Ottenere un colloquio di lavoro: 4 suggerimenti utili

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 Un colloquio molto migliore di questo.

Se fai il lavoro abbastanza male, dopo magari non te lo fanno fare più.

Una riflessione di Bill Watterson applicabile anche ai colloqui di lavoro

Cosa fai quando trovi un’offerta di lavoro interessante? Mandare il tuo CV standard con una lettera di motivazione scritta controvoglia ti porterà ad un solo risultato: non essere considerato. Come ti ho già detto quii selezionatori hanno poco tempo e una valanga di CV da leggere, quindi mettere in risalto le esperienze rilevanti è fondamentale. Tuttavia ci sono ancora quattro accorgimenti che puoi usare per rendere interessante il tuo profilo e ottenere un colloquio di lavoro. 

Indaga un po’ per capire cosa vuole il selezionatore

festeggiare con mohito

Un mohito in spiaggia non è una buona risposta

In un mondo perfetto l’annuncio di lavoro dovrebbe essere chiaro e specificare i requisiti minimi per ricoprire questa posizione. Nel mondo reale invece è richiesta una misteriosa esperienza (quanti anni? In quale ramo specifico del settore?) e una serie di soft skills difficilmente misurabili. Esiste qualche indicatore in grado di definire la tua capacità di leadership, o di lavorare in un team? Purtroppo no.

Con queste informazioni difficilmente riuscirai a capire se sei il candidato ideale e quali sono i punti deboli del tuo profilo su cui lavorare. Da quando lavoro come selezionatore, però, ho visto che le aziende hanno dei parametri quantitativi che utilizzano per valutare i candidati. Come puoi trovarli quando non sono indicati nell’annuncio di lavoro? Puoi contattare selezionatori, manager, o persone con più esperienza nel settore e chiedere direttamente a loro quali parametri devi conoscere. Ad esempio ora sto lavorando nel settore retail ed alcuni parametri interessanti da inserire nel tuo CV per far capire al selezionatore che conosci il fatto tuo sono la grandezza del negozio (in mq.), il fatturato ed il numero di persone che lavorano nel tuo team.

“Ma se evidenzio questi dati e non sono in linea quelli richiesti dall’azienda, vengo scartato prima ancora di cominciare.” Obiezione legittima che però non tiene conto di due fattori: il primo è che un buon selezionatore sarà colpito dal fatto che hai inserito nel CV tutti i parametri interessanti. Penserà che hai una profonda conoscenza del mercato in cui operi o che comunque hai fatto una ricerca approfondita, e questo ti farebbe guadagnare punti.

Il secondo motivo è legato alla delusione che un selezionatore può provare quando un candidato che “sulla carta” sembra superqualificato si rivela una persona con poca esperienza e conoscenza del settore inesistente. Se lasci intendere di aver avuto un ruolo fondamentale in una multinazionale, e poi il selezionatore scopri che eri a capo di un team di 3 persone, non solo non sarai considerato per un ruolo in cui devi gestirne venti ma, vista questa “brutta esperienza” partirai in svantaggio anche per posizioni future più adatte al tuo livello di esperienza (non è molto bello da dire, ma questo è l’articolo sul candidato perfetto, non sul selezionatore! 😛 ). Se non conosci nessuno che possa aiutarti puoi sempre prendere spunto dalla interviste che hai già fatto per posizioni simili: prendi nota delle domande che ti vengono fatte, specie quelle più tecniche e inserisci le risposte in una, due frasi al massimo, nel tuo CV.

Oltre ai parametri nascosti, ci sono altri due punti piuttosto delicati in cui è utile avere un’idea di cosa pensi il selezionatore: la sezione Hobby del CV e le killer questions (domande aperte fatte allo scopo di avere più indicazioni sulla natura del candidato) . La sezione Hobby potresti saltarla a piedi pari: molti selezionatori non arrivano nemmeno a leggere questa parte e se lo fanno, è più per curiosità che per altro. Puoi usarla comunque in modo più intelligente mettendo in risalto quegli hobby che possono essere in linea con la cultura aziendale: sono molto gradite le esperienze sportive, soprattutto se hai avuto o hai una carriera competitiva; quelle manageriali (ad esempio se gestisci un gruppo di persone in un’azienda no profit) ed infine gli hobby simili ad un lavoro. Se ad esempio sei un programmatore e nel tempo libero crei videogiochi…hai fatto bingo! 😀

