Vuoi avere successo? Rallenta e impara a soffrire

successo di corsa

Per qualcuno l’idea di successo è così

“Nove donne non partoriscono un bambino in un mese”

Legge di Brooks

 

” Ho visto il titolo e mi è passata la voglia di leggere. Oggi è lunedì, ho appena ricominciato la settimana ed ho bisogno di una botta di ottimismo. Di sentire cazziatoni su come soffrire e andare piano non ne ho proprio voglia.”

Se la tua prima reazione al titolo del post di oggi è stata questa, probabilmente sei ancora lontano anni luce dal tuo successo personale. Quando l’ho scritto ho avuto una reazione viscerale simile e…questa è una delle ragioni per cui alcuni degli obiettivi che mi sono prefisso mi stanno ancora sfuggendo.

Con il post di oggi voglio ricordarti (e ricordarmi) che anche ai tempi di internet in cui tutto sembra raggiungibile in un paio di click, la via del successo è ancora quella impervia e scomoda. Consideralo come un’amara medicina per superare la comodità a cui ti sei assuefatto, il più grande nemico per il tuo miglioramento personale.

Come la tartaruga batte la lepre ai tempi di Internet

tartaruga sprinter

Un’atletica tartaruga pronta a sprintare

“Un articolo di tremila parole? Troppo lungo. Un video di quaranta minuti? Non ho tempo adesso, non mi puoi fare un riassunto?

Internet ci mette a disposizione uno zilione di informazioni sugli argomenti più disparati: da concetti di macroeconomia avanzata a come stirare una camicia in modo corretto (si, ho dovuto guardarmelo e tuttora sto lottando con maniche e pieghe). Avere un accesso così facile alle informazioni ha prodotto un effetto collaterale: la nostra capacità di concentrazione è crollata (se vuoi saperne di più qui trovi un approfondimento in inglese).

I killer della nostra attenzione in internet sono due: i social network e le email aziendali. Siamo abituati a leggere status di Facebook o di Twitter via via più corti e questa fretta di comunicare si è radicata anche nel mondo lavorativo. Tutto è urgente, devi rispondere subito e in maniera veloce a qualsiasi email ti venga mandata, un vero e proprio manicomio.

Questa comunicazione ultrarapida e la connessione continua necessaria per renderla possibile hanno due effetti collaterali: il primo è che mantenere questo ritmo per troppo tempo ti fa venire un esaurimento nervoso. Il secondo, più difficile da notare, è l’incapacità progressiva di fare ragionamenti complessi.

Mi spiego meglio: ogni volta che visiti un sito il tuo cervello comincerà a filtrare solo le notizie più importanti, usando la tecnica dello skimming (saltare da una parte all’altra del testo che stai leggendo). Questa tecnica di lettura ti può aiutare a risparmiare tempo, ma ti abitua a non prestare attenzione, anche alle cose importanti. Se la usi spesso, trasporterai questo comportamento anche al di fuori della realtà virtuale, ad esempio ascoltando solo quello che ti fa comodo quando una persona ti sta parlando ed ignorando il resto. Oppure quando stai studiando un libro salterai parte intere senza neppure rendertene conto. Utilizzando troppo lo skimming depotenzi la tua capacità di prestare attenzione, complicandoti la vita ogni volta che decidi di imparare una nuova attività.

“Forse hai ragione, ma tutto il mondo va così, quindi anch’io mi devo comportare in questo modo.”  In realtà c’è qualcuno nel mondo che non segue questa gara di velocità: i migliori nel loro campo. Per farti capire meglio come ci riescono userò la favola della tartaruga e della lepre.

La trama è nota: la tartaruga trionfa in una gara di corsa (!) mantenendo il suo passo, mentre la lepre, pur avendo più potenziale, perde poichè sicura di vincere ed attratta dalle distrazioni. Oggi la società ci sta spingendo ad essere delle lepri: veloci, scattanti, sempre disponibili e sull’attenti. Nulla a che vedere con la lepre scansafatiche della storia. Ma…purtroppo per tutte le lepri, la tartaruga ha la vittoria in tasca anche stavolta. Il motivo è molto semplice: la tartaruga tiene il suo passo più lento, ma rimane focalizzata sull’obiettivo da raggiungere. Non perde tempo in azioni inutili, passando le giornate a controllare e rispondere alla posta elettronica, ma crea dei blocchi di tempo liberi dalle distrazioni in cui lavorare sugli aspetti più importanti della sua vita.

