Curriculum vitae: tutta la verità, nient’altro che la verità (lo giuro)

Cv alternativo

Un curriculum anomalo

In questo momento trovare lavoro in Italia non è facile. Che tu sia un giovane neolaureato, un professionista di successo, o un operaio, incontrerai diversi problemi nella tua ricerca, a seconda della tua professione attuale o del campo in cui vorresti lavorare.

E purtroppo in Italia si trova meno lavoro che in altri paesi europei. Qui in Polonia, nonostante ci siano moltissimi lavori poco interessanti, puoi trovare un’occupazione nel giro di un paio di settimane conoscendo solo la lingua inglese e quella italiana.

Questo non vale solo per i lavori d’ufficio:anche le professioni “svantaggiate” o che risentono di più della crisi in Italia sono abbastanza ricercate all’estero, come ad esempio i magazzinieri (quante cose si scoprono lavorando in una multinazionale! 😀 ).

Appurato che la crisi economica in Italia c’è, ed è inutile nascondersi dietro un dito ignorandola con tonnellate di pensiero positivo fine a se stesso. Detto questo, non è neppure il momento di piangersi addosso, di certo non ti aiuterà a trovare un nuovo lavoro o ad uscire dalla situazione difficile in cui ti trovi.

Puoi vedere la crisi come un’opportunità per lasciare il lavoro che non sopporti e dedicarti a qualche progetto più interessante, che può essere monetizzato in futuro (prima di farlo, però, leggi qui).

Se invece vuoi trovare “solo un semplice lavoro”, magari simile al precedente, ti dovrai affidare alla scrittura di un curriculum vitae (per gli amici CV). Personalmente trovo i curriculum un pessimo modo di trovare un lavoro interessante, perché esistono molte altre possibilità, come il passaparola o la visibilità online (di cui ti parlerò più dettagliatamente nei prossimi post) che sono molto più efficaci per trovare un lavoro.

Molto spesso, comunque, il curriculum ti serve come biglietto da visita, ed è quindi importante sapere come impostarlo. Ed ecco qui la ragione di questo post: durante i miei primi due mesi di lavoro nel campo delle risorse umane, ho scoperto che Internet è piena di panzane su come scrivere un curriculum di successo, che ti “garantisca” un’assunzione sicura. Per darti un primo aiuto concreto quindi, in questo primo post voglio spiegarti cosa conta davvero quando prepari il tuo curriculum e cosa è superfluo, o addirittura dannoso.

Pronto? Ok, cominciamo.

Il terribile CV europeo e il font migliore: come perdere tempo prezioso

font strani

Non scrivere il tuo CV con questi caratteri ed andrà tutto bene.

“Non riesci a trovare lavoro? Aspetta non dirmi nulla, fammi vedere il tuo curriculum. Ahhhhhhh, ho capito la colpa è del terribile formato europeo (se non sai cosa sia qui puoi trovarne un esempio) . Ecco qui la causa di tutti i tuoi problemi. Scrivilo correttamente e le tue chances di venire assunto aumenteranno a dismisura.” Internet è piena di commenti di questo tipo.

Stronzate.

Aspetta, lo scrivo un’altra volta per farti apprezzare meglio il concetto. STRONZATE.

Il bistrattato CV europeo è un formato non particolarmente elegante, non è molto bello da vedere, e ha pure alcune sezioni del tutto irrilevanti. Non un modo eccezionale per cominciare il tuo rapporto con una nuova azienda, d’accordo, ma è davvero così inefficace? Molti selezionatori lo sconsigliano vivamente, usando frasi ad effetto del tipo: “Se ci mandi il CV in formato europeo, non lo consideriamo nemmeno, considerati già scartato”. Questi selezionatori sono solo dei fortunelli che hanno il lusso di poter scegliere tra valanghe di applicazioni, e non sono neppure professionali, visto che considerano il formato in cui ricevono il CV più importante di quello che c’è scritto.

Per una delle posizioni di cui mi sto occupando, ho ricevuto dei CV in formato txt, quello del blocco note del computer per capirci. Sai che ho fatto? Li ho letti e qualcuno è stato pure ammesso al livello successivo: avevano il tipo di esperienza necessaria, per quale motivo avrei dovuto rifiutarli?

