Bulli, pupe e secchioni. Cosa puoi imparare davvero a scuola

Penso che per gli studenti sarebbe molto meglio partire dalla contemporaneità. Si rimane sempre indietro di un secolo; nella scuola si vive come dentro una specie di capsula senza collegamento con il tempo presente, mancano i nessi.

Josè Saramago

chinese school

Una classe così tranquilla non l’ho mai vista in 18 anni di scuola.

 

Innanzitutto, grazie ai votanti del sondaggio di settimana scorsa: Marco, Elisabetta e Grazia. Mi avete fatto capire che scrivere pistolotti troppo lunghi non è efficace, quindi da oggi sarò più conciso! 🙂

Ed ora una piccola introduzione al post di oggi. Tra un mese avrò una cena con i miei ex-compagni del liceo. Quest’occasione mi ha fatto ripensare a cosa ho imparato durante gli anni delle superiori e mi ha fatto realizzare che nonostante qualche bravo professore qua e là, i veri insegnanti sono stati i miei compagni di classe.

Oggi voglio condividere con te quello che ho imparato dai miei ex-compagni di (dis)avventura, aiutandomi con degli stereotipi.

 

Bulli: autostima e l’arte di copiare

bullo

Un bullo che si vanta dei suoi trofei.

Prima di ricevere ondate di odio gratuito da chi si ferma alla lettura del titolo, una precisazione: NON giustifico alcuna forma di bullismo nei confronti di qualsiasi studente. I codardi che maltrattano chi è più debole non sono i bulli di cui parlo. Con bulli intendo quei compagni di classe un po’ strafottenti, svogliati ma con quel fascino misterioso che faceva impazzire le ragazze. Quelli che si cacciavano nei guai, ma poi se la cavavano sempre.

Che cosa puoi imparare da tipi così? Un buon inizio è avere una buona dose di autostima e usare un po’ di sana aggressività per ottenere ciò che vuoi. 

A scuola ci hanno insegnato ad essere obbedienti, soprattutto nei confronti dell’autorità. Eppure la vita non è un pranzo di gala, e spesso dobbiamo perseguire i nostri obiettivi con grinta senza preoccuparci troppo di cosa ne pensano “gli altri”. Comportarsi come un classico bullo da film, insomma. Se poi aggiungi che comportarsi così ha pure l’interessante effetto collaterale di renderti più attraente nei confronti dell’altro sesso, un pensierino ce lo farei! 😉

Se vai oltre il cliché “Tre metri sopra il cielo” scoprirai una caratteristica dei bulli che passa spesso inosservata: l’arte di copiare. I bulli, da buoni pigri, non vogliono passare il tempo a studiare argomenti inutili, perciò utilizzano ogni sistema possibile per avere la sufficienza: metodi vecchia scuola come i bigliettini o i compiti di gruppo, oppure più moderni come chiedere le risposte del test a zio Google usando uno smartphone. Molto poco formativo, vero?

No, io direi che questo è ultra formativo: non lo facciamo ogni giorno al lavoro? Dobbiamo pensare fuori dalla scatola per risolvere problemi complessi in breve tempo, collaborare con i colleghi e gestire gruppi.  Tutte esperienze che puoi acquisire copiando a scuola. 

Certo, se un chirurgo passasse tutti i suoi esami copiando non sarei entusiasta di farmi operare da lui, ma non ci vedo nulla di male se uno studente che vuole essere un manager si comportasse così. Quello che lo studente imparerà in una business school ha molta meno rilevanza per la sua carriera rispetto a sapere dov’è il cuore per un medico.

Non è tutto: copiare è uno dei metodi più efficaci per apprendere. Quando siamo piccoli impariamo un sacco di cose imitando gli altri, come parlare, camminare e dire le parolaccie. Crescendo questo comportamento rimane, ma in misura minore, dato che la nostra personalità è più definita. La capacità di copiare rimane, e c’è un filone interessante della crescita personale che si occupa del modelling (modellamento), cioè studiare le abitudini e le strategie di persone eccezionali e poi replicarle. La sezione del blog “Imparare dai migliori” si ispira alla stessa filosofia.

