Come sviluppare una personalità adulta: parola di Giacobbe!

Gatto adulto

Un gatto adulto intento a farsi i fatti suoi

L’amico è quello che non senti anche per anni ma che rimane per te amico come il primo giorno. L’amico è colui che conosci benissimo e nonostante questo continui ad essergli amico. Perché l’amico si sceglie, non si subisce.

Giulio Cesare Giacobbe

Nella vita capitano momenti in cui ti senti perduto. Non sai cosa fare, sembra che tutto giri nel verso sbagliato e ti senti incapace di reagire. A me è capitato dopo essermi laureato: vedevo un futuro senza prospettive. Andavo a colloqui di lavoro in cui mi proponevano lavori sottopagati e pallosi, ero senza una ragazza e tutti i miei sforzi per uscire da questa situazione sembravano vani. Per superare questa crisi ho chiesto aiuto ad amici, esperti e ai miei consiglieri preferiti, i libri. In questo modo ho conosciuto Giulio Cesare Giacobbe, uno psicoterapeuta dal nome improbabile che ha applicato a modo suo la teoria dell’analisi transazionale di Berne, creando un metodo efficace per imparare a superare i momenti difficili: sviluppare appieno la personalità adulta.

Le tre personalità in ognuno di noi: bambino, adulto, genitore

Doppia personalità

Fino a che le personalità non sono troppo separate è tutto ok

Secondo Giacobbe possediamo diverse personalità funzionali, che utilizziamo in situazioni diverse. Pensa a come ti comporti con la tua famiglia, i tuoi amici, il partner, il tuo capo, i colleghi e così via. Con ogni persona ti comporti in modo diverso, e non solo: con la stessa persona ti comporti in modo diverso quando la situazione cambia. Se dovessi scoprire che il tuo grande amore ti ha raccontato un sacco di palle, il tuo atteggiamento nei suoi confronti cambierebbe, includendo nuove emozioni quali l’odio e la rabbia fino ad arrivare alla completa indifferenza, e la fine della relazione. Tra tutte le personalità funzionali che utilizziamo ce ne sono tre che applichiamo costantemente nelle nostre interazioni con gli altri: il bambino, l’adulto e il genitore.

Il bambino è la personalità più infantile, contraddistinta da un rapporto di dipendenza con l’ambiente circostante: il bambino non è in grado di difendersi e di procurarsi del cibo, perciò è completamente dipendente dai genitori. Questo rapporto di dipendenza si traduce nella pretesa del bambino di avere a disposizione i suoi genitori ventiquattrore al giorno: solo in questo modo riuscirà a placare la paura di non farcela e di non sopravvivere. Quando il bambino cresce, sviluppa la personalità adulta ed impara ad agire in modo assertivo, senza chiedere aiuto agli altri e andando a prendersi ciò che vuole. Una persona che ha sviluppato la personalità adulta non si lamenta dei problemi che le capitano o di quanto la vita è cattiva con lei, ma si impegna nel trovare soluzioni e a metterle in pratica. Quando ha imparato ad utilizzare la personalità adulta, ed è quindi diventata autosufficiente, la stessa persona sviluppa la personalità genitoriale. Il genitore si contraddistingue dalla sua capacità di dare agli altri senza chiedere nulla in cambio: tale personalità è autosufficiente (come l’adulto) e interessata al benessere degli altri. Dona il suo tempo e la sua energia perché gli va, non in base ad un mero calcolo razionale.

Questo ciclo di sviluppo della personalità è evidente negli animali selvatici. Prendi un gatto di campagna: all’inizio è un cucciolo dipendente da mamma gatta. Poi diventa adulto e impara a conquistare e difendere il suo territorio; infine durante la stagione dell’accoppiamento mette su famiglia, diventando genitore. A questo punto ci sono due possibilità: il maschio torna felice nel suo territorio (qui immagino che le lettrici storceranno il naso, ma non siamo qui per dare un giudizio morale sulla società dei gatti! 😛 ), mentre la femmina partorisce e accudisce i cuccioli, li svezza e poi ritorna a sua volta a fare vita da adulta. Per quanto riguarda gli animali, quindi, la funzione genitoriale è solo temporanea.

