Fumetti, cazzeggio e prodotti di successo

manga2

E con fumetti intendo solo una cosa. MANGA!

 

Il novanta per cento del successo di qualsiasi prodotto o servizio sta nella sua promozione e marketing.
Mark Victor Hansen

 

Questo post è nato in modo curioso: una sera, nonostante avessi deciso di scrivere, sono entrato in modalità procrastinazione, risucchiato da quel buco nero che è internet.

Dopo aver passato un’ora buona a leggere teorie su come potrebbe finire uno dei miei fumetti preferiti (per la cronaca è One Piece e lui è il protagonista principale), ho deciso di dare una svolta culturale alla serata, andando su un sito che si occupa di recensire diversi fumetti. Ho passato l’ora successiva a leggere le recensioni dei fumetti che mi sono piaciuti di più e, nonostante il momento di puro cazzeggio, il mio spirito analitico ha avuto la meglio e non ho potuto fare a meno di notare alcune caratteristiche ricorrenti dei fumetti con più successo, e che si possono applicare a qualsiasi altro prodotto.

Nota: qui con prodotto intendo qualsiasi cosa che è creata per essere mostrata (o venduta) a qualcun’altro. Quindi una presentazione per il tuo capo, un nuovo post, una consulenza, sono tutti prodotti a cui puoi applicare queste teorie.

Pronto? Cominciamo!

 

Gli haters e il successo

 

haters

Qualche volta chi odia ha bisogno di un abbraccio. Qualche volta di un calcio in culo.

 

La prima cosa che mi ha sorpreso, quando ho cominciato a leggere le recensioni dei fumetti più venduti in assoluto è stata una netta contrapposizione delle opinioni. I commentatori si dividevano in chi riteneva il fumetto una merda illeggibile e chi un capolavoro assoluto. Le voci equilibrate erano pochissime, quelle entusiaste e quelle ipercritiche si equivalevano.

Non ho fatto una ricerca scientifica, dato che il numero di recensioni che ho analizzato era molto ridotto, ma mi ha colpito che questa polarizzazione fosse presente in tutti i fumetti più popolari, nessuno escluso. Questa è stata la conferma di uno dei principio di Seth Godin, uno dei pochi che può fregiarsi del titolo di guru del marketing: oggi non è importante creare un buon prodotto, ma è necessario crearne uno che spicchi, che si faccia notare (il principio della mucca viola, un libro molto interessante che ti consiglio di leggere). Certo, la qualità intrinseca di un prodotto è importante, ma oggi non fa più la differenza. Quando hai la possibilità di scegliere tra molti prodotti di qualità, scegli quello che ti sembra più affine al tuo modo di essere, e siccome tutti noi amiamo sentirci speciali, sceglieremo prodotti memorabili e non le “solite cose”.

Un esempio preso dal mondo dei fumetti è lo stile del disegnatore: ci sono stili molto differenti, ma oggi il livello qualitativo è altissimo, quindi quello che fa la differenza è lo stampo personale infuso allo stile. Non deve essere necessariamente impeccabile dal punto di vista estetico, ma deve catturare e conquistare chi sta leggendo.

A questo punto uno potrebbe chiedersi: come è possibile che un fumetto così popolare abbia così tanti pareri negativi? Come fa a vendere se molte delle persone che l’hanno letto lo trovano una schifezza? Qui si verifica il fenomeno della maggioranza silenziosa, ovvero di tutte quelle persone che leggono il fumetto, lo trovano piacevole e continuano a leggerlo, ma non fanno conoscere il loro parere agli altri. Io ne sono un esempio pratico: ho letto e sto leggendo una valanga di fumetti, ma non passo il tempo a postare recensioni su internet su quanto mi siano piaciuti. Perciò, nonostante il numero di commenti positivi e negativi si equivale, nel caso dei fumetti (e dei prodotti) di successo la maggioranza delle persone prova il prodotto, si trova soddisfatta, e tuttalpiù lo dice agli amici o ai vicini di casa.

Ricordarsi della maggioranza silenziosa può aiutare ogni blogger a gestire il problema dei cosiddetti haters (odiatori, letteralmente), coloro che scrivono commenti ipercritici e lasciano recensioni furibonde ovunque ne hanno la possibilità. Si possono dividere in due categorie: chi sputa veleno a caso, senza dare uno straccio di giustificazione, e che quindi merita di venire considerato meno dello spam che intasa la tua casella di posta, e chi porta critiche molto aspre, ma fondate. Come gestire questo secondo gruppo?

