Come vincere le paure dei selezionatori ed ottenere un lavoro

“Pensate a tutti i milioni di persone che vivono insieme anche se non gli piace, odiano il lavoro ma hanno paura di perderlo, non c’è da meravigliarsi se hanno la faccia che hanno.”

Charles Bukowski

duro lavoro

Uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo

 

Nell’ultimo post della sezione “Caccia al lavoro” abbiamo visto il segreto per preparare un buon curriculum: focalizzarsi sulle esperienze rilevanti. Ma questo non è sufficiente a garantirti il posto.

Non è facile capire se hai il livello di esperienza giusto per ottenere un determinato lavoro. Tanto per cominciare l’annuncio di lavoro è scritto in modo poco chiaro. Soprattutto nelle multinazionali, le persone che preparano gli annunci di lavoro non sono i selezionatori, e neppure chi svolge questo lavoro. Il risultato è un annuncio pieno di informazioni vaghe, difficili da capire sia per i selezionatori che per i candidati. In questa situazione trovare tutte le esperienze rilevanti non è facile.

In secondo luogo, i requisiti che vengono imposti dall’azienda possono essere irragionevoli: chiedere anni e anni di esperienza anche per una posizione base, offrendo il salario di un neoassunto sta diventando una brutta abitudine.

Ed infine, last but not the leastle paure dei selezionatori, ispirazione del post di oggi.

I selezionatori devono capire i requisiti fondamentali del candidato ideale, e quali candidati possono essere mandati avanti anche se non hanno tutte le caratteristiche elencate. Purtroppo, soprattutto nel caso dei meno esperti, vige una regola non scritta: “Play safe” (gioca sicuro).  Non importa quali requisiti assurdi siano imposti, un selezionatore alle prime armi li seguirà ciecamente per non avere problemi con clienti, colleghi e capi. Prima della crisi economica, questo non era un grosso problema: le aziende crescevano e avevano bisogno dei lavoratori, che quindi potevano strappare condizioni migliori. Oggi, invece, c’è un surplus di offerta dei lavoratori, specialmente per le professioni medio-basso qualificate,  che porta i selezionatori a scegliere solo i candidati che sembrano “più sicuri” e meno problematici per non rischiare.

Nonostante sia ancora un novellino, sto cercando di selezionare profili interessanti anche se non rispettano strettamente i requisiti che mi sono stati imposti, ma non sempre riesco a farli passare. L’argomento però mi ha interessato ed ho fatto una piccola ricerca sui due casi più comuni in cui le esperienze non combaciano con l’offerta lavorativa, cioè quando sei sottoqualificato o troppo qualificato per il lavoro che ti interessa. Oggi voglio condividere con te cosa devi sapere se un selezionatore ti mette in una di queste due categorie, e come vincere i suoi dubbi per ottenere una chance.

(Una precisazione importante, prima di andare avanti. Tutto quello che segue si applica ad aziende medio-grandi, quelle con un dipartimento che si occupa di selezione del personale oppure si affidano ad agenzie. Se vuoi ottenere il lavoro in una piccola azienda, invece, il consiglio migliore è di entrare in contatto con chi la gestisce e giocarti tutte le tue carte in un colloquio faccia a faccia).

 

Sottoqualificati: come ottenere una posizione più alta

calimero

Calimero era sottoqualificato. O forse aveva solo complessi d’inferiorità.

Non avere le competenze richieste da un’offerta di lavoro è garanzia di insuccesso nel 90% dei casi. Non farti illusioni: leggendo questo paragrafo avrai qualche spunto utile, ma ricordati che stai giocando per onorare il 10%. Non entusiasmante, lo ammetto, ma se ce la fai la ricompensa può ben valere la fatica! 😉

Dopo questo bagno di realtà, eccotene un’altra dose piuttosto forte. Il miglior modo per trovare un lavoro in cui sei sottoqualificato è…smetterlo di esserlo! Il mio suggerimento è quello di cominciare a studiare le abilità necessarie da solo, usando libri, internet e qualsiasi altra cosa utile ti capiti sottomano.

Una volta che ti sei fatto un’idea, puoi passare ad un corso più strutturato in cui guadagnarti il maledetto pezzo di carta, inserirlo nel CV, e come per magia sei diventato qualificato.

Se sei ancora più ambizioso puoi dimostrare che possiedi le abilità richieste facendo parlare un prototipo/progetto per te. Ad esempio, se hai imparato un po’ a programmare, mandare un semplice software che hai creato ti aiuterà molto di più di avere un attestato del corso di programmazione rilasciato dalla scuola di Canicattì. Se stiamo parlando di attività manuali, invece, stage, contratti di apprendistato o collaborazioni gratuite (sigh!) possono essere un buon sistema per risolvere la tua situazione. Puoi anche cominciare a cercare offerte di lavoro quando non sei ancora completamente qualificato, e sperare in un colpo di fortuna, ma ricordati che fino a che non avrai la qualifica necessaria partirai in svantaggio.