“Ma l’essere umano non funziona mica così!”. Obiezione giusta, e infatti secondo Giacobbe i problemi cominciano qui. L’uomo si differenzia dagli altri animali per la sua infanzia molto prolungata (la dipendenza dai genitori dura almeno una decina d’anni) e si trova quindi ad avere una componente bambina della sua personalità molto più forte degli altri animali. Come se non bastasse, questa dipendenza si sta protraendo sempre di più: tra laurea e disoccupazione non è raro rimanere a casa dei genitori fino a 25-26 anni (se non di più) e questo comporta un piccolo problema. Se vivi a casa con i genitori, protetto da loro, avrai difficoltà a sviluppare una personalità forte e indipendente (quella adulta appunto), perché non ne sentirai il bisogno. Finché papà e mamma pagano l’affitto e le spese di casa puoi usare i soldi per fare altre cose più piacevoli e quindi non sarai incentivato ad uscire di casa fino a che non ti sarai sposato/a (forse). Rimanere eternamente bambini, per quanto comodo, ha un pericoloso effetto collaterale: chi non ha sviluppato completamente una personalità adulta non avrà resilienza emozionale e non sarà in grado di affrontare le situazioni difficili. Di fronte ai primi problemi il malcapitato si scioglierà come neve al sole, e quando scoprirà che né i genitori né gli amici possono dargli una mano, si farà prendere dal panico e comincerà a rifiutare la situazione dando la colpa agli altri, o al mondo crudele.

Come puoi sviluppare e consolidare la personalità adulta? Nel prossimo paragrafo ti suggerirò qualche soluzione, avvalendomi dei consigli di Giacobbe e di un altro esperto psicologo (di più dopo), uniti alla mia esperienza personale.

Diventare adulto (o quello che dovremmo imparare dalle “società primitive”)

Rambo

Rambo è un ottimo esempio di personalità adulta, secondo Giacobbe

Prima di capire quali sono le tecniche per sviluppare una sana personalità adulta è importante capirne le sue caratteristiche fondamentali. In particolare ce ne sono due da cui derivano tutte le altre:

Accettazione della solitudine: In questo blog ho ripetuto ad nauseam che l’uomo è un animale sociale, che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che viviamo in un mondo interconnesso e così via. Verissimo, ma la qualità e il tipo delle interazioni che abbiamo con gli altri dipende paradossalmente dall’accettazione della solitudine. Quando hai paura di rimanere da solo, le tue scelte sono pesantemente condizionate: non lascerai mai quella relazione che ti sta dando così poche soddisfazioni perché pensi di non poter trovare un altro partner; non cambierai quel lavoro che odi perché è sicuro e ti garantisce una buona posizione sociale; non affronterai quel viaggio all’estero che desideri da anni, perché i tuoi genitori non lo appoggiano. Tutte queste paure sono riconducibili alla paura di rimanere soli, ed esiste un solo modo per superarle: rimanere da soli (un’ovvietà in omaggio alla famigerata barzelletta sull’insonnia che puoi trovare qui nel mezzo).  Se senti questa paura e vuoi vincerla, puoi cominciare praticando qualche ora di solitudine alla settimana. Spegni il telefono, staccati dal computer, vai da qualche parte senza dirlo a nessuno ed assapora le sensazioni che ti dà la solitudine. Potresti sentirti sollevato, libero, oppure un preoccupato. Accetta quello che viene e non giudicare, piano piano comincerai ad apprezzare questi momenti. A me ha aiutato andare al ristorante e pranzare da solo. Passato il disagio delle prime volte, ho cominciato a godermi l’esperienza ed adesso è uno dei miei modi preferiti per staccare dalla routine. Non ti piace? Esci una sera da solo, goditi una serata al cinema oppure vai ad un evento interessante in solitudine. In questo modo non solo supererai la paura di rimanere da solo, ma potresti pure conoscere nuove persone interessanti (ovunque tu vada da solo, nulla ti vieterà di trovare compagnia sul posto! )