E le killer questions? Voglio essere onesto con te, quando ero un candidato le odiavo. Non solo dovevo passare mezzora nell’inserire tutte le mie informazioni su un sito internet, quando pensavo di aver finito arrivavano queste domande a bruciapelo, così generiche da non capire quale fosse la risposta giusta. Da quando lavoro come selezionatore ho capito la loro utilità (farsi un’idea sulla personalità dei candidati) ed ho due consigli per te. Il primo sembra banale: scrivi nella lingua in cui ti viene fatta la domanda. Lo so, detta così sembra un’ovvietà, ma se c’è una domanda in inglese per un lavoro in cui è richiesto un inglese fluente, devi rispondere in inglese. Rispondere in italiano ti farà perdere parecchi punti, e potrebbe essere una valida ragione per scartarti.

Il secondo punto è: Se proprio non sai cosa rispondere…non essere originale. “Ma come? Questo blog si chiama Pensa fuori dalla scatola e tu mi stai proponendo di non essere originale?” Già. Se ti chiedono perché potresti essere un ottimo candidato e hai fatto le tue ricerche sull’azienda e sulla posizione, non dovrebbe essere un problema per te rispondere, anche in aramaico (grazie, Google Translator!) Se però non sai cosa dire, non spararle grosse usando frasi provocatorie come: “Perché sono il meglio”, oppure “Datemi un’opportunità e ve lo dimostrerò”. Questo approccio, specialmente in Italia, porta il selezionatore a considerarti un ballista arrogante e ad essere scartato. Meglio usare un approccio poco originale, per spostare l’attenzione del selezionatore sugli altri elementi della tua candidatura, che dovranno essere molto curati.

Lettera di presentazione. Si o no?

santa claus letter

Se proprio vuoi scriverla, non così

Adesso che hai reso il tuo CV ancora più interessante inserendo i parametri nascosti, è arrivato il momento della lettera di presentazione. Scriverla o no? La risposta è dipende. Nella realtà anglosassone la lettera di presentazione è un must: ho visto lettere di presentazione scritte da magazzinieri. Ma se non hai intenzione di lavorare all’estero o in una grossa multinazionale la lettera di presentazione è inutile, e molti selezionatori non la guarderanno neppure. Prima di preoccuparti della tua lettera di presentazione puoi fare cose più utili come creare ottime relazioni con i selezionatori e scrivere un CV con informazioni utili ed esperienze rilevanti.

La lettera di presentazione può comunque essere usata in maniera efficace in alcune occasioni. Oltre al caso già visto prima di aziende multinazionali di origine anglosassone, la lettera di presentazione è utile quando ti manca sulla carta il minimo di esperienza richiesta, ma pensi comunque di avere le carte in regola per fare questo lavoro. Con una lettera efficace ti venderai al meglio e mostrerai tutto il tuo potenziale.

Puoi scrivere una lettera efficace rispondendo a queste tre domande: “Perché voglio lavorare per te?” “Perché sono un ottimo candidato per questa posizione?” “Cosa posso portare in più alla tua azienda?” Qui puoi trovarne un esempio scritto in modo molto professionale. Infine quando scrivi una lettera di presentazione, indirizzala ad una persona fisica. “Caro responsabile del personale/della selezione etc.” non ti faranno fare una gran bella figura, soprattutto al giorno d’oggi quando grazie ad internet ti è possibile trovare quest’informazione facilmente facendo una breve ricerca. Questo ci porta dritti all’ultimo punto di oggi:

