Sviluppare la personalità genitoriale: Giacobbe, il ritorno

Giacobbe

Eccolo qui, Giulio Cesare Giacobbe

 

“Il pensiero è come il coltello: ti ci puoi imburrare il pane oppure tagliartici la gola. È incredibile, ma quasi tutti gli esseri umani preferiscono la seconda soluzione.”

Giulio Cesare Giacobbe

 

Nel post di settimana scorsa ti ho parlato di un metodo pratico per superare le avversità: strutturare la tua personalità adulta. Spero che tu abbia cominciato a seguire i suggerimenti e che la tua personalità adulta sia già diventata più forte, ma se punti ad avere una vita piena non basta. “Che cosa? Io sono andato in Congo belga a combattere con i leoni per sviluppare il mio lato adulto e adesso mi dici che non è sufficiente?” Già, per poterti godere al massimo quello che ti offre la vita devi sviluppare una personalità genitoriale ed imparare ad usare le tre personalità al momento giusto (compresa la personalità infantile di cui ti ho parlato così male settimana scorsa).

Come diventare genitore: amore verso il mondo

Sonic

Anche Sonic è diventato genitore, quindi ce la puoi fare anche tu!

La personalità adulta è indispensabile per prenderti quello che vuoi, per stabilire un rapporto paritario con gli altri e per difendere i tuoi spazi, ma ha anche un lato negativo: è esageratamente centrata su se stessa. Chi ha una personalità adulta troppo sviluppata, infatti, può provare intolleranza verso gli altri, in particolare chi passa la maggior parte del tempo a lamentarsi del mondo ingiusto (se conosci qualcuno così puoi fargli leggere questo e sperare che cambi idea) . Alla personalità adulta mancano l’empatia e la capacità di amare gli altri senza chiedere nulla in cambio. Queste caratteristiche sono soddisfatte dalla personalità genitoriale, che non ha un bisogno di ricevere amore ma è in grado di donarlo e di avere compassione per gli altri (a differenza della personalità adulta).

Per poter sviluppare la personalità genitoriale ti propongo tre leggi psicologiche, create da Giacobbe proprio per questo scopo: la prima è “Nessuno può pretendere di essere amato”.

Siamo tutti persone meritevoli d’amore, ma allo stesso tempo non possiamo pretendere che ci venga dato in cambio di qualcos’altro. Quanti subordinano l’amore a determinati atteggiamenti? Amo quella ragazza, ma se mi respingesse non la amerei più; oppure amo mio figlio, ma se non dovesse gestire l’azienda di famiglia lo amerei un po’ di meno. Questi atteggiamenti utilitaristici indicano un modo infantile di approcciarsi al mondo, e dimenticano che dando amore ci sentiamo meglio, a prescindere dalla reazione della persona amata, poichè l’atto di donare ci fa già sentire più felici.

La seconda è: nessuno può possedere nessuno. Questa legge si applica soprattutto alle relazioni affettive. Per l’amicizia non abbiamo grosse pretese, se non quella di incontrarci ogni tanto e farci due risate assieme; per l’amore il discorso cambia perché entra in gioco l’idea di possesso. Giacobbe è contro l’idea di possesso in amore: in alcuni suoi libri si schiera contro la monogamia, anche se ne ha scritto uno su come far funzionare i matrimoni. Io ho una posizione meno estrema: la fedeltà è un valore importantissimo in un rapporto di coppia, ma sul resto condivido in pieno l’idea di Giacobbe. Per essere felici come coppia è necessario prima di tutto essere individui soddisfatti della vita: essere persone con passioni, un gruppo di amici a cui appoggiarsi nei momenti più difficili e in grado di affrontare da soli la maggior parte degli intoppi quotidiani. Entrare in una coppia quando una di queste componenti manca è possibile (anzi, purtroppo è molto frequente) ma in questo caso la coppia non è più un posto dove ti esprimi liberamente come individuo, ma una condizione necessaria per la tua felicità. Quando mi sono messo con la mia ragazza ero in una situazione simile, non dico che non funzioni a prescindere. Per continuare a funzionare, però, questa relazione deve maturare nel corso del tempo e ciò richiede molto lavoro emotivo da parte di entrambi. Il possesso affettivo è anche legato alla paura di un cambiamento dell’altra persona: le cose vanno bene, perché lei sente il bisogno di altri stimoli, vedere altre persone, etc? Non le basto più? Questo ragionamento ricorda molto la personalità del bambino: quando la “mamma affettiva” viene a mancare il bambino si sente minacciato e si mette a piangere finché lei non ritorna.