Se stai leggendo Pensa fuori dalla scatola da un po’ saprai che a un certo tipo di domande non esistono risposte definitive, e questa ha tutte le carte in regola per entrare nel gruppo. Distillando i consigli di diversi blogger influenti (tra cui il buon Godin citato prima, Altoucher che trovo geniale e quel matto di Tim Ferris con le strategie per lavorare quattro ore alla settimana) ho trovato questa regola:

Rispondi a tutti i critici quando sei piccolo, ma impara ad ignorarli man mano cresci.

Mi spiego meglio. Quando apri un blog, o un sito internet, sei un signor nessuno su una zattera in mezzo al mare magnum di internet. Se qualcuno ti trova, ti legge, ti dice che il tuo lavoro fa schifo e ti spiega perché, devi solo volergli bene. Pensare che un perfetto sconosciuto si sia preso il disturbo di darti la sua attenzione e qualche suggerimento per migliorare è un’ottima notizia. Diverso è il discorso quando cominci a diventare più grande. Il numero di commenti comincia ad aumentare, così come il numero di persone che raggiungi. Ed ecco che alcune di queste persone avranno una visione della vita completamente diversa dalla tua, e potrebbero criticare pesantemente le tue scelte editoriali (“Perché consigli ai giovani di non lavorare in azienda? Stai distruggendo il loro futuro perché togli loro la sicurezza economica e la stabilità.”), oppure perché hai deciso di vendere un prodotto (o il tuo lavoro) ad un prezzo troppo alto. In questo caso, per quanto sia importante rispettare l’opinione di queste persone è giusto ignorarle ed andare avanti per la propria strada. Nonostante esistano momenti in cui ascoltare i pareri negativi è fondamentale per evitare una catastrofe, ne esistono altri in cui i pareri negativi devono essere ignorati perché certe decisioni sono soltanto nostre, e nessun’altro può interferire. Immagina di cambiare opinione su qualsiasi argomento tutte le volte che il tuo migliore amico/a non si dichiara d’accordo con te. Che opinione avrebbe di te? Ti considererebbe una banderuola che si sposta a seconda della direzione di dove soffia il vento, una persona non affidabile e probabilmente comincerebbe a dubitare della vostra amicizia.

Esistono anche ragioni puramente pratiche per ignorare le critiche. Tanto per cominciare, per una questione di tempo. Se devi rispondere ad una critica devi smontarla punto per punto, e ti ci vorrà del tempo che verrà sottratto ad altro, come la creazione di un nuovo post, o un momento di relax. Alla lunga questo può influire sulla tua produttività, perché passi il tempo a giustificarti anziché a creare qualcosa di nuovo. In secondo luogo, un fiume di critiche, anche se giustificate, mina la tua stabilità emotiva. Immagina di essere un giocatore di calcio professionista che si è mangiato un gol, risultando decisivo (in negativo) sul risultato finale. Il giorno dopo su tutti i giornali verresti bollato come un incapace, i tifosi sarebbero in rivolta e intaserebbero i blog dei giornali sportivi per far conoscere la loro opinione. Cosa faresti? Passeresti la giornata a leggere le critiche, e a giustificarti, o preferiresti rilassarti, metabolizzare quanto accaduto e poi ripartire a testa bassa con gli allenamenti, rispondendo con i fatti e non con le parole?

La critica è come il sale, un pizzico fa bene, ma troppa ti fa perdere il sapore della vita.

Ed ora passiamo ad un aspetto che ti può essere più vicino. Finora abbiamo parlato solo di prodotti di successo e di persone famose, ma a meno che tu non sia il prossimo Bill Gates, potresti avere altre preoccupazioni. Ad esempio vuoi creare un prodotto che ti piace e piace agli altri, senza avere una massa di gente che critica il tuo lavoro in modo feroce. In questo caso hai una possibilità:

Capolavori di nicchia: perché se piaci agli appassionati…

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Fare cucce per coccodrilli domestici è un esempio di un mercato di nicchia

Dopo aver letto le recensioni dei fumetti principali, incuriosito, ho dato un’occhiata a quelle di fumetti meno famosi, o non di moda in questo momento, perché già conclusi. Il risultato? Un numero minore di recensioni, ma una media più alta ed una concentrazione di opinioni prevalentemente positive. In questo caso gli autori sono riusciti a rivolgersi ad un gruppo mirato di persone, una nicchia appunto, perché hanno usato una storia molto particolare. Il risultato non è stato un successo planetario, ma la creazione di una solida base di appassionati che lo sostiene. Il concetto di creare un prodotto per una nicchia è tornato prepotentemente di moda oggi, grazie ad internet, e rappresenta una soluzione ideale per tutti coloro che vogliono guadagnare utilizzando blog e siti internet. Più è chiaro e definito il gruppo di persone a cui ti rivolgi, e più sei in grado di soddisfare i loro bisogni, più avrai successo nel settore che ti sei scelto.