Scopri chi è la persona con cui dovrai parlare: stalking, ma con moderazione

doctor house

A pochi piace lavorare con un aspirante Dottor House

Una volta trovato il nome della persona in carica della selezione, fare una breve ricerca di questa persona su Google ti aiuterà a saperne di più. Molto probabilmente sarai in grado di scovare il suo profilo Linkedin (il social network interamente dedicato al mondo del lavoro), e di ottenere informazioni utili relative alle sue esperienze lavorative precedenti, i suoi hobby, etc. Puoi usare tutte queste informazioni in modo piuttosto soft adattando il tuo CV al selezionatore (ad esempio alla voce hobby ed interessi, potresti sfruttare la passione comune con il selezionatore per…il cricket! 😛 ) ed anche durante il colloquio, menzionando magari di quella trasferta in India a vedere la finale dei mondiali che ti ha divertito tanto. Attenzione: un po’ di ricerca di informazioni ti farà fare un’ottima impressione, troppa diventerà un boomerang contro di te. Se ad esempio prendi informazioni da fonti troppo private, come Facebook, rischi di mettere in allarme il selezionatore, a cui non piacerà affatto l’idea di essere stato oggetto di un’analisi così approfondita. Infine, una precisazione necessaria: fare ricerca su chi sarà la persona in carica del processo di selezione è importante, ma è solo un plus. Se ti mancano i requisiti minimi per poter ricoprire questa posizione, avrai comunque poche possibilità di successo.

Pazienza e filosofia (una parentesi egoistica)

giardino zen

Il giardino Zen può aiutarti a gestire i travasi di bile

Hai seguito tutte le indicazioni che ti ho dato sopra: hai scritto un CV eccezionale, pieno di dati tecnici utili e di esperienze rilevanti, hai fatto ricerche online sull’azienda per cui lavorare, sul selezionatore, ti sei pure preso la briga di scrivere una lettera di presentazione con i controfiocchi, hai mandato il tutto e…niente. Dopo una settimana, nessuna risposta. Dopo due settimane e non si è fatto sentire nessuno, dopo un mese tutto tace.

“Ho sprecato un sacco di tempo per fare tutti queste ricerche e nessuno si è fatto sentire. E’ inaccettabile.” Condivido la tua frustrazione, da cacciatore di lavoro l’ho provata anch’io per parecchi mesi e in un mondo ideale dovresti ricevere un feedback, anche piccolo, qualcosa come: “Abbiamo letto la tua candidatura e non siamo interessati al tuo profilo, grazie”. Purtroppo però, soprattutto nel mercato italiano attuale vale il vecchio adagio: domandare (un posto di lavoro) è lecito, rispondere è cortesia. Quando un selezionatore deve leggere trecento CV a settimana, non ha il tempo di far sapere a tutti che il loro profilo non può essere considerato, senza contare che molti fanno domanda sapendo alla perfezione di non avere i requisiti necessari (se cerco persone con esperienza nel settore retail e tu non hai mai lavorato in un negozio in vita tua, sarai scartato il 99% delle volte e impedirai ad altre persone più meritevoli di te di avere un feedback).

Il mio modo di operare è di informare personalmente, attraverso telefono o email, tutte le persone con cui ho avuto almeno un colloquio conoscitivo. Magari non sarò in grado di farlo sempre, per ragioni di tempo, ma lo ritengo un obbligo verso chi mi ha regalato una parte del suo tempo per aiutarmi a fare il mio lavoro.

Non tutti i selezionatori la pensano come me: del resto comunicare a qualcuno che non ce l’ha fatta è comunque un momento spiacevole. Per questo ti chiedo di non arrabbiarti se ti dovesse capitare di non ricevere alcuna risposta dall’azienda per cui hai fatto domanda. Se ci tieni davvero ad avere un feedback, fatti sentire per primo e chiedi informazioni, mandando una, due o anche tre email all’indirizzo di riferimento. Se dopo tutto non dovessi ricevere risposta…meglio per te. Un’azienda che non considera persone così professionali ed interessate ad avere un feedback come validi candidati non è un buon posto in cui lavorare.

Ora che ho finito tocca a te. Alla prossima ricerca di lavoro metti in pratica questi consigli, e fammi sapere se ti sono stati utili oppure se hai miglioramenti da proporre! 😉

 

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2 commenti on “Ottenere un colloquio di lavoro: 4 suggerimenti utili”

  1. Davvero molto interessante, grazie per questi utilissimi consigli!


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