E’ vero che un CV in formato europeo non attira molto l’attenzione, ed il selezionatore deve fare un po’ più di fatica a trovare le informazioni che gli servono, ma NON è la ragione per cui vieni ammesso o scartato durante un colloquio di lavoro. Se vuoi fare il grafico, oppure vuoi lavorare nel mondo della comunicazione, avere un CV in formato europeo non è coerente con la tua immagine professionale (troppo impersonale e poco creativo). Lo stesso vale se vuoi lavorare in multinazionali americane ultra-orientate alla creatività come Google, Apple o Microsoft, che fanno il possibile per cercare persone brillanti e che pensino fuori dalla scatola: un CV originale può essere un modo per farti notare in mezzo a un sacco di altre applicazioni, ma questo ti garantirà solo di essere letto, non di essere considerato migliore di tutti gli altri.

Se invece sei un magazziniere, un ragioniere, oppure stai cercando uno dei lavori più tradizionali che puoi trovare in Italia (quindi sto parlando del 90% abbondante dei lavori che trovi sui motori di ricerca o sui giornali), un CV europeo è più che sufficiente. E non porti troppi problemi nemmeno sul tipo di font, se utilizzare un CV a colori oppure in bianco e nero, uno più originale o uno più tradizionale. Risparmiati questo calvario: se proprio non ti piace il CV europeo, apri word e usa un paio di fogli dove scriverai il tuo nome, le tue esperienze lavorative e la tua istruzione.

Un buon consiglio qui è applicare l’idea di “abbastanza buono”: scrivi il tuo CV in italiano chiaro e leggibile, senza troppi fronzoli e pieno delle tue esperienze rilevanti per il lavoro che vuoi. Qui puoi creare il tuo vantaggio competitivo nella scrittura del tuo curriculum: puoi guidare la persona che sta leggendo in quelle che sono state le tue esperienze più importanti, collegarle alla posizione che vuoi ricoprire e farle conoscere il lato migliore di te.

A proposito di esperienze…

Le piccole esperienze di lavoro, istruzioni per l’uso

consulente alimentare

Quest’uomo è evidentemente un preparatissimo cam…ehm, consulente alimentare

Questo paragrafo è dedicato in particolare a chi si affaccia sul mondo del lavoro la prima volta. Non so se sia un influsso americano, ma esiste il mito di pompare ostinatamente le prime esperienze di lavoro, per darsi importanza. Ecco così che uno che ha fatto il cameriere diventa un consulente di marketing nel campo alimentare e della ristorazione (si, è successo davvero), chi ha fatto l’assistente bibliotecario diventa coordinatore della sezione letteratura americana della biblioteca e così via.

Un consiglio da amico: risparmiatelo. Eviterai di risultare ridicolo agli occhi di chi legge il tuo curriculum vitae, tanto più che la tua presunta esperienza di “coordinatore” o “consulente” potrebbe essere completamente irrilevante per la posizione che vuoi. Forse (e ripeto forse) questo tipo di approccio potrebbe andarti bene nel settore delle vendite, ma i selezionatori non sono persone nate ieri: se la tua descrizione del lavoro non combacia con il roboante titolo che hai inventato, non avrai nessun vantaggio nel “venderti meglio”.

E’ possibile che un selezionatore possa apprezzare la tua buona volontà notando che hai lavorato durante il tuo periodo di studi, ma purtroppo questo può incidere solo per un 10% scarso sull’esito del processo di selezione. In altre parole, se tu e un altro candidato siete alla pari in tutto il resto, la tua esperienza lavorativa pregressa potrebbe fare la differenza, ma non è neppure garantito.

Quando e come inserire le piccole esperienze di lavoro, allora?

Un paio di righe al massimo vanno più che bene, non dilungarti troppo, sappiamo tutti cosa fa un cameriere. Quello che potrebbe essere interessante leggere è se sei riuscito a fare un percorso all’interno della tua esperienza lavorativa: sei partito come l’ultima ruota del carro, e alla fine sei diventato responsabile dei tuoi colleghi? Scrivilo nel tuo curriculum, rappresenta una prima, piccola esperienza di gestione un gruppo di persone. Di nuovo, non cercare di esagerare e di voler impressionare a tutti i costi: se scrivi che hai dovuto gestire un team di 6 persone è interessante, se scrivi di quanto hai lavorato duro per promuovere l’armonia e buone relazioni all’interno della tua squadra, beh…sarai preso come un venditore di fumo.