Aggressività: “Fai il bravo bambino!” “Rispetta gli altri!” Quante volte hai sentito queste frasi? Scommetto che i tuoi genitori te le hanno ripetute parecchie volte quando eri piccolo. Secondo Giacobbe per acquisire una personalità adulta è fondamentale un elemento di ribellione all’autorità (di solito i genitori). Non ti sto istigando ad uscire e prendere a calci la gente senza motivo, ma voglio farti capire che l’aggressività non è un tratto da condannare in sé, ma dipende come e quando viene applicato nel mondo moderno (pensa alla “cattiveria agonistica” tanto apprezzata negli sportivi). E soprattutto, l’aggressività è uno stadio necessario che dobbiamo passare per raggiungere l’assertività, cioè la capacità di esprimere in modo chiaro ed efficace le proprie emozioni ed opinioni senza tuttavia offendere né aggredire l’interlocutore. Per poter arrivare a questo livello, però, è necessario sviluppare e seguire un desiderio di affermazione che, almeno all’inizio, si manifesta nella sua forma imperfetta, l’aggressività appunto. Se sei una persona troppo remissiva, come puoi diventare un po’ più aggressivo e sicuro di te? La prima cosa da fare è accettare che è naturale avere dei bisogni da soddisfare, anche quando sono in contrasto con quelli degli altri. La seconda è imparare a gestire l’inevitabile conflitto che nascerà quando vorrai affermare questi bisogni. Un rimedio pratico che ti posso suggerire è di cominciare a combattere per le piccole cose: in questo modo ti abituerai gradatamente a sopportare  il conflitto e svilupperai la sicurezza per poter affrontare contrasti anche su argomenti più importanti per te.

Nella descrizione delle due componenti della personalità adulta ti ho già fornito qualche spunto pratico per sviluppare una personalità adulta. Sono un buon inizio, ma se vuoi provare qualcosa che ti aiuti a sviluppare più caratteristiche contemporaneamente puoi utilizzare un approccio preso in prestito dalle…tribù primitive: il rito di iniziazione.

I giovani adolescenti che vogliono diventare adulti devono affrontare una dura prova (sopravvivere un paio di giorni nella giungla, cacciare una preda da soli, etc.) ed una volta superata si sono guadagnati l’ingresso nell’età adulta. Nella nostra società esiste una versione più edulcorata del rito di iniziazione, l’esame di maturità, ma oggi ha perso il suo significato simbolico. Come posso sentirmi un adulto se, una volta passati un paio di esami, non mi tuffo nel mondo reale, ma vado in un altro ambiente protetto (l’università) e ci rimango per tre o cinque anni? Difficile che accada. Oggi quindi devi costruirti il tuo rito di iniziazione personale, un’esperienza forte e sconvolgente che sia molto lontana dalla tua vita abituale.  Se sei vecchia scuola, potrebbe interessarti fare il militare, se invece non sei un grande amante delle armi e della disciplina (come me) puoi affrontare un’esperienza di studio o di lavoro all’estero.  Un Erasmus è molto più divertente che lavorare all’estero, ma entrambe ti insegnano comunque a rapportarti con lingue e culture che non conosci senza l’aiuto di mamma e papà. Potrai affidarti a degli amici che hai conosciuto, ma il più delle volte dovrai cavartela da solo, acquisendo così gli elementi della personalità adulta necessari per vivere al meglio nella nostra società.

Infine, esiste un ultimo modo per acquisire e sviluppare la personalità adulta, utilizzando un esercizio di visualizzazione. Questo esercizio è stato fatto dal bravissimo Gennaro Romagnoli, ed è una visualizzazione guidata. Io l’ho provato e l’ho trovato molto interessante, se hai una ventina di minuti puoi ascoltarlo e dirmi che ne pensi! 😉

(NOTA: Questo esercizio può darti una grossa mano a modificare la tua autoimmagine e ad essere più sicuro di te, ma non è sufficiente da solo per garantire lo sviluppo della tua personalità adulta. Ti può dare una grossa mano, ma non c’è niente di più efficace dell’esperienza di vita e delle tue azioni per crescere davvero.)

Ed ora il tuo momento: ti è mai capitato di trovarti in un momento nero nella tua vita, in cui non sapevi cosa fare? E che cosa ti ha aiutato a superarlo? Se vuoi condividere la tua storia i commenti sono per te! 🙂

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10 commenti on “Come sviluppare una personalità adulta: parola di Giacobbe!”