Puoi usare lo stesso principio anche quando devi cominciare un progetto o un lavoro di qualsiasi tipo, sia nel mondo aziendale che in quello universitario: identifica la persona che vuoi soddisfare e poi agisci di conseguenza. Ignora le altre persone, che potrebbero distrarti o portarti fuori strada. Focalizzandoti, sarai in grado di migliorare velocemente le tue abilità, e questo ti aiuterà ad avere successo più velocemente. La nicchia a cui ti rivolgi, inoltre, può diventare anche la tua comunità di riferimento, e fornirti nuovi spunti interessanti e supporto nel momento in cui dovessero arrivare critiche aspre dall’esterno (un esempio di mentalità “Noi e loro” positivo, che ti permetterebbe di mantenere la tua stabilità emotiva e di non perdere l’obiettività verso il tuo lavoro).

Ci sono anche degli svantaggi nel servire una nicchia ben delimitata, ad esempio una limitata capacità di innovazione. Siamo esseri abitudinari, e nonostante dichiariamo di amare le sorprese in realtà amiamo solo le sorprese positive. Per il resto, tranne poche eccezioni, siamo contenti di vivere in una rassicurante routine con un pizzico di varietà, di tanto in tanto. Se ti rivolgi allo stesso pubblico di persone tutte le volte, dopo un po’ verrai etichettato come “quello bravo a fare le presentazioni in powerpoint”, oppure “lo scrittore di gialli”, e questo rende difficile la tua crescita personale. In questo caso, ti consiglio di mantenerti fedele a te stesso: se dopo 30 anni, scrivere gialli ti dà ancora piacere, a che pro smettere? Vai avanti e goditela! 😀  Ma se senti di essere cambiato, e vuoi cimentarti con qualsiasi altra cosa, non rimanere ancorato alla nicchia che ti ha dato tanta sicurezza, ma vai e trova il tuo nuovo posto nel mondo.

Quando passa l’innamoramento: banalizzare la routine o adorare le piccole variazioni?

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Se capisci questa, significa che anche tu hai fatto il liceo scientifico! 🙂

Ed eccoci all’ultima parte di questo post, che dopo aver sconfinato nel marketing ritorna su binari più consueti, ovvero una osservazione sulle relazioni. Quando ho letto le recensioni negative dei fumetti più popolari e tuttora in corso, moltissime suonavano così: “Fino al tal capitolo la storia è stata bellissima, poi è diventata una noia mortale”, oppure “La trama della storia si può riassumere in: succede prima questo, poi quell’altro, poi quell’altro ancora, il tutto ripetuto all’infinito. All’inizio è gradevole, ma poi stufa.” Le recensioni positive invece si focalizzavano su nuovi elementi come la crescita di un personaggio, la qualità di alcune sottotrame, e così via. Chi ha ragione?

In un certo senso entrambi. Nei fumetti più popolari vi è una costruzione narrativa ricorrente (essendo delle serie è inevitabile), e questo annoia le persone, ma c’è anche chi apprezza nuovi personaggi, situazioni impreviste etc. etc. Nel mio caso, ciò che amo di più dei manga (i fumetti giapponesi) è la follia della storie, che mi danno l’opportunità di immergermi in un mondo lontano anni luce da quello in cui vivo. Il fatto che le strutture narrative si ripetano non mi disturba granché, fino a che trovo godibili i personaggi e come si evolvono.

Mentre leggevo le recensioni ho realizzato che leggere una serie a fumetti è un po’ come avere una storia d’amore: all’inizio sbirci la copertina, poi dai un’occhiata alle prime pagine, fino a quando, senza essertene nemmeno accorto, ti ritrovi catturato dalla storia. E sei innamorato. Ma ad un certo punto, soprattutto nel caso di serie lunghe, si crea una routine narrativa che ti può piacere o annoiare. E questo mi ha fatto pensare alla naturale evoluzione dei rapporti di coppia (la routine), e ad un piccolo trucco che può permetterti di aiutarti a viverli al meglio. Nel momento in cui subentra una routine è inevitabile un calo di passione, e nel momento in cui cominciamo ad associare questa situazione con la noia il rapporto comincia a scricchiolare. Se però facciamo lo sforzo consapevole di creare ed apprezzare piccole variazioni, possiamo far crescere comunque il nostro rapporto e renderlo più solido.

 

Eccoci qui alla fine, e stavolta ho due domande per te, per rispettare la dualità di questo post. Che rapporto hai con gli haters, su internet o nella vita?

