del raja joga che hai citato fosse quello “standard” quando si parla di meditazione.
      Apprezzo ancora di più l’approccio più utilitaristico di Waitzkin, se possiamo dire così, in cui non solo accetta i pensieri e le emozioni del momento ma li trasforma in qualcosa di diverso, più utile per lui. Potrebbe essere un nuovo modo di meditare da usare quando deciderai di praticare tui shou, sempre che tu non abbia già cominciato! 😉

      • Grazia Gironella ha detto:

        L’ho praticato un po’ anni fa, quando seguivo un maestro di stile Chen. Adesso ho un maestro più vicino a casa, che però insegna lo stile Yang e di solito non fa tui shou.
        Immagino che quello che dicevi sia davvero l’approccio standard alla meditazione; il mio, prima, era l’approccio ignorante (sai, presti orecchio a qualcosa che senti dire o leggi, senza approfondire, e ti fermi al pre-giudizio). 🙂

        • Lorenzo Brigatti ha detto:

          Rimani sempre la mia esperta di Tai chi preferita, Grazia! 😀 Alla fine ho accantonato l’idea di praticare Tai Chi: tutta colpa di un anime giapponese di troppo che ha riacceso la mia passione per il basket! 😛 Vedremo un po’ in futuro, non appena avrò intenzione di cominciare ti contatterò immediatamente! 😉

  3. […] di imparare qualcosa quando non ne hai immediatamente bisogno, puoi anche usare i principi della soft zone e cominciare ad introdurre elementi di disturbo, così sarai pronto ad esercitare la tua abilità […]

  4. […] di volta in volta il momento migliore per svolgerle, applicando quando necessario i principi della soft zone e mantenendo flessibilità. In questo modo la mia parte ribelle non si sentirà ingabbiata da una […]

  5. […] più utili, come imparare a gestire ed incanalare le emozioni in maniera positiva (magari usando i principi della soft zone), imparare le basi per negoziare in maniera più efficace e mantenere alta la mia motivazione. Una […]

  6. […] la tua vita, poi ho dedicato un post a Magnus Carlsen, l’attuale campione del mondo e anche Josh Waitzkin ha rubato parecchi principi agli scacchi per applicarli nel mondo del […]


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