Imparare dai migliori: Anthony Robbins e Robert Kiyosaki

“Se incontri il Buddha per strada uccidilo.”

Buddha 

 

Robert_Kiyosaki_2006 robbins2

Eccoli qua, a sinistra Kiyosaki e a destra Robbins.

 

Dopo parecchio tempo ritorna “Imparare dai migliori”.  Oggi ti parlerò di…(rullo di tamburi) due pilastri della crescita personale americana! Anthony Robbins e Robert Kiyosaki.

Il primo è uno dei più famosi motivatori americani, ha scritto tre libri legati al mondo del miglioramento personale (due sul benessere psicofisico ed uno più recente relativo alla libertà finanziaria), mentre Kiyosaki è diventato famoso per il libro “Padre ricco, padre povero” in cui spiega i principi della libertà finanziaria (che hanno ispirato questo post).

Due personalità interessanti e al tempo stesso controverse. Quando si parla di loro la polarizzazione regna sovrana: da una parte i fan in delirio e dall’altra chi li odia.

Oggi non voglio entrare nel dettaglio del loro lavoro, ma parlarti di una figura ricorrente nella crescita personale: il guru con la soluzione in tasca ai tuoi problemi. Ho scelto Robbins e Kiyosaki come esempi da analizzare, per capire come ti possono aiutare e quali sono i loro lati oscuri.

Pronto?

Cosa puoi imparare dai guru: energia e entusiasmo

enthusiasm

Avere entusiasmo: lo stai facendo nel modo sbagliato

Robbins e Kiyosaki sono imbattibili nel trasmettere energia e entusiasmo, specialmente quando promuovono i loro prodotti. In inglese esiste una parola, “hype”, che indica sia esagerazione che promozione pubblicitaria. Robbins e Kiyosaki sono maestri in quest’arte: presentano il loro prodotto sotto la migliore luce possibile, snocciolano statistiche e si affidano a testimonial rispettati.

Insomma, costruiscono un’immagine vincente attorno al loro prodotto. Sviluppare questa capacità ti può aiutare ad ottenere il massimo durante un colloquio di lavoro, quando conosci persone nuove o in tutte quelle situazioni dove saperti proporre è essenziale.

Il principio dell’hype, però, deve essere usato con attenzione in Italia: se fai troppo lo sborone rischi di passare per un ciarlatano. Quando vedo siti internet che mi promettono di diventare ricchissimo in due settimane, chiudo tutto e passo ad altro, perché provo una naturale diffidenza verso chi promette troppo.

Quindi, per sfruttare al meglio l’hype, tieni presente le differenze culturali: in America pompare te stesso ed il tuo prodotto è consigliato, mentre in Italia avere un profilo più basso ti garantisce un’immagine più seria e professionale.

Se l’hype è una tecnica discutibile, l’entusiasmo inesauribile che traspare da questi personaggi è una qualità positiva senza se e senza ma. Quando leggi i loro libri o li vedi all’opera in qualche seminario, non puoi fare a meno di sentirti energizzato e di scoprire se quello che ti hanno detto funziona.

Robbins, lavorando con le emozioni, ha avuto vita facile ad entusiasmarmi suggerendo tecniche psicologiche da sperimentare su me stesso e sugli altri. Kiyosaki, invece, è riuscito in un’impresa impossibile: farmi interessare alla contabilità. Nonostante abbia studiato economia per cinque anni, ho fatto di tutto per svicolare i corsi di economia aziendale; trovavo la materia arida e poco coinvolgente.  Grazie a Kiyosaki ho realizzato che capire i principi contabili ti dà una visione chiara dello stato di salute di un’impresa e che questa conoscenza può essere applicata per decidere in quali società investire. Da quel momento il mio modo di vedere la contabilità è cambiato: non più numeri astrusi da studiare per superare un esame, ma una forma di conoscenza che ha un impatto gigantesco sulla mia libertà finanziaria. Mi sono appassionato così tanto alla materia, che ho cominciato a riprendere in mano i testi universitari di economia aziendale.

Questo è il più grande merito da riconoscere a Robbins, Kiyosaki e altri guru: spronarti ad agire attraverso una storia emozionante e significativa.