E…ti è mai capitato in un momento di cazzeggio o di rilassamento di arrivare ad intuizioni che ti hanno aperto nuovi orizzonti?

Fammi sapere, sono curioso! 😀

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5 commenti on “Fumetti, cazzeggio e prodotti di successo”

  1. Non mi pronuncio circa i fumetti perchè non ne sono appassionato.

    Riguardo il fatto di ignorare le critiche mano a mano che si ha successo….mmmm… se sono critiche sterili allora personalmente le ignorerei fin dalla partenza del progetto, ma se contengono delle verità allora bisogna prenderle come dei feedback. Sempre.
    Purtroppo ,crescendo, diventa difficile distinguere i 2 tipi di critiche perchè si diventa spavaldi.
    Questo è l’errore commesso dai titolari di molte attività di vario tipo che in seguito hanno chiuso: spesso ,quando si inizia ad avere successo, si tende a pensare di essere ormai al sicuro e quindi ci si “siede”, oppure addirittura si inizia a diminuire la qualità del prodotto/servizio illudendosi che tanto i clienti non se ne accorgeranno o ,in ogni caso, torneranno sempre. Ed è esattamente in quel momento che inizia la discesa.

    Che rapporto hai con gli haters, su internet o nella vita?
    Se parliamo di quelli che sono sempre polemici e hanno da ridire su tutto e tutti, allora me ne sbatto le palle alla grande.
    Diciamo che ho un profondo senso della giustizia: se ho torto abbasso le orecchie e impato per non ripetere l’errore, se non ho completamente ragione cerco di mediare e cavare quel poco che c’è di buono, se ho ragione e la critica è gratuitamente bastarda allora ci sono 2 casi: SE L’ATTACCO E’ ESCLUSIVAMENTE VERBALE E NON HO DA PERDERCI/GUADAGNARCI, allora la mia tendenza è di non curarmene e passare avanti; altrimenti tiro fuori i denti e bastono in modo RAPIDO E DIRETTO, senza dilungarmi in grandi giri di parole per non apparire semplicemente polemico/permaloso.

    ti è mai capitato in un momento di cazzeggio o di rilassamento di arrivare ad intuizioni che ti hanno aperto nuovi orizzonti?
    La mia vita è tranquilla e non desidero “nuovi orizzonti”.
    Spesso però mi vengono soluzioni ai miei problemi di sviluppo software nei momenti apparentemente meno adatti. Spesso mentre mi lavo i denti 😀 😀
    Per i piccoli problemi personali e dubbi esistenziali, adoro quando riesco a rilassarmi a tal punto da entrare quasi in uno stato di trance e mi arriva…come una piccola illuminazione.
    Però non mi succede mai mai mai quando cazzeggio su internet o guardo la tv: quelli sono cazzeggi frivoli che mi rimbambiscono, mi svuotano.
    Mi succede invece quando sono da solo a guardare un panorama o da solo in mezzo alla natura e ascolto il silenzio: un cazzeggio più spirituale.

  2. Altra cosa riguardante le critiche: di solito ,all’interno di una “comunità” (azienda, giro di amicizie, parenti, ecc), cerco di capire se la persona che mi sta criticando gode della stima degli altri o no.
    Cioè, l’importanza della critica dipende anche dalla reputazione di chi me la fa.
    Se il tizio che mi critica pubblicamente è considerato un coglione da tutti, è inutile che io mi metta a piantare un casino: TANTO GLI ALTRI LO SANNO GIA’ CHE E’ UN COGLIONE.
    La mia tendenza in questi casi è di cercare di “allearmi” con gli altri e l’isolamento del coglione sarà l’automatica conseguenza e divina punizione.

  3. Rileggendo il titolo, però, mi sa che sono andato fuori tema 🙂
    Mi piace chiacchierare…. 😀

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Come al solito un sacco di spunti interessanti, grazie Marco! 🙂

      Per cominciare, ti faccio un piccolo sponsor per i fumetti: sono un genere che può essere letto anche da adulti, se proprio non ti piacciono i giapponesi puoi sempre buttarti su quelli americani. E non devi per forza sorbirti storie di supereroi, ogni genere di libri ha una traduzione nei fumetti, quindi…la scelta è solo tua! 😀

      Su quando ascoltare le critiche e quando ignorarle si potrebbe scrivere un libro, in cui considerare tutte le variabili, e scommetto che alla fine non ci sarebbe neppure un risultato chiaro. Una buona idea per tagliare la testa al toro può essere quella di usare un po’ di sana psicologia inversa: se sei molto sicuro di te e pensi di non sbagliare mai, ascoltale un po’ di più, se sei una persona che si butta giù al primo segnale negativo, cerca di essere un po’ più menefreghista.