  1. Grazia Gironella ha detto:

    Sicuramente il ritardo nell’autonomia nei ragazzi ha delle ripercussioni negative sulla loro personalità. Vedo in particolare la tendenza a sentirsi adulti, però all’interno di una realtà depurata dai suoi aspetti più pratici, spesso faticosi e poco gratificanti. Fino a quando sei un cervello in cima all’Olimpo, non sei molto attendibile come adulto! Scendere dall’Olimpo per affrontare anche i lati della realtà che terresti volentieri fuori dalla tua vita: secondo me è questo il passo fondamentale, non solo nell’autonomia, ma anche nella corretta percezione della realtà.

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Condivido la tua riflessione, Grazia. Oggi c’è una fortissima tendenza ad evitare tutto ciò che vediamo come spiacevole, figurarsi quando si tratta di soffrire un po’. Capisco l’istinto naturale a evitare il dolore (che comunque è un potentissimo motore di crescita), ma credo che tutti noi dovremmo imparare a diventare un po’ più resilienti. Non solo saremmo più oggettivi, maCondivido la tua riflessione, Grazia. Oggi c’è una fortissima tendenza ad evitare tutto ciò che vediamo come spiacevole, figurarsi quando si tratta di soffrire un po’. Capisco l’istinto naturale a evitare il dolore (che comunque è un potentissimo motore di crescita), ma credo che tutti noi dovremmo imparare a diventare un po’ più resilienti. Non solo saremmo più oggettivi, ma anche più felici: una vita troppo protetta a lungo andare diventa noiosa, e la mancanza di emozioni può fare più male del dolore stesso. anche più felici: una vita troppo protetta a lungo andare diventa noiosa, e la mancanza di emozioni può fare più male del dolore stesso.

  2. […] Come sviluppare una personalità adulta: parola di Giacobbe! → […]

  3. Sarò sincero: i tuoi articoli lunghi in cui tenti di elargire insegnamenti sto iniziando a leggerli alla svelta e con molta superficialità, però li leggo. Li leggo perchè nella massa di parole trovo sempre qualcosa che mi fa sentire una vibrazione dentro: in questo caso è stato il pezzo riguardante la solitudine.
    Bellissimo!

  4. […] imparerai a cavartela senza l’aiuto dei tuoi genitori, sviluppando la tua personalità adulta, sia a fidarti degli altri. Soprattutto se sei timido, dover chiedere aiuto a sconosciuti è un […]

  5. […] che può offrire un uomo, ma da qui ad esserne completamente dipendente ce ne passa. Diventare adulta significa raggiungere la tua indipendenza senza avere necessariamente accanto un uomo. Quando […]

  6. […] già parlato in questo post di come nella società di oggi manchi un vero e proprio rito di iniziazione che sancisca il […]

  7. Alessio ha detto:

    Commenti per l’articolo. Ho letto il libro ed anche acquistato il training di Giulio Cesare giacobbe. Peccato che è 8 anni che lotto. Ma forse ho ancora troppi “appoggi”. Ho fatto anche un’esperienza all’estero ma non riuscivo ad interfacciarmi con gli altri. In realtà non ci riesco veramente mai con gli sconosciuti. E non riesco ad avere un dialogo positivo con me stesso.Arrivo perciò a sacrificare i miei bisogni. In realtà sono arrivato a non capirli più e non avere più interessi. Questa “nevrosi infantile” descritta nell’articolo come si interseca con il narcisismo ipervigile/covert? Disturbo di cui ormai sono certo di soffrire. Come migliorare?

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Ciao Alessio, perdonami per il ritardo, in questo periodo sto seguendo meno il blog e sto lavorando su altri progetti.
      La domanda che mi fai e’ molto tecnica, e purtroppo non essendo uno psicologo non posso darti una risposta professionale.
      Quello che ti posso dire, piu’ da amico che da professionista, e’di non focalizzarti troppo sulla parte di analisi del tuo problema e di cominciare a fare piccoli passi concreti verso la persona che vuoi diventare.

      Esistono tecniche di visualizzazione per risolvere la nevrosi infantile, ma per esperienza personale quello che mi ha aiutato di piu’ e’ stato cominciare ad agire ed affrontare i miei problemi, uno alla volta.

      Comunque, non conoscendo bene la tua situazione, chiedere l’aiuto di uno psicologo competente potrebbe velocizzare molto questo processo, quindi non escludere questa possibilita’, ma ricordati che dovrai essere tu la persona responsabile del tuo cambiamento.

      In bocca al lupo e tieni duro! 🙂


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