Un altro caso in cui sei sottoqualificato, ma puoi cavartela, è quando possiedi già le competenze necessarie, ma le hai apprese in un contesto extralavorativo. Ad esempio potresti essere il tesoriere di una società non-profit, e questo sarebbe un grande vantaggio per lavorare nella contabilità di qualsiasi azienda. Oppure ancora, hai acquisito delle capacità trasferibili che puoi utilizzare ovunque nella vita. Ad esempio, lavorando come istruttore di scacchi per tutte le età ho imparato come comportarmi con bambini, adolescenti ed adulti. Questo mi ha aiutato ad imparare a leggere le persone, e mi potrebbe garantire un grosso vantaggio nel momento in cui decida lavorare nel settore delle vendite, ad esempio. Imparare ad avere a che fare con la gente, ad essere precisi, ad essere originali, a risolvere problemi organizzativi, sono tutte competenze utilissime nel mondo lavorativo di oggi. Saperle pubblicizzare bene, prima inserendole in bella vista nel CV,e poi esprimendole attraverso il tuo comportamento durante le varie fasi del processo di assunzione, ti aiuterà ad essere preso in considerazione per posizioni in cui sei sottoqualificato.

Un vantaggio di questo approccio è fare leva sull’orgoglio del selezionatore, che avrà la sensazione di aver trovato una pepita d’oro e farà il possibile per “venderti” al meglio a chi deve assumerti. Qui devi sperare di avere un po’ di fortuna: i selezionatori “Play safe” a tutti i costi non ti considereranno lo stesso, mentre quelli più intraprendenti ti premieranno.

Esiste un’altra possibilità: dimostrare che hai già avuto le responsabilità per la posizione a cui vuoi accedere, senza averci effettivamente lavorato. Mi spiego meglio: supponi di essere l’assistente di un manager super occupato, che ti affida parte dei suoi compiti fino a quando fai metà del suo lavoro. Se dopo qualche mese vuoi avere una promozione, hai buone possibilità se evidenzi che attualmente stai già ricoprendo funzioni manageriali relative alla nuova posizione. In altre parole, sei sottoqualificato sulla carta, ma non di fatto.

Infine, ricordati che nel caso tu sia sottoqualificato, il tuo network di conoscenze è l’arma più potente che hai a disposizione. Più è esteso, più potrai conoscere opportunità lavorative non pubblicizzate,  saltare il filtro dei selezionatori  e approcciarti direttamente al manager che ti potrebbe assumere. Tutte opzioni molto più vantaggiose di mandare un CV ben curato! 😉

 

Sovraqualificati: come prendersi un lavoro più basso

 

einstein

Albert Einstein, il sovraqualifcato più famoso del mondo

Passiamo adesso alla seconda situazione, purtroppo sempre più comune con la crisi economica: essere sovraqualificati. Quando perdi il tuo lavoro come manager, non riesci a trovare un’altra posizione simile e ti convinci ad accettare anche lavori di impiegato, sei vittima dell’etichetta di sovraqualificato. 

La cosa difficile dell’essere sovraqualificato è che per massimizzare le tue possibilità di successo devi comportarti in maniera esattamente opposta a quanto viene consigliato dai manuali di ricerca del lavoro. Se sei un novellino devi cercare di mostrare quanto vali usando ogni scusa possibile, quindi avere faccia tosta ti può aiutare ad essere percepito come più competente.  Quando sei sovraqualifcato, invece, è meglio mantenere un basso profilo. Hai già sviluppato esperienza nella posizione per cui stai facendo domanda, e sei stato così bravo da venir promosso ad un livello superiore, è inutile pompare le tue esperienze. Anzi, alcuni esperti consigliano di utilizzare termini più neutri per far sembrare le posizioni che hai occupato meno importanti: ad esempio scrivere “Manager” invece di “National Manager”, oppure “operaio” invece di “operaio specializzato di terzo livello”. Lo stesso approccio è utile anche durante il colloquio.

Per arrivare al colloquio, però, devi evidenziare alcuni punti chiave nel tuo curriculum (farlo nella lettera di motivazione può essere pericoloso, dato che per alcune posizioni non viene neppure letta):

Devi spiegare (ed essere molto convincente) perché vuoi fare un salto indietro nella tua carriera. In questo caso ti consiglio di non dire che hai perso il lavoro e hai semplicemente bisogno di un’entrata, perché il selezionatore penserà che nel momento in cui otterrai un’opportunità più adatta alle tue competenze mollerai il lavoro su due piedi. Buone motivazioni possono essere la volontà di condurre una vita meno stressante (ti sei stufato delle responsabilità della posizione precedente, oppure vuoi passare più tempo con la tua famiglia, avere un part time etc.), il desiderio di lavorare per un’azienda particolare oppure l’esserti appena spostato in una nuova città.