      Mi piace molto l’approccio che hai verso gli haters, che condivido in toto, tranne un punto: legare la validità della critica alla reputazione della persona che te la fa. Da un punto di vista pratico, capisco cosa vuoi dire, eppure, essendomi sentito spesso ai margini di un gruppo, ti posso dire che le critiche che vengono mosse dalla minoranza, anche se bollate come coglionate possono avere un fondo di verità ed esserti utili.
      Ad esempio, se tu e tutti i tuoi amici vi sfondate di alcool tranne uno che si impunta per farti smettere, l’unico che ti critica è l’unico che ci tiene alla tua salute, anche se gli altri pensano che sia un coglione.

      E, last but not the least, il cazzeggio spirituale (detto così ha un tocco di modernità in più rispetto alla parola contemplazione, mi piace un sacco!). Essere in mezzo alla natura è un ottimo modo per zittire il casino che abbiamo in testa, respirare profondamente ed avere ottime intuizioni involontarie. Da quando mi sono spostato a Cracovia mi sono abituato ad un ritmo più frenetico, che si riflette anche nell’avere difficoltà a rilassarmi completamente, ma quando torno in Italia e mi trovo in mezzo al verde e alle montagne, sento una pace soffice scendermi addosso, ed è fantastico. Vai spesso in qualche paradiso naturale a rilassarti un po’? Se ne hai qualcuno da consigliarmi, sarò ben felice di andare a dargli un’occhiata quest’estate!

      PS: Andare offtopic non è un problema, quando offri spunti così interessanti! 😀

      • [vari tipi di fumetti]
        Ho provato anche i fumetti manga in versione erotica… interessanti ma non li ho ricomprati.
        Secoli fa avevo letto per un po’ quelli di Alan Ford e il gruppo tnt.
        Forse l’unico che mi piace adesso è Dylan Dog, ma non è che corro in edicola a comprarlo…

        [psicologia inversa]
        Giusto!
        Infatti ,guardando le riviste tipo “Riza psicosomatica” o gli articoli per depresse su “Cosmopolitan”, mi sono sempre chiesto:”spingono ad essere menefreghisti e sicuri di sè, ma cosa succede se questo articolo lo legge un soggetto invece già borioso e menefreghista? Diventa Hitler!” 😀

        [validità della critica e reputazione della persona che te la fa]
        Mmm… sì, nel commentare bisognerebbe sempre anche citare il contesto a cui ci si sta riferendo: io per esempio stavo pensando a una situazione aziendale. Se hai un acceso scambio di punti di vista con un collega (magari anche uno “più in alto” di te) se sai che questo collega è ben considerato dalla direzione allora è meglio che stringi le chiappe e abbassi le orecchie, ma se sai che invece la direzione non è contenta di lui (è “sulla lista nera”) allora puoi rispondergli con uno sbadiglio.

        [luoghi da consigliarti x rilassarti]
        Guarda… io vado spesso a camminare in montagna. E le montagne ,bene o male, son tutte belle. Anzi, forse andando in quelle più belle e famose (tipo dolomiti) si rischia di trovarle affollate di turisti chiassosi e bauscia.
        Tuttavia se parliamo di quelle “intuizioni involontarie” beh… mi son venute nei luogi più assurdi, non certo in montagna mentre faticavo per salire. Tra l’altro è indispensabile essere soli, mentre in montagna vado sempre con mia moglie.

        Io ho qui vicino il Parco delle Groane, una vasta zona con divieto edilizio e rimasta in parte boschiva, in cui ci sono delle piste ciclabili e anche sentieri più piccoli.
        Spesso in bici mi ci fermo un attimo e -tutto accaldato- osservo gli alberi che si innalzano finchè il fiatone si calma, bevo dalla borraccia, ascolto il silenzio finchè gli occhi si intontiscono fissando il niente (sembra quasi che la vista diventi a puntini) e mi sento bene…e….per un attimo…ci sono…. ma poi subito dopo vengo distratto da un insetto attirato dal sudore, o da un’altra bici che passa, ecc
        L’ideale è perdersi in qualche sentiero secondario in una giornata autunnale, cosi’ niente insetti e niente passanti.
        Altre volte mi piace anche mettermi sul balcone (ho fuori un tavolino e delle sedie di plastica), al buio, con le luci dentro spente, con un bicchierino di Jameson con cui di tanto in tanto mi bagno la lingua per assaporarlo, guardo il cielo in cerca di qualche stella…e…….ahhhhh….


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