Ad esempio Robbins dice: “Avere paura è ok, sentirsi depresso è ok, sentire che c’è qualcosa che non funziona è ok. È solo un segnale che devi cambiare qualcosa nella tua vita”.  Prende una situazione difficile e la trasforma in un momento di crescita attraverso una storia. Questa tecnica non è altro che l’applicazione di un principio che abbiamo visto più volte su Pensa Fuori dalla Scatola, cioè che la percezione che abbiamo della realtà in cui viviamo ha più influenza su di noi della realtà stessa.

Fino qui sembra tutto fantastico: quando non sai che pesci pigliare compri un libro di Robbins o Kiyosaki, fai scorta di ottimismo e di tecniche per migliorare la tua vita, le applichi e ritorni in carreggiata. Eppure i guru hanno delle controindicazioni, come…

Il lato oscuro: quando è il momento di staccarsi

cura miracolosa

La medicina che ogni guru che si rispetti giura di venderti

È fuori discussione che Robbins e Kiyosaki abbiano migliorato la vita di un sacco di gente. Quello che molti dimenticano è che questi personaggi non sono solo dei benefattori, ma anche dei venditori. Questa componente li rende diversi da un professionista come uno psicologo o un consulente finanziario e può creare delle pericolose distorsioni nelle “ricette” che vengono fornite nei loro libri.

Prendiamo ad esempio l’ultimo libro di Robbins, Money. Seicento pagine che potrebbero essere riassunte in meno di duecento senza perdere nulla, qualche spunto interessante su come investire e risparmiare in mezzo ad una promozione continua di società con cui Robbins ha stretto una collaborazione. Praticamente paghi per avere un incrocio tra un libro ed un volantino pubblicitario (immancabili i riferimenti ai suoi corsi e seminari).

Leggere questo libro mi ha dato entusiasmo e voglia di prendere in mano in maniera più decisa la mia situazione finanziaria, ma gli strumenti tecnici che mi ha offerto sono stati piuttosto poveri, per non dire inesistenti.

Un discorso simile vale per Kiyosaki.

Nonostante alcune ottime intuizioni (come spiegare perché non conviene comprare casa accendendo un mutuo) il resto delle sue idee sono basate su informazioni inesatte e ci sono parecchi dubbi riguardo alla veridicità di alcuni eventi. (se sei interessato a più dettagli, questa è una lettura per te)

Fai attenzione a questo nuovo tipo di venditore. Oggi sono pochi quelli che vogliono rifilarti un bidone a tutti i costi, mentendoti spudoratamente. I bravi venditori moderni mischiano buone intuizioni e verità con inesattezze o bugie vere e proprie per convincerti di essere un’autorità, dopodiché ti vendono il loro prodotto.

Ti faccio un altro esempio pratico di informazioni inesatte nascoste in questi libri. Kiyosaki si schiera contro la diversificazione degli investimenti: per lui è ok investire tutto in una sola attività. Nonostante solo una piccolissima frazione dei ricconi mondiali sia diventata tale ignorando questo principio, tutti gli altri lo descrivono come base della loro ricchezza. Kiyosaki si limita a citare solo i casi che gli danno ragione e trascura anche l’aspetto psicologico della non-diversificazione: siamo più sereni quando abbiamo i nostri soldi in diversi prodotti finanziari, perché se uno dovesse perdere il suo valore ci rimarrebbero comunque gli altri. Ed il benessere emotivo non è da trascurare affatto quando parliamo di investimenti.

Un altro problema dei guru della crescita personale è quello di fornire consigli contraddittori: nel suo ultimo libro Robbins prima parla di “seguire il mercato” come una strategia per avere successo, e poi porta come esempi di investitori di successo due personaggi che hanno fatto la loro fortuna…andando contro il mercato! Presentare diverse strategie non è un male in sé, a patto che una non sia venduta come vincente quando anche l’altra potrebbe funzionare.

In questi casi, piuttosto tipici anche in altri manuali della crescita personale, conviene provare la strategia che ci sembra più vicina alla tua personalità, vedere che risultati ti dà e poi decidere se tenerla o scartarla.

A questo punto la domanda è d’obbligo: come distinguere i buoni consigli dalla fuffa? 