Esperienze che possono essere significative, e fornirti un buon vantaggio, sono le esperienze nel mondo del volontariato. Hai lavorato come volontario per la croce rossa, per un gruppo sportivo o qualcos’altro? Scrivilo. Il lavoro volontario, oltre ad essere appagante da un punto di vista personale, ti permette di acquisire ed affinare competenze che possono rilevarsi molto utili nel mondo del lavoro: secondo te è più efficace scrivere che dai il meglio di te sotto pressione (affermazione abusata, campata in aria e non verificabile) o dire che lavori da tre anni come volontario nella croce rossa (e lì si che posso immaginare che sei stato esposto parecchie volte a situazioni stressanti, e che potresti essere in grado di gestirle al meglio la pressione).

Una possibilità ancora più interessante è rivolgersi ad associazioni no profit, o a normali aziende che offrono stage gratuiti (si, hai capito bene, gratuiti) nel settore in cui vuoi fare esperienza. Se sei un po’ a corto di soldi, puoi sempre avere un lavoro meno interessante agli occhi del datore di lavoro, ma pagato, ed approfittare nel weekend o dei momenti liberi durante la settimana per costruire la tua esperienza lavorativa nel settore che ti interessa.

Questo ci porta al punto chiave della scrittura di ogni CV:

Esperienze RILEVANTI (perché non importa averlo più lungo o è meglio non applicare a caso)

 

superman

Se Clark Kent avesse scritto nel suo CV di essere un supereroe, avrebbe ottenuto un lavoro migliore.

Eccoci alla vera e unica chiave su come scrivere un CV in maniera efficace. Inserisci le esperienze RILEVANTI. RI-LE-VAN-TI. Scolpiscilo a fuoco nella tua mente, perché questa è l’unica cosa che devi sapere quando scrivi un curriculum. Potresti ignorare tutto quello che ho scritto finora, leggere solo questo, e scriveresti lo stesso un curriculum vitae migliore della maggioranza di chi sta cercando lavoro.

Le esperienze rilevanti sono quelle esperienze che ti hanno dato abilità e qualifiche che possono essere utilizzate nel lavoro che stai cercando. Possono essere relative allo stesso lavoro (hai un lavoro come cameriere e fai domanda per un altro lavoro come cameriere), simili (ho esperienza come cameriere e faccio domanda come commesso: non è esattamente la stessa professione, ma in entrambe lavoro moltissimo a contatto con il pubblico), oppure ancora potrebbero essere esperienze in settori diversi ma con dei punti in comune (se lavori come manager in una fabbrica di yogurt, puoi richiedere una posizione come manager in una fabbrica di bulloni; nonostante il prodotto e il mercato siano diversi, il lavoro del manager consiste in entrambi i casi nel gestire le persone che lavorano per lui e prendere decisioni di strategia aziendale).

Le esperienze rilevanti sono l’unico motivo per cui una persona viene selezionata o meno attraverso un CV, per questo è importantissimo che tu conosca come metterle in risalto e come sfruttarle al meglio. Per ottenere questo risultato puoi fare così:

  1. non ostinarti a scrivere un CV lunghissimo, per dare l’impressione di essere una persona che ha fatto tanto nella vita. Non scrivere un CV come un tema: allungando il brodo, altrimenti la maestra pensa che non sai cosa dire. Più un CV è conciso e preciso, più sarai percepito come una persona interessante e avrai possibilità di avere un colloquio. Non ci sono regole fisse per la lunghezza, ma in due pagine dovresti essere in grado di far conoscere a chi legge la tua carriera lavorativa e i tuoi punti di forza. Se non hai esperienze lavorative, non raccontarmi di tutti i corsi di studio che hai frequentato all’università, o delle tue materie preferite alle superiori, a meno che non siano legati al lavoro che vuoi svolgere. Per arricchire il tuo CV comincia a costruire nel mondo del lavoro, nel mondo del volontariato,o dei terribili stage gratuiti, le tue esperienze rilevanti. Per lavori particolari come programmatore, grafico o scrittore, hai una possibilità in più cercando offerte per lavorare come freelance su siti come Elance 
  2. Non applicare a caso. Errore di gioventù, che abbiamo fatto tutti. Trovi la descrizione di un lavoro interessante, scopri che richiede anni di esperienza nel settore o competenze tecniche molto precise e dici: va bè, ho il CV già pronto, tanto vale applicare lo stesso. Se gli piaccio, mi prendono. No. I selezionatori lavorano con criteri molto precisi forniti dal datore di lavoro e fungono da filtro. Se una persona non soddisfa questi criteri minimi, viene scartata per poter passare ad un altro candidato. Quindi se non hai i requisiti per una posizione, non perdere (e far perdere) tempo a te e a chi legge la tua domanda di lavoro, a meno che…

 

Per spiriti forti E casi particolari: il CV provocazione

cv provocazione

Attento a non esagerare!