Come tradurre in termini pratici questa regola? Quando sei single e conosci una persona interessante non metterla al centro della tua vita, ma conoscila meglio con uscite divertenti e senza farti troppe seghe mentali. Nel momento in cui la tua felicità dipende troppo da lui/lei, starai male inutilmente e non riuscirai a goderti gli altri piaceri della vita. Meglio partire senza aspettative, e considerare la persona che stai conoscendo come un’opportunità di rendere la nostra vita più ricca, anziché “materiale da relazione” (così suona pure agghiacciante! 😛 ).

Se invece sei in una coppia e ti sei reso conto di aver improntato la tua vita sulla tua dolce metà, dimenticandoti dei tuoi amici e dei tuoi hobby, come puoi fare a riaverli indietro? Ovviamente non hai perso nulla, puoi riprenderti in qualsiasi momento con quello che hai lasciato, ma prima di farlo parlane con il tuo partner. Non lo fai per “chiedere il permesso”, ma per fargli/le capire che la vostra relazione è ancora importante, ma tu vuoi avere altre opportunità per realizzarti come individuo. Se la controparte reagisce protestando perché vi vedrete molto meno o perché si sente trascurata…al tuo posto mi chiederei se questa è la persona che voglio avere al mio fianco.

Ed ora la legge numero tre: Nessuno può far soffrire nessuno.

Questa legge è molto facile da capire, ma metterla in pratica è tutto un altro paio di maniche. Si basa su un assunto che abbiamo visto più fino alla noia nel blog: la percezione che abbiamo degli eventi è più importante dell’evento stesso. In che modo si applica qui?

Te lo spiego con un esempio pratico: tempo fa sono stato costretto all’ennesimo trasloco perché la persona che ci aveva subaffittato l’appartamento aveva smesso di pagare il proprietario. Dopo non essere riusciti a raggiungere un accordo con lui, abbiamo traslocato e poi tentato di recuperare l’anticipo che avevamo dato alla persona che ci aveva subaffittato, senza successo. In questo caso avevo due possibilità: prendermela con il mondo brutto e cattivo, perché il padrone di casa non è stato disponibile e chi stava subaffittando ha smesso di pagare senza preavviso, oppure “prendermela” con me stesso per non aver preso alcune precauzioni necessarie. Ho scelto la seconda, considerando quanto successo come una costosa lezione, ed in questo modo ho lasciare andare molta dell’incazzatura iniziale. La terza legge si può riformulare in un altro modo: “L’unica persona che può farti soffrire sei tu.” 

Questa frase comunque va contestualizzata: se quindici persone ti circondano e cominciano a pestarti, stai soffrendo per colpa degli altri e non ci piove. In molti altri casi invece sei tu l’artefice della tua sofferenza, soprattutto quando ti crei aspettative irrealizzabili su cose o persone. Stai facendo un lavoro che odi? La scelta è tua, puoi cambiarlo. Non puoi cambiarlo perché sei senza soldi? Comincia a risparmiare e ad aumentare le tue entrate, e quando raggiungi un livello sufficiente lascia il tuo lavoro; nel frattempo accetta la situazione così com’è. Sono parole che suonano molto dure, e nemmeno io riesco sempre a metterle in pratica. Ma sapere che la mia felicità e la mia sofferenza dipendono da me non mi dà solo responsabilità, ma un senso incredibile di libertà, e mi auguro che applicando queste tre leggi a quello che ti capiterà nella vita, riuscirai a sentirlo anche tu.

Applicando questi tre principi riuscirai a sviluppare una personalità più tollerante e disposta a donare, quella genitoriale appunto. A questo punto però ti voglio sorprendere: anche la personalità genitoriale ha dei punti deboli: ad esempio, soprattutto durante il suo periodo di formazione, può sconfinare in una serie di atteggiamenti troppo protettivi riassumibili con: “So quello che è meglio per te, quindi fai quello che ti dico”. Quando incontri qualcuno in difficoltà devi porti in posizione di superiorità se lo vuoi aiutare, ma se non impari ad ascoltare quella persona e a lasciarla sbagliare, stai solo impedendole di crescere. In più quando sviluppi la personalità genitoriale puoi prendere come modello i tuoi genitori senza neppure rendertene conto, imitando sia i comportamenti positivi che quelli negativi. Per superare questa situazione dobbiamo essere consapevoli di quali siano gli aspetti meno adatti alla personalità genitoriale appresi dai nostri genitori. Una volta capiti quali sono ci sarà più facile limitarli, magari prendendo a modello persone che hanno i tratti di personalità che vogliamo.