Guru: consigli per l’uso

santoni

Saluti da un guru spirituale

Ed eccoci qui alla sezione più pratica di oggi: come approcciarsi ai libri/siti internet/amici che ti promettono di cambiarti la vita in due settimane.

La prima cosa da fare è…leggere. Non una sorpresa vero? Lo so, ma potresti stupirti di quanta gente critica (o adora) questo o quel personaggio solo per sentito dire. Leggere il loro lavoro e discuterlo sia con qualche fan che con qualche detrattore (ammesso che tu riesca a trovarli! 😛 ) è un ottimo modo per capire se quella persona abbia davvero qualcosa di interessante da darti nel campo che stai studiando. Potrebbe pure avere ragione, ma se i concetti per te sono banali, oppure non vengono tradotti in azioni pratiche, hai perso il tuo tempo.

Mentre stai leggendo usa spirito critico. O, per dirla in un altro modo, non credere a nulla prima di averlo verificato su altre fonti indipendenti. Quando Robbins afferma che per i comuni mortali è impossibile battere il mercati gli credo, perché ho già visto altri dati che confermano quanto dice; quando mi spara a raffica numeri sui costi sommersi di gestione di un fondo mi dico: ok, questa me la segno, ma prima di crederti voglio verificare questa informazione. In questo modo riduci di parecchio il rischio di avere informazioni errate.

Una volta letto il tutto, sperimentalo, partendo dalle azioni piccole. Inutile lasciare il lavoro perché conosci i cinque passi da seguire per aprire un’impresa in proprio, ti conviene sperimentare la prima fase avendo ancora il tuo stipendio. In questo modo eviti di rimanere senza soldi, ti risparmi un sacco di pressione e puoi aggiustare il tiro se i consigli che ti sono stati dati risultino sbagliati o non adatti a te.

Infine, fai un bilancio: le tecniche che ti sono state suggerite sono state decisive per migliorare la tua situazione, oppure avevi solo bisogno della scintilla iniziale per metterti all’opera?

Finito? No, adesso c’è il punto più interessante. Cosa fare DOPO aver letto questi libri. Ovvero, dopo che il tuo interesse per la materia che ti sei scelto è stato risvegliato, è ora di studiare e contattare esperti.

Ho letto parecchi libri di crescita personale, e li trovo fantastici per modificare le proprie convinzioni, adottare un approccio più propositivo e togliersi qualche soddisfazione. Ma quando gli argomenti sono più complessi di “come smettere di fumare” è indispensabile studiare testi più approfonditi e rivolgersi a specialisti.

Quindi, prima di avventurarti nel mondo degli investimenti, non accontentarti di Kiyosaki ma studia testi di finanza (già quelli con le terribile formule matematiche incomprensibili), o se non hai proprio tempo, puoi cominciare ad informarti con siti internet o consulenti finanziari indipendenti. 

I nostri amici guru qui ci tornano ancora utili, perché sono persone intelligenti a sufficienza nell’avere al loro fianco esperti molto ferrati nel loro campo. Quindi se non sai da che parte cominciare per studiare e non vuoi avventurarti in concetti troppo tecnici, vedere chi sono gli esperti a cui i guru si sono affidati ti può aiutare a superare questa incertezza.

Eccoci alla fine del post di oggi, e come al solito è il tuo momento! 😀

Hai avuto modo di conoscere questi due guru (oppure altri) nella tua vita? E che cosa ti hanno lasciato?

Buona settimana!

 

 

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14 commenti on “Imparare dai migliori: Anthony Robbins e Robert Kiyosaki”

  1. Grazia Gironella ha detto:

    Sono d’accordo su tutto. Il fatto che in Italia non sia ben visto lo hype sarebbe una caratteristica tutto sommato positiva, se fossimo soltanto un popolo poco propenso agli eccessi; ma ho avuto spesso l’impressione che siamo anche un popolo propenso a 1) non cambiare, non imparare; 2) guardare chi propone le sue soluzioni come se fosse un truffatore (cosa che spesso non è) e chi ci crede come un povero mentecatto. L’effetto è di ignoranza mista a cinismo in un cocktail che non apprezzo molto. Mi piacciono i guru e gli ispiratori, quando sono in sintonia con il mio modo di sentire. Il loro talento è nel riuscire a mobilitare il talento di chi li ascolta. E’ un risultato fantastico, quasi magico. Se chi ascolta non accetta di prendere le redini e le lascia al guru, manca di buonsenso.

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Purtroppo hai ragione Grazia, ho conosciuto anch’io molti italiani che si opponevano alla crescita personale più per partito preso che per ragioni fondate, ma anche fan sfegatati convinti che dopo aver letto il libro di questo o quello avrebbero spaccato il mondo.
      Fortunatamente nell’ultimo periodo ho conosciuto persone molto più equilibrate, che hanno un approccio molto concreto alla crescita personale e sono i primi a non autodefinirsi guru. I siti italiani che mi piacciono di più al momento sono http://www.efficacemente.com e http://www.psicologianeurolinguistica.net, se hai tempo dagli un'occhiata e fammi sapere che ne pensi! 😉

      Mi piace molto anche la tua idea "romantica" del guru come ispiratore disinteressato in grado di esaltare il talento del prossimo, anche se quando uno accetta questa definizione si vuole porre ad un livello superiore, e questo non è sempre necessario. Anche qualcuno "al nostro livello" può darci motivazione e spunti interessanti. Parafrasando una celebre frase: "L'ispirazione è nella testa di chi guarda!" 😀

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Purtroppo hai ragione Grazia, ho conosciuto anch’io molti italiani che si opponevano alla crescita personale più per partito preso che per ragioni fondate, ma anche fan sfegatati convinti che dopo aver letto il libro di questo o quello avrebbero spaccato il mondo.
      Fortunatamente nell’ultimo periodo ho conosciuto persone molto più equilibrate, che hanno un approccio molto concreto alla crescita personale e sono i primi a non autodefinirsi guru. I siti italiani che mi piacciono di più al momento sono efficacemente.com e psicologianeurolinguistica.net , se hai tempo dagli un’occhiata e fammi sapere che ne pensi! 😉

      Mi piace molto anche la tua idea “romantica” del guru come ispiratore disinteressato in grado di esaltare il talento del prossimo, anche se quando uno accetta questa definizione si vuole porre ad un livello superiore, e questo non è sempre necessario. Anche qualcuno “al nostro livello” può darci motivazione e spunti interessanti. Parafrasando una celebre frase: “L’ispirazione è nella testa di chi guarda!” 😀

      • Grazia Gironella ha detto:

        Due livelli? No, non è quello che intendevo. Ci sono persone che tirano fuori il meglio da chi hanno accanto anche senza accorgersene! Comunque la tua frase è azzeccata: tutto passa attraverso di noi. In un certo senso, niente esiste se noi non lo facciamo esistere, guru o non guru. (Il blog Efficacemente lo seguo anch’io. ;))

  2. Parto subito dicendo chiaro e tondo (tra noi 2 non ci sono peli sulla lingua 😉 ) che non mi piacciono i guru della crescita personale, soprattutto quelli che puzzano di furboni che l’affare lo fanno solo loro.
    Vedo che anche tu ci provi un pochino, cioè il tema del tuo blog alla fine è questo… però mi piaci perchè sei meno categorico e più aperto al dialogo.

    Dopo le prime righe stavo per lasciare perdere… avanti avanti avanti….bla bla bla… finchè…ops…sei arrivato a trattare il tema che ha catturato maggiormente il mio interesse: l’approccio al guru. Senza ombra di dubbio è importantissimo lo spirito critico e il riuscire sempre e comunque a pensare con la propria testa, per non cadere nelle mani di qualunque Wanna Marchi che bussi alla nostra porta.
    Tuttavia a chi non è mai capitato almeno 1 volta nella vita di lasciarsi affascinare dal guru di turno?
    Personalmente…. ti racconto una cosa che non ho mai detto a nessuno (un pochino mi imbarazza) : nel periodo di smarrimento che è arrivato con la fine dell’adolescenza e l’ingresso nel mondo degli adulti, con le amicizie adolescenziali ormai sparite e accasate, mi sono avvicinato per un certo periodo a una…scuola di yoga, che in realtà era praticamente una setta. Fin da subito ho capito che quella scuola era particolarmente orientata all’aspetto spirituale della pratica, ma dopo un po’ ho scoperto che c’era un vero e proprio guru (nel senso letterale del termine) con tanto di poteri soprannaturali. Non entro nei dettagli ma puoi immaginare.
    Non ho mai percepito alcuna forma di violenza psicologica, nemmeno lontanamente, tuttavia la cosa stava iniziando a mettermi un po’ di ansia (a me la sensazione di soffocamento insorge con moltissima facilità) e quindi ho mollato.