Come applicare il modelling in modo pratico? Studia o conosci meglio qualcuno che rispetti moltissimo, e quando ti trovi in difficoltà fatti questa semplice domanda: “Cosa farebbe (nome della persona che hai scelto) se fosse al mio posto?” 

In questo modo obbligherai il tuo cervello a pensare come un esperto e le possibilità che tu trovi una soluzione brillante aumenteranno. Attento però a non rimanere troppo affezionato a questa tecnica: per cominciare è ottima, ma più diventi esperto, più devi creare e sviluppare il tuo stile, smettendo di copiare la persona che hai scelto come modello.

 

Pupe: mostrare la propria vulnerabilità e gestire le dinamiche sociali

 

pupa

Ecco, lei sembra proprio una pupa.

Ahhhhhh, le pupe! Le ragazze più popolari a scuola, croce e delizia di ogni maschietto eterosessuale in età adolescenziale.

Nota: con pupe intendo solo le ragazze estremamente popolari, senza fare alcun riferimento alla loro intelligenza. 

Oltre ad essere state un oggetto del mio desiderio, le pupe sono state anche delle grandi maestre, che mi hanno insegnato parecchio sulla gestione delle dinamiche sociali. Una pupa riconosce i giochi di potere, coglie le sfumature delle conversazioni ed è in grado di manipolare le situazioni sociali a suo vantaggio. (mi ricordo una scena del programma “La pupa e il secchione” in cui una ragazza convinceva facilmente un membro del Mensa a buttarsi in un lago gelato per lei. Una dimostrazione che l’intelligenza pura non basta per salvarci dalla stupidità).

Quali sono le tecniche che la pupa utilzza per essere al top del gioco sociale e che puoi usare anche tu? Te ne consiglio una sola, ma molto efficace: non aver paura di apparire vulnerabile. Una pupa non ha problemi ad apparire vulnerabile e bisognosa di aiuto. E per noi maschietti, è difficilissimo dire di no ad una ragazza in difficoltà! 😀

A parte questa dinamica seduttiva (ragazze, prendete nota! 😛 ), mostrare la propria vulnerabilità al mondo può essere un grande punto di forza. Ammettere di non essere invincibili ci toglie un grosso peso dalle spalle, ci rende più aperti e disposti a fidarci degli altri. In più mostrarsi vulnerabilità condividendo un problema è uno dei modi più efficaci per risolverlo.

Ti faccio un esempio pratico: se hai perso il lavoro e ne stai cercando uno nuovo, anziché vergognarti di dirlo ai tuoi conoscenti comincia a spargere la voce. Aumenterai a dismisura la possibilità che qualcuno conosca qualche offertaì che fa al caso tuo e te lo faccia sapere. Nel caso migliore puoi ritrovare subito lavoro, serenità e magari guadagnare un’amicizia più profonda. Niente male, vero? 😉

Secchioni: costanza e spirito di sacrificio 

 

quasi secchione

Un secchione è qualcuno che riesce a stare tanto sui libri senza addormentarsi

Last but not the least, veniamo all’ultimo stereotipo, quello del secchione. Di nuovo, è meglio che spieghi cosa intenda per secchione. Nell’immaginario collettivo il secchione è il classico ragazzo che va bene a scuola, molto amato dai professori ed un po’ meno dai compagni di classe. Ma questo è solo il lato esteriore e non coglie la vera essenza del secchione. Prendi il mio caso: durante le superiori avevo voti alti ed ero più popolare tra i professori che gli studenti (sigh) ma non ero un secchione perché…non studiavo un tubo! Passavo il mio tempo a cazzeggiare, giocare ai videogiochi, leggere, uscire, qualsiasi cosa pur di non mettermi davanti un libro di scuola. Il minimo indispensabile mi era sufficiente per avere voti abbastanza alti.

Quando qui parlo di secchioni mi riferisco a chi si è fatto il culo studiando per avere voti alti, usando pianificazione e strategie per raggiungere questo obiettivo.