La seconda cosa importante da fare è dimostrare di essere un teamplayer e di essere facilmente gestibile. In italiano più diretto, significa essere capaci di andare d’accordo con un capo, magari più giovane, senza minare la sua autorità e dimostrare di voler aiutare i colleghi in difficoltà mettendo a disposizione la tua maggiore esperienza. Questo è ovviamente difficile da esprimere in un CV, puoi farlo dividendo con la tua squadra i meriti che hai ottenuto durante la tua carriera oppure enfatizzando le esperienze avute come trainer, dimostrando che hai a cuore la formazione dei tuoi colleghi. In questo modo ti proponi al meglio al datore di lavoro: immagina che pacchia avere una persona pagata come un impiegato, ma con delle capacità superiori ed in grado di fare training, praticamente gratuito, agli altri.

Infine, soldi soldi soldi. Quando sei sovraqualifcato i soldi NON devono essere un problema. Se ci tieni davvero ad ottenere quel lavoro, metti in risalto che conosci gli stipendi del settore e che sei disposto ad accettare una cifra inferiore al salario che percepivi nella posizione precedente. Un rospo difficile da ingoiare, lo so, ma una piccola entrata è meglio di non averne nessuna e se pensi di non poter ottenere una posizione di livello più alto, turati il naso e via senza guardarti indietro.

Infine, come nel caso dei lavoratori sottoqualificati, un forte network disposto ad aiutarti è la tua arma migliore. Difficile far passare tutte le caratteristiche che ti ho spiegato sopra usando un CV o cercando di convincere un selezionatore,è molto più facile avere qualche contatto interno all’azienda dove vuoi lavorare che può fare questo per te. E se ti senti giù di morale non abbatterti, pensa che anche Albert Einstein per anni è stato un lavoratore sovraqualificato, dato che ha lavorato come impiegato all’ufficio brevetti. Per ingannare l’attesa tra una pratica e l’altra ha solo creato una delle teorie più geniali di tutti i tempi! E poi ha finalmente trovato lavoro il lavoro che desiderava, quindi coraggio! 🙂

NdB (Nota di blogger) per tutti i datori di lavoro o selezionatori che capiteranno qui. Molti tendono a considerare i lavoratori sovraqualificati come non adatti ad una posizione più bassa perché non motivati. Dalla mia esperienza personale, invece, ho notato che i lavoratori sovraqualificati, grazie alla loro esperienza sono più responsabili, hanno più etica del lavoro, e hanno voglia di fare bene non solo il loro lavoro “ordinario”, ma di mettere le loro conoscenze al servizio dell’azienda in modo più profittevole di un candidato ottimale. Senza contare che dare un’opportunità a persone che stanno attraversando un momento difficile si traduce in una maggiore fedeltà successiva, e alcuni studi hanno dimostrato come la percentuale di lavoratori sovraqualificati che lascia il lavoro sia uguale a quella dei lavoratori che hanno il giusto livello di esperienza. Pensateci due volte prima di scartarli.

 

Ed ora, come al solito, è il tuo momento: ti sei mai trovato in una situazione in cui eri troppo qualificato, o troppo poco, per poter avere un lavoro? E sei riuscito a spuntarla lo stesso, con un colpo di creatività, o ti hanno rifilato il doloroso “le faremo sapere”? I commenti sono per te!

Annunci

3 commenti on “Come vincere le paure dei selezionatori ed ottenere un lavoro”

  1. Ritengo che tentare di fare il passo più lungo della gamba sia estremamente pericoloso: si può fare se non si ha altro, ma bisogna fare molta attenzione se si deve lasciare il vecchio sicuro posto di lavoro!

    Completamente d’accordo sul fatto che “i sovraqualificati, grazie alla loro esperienza sono più responsabili, hanno più etica del lavoro”.
    Non penso affatto che sarebbero “non motivati”. Anzi in generale i “disperati” sono quelli che lavorano meglio.
    Al massimo ,unico aspetto negativo, se sono sovraqualificati c’è il rischio che scappino via presto.

    Se io fossi un imprenditore assumerei solo persone che hanno già vissuto una chiusura aziendale, perchè loro hanno maggiore coscienza del fatto che se l’azienda va male… va male per tutti. Un conto è saperlo, un altro conto è averlo vissuto.

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Sono d’accordo con te Marco. Diciamo che la parte del post dedicata ai sottoqualificati si adatta soprattutto ai giovani che si affacciano sul mondo del lavoro dopo le superiori, oppure ai neolaureati. Negli altri casi si può cercare un lavoro migliore tenendosi quello vecchio, così minimizzi il rischio! 😉

      L’impresa fatta solo da persone che hanno vissuto un fallimento, invece, mi sembra un suggerimento a doppio taglio. In un periodo di crisi ci saranno due gruppi di persone: chi farà di tutto per non farlo accadere di nuovo e chi si farà prendere dai brutti ricordi e magari pianterà tutti in asso nel momento del bisogno.
      Non è l’evento in sè che ci influenza, ma la nostra percezione di quell’evento. A rischio di essere ripetitivo, di questo sono ultraconvinto! 😀


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...