    Cosa m’ha lasciato? Guarda… ancora oggi devo ammettere che non ho alcuna prova certa che mi dimostri che fosse un ciarlatano (ma nemmeno che mi dimostri il contrario). Sicuramente è un esperienza che comunque m’è servita: ora credo in dio, ma non credo in tutto ciò che tenti di farlo diventare tangibile. Crocefissi, immaginette, santi e santini, Madonna, Giuseppe, pure Gesù, dipinti, preti, papi, chiese, bibbie, corani, vangeli… non mi interessa nemmeno valutare se corrispondono a realtà o no: semplicemente non me ne curo, non mi importa, come non mi importa sapere se quel tal guru davvero fosse in contatto con dio o no.
    Visto che non è possibile dimostrarlo, evito di provarci: io ci credo dentro di me, senza bisogno di identificarlo con un tizio che ,2014 anni fa, ha fatto…la stessa cosa che ha fatto quel guru di milano nel 1996 circa.

    Sono andato a finire nell’argomento religione…. cmq raccomando a tutti di pensare con la propria testa, credere a tutto e a niente, e non lasciare che le nostre debolezze siano un punto vulnerabile.

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Non avere peli sulla lingua è una delle cose che mi piace di più di te, Marco, sono allergico all’ipocrisia! 😀

      Come hai potuto capire non ho molta simpatia per i guru in generale, quindi non aspiro a diventarne uno. Mi affascina un sacco il loro carisma, mi piacerebbe averne un po’ ma non troppo, sopportare folle adoranti non fa per me! 😛
      E poi amo molto il dialogo, anche non politically correct ma fondato su solide basi. Tutte le tecniche che propongo sul blog sono soggette al fact checking: se qualcuna non funziona, o non è efficace spero che qualcuno me lo faccia notare. Pensa poi che qualche tecnica che ho usato per realizzare i buoni propositi dell’anno nuovo non ha funzionato, quindi ne ho ancora di cose da imparare!

      La tua esperienza (negativa) con lo yoga mi ha stupito parecchio. Ho sempre vissuto lo yoga (e anche la meditazione) come una tecnica per riequilibrarsi, slegata da una religione. Quando il tuo maestro si spaccia di essere un guru paranormale vuol dire che probabilmente sei capitato nel posto sbagliato, ma i principi sono validi. Da quando medito mi sento molto più rilassato e sereno, spendendo solo una decina di minuti al mattino osservando il mio respiro (niente guru inclusi! 😛 )

      Infine riguardo alla religione…apri un vaso di pandora.
      Essendo razionale guardo alle religioni con un po’ di sospetto, molti precetti mi sembra non stiano né in cielo né in terra (per un periodo i miei amici in Italia hanno dovuto sorbirsi domande come: “Ma perché i preti, esempi di amore, non si possono sposare?”). Adesso sono diventato meno polemico, e sto costruendo la mia religione personale prendendo gli aspetti che mi piacciono di più dalle religioni del mondo, o da altre fonti e fonderli per creare qualcosa di nuovo! 🙂