“Quindi neppure sviluppare la personalità genitoriale è sufficiente!” Non esattamente, e il perché lo vediamo nell’ultimo paragrafo di oggi.

Quale personalità è migliore? Nessuna!

buddha

Se sviluppare queste tre personalità non ti ha soddisfa puoi sempre diventare un buddha! 😉

Al termine di questa lunga analisi delle teorie di Giacobbe, potresti avere questa idea: il bambino è la personalità meno utile, l’adulto è quella ok ma un po’ stronza mentre la personalità migliore è quella del genitore.

La realtà è più complessa: per poterti godere la vita appieno devi sviluppare, e mantenere, tutte e tre le personalità. “Ma come? Sono passato attraverso inferni per acquisire la personalità adulta, ho praticato le linee guida per diventare genitore meglio di un monaco zen e adesso mi dici che devo usare tutte e tre le personalità? Io non voglio più essere un bambino!”

Liberissimo di farlo, ma la personalità del bambino ha anche dei lati positivi. Non te li ho citati nel post precedente perché volevo darti una scossa ad affrontare le sfide necessarie ad entrare nell’età adulta! 😛

Infatti il bambino è capace di sottomettersi, di giocare e di chiedere scusa. Se tu non avessi questa parte della tua personalità ancora attiva, probabilmente avresti un comportamento simile a Rambo, con la differenza che nella vita reale le persone non hanno molta voglia di avere a che fare con qualcuno così: troppo duro ed incapace di ammettere i suoi errori. Inoltre una persona che ha rinnegato la sua parte più bambina non sarà in grado né di sottomettersi ad una qualsiasi forma di autorità (e questo ti può mettere nei casini), né sarà in grado di confidare la sua parte più vulnerabile alla persona con cui sta, impoverendo il rapporto di coppia. E, last but not the least, il bambino è l’unica personalità che trae divertimento dal gioco, visto come un momento di relax e di situazione competitiva, ma non troppo. Quindi la personalità del bambino ci è indispensabile per relazionarci con gli altri e per creare relazioni profonde, purché non ne abusiamo.

Per riassumere, la personalità di bambino è necessaria quando dobbiamo chiedere scusa o aiuto, la personalità adulta è necessaria quando dobbiamo affermarci mentre quella di genitore è necessaria quando qualcuno ci chiede aiuto. Tutte e tre sono indispensabili per avere un rapporto di coppia sano, per poter aiutarsi a vicenda e divertirsi, affrontando gli alti e bassi della vita. La personalità del bambino è la più facile da sviluppare (soprattutto oggi che rimaniamo figli così a lungo), mentre le altre due richiedono più impegno.

E tu ti senti più adulto, genitore o bambino in questo momento? Scrivi la tua nei commenti! 🙂

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4 commenti on “Sviluppare la personalità genitoriale: Giacobbe, il ritorno”

  1. Grazia Gironella ha detto:

    Mi sento piuttosto genitoriale, ma anche la personalità adulta ha la sua parte. Quella del bambino in me deve essere un po’ sottosviluppata. Ho sempre pensato che mio figlio è stata la mia occasione di vivere l’infanzia, e lo penso tuttora. Sono nata già adulta! 😉

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Allora sei il mio opposto Grazia! Io ho una personalità bambina molto forte, sempre a caccia di gioco e di divertimento sul lavoro e nelle relazioni. Per fortuna ho imparato ad usare anche le altre due!
      E trovo fantastico che tuo figlio ti aiuti a riscoprire il tuo lato bambino, sono sicuro che ti stai divertendo un sacco ad essere mamma! 😉

      • Grazia Gironella ha detto:

        E’ una bellissima esperienza, impagabile. Adesso che mio figlio è quasi maggiorenne diventa anche una straordinaria lotta per imparare a lasciarlo andare e rinegoziare i termini della mia vita personale. Sembra inutilmente drammatico, ma ti assicuro che non è facile. 🙂

  2. […] nel modo più efficace devi essere una persona soddisfatta della tua vita e disponibile a dare (il genitore di Giacobbe, insomma). […]


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