Ed è questa la cosa più importante che puoi imparare da un secchione: essere costante. Ogni volta che vuoi eliminare una cattiva abitudine o cominciarne una buona, lavoraci sopra tutti i giorni seguendo un processo così meccanico da essere noioso (io l’ho fatto, con ottimi risultati) . Ogni volta che fai qualcosa senza pensarci è perché questa azione è stata ripetuta così tante volte che è entrata nel tuo inconscio. Quando riesci a portare un’abitudine a questo livello, puoi dirti soddisfatto del tuo obiettivo e cominciare a cambiare un’altra abitudine.

Inoltre la costanza è cruciale quando svolgi lavori creativi. Chiunque sia attratto da professioni come scrittore, compositore, o fotografo subisce il fascino della libertà di fare quello che vuole dove vuole, pensando: “Adesso che sono uno scrittore pagato, non devo più andare in ufficio tutti i giorni e subire degli orari da macchinetta, ma posso gestire la mia giornata in maniera flessibile.”

Ma se andare al lavoro tutti i giorni quando sei in ufficio non ti dà un grande vantaggio (tutti lo fanno), nelle professioni più creative usare tutti i giorni per affinare la tua tecnica è garanzia di miglioramenti monumentali in tempi rapidi. Non tutti con un’ora al giorno di scrittura diventeranno Hemingway, ma chiunque dopo un mese di questa pratica sarà molto (MOLTO) più bravo di quanto lo era un mese prima.

Adesso che conosci i tratti più tipici di questi stereotipi puoi cominciare a praticare quelli più tipici della personalità che senti meno vicino (e più divertente) e poi farmi sapere nei commenti se hai avuto risultati positivi! 😉

Buona settimana!

 

 

 

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9 commenti on “Bulli, pupe e secchioni. Cosa puoi imparare davvero a scuola”

  1. Grazia Gironella ha detto:

    Direi che dei bulli e delle pupe sei riuscito a trovare aspetti positivi mostrando i fatti sotto una luce fin troppo benevola. Sono due categorie che non mi hanno mai ispirato, i primi perché è troppo comodo sfruttare il prossimo per arrivare al risultato, le seconde perché la capacità di sfruttare le varie correnti di potere sfocia spesso nella manipolazione (basta vedere come si riducevano i maschietti in questione!). Mi riconosco nella terza categoria, piuttosto. Secondo i criteri esterni secchiona lo ero, perché andavo bene a scuola mentre faceva molto più figo fregarsene. Che poi è un’idiozia cosmica, se ci pensi! Che non si debba essere tutti inquadrati e ambiziosi va bene, ma che poi siano da idealizzare quelli che non hanno voglia di fare un ca…volo… beh, è sempre stato assurdo, e per me resta tale. Sì sì, ce l’ho nell’animo: secchiona forever! 😉

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Un po’ lo sospettavo che fossi una secchiona, non hai l’aura da scrittrice maledetta! 😛
      Hai avuto qualche scontro con qualcuno più vicino alle altre due categorie durante la tua carriera scolastica?

      PS: Anche se sono d’accordo con te, voglio spezzare una lancia in favore di (alcuni) fancazzisti. Certe tematiche trattate a scuola sono così lontane dalla “vita vera” che la voglia di imparare ti passa in un lampo. Quindi capisco chi si disinteressa di certe materie scolastiche, mi dispiace invece quando questo disinteresse diventa uno stile di vita che ti impedisce di crescere.

      • Grazia Gironella ha detto:

        Sul fatto che la scuola abbia delle pecche non ci piove. Certe materie sono per forza lontane dalla vita vera, e lì il nesso bisogna cercarlo, non te lo trovi già pronto. Quello che non mi piace è l’approccio per cui sei disposto a dedicare le tue energie solo a quello che ti interessa, e basta. Sembra fantastico, così a dirlo, ma secondo me è importante imparare a dare qualcosa di sé anche su cose che non ti interessano, perché devi, perché stanno insieme ad altre che ti interessano, perché sono giuste anche se scomode. Mi sembra un approccio da bambini viziati, che poi si tirano anche la zappa sui piedi, perché dentro le cose che ci costano sforzo è spesso nascosta qualche bella sorpresa.
        (Non ho mai avuto scontri con bulli e pupe, per fortuna. Con il feeling che avevamo, ci tenevamo bene a distanza!)