      • Anch’io pensavo che lo yoga potesse essere slegato da una religione, ma devi considerare che di fatto lo è (anche se noi occidentali lo vediamo solo dal punto di vista tecnico). Cioè, viverlo come slegato alla religione sarebbe ,per fare un esempio, come interessarsi alle chiese semplicemente per l’aspetto architettonico, oppure farsi prete perchè ci piace indossare la tonaca nera o l’odore dell’incenso.
        Temo inoltre che TUTTE le scuole di yoga siano ,in realtà, fortemente legate all’aspetto spirituale… e da lì alla religione ci vuole un attimo. Non lo so per certo ma temo proprio che sia così, vista anche la tendenza d’oggi a diventare vegetariani, vegani, cazzani, come niente fosse. Voglio dire: mi pare che la gente abbia una forte tendenza a prendere molto sul serio queste cose; non fai in tempo a parlare di meditazione, che subito salta fuori quello che è vegano, l’altro che si fa i clisteri tutti i giorni per purificarsi, quello che digiuna per una settimana, quello che lo prende dai cavalli 🙂 , ecc
        Mi pare che si senta molto bisogno di una guida, di un’appartenenza e di seguire una condotta che vada oltre l’abbuffata di Natale e Pasqua.

        • Lorenzo Brigatti ha detto:

          Secondo me lo yoga è legato ad una filosofia di vita, non ad una religione. Prendo di nuovo la meditazione come termine di paragone, dato che mi sembra abbastanza vicina come concetto. Finché devo concentrarmi sul respiro, sui suoni dell’ambiente circostanze o la creazione di determinate immagini, è una tecnica; nel momento in cui mi danno un mantra da recitare, oppure mi chiedono di immaginare il Buddha o qualsiasi altro riferimento religioso cambia di significato, diventa più una pratica religiosa.

          Non che questo sia sbagliato, solo per me diventa una cosa diversa e mi piace meno! 🙂

          E infine…

          “Mi pare che si senta molto bisogno di una guida, di un’appartenenza e di seguire una condotta che vada oltre l’abbuffata di Natale e Pasqua.”

          D’accordo al 130%. Nella società di oggi, dove le certezze sono crollate (o non se la passano molto bene) abbiamo tutti bisogno di una bussola nuova per navigare in questo mondo complicato. Il problema è quando la bussola diventa timone e timoniere della nave! 😀

      • Grazia Gironella ha detto:

        “Sto costruendo la mia religione personale prendendo gli aspetti che mi piacciono di più dalle religioni del mondo, o da altre fonti e fonderli per creare qualcosa di nuovo.”
        Posso stringerti la mano? 🙂 (Ma stringerei la mano anche a Marco, perché è la ricerca che conta, alla fine.) Le religioni sono comunque l’interpretazione umana, ritualizzata e irrigidita, di qualcosa di superiore, perciò sono tutte giuste e tutte sbagliate, in un certo senso. Io ho perso interesse per le suddivisioni e le etichette, e da un po’ mi intrufolo in qualunque direzione mi sembri valida. Si scoprono cose fantastiche – così fantastiche, in effetti, che ogni tanto mi viene da domandarmi come ho fatto a non scoprirle prima. Questo new deal è stata la svolta più importante della mia vita.

        • Lorenzo Brigatti ha detto:

          Stretta di mano accettata e…ricambiata dopo questa tua perla: 😀

          Io ho perso interesse per le suddivisioni e le etichette, e da un po’ mi intrufolo in qualunque direzione mi sembri valida. Si scoprono cose fantastiche…

          Secondo la mia esperienza le etichette e le suddivisioni fanno più male che bene, perché ti rendono meno predisposto a cambiare e a vedere il cambiamento negli altri, ti impediscono di guardare alle cose con una prospettiva nuova, insomma rendono la tua vita meno ricca e interessante. Qualche volta sono comode da utilizzare quando abbiamo poco tempo per valutare situazioni nuove, ma perché non godersi le sfumature senza categorizzare tutto? 🙂

  3. […] avvicinato al mondo della crescita personale ho imparato moltissimo, ma ho anche notato che molti guru si limitano ad insegnare concetti semplici, che ti aiutano molto all’inizio del tuo percorso […]

  4. […] definizione di se stesso: “Guinea Pig” (una cavia). Nessuna definizione pomposa, niente guru o esperto, ma semplicemente una cavia. Questa definizione racchiude perfettamente la sua filosofia: […]

  5. […] ancora discutendo su questo) la tua nuova abitudine sarà diventata automatica (a onor del vero, Antony Robbins ha adottato un approccio diverso, basato sulla ricerca di un cambiamento improvviso attraverso il […]

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