Le persone che hanno successo sono più simili alla tartaruga che alla lepre. Non scattano come pupazzi a molla ogni volta che qualcuno ha bisogno di loro (anche se questo non significa che non aiuteranno chi glielo chiede), ma lo faranno alle loro condizioni e nei loro momenti liberi. Certo, ci saranno dei momenti in cui dovranno lavorare intensamente ed essere scattanti come una lepre concentrata sull’obiettivo, ma sapranno anche quando è il momento di rallentare il ritmo e riportarsi al loro passo. In questo modo potranno permettersi di ricaricare le batterie, partorire nuove idee e cominciare a lavorarci sopra.

Oltre all’aspetto psicologico, c’è un’altra ragione per cui troppa velocità rischia di farti male. Per rimanere nel regno animale, userò un detto popolare che calza a pennello per la situazione: “La gatta frettolosa fa i gattini ciechi”. Un’idea, appena nata, ha bisogno di tempo e lentezza per crescere e per sbocciare. Il modo migliore per gestirla è sederti e cominciare ad analizzarne la fattibilità con calma. Quando ti trovi di fronte ad un problema che sembra insormontabile, faticaci sopra fino a che non hai trovato una soluzione: è una garanzia per diventare un esperto in ciò che stai studiando (come fa notare Cal Newport in questo post).

Come applicare il passo della tartaruga per rendere il tuo miglioramento personale più efficace? Per prima cosa puoi abituarti a leggere più piano. Oggi va molto di moda la lettura veloce: leggere 1000/2000 parole al minuto,o addirittura tecniche di photoreading che promettono di farti apprendere un libro semplicemente sfogliandolo per un quarto d’ora. Non ho indagato molto a fondo quindi non ti so dire se funzionino o meno, ma di una cosa sono sicuro: quando le ho provate ho perso il piacere delle lettura. Anche quando leggo libri di crescita personale, o manuali da applicare, prendermi il mio tempo mi consente di gustarmi di più il libro che sto leggendo, facendo delle pause per immaginarmi certi consigli all’opera, “discutendo” con il libro se una teoria sia corretta o meno e prendendo note quando necessario. Tutto questo con la lettura veloce sparisce. Quindi, in controtendenza con molti siti di crescita personale che predicano la velocità della lettura come soluzione, io ti chiedo di fare il contrario: leggi piano e con partecipazione. Considera il libro non come uno strumento da cui assorbire informazioni, ma come un compagno di dibattito a cui dare ragione o torto a seconda delle circostanze.

Ora che ti sei abituato a leggere con il tuo ritmo e a gustarti la lettura puoi esercitare la tua capacità di lavoro intellettuale prendendo un testo molto denso, relativo ad un argomento che ti interessa. Questo tipo di testi richiedono molto tempo, e potrebbe capitarti di passare ore e ore su un paio di pagine ( a me succede quando sto cercando di risolvere alcuni problemi scacchistici). Per ragioni di praticità è meglio avere una versione cartacea di questo testo: potrai prendere appunti a margine e sarai lontano dalle distrazioni offerte da internet. All’inizio sentirai un po’ di irrequietezza, ti sentirai a disagio nel non avere la risposta pronta davanti a te dopo qualche minuto di riflessione. Una volta passato questo momento di disagio, però, ti ritroverai completamente immerso e concentrato nel problema che stai cercando di risolvere, entrerai in uno stato di flusso e il tempo volerà senza che te ne accorga. L’ideale sarebbe svolgere questo lavoro per un’ora al giorno, ma se hai una vita troppo occupata puoi limitarti ad una/due volte la settimana, magari il fine settimana. 

Impara a soffrire

holly e benji

Tutto quello da imparare su come soffrire me l’hanno insegnato loro

Ai confini del dolore i veri uomini si distinguono dai ragazzini.” Questa bellissima frase di Emil Zatopek, atleta a me sconosciuto fino a quando non ho letto questo post fantastico, mi ha convinto a scrivere di questo argomento che mi ronzava nella testa da un po’: il nostro rapporto con il dolore.

Siamo programmati per evitare il dolore e inseguire il piacere,  soffriamo di più per una perdita di quanto non esultiamo per un guadagno, ma nella società moderna il rifiuto del dolore ha raggiunto livelli estremi. La nostra sofferenza viene nascosta sotto il tappeto, dobbiamo mostrare solo il nostro lato felice agli altri, e quando pensiamo ad una persona “di successo” notiamo solo come si goda il Ferrari o come sia fortunata ad andare in vacanza quando le pare, non notando tutti i sacrifici che la stessa persona ha fatto per raggiungere questo successo.

Fuggire dal dolore è naturale, ma prima di scappare a gambe levate ricordati che il dolore è il motore di cambiamento più forte per una persona. Quando ti metti a dieta per migliorare il tuo aspetto fisico puoi avere problemi a motivarti, quando lo fai perché hai un diabete e se non correggi la tua dieta rischi la vita, la tua motivazione sarà d’acciaio. In questo caso è bastata la paura del verificarsi di un evento doloroso per scatenare il cambiamento, ma solo perché ho preso un caso estremo. Quando il concetto di dolore è meno forte anche la nostra propensione al cambiamento svanisce: ad esempio quando sul lavoro non hai né la stima del tuo capo, né dei tuoi colleghi, non cambierai lavoro immediatamente. Avrai paura di non riuscire a  trovarne un altro, non vorrai rinunciare ad alcune comodità o routine che ti offre, etc. Ma quando il livello di dolore sarà troppo per la tua sopportazione e raggiungerai il punto di rottura, dirai basta e l’energia usata dal dolore verrà investita nel cambiamento.

Finora ti ho mostrato casi in cui il dolore è legato ad una realtà troppo negativa, e quindi ti dà la forza di cambiarla. L’applicazione più bella, però, è quella di Zatopek: impara ad accettare il dolore come parte integrante della vitaed usalo come mezzo per diventare più antifragile e resistente alle avversità della vita. Non importa quale strada deciderai di prendere, nella vita ci saranno sempre momenti dolorosi lungo la tua via. Se ogni volta che ti trovi in difficoltà cambierai strada non riuscirai a realizzarti come persona, perché non avrai sviluppato gli anticorpi necessari a resistere alle avversità della vita.

Certo, è difficile capire quando una situazione ti fa più male che bene e quando può aiutarti a diventare più forte, ma in linea di massima anche le esperienze così negative da essere tossiche, se vissute per un tempo non troppo lungo, ti possono dare grandi lezioni di vita. Quando ho lavorato in un call center ho passato un periodo molto tosto: facevo un lavoro di merda ed ero trattato alla stregua di uno schiavo. Ma con il senno di poi ho realizzato come questo lavoro mi abbia fatto imparare a gestire al meglio il rapporto con i clienti e come mi abbia fatto ridimensionare il concetto di difficoltà lavorativa: quando oggi mi capita di avere qualche grana, mi ricordo di quel periodo e mi dico che al confronto quello che sto vivendo è una passeggiata in campagna. 

Per mettere in pratica l’accettazione del dolore  puoi cominciare dal consiglio che ti ho dato sopra (dedicarti ad un’attività mentale particolarmente impegnativa, che spinga il tuo cervello pigro a fare fatica), oppure utilizzare lo sport come palestra per allenare la tua sopportazione al dolore.

Io ho ricominciato da poco a giocare a basket, dopo dieci anni di fermo, ed i risultati non sono stati entusiasmanti. Fiatone, gambe pesanti dopo pochi minuti, crampi verso la fine dell’allenamento. Ma la felicità di riprendere uno sport da cui ero stato assente per così tanto tempo, mi ha fatto superare la fatica ed il dolore, permettendomi di continuare a giocare anche se mi sentivo le gambe come dei pezzi di piombo. Nei giorni successivi i muscoli mi hanno fatto male, ma al tempo stesso non mi sono mai sentito così vivo.

Mi auguro che questo post ti possa aiutare a trovare la tua via personale per superare i momenti difficili e se ti è piaciuto, condividilo! 😉

 

 

 

 

Annunci

9 commenti on “Vuoi avere successo? Rallenta e impara a soffrire”

  1. Il primo passo per scrivere post più brevi è creare 2 post quando si parla di 2 cose distinte. 😀

    Lo skimming lo trovo molto importante e se applicato nel modo corretto serve ,al contrario di quanto dici, per ignorare le distrazioni.
    Allenarsi tirandosi martellate sui coglioni per essere in grado di sopportare rotture di coglioni inutili… mah…. io sono portato a semplificare e ciò mi fa arrivare all’obiettivo. Qui in azienda c’è una persona che invece dedica attenzioni totali a ogni minimo dettaglio e così dopo mesi non ha ancora cavato il ragno dal buco. E non è certo ben visto in azienda.

    Anche la questione della sofferenza per essere più forti nella vita…beh… è magra consolazione per chi è costretto a soffrire. Ma io preferisco vincere al superenalotto, godere sempre di ottima salute e dover così accettare l’idea di non essere in grado di affrontare eventuali grandi sofferenze, ma penso che me ne farei facilmente una ragione…. 🙂
    La filosofia della sofferenza per crescere va bene per l’educazione dei figli (che purtroppo non hanno vinto al superenalotto) e al limite per meritarsi il paradiso quando moriremo.
    Per il resto bisogna sempre tenere presente che non siamo eterni: prima o poi si muore e alla fine della vita non c’è un premio per chi ha sofferto di più, quindi io preferisco non soffrire.
    Vedi tu.

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Ho deciso di stare intorno alle duemila parole per politica editoriale! 😛

      Continuo a considerare lo skimming più una necessità che una virtù. Ti concedo che è un buon sistema per assorbire le informazioni, ma quando si infiltra anche nel nostro modo di elaborarle, o influenza come ci rapportiamo alla gente, toppa alla grande.

      Sulla sofferenza invece, non capisco il tuo discorso. Non ho mai parlato di sopportare dolore tanto per il gusto di farlo (il masochismo non fa per me) e ho anche specificato che esistono situazioni tossiche da cui si può imparare ben poco.
      Ma studiando le biografie degli atleti, dei top performer e di tutti quei personaggi considerati “di successo” ho imparato che gestire la pressione e dare un senso al dolore fa la differenza tra riuscire e fallire.
      Senza contare che tutti abbiamo sofferto nella vita, e soffriremo ancora. La sofferenza è inevitabile tanto quanto la morte, quindi per vivere al meglio dobbiamo accettare periodi dolorosi e trarne insegnamenti utili. Meglio considerarli come periodi di crescita che un’occasione per piangersi addosso e sperare in una consolazione ultraterrena che non arriva mai.

      Se davvero “non soffrire” è uno dei tuoi valori, allora dovresti non fidarti di nessuno ( se poi ti tradiscono o ti fanno del male?), non fare nulla di nuovo (e se poi ti succede qualcosa di brutto?) e vivere nell’angoscia continua che tutto quello che hai sparisca da un momento all’altro (a me la vita va bene così, se cambia qualcosa sto male). Piuttosto che vivere così, preferisco vivere la vita al massimo, soffrendo per realizzare qualcosa in cui credo e non scappando dal dolore.
      My two cents.

  2. Grazia Gironella ha detto:

    Mi è piaciuto molto questo articolo! 🙂 Vorrei dire che non mi riconosco nei panni del diseducato frettoloso, ma so che è il mio ritratto, né più né meno. E’ una cosa di cui mi lamento da parecchio, questa abitudine a cercare una finta sintesi, che in realtà si riduce a frammenti isterici. Sai quante volte mi è capitato di fare telefonate inutili e magari arrabbiarmi con qualcuno perché in una sua mail non aveva inserito quello che mi serviva, per poi scoprire… che semplicemente non avevo letto la mail fino in fondo? Hai proprio ragione, devo impegnarmi su questo fronte. Non sono stata abbastanza vigile; mi sembrava di non poter correre questo rischio, e invece… adesso vado a leggere. Lentamente. 😉

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Ciao Grazia! scusami per il ritardo, ma ho visto solo ora il tuo commento. Ultimamente ho avuto problemi con le notifiche di wordpress, dovrò tenerle controllate manualmente.
      Mi fa molto piacere che ti sia piaciuto questo articolo, lo sai che i tuoi complimenti valgono doppio! 😀
      Purtroppo la società moderna ci ha fatto diventare tutti più frettolosi, soprattutto nella lettura delle email, quindi non ti preoccupare sei in buona compagnia! 😛

      Per rimendiare possiamo fondare un movimento di slow reading. Vedo già il manifesto: “Risparmiati travasi di bile. Leggi piano.” 😛

  3. […] il dolore sia un forte stimolo al cambiamento, quando devi decidere se vivere all’estero non deve […]

  4. […] Definire l’inconscio come  “genio” ci può aiutare ad accettare le sue bizze e a trovare la motivazione necessaria per lavorare ogni giorno sui nostri progetti. Già, perché deresponsabilizzarci un po’ è ottimo per aumentare la nostra creatività ma non dobbiamo dimenticarci che per essere creativi in primo luogo è necessario parecchio lavoro. […]

  5. […] cercando informazioni utili. In questo caso può pure tornarti utile la lettura veloce (anche se non sono un grande fan) poiché ti permette di selezionare alla svelta le informazioni interessanti e poi di memorizzarle. […]

  6. […] vere o presunte, e crederci troppo significa dimenticare che per avere successo nella vita devi imparare a soffrire. Puoi usare la gamification come una spinta iniziale e aiutarti a mantenere un buon ritmo di […]


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...