        • Lorenzo Brigatti ha detto:

          Sono d’accordo, ma certi nessi sono molto forzati.
          Ad esempio, trovo strano che materie come l’economia o la psicologia (fondamentali per essere una persona consapevole e soddisfatta) siano considerate materie di serie b, mentre latino o greco sono considerate come una ginnastica per la mente, e portatrici di benefici che realizzeremo solo in un nebuloso futuro.

          Detto questo imparare solo quello che ti interessa non è poco faticoso: in ogni campo ti trovi, per diventare bravo devi fare un grande sforzo e passare momenti difficili. Se uno è un bambino viziato, molla alla prima difficoltà e fine della storia.
          Certo, se ti interessa imparare solo come giocare ai pokemon, avrai poche possibilità di costruirti un futuro; sta alla tua maturità capire come quello che ti piace si inserisce nella società in cui vivi e come ti può dare anche un ritorno economico.

          PS: Peccato che non ci sono state guerre epiche con “i nemici” nella tua carriera scolastica, potevano essere uno spunto interessante per vedere le strategie di bulli , pupe e secchioni a confronto! 😀

    • Grazia Gironella ha detto:

      L’esempio che fai sulle assurdità della scuola è molto giusto, ed è uno dei tanti possibili, purtroppo. Ci sarebbe molto da cambiare.
      Mi piace l’idea del buon rapporto risultato-energia impiegata (energia propria, intendo, non quella di chi per arrivare al risultato sfrutta gli altri). Non è che sgobbare per sgobbare sia per forza un valore. E’ l’avere una capacità di autodisciplina che mi sembra importante.

  2. Mi riconosco nella parte del bullo, ma senza violenza. Anzi: con la simpatia si ottiene molto di più che con il bullismo, quindi per certi versi potrei anche riconoscermi nella “pupa”.
    La mia forza è sempre stata di aver tanti amici (etero!).
    Mi piace molto una scena del film “spie come noi” (peccato che non lo facciano mai rivedere) : quella in cui devono superare un esame di ammissione, riescono a trovare tutte le soluzioni “fuori dalla scatola”, vengono scoperti e… proprio per questo vengono scelti.
    Locandina: http://www.antoniogenna.net/doppiaggio/film/spiecomenoi.jpg
    Momento dell’esame: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/4/41/Spie_come_noi.png

    Nel mondo del lavoro vedo quasi ogni giorno come sia indispensabile avere questa capacità. Il resto sono pezzi di carta che servono per farsi assumere e poi trovare un altro posto quando l’azienda ti fa capire che non ti ritiene un “buon affare”.
    Fossi un imprenditore io non assumerei chi ,per avere buoni risultati, ha dovuto farsi un culo così: è importante che il rapporto Risultato/EnergiaImpiegata sia conveniente.

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Un bullo non violento, a questo non avevo proprio pensato! 😀

      Ho trovato la scena di cui parli su youtube, mi è piaciuta e mi ha ricordato molto una scena di Naruto, durante il suo esame per diventare ninjia. Qui trovi tutto l’esame: https://www.youtube.com/watch?v=OUE1q8PDQ40
      ma il pezzo significativo è dal decimo al dodicesimo minuto, dove vedrai tecniche di copiatura impossibili per i comuni mortali.

      Per il resto, dato che stavolta siamo d’accordo su tutto, non ho nulla da aggiungere! 😀

  3. Matteo Marinelli ha detto:

    Complimenti per l’articolo, ottima disamina “psicologica” dei tre stereotipi scolastici, lettura scorrevole e coincisa. Complimenti anche per il blog, pensare fuori dalla scatola è bellissimo 😀

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Grazie dei complimenti Matteo, fanno sempre piacere! 😀
      Tu in quale stereotipo ti ritrovi di più?

      E grazie anche per apprezzare lo spirito del blog! E’ bello sapere che c’è un altro pensatore fuori dalla scatola a piede libero! 😉


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