Chiudo con una chicca. Che cosa fare se vuoi applicare per una posizione in cui non abbiamo esperienze lavorative rilevanti, ma pensiamo di essere comunque un buon candidato?

Possiamo usare il CV provocazione, ovvero un CV in cui non spieghiamo assolutamente nulla delle nostre esperienze lavorative passate, ma ci concentriamo solo ed esclusivamente su tutto quello che gioca a nostro favore per ottenere un determinato posto di lavoro.

Questo è quello che ho fatto qui a Cracovia per cercare lavoro come insegnante di Italiano in una scuola di lingua. Frustrato dal fatto che i CV personalizzati che avevo mandato alle scuole di lingua fossero finiti nel cestino, ho preparato un CV più simile ad un manifesto pubblicitario, il CV provocazione. In questo CV dichiaravo che nonostante non avessi alcuna certificazione per insegnare la lingua italiana ero comunque adatto per lavorare come insegnante, perché avevo esperienza nell’insegnamento degli scacchi e della lingua italiana per stranieri (come insegnante privato), elaborando questi concetti meglio che potessi.

Risultato? L’unica scuola di lingua che mi abbia mai chiamato qui in due anni e mezzo aveva ricevuto questo CV provocazione.

Per poter funzionare davvero, il CV provocazione deve essere utilizzato in circostanze particolari:

  1. Deve arrivare immediatamente alla persona in grado di decidere se assumerti o meno. Un curriculum di questo tipo non ha nessuna possibilità di funzionare se viene mandato ad un’agenzia, o alla sezione risorse umane di un’azienda. Nessuna. Il selezionatore non vorrà assumersi rischi inutili nel raccomandare una persona di cui non è in grado di stabilire se ha il livello di esperienza richiesto per la posizione da ricoprire. Magari potrebbe essere invogliato a conoscerti e a farti una chiamata, ma per quasi tutte le posizioni “non creative” preferirà candidati con un curriculum più tradizionale, mettendoti in secondo piano. Se invece riesci a fare avere questo CV direttamente al tuo futuro datore di lavoro o alla persona che deciderà se assumerti o meno, potrebbe essere sorpreso dalla tua intraprendenza e decidere di darti una possibilità, scavalcando altri candidati che hanno usato un approccio tradizionale.
  2. Non può essere improvvisato. Questo tipo di CV richiede un lavoro di ricerca, capacità di scrivere e comunicare correttamente, ed una grande fiducia nei propri mezzi. Devi metterti nei panni di un pubblicitario e cercare di vendere un prodotto, tu, nel miglior modo possibile. Se refusi o errori ortografici possono essere perdonati nel caso di un cv normale, quando scrivi un CV provocazione devi creare qualcosa di bello e memorabile, e cosa ancor più difficile, devi mantenere questa immagine anche durante l’eventuale colloquio di lavoro che ti verrà proposto. Un piccolo passo falso e scadi nel ridicolo (devo ricordarti di nuovo in cameriere-consulente nel settore alimentare?). Perciò ti consiglio di usare il CV provocazione solo quando sei sicuro di avere le competenze per un lavoro, ma di non avere un CV tradizionale forte a sufficienza per ottenere un primo colloquio.

Eccoci alla fine di questo viaggio nel mondo dei curriculum vitae. Che esperienze hai avuto a riguardo nella tua ricerca di lavoro? Hai mai mandato qualche CV provocazione, ed ha funzionato?

Dimmi la tua, abusa dei commenti, e se pensi che possa essere utile a chi cerca lavoro, condividilo a più non posso! 😉

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13 commenti on “Curriculum vitae: tutta la verità, nient’altro che la verità (lo giuro)”

  1. Prima di tutto: tu stai lavorando come selezionatore?
    Solo selezionatore (e poi il candidato andrà a lavorare per un’azienda cliente) oppure sei incaricato di selezionare persone che verranno a lavorare nella stessa tua azienda, magari con te o comunque dovrai averci a che fare?

    Io penso che ci sia una profondissima differenza.
    Te lo dico senza girarci intorno: non nutro alcuna stima per i selezionatori delle agenzie. E ,se tu lo sei, allora leggerò con moltissima attenzione i criteri che usi… per capire meglio come riuscire prendere per il culo i selezionatori.

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Ciao Marco,

      adesso lavoro come selezionatore sia per la mia azienda che per clienti, anche se nella maggioranza dei casi seleziono persone che andranno a lavorare per un cliente.

      Da quello che ho visto finora, la differenza non è così marcata: è vero che alcuni selezionatori delle agenzie non hanno la più pallida idea di chi stanno cercando, e cercano solo nomi da aggiungere al lungo elenco di persone che passeranno al cliente.
      I selezionatori interni, invece, conoscono un po’ meglio la realtà aziendale, ma spesso anche loro non hanno la più pallida idea delle capacità che servono per ricoprire una determinata posizione, perchè non chiedono informazioni alle persone giuste (chi in questa posizione ci lavora già).

      Quello che deve fare un selezionatore, interno o esterno che sia, è capire cosa vuole il datore di lavoro, cosa vuole chi sta cercando lavoro e raggiungere una mediazione soddisfacente per entrambi.
      Ti faccio un esempio pratico: nei paesi per cui ho lavorato finora, a differenza dell’Italia, durante il primo approccio chiedi quanto quella persona vuole guadagnare per quella posizione, non le dici panzane tutto il tempo prima di farle scoprire che verrà pagata un piatto di lenticchie. In questo modo dimostri rispetto per il suo tempo e la sua dignità.

      Ora che ho spezzato una lancia a favore della categoria, toglimi una curiosità: come mai hai così poca stima per i selezionatori di agenzia? Ti è capitata qualche brutta esperienza?

      • Ritengo che non siano altro che una resistenza (intesa come “bastone fra le ruote”, “resistenza al passaggio” come una resistenza elettrica o qualunque cosa faccia attrito) da attraversare di forza a qualunque costo. Oltro a una inutile perdita di tempo.
        Un cancro dell’era moderna del lavoro.
        Passata quella “selezione”, allora si può iniziare a fare i seri.
        Io stesso lavoro dove sono ora solamente perchè la donna dell’agenzia s’è lasciata scappare il nome della ditta e io (dopo 3 mesi, TRE) l’ho contattata direttamente. Così hanno assunto uno che… era già stato scartato dall’agenzia.

        Quella gente ha sotto mano una richiesta dell’azienda con determinati termini che loro considerano “parole chiave”: se cercano un netturbino e tu fai lo spazzino, ti faranno passare solo se pronunci la parola “netturbino”.
        Inutile anche dire che sai raccogliere tutti i tipi di spazzatura, se loro cercano il netturbino per la raccolta differenziata della plastica devi dire che per 20 anni hai raccolto plastica.(è un esempio).
        Se dici “ma mi avete preso per idiota? Io da 20 anni raccolgo tutto, il secco, l’umido, pure gli scarti tossiconocivi chimici e radioattivi, cosa ci vuole per buttare della plastica su un camion?“, ecco che sei scartato, perchè non sei un raccoglitore di plastica.
        Io ,parlando di curriculum, ho pure creato un curriculum falso in cui appaio laureato col massimo dei voti, da inviare in risposta alle migliaia di annunci (palesemente finti) che si trovano su internet.
        Tutto, pur di passare quel muro di gomma!!!
        Quando mi trovo al loro cospetto devo trattenermi il sorrisetto, perchè davanti a me io vedo un videogame da battere, uno che il computer sa solo accenderlo (io lavoro nel ramo dell’informatica). E’ divertente come corteggiare una donna che vogliamo esclusivamente trombare.

        Circa la compilazione del curriculum penso che si debba restare sul generico (“operatore ecologico”), in modo che possa andare bene come risposta a qualunque annuncio (netturbino per la plastica, per l’umido, ecc), poi al colloquio gli si racconta qualunque dettaglio vogliano sentirsi dire.

        Più in generale, penso che si debba sempre sparare un po’ grosso: quelli che trovano lavoro facilmente sono gli “sboroni”.
        L’unico pericolo è accorgersi dopo di aver fatto il passo più lungo della gamba e quindi ,se si ha mollato un vecchio lavoro, ritrovarsi senza capra né cavolo.
        Se non si ha niente da perdere, bene lo stesso.
        Altrimenti io ,in fase di colloquio, chiedo sempre se è possibile fare qualche giorno di prova anche gratis, in modo da farmi un’idea pure io. Magari anche per sentire “che aria tira” dalle chiacchiere alla macchinetta del caffè con qualche nuovo collega.
        Le aziende in questa fase hanno il coltello TROPPO dalla parte del manico: molte assumono a cuore troppo leggero sapendo che tanto poi possono licenziare entro la fine del periodo di prova.
        Devo dire che il lavoratore a tempo indeterminato in italia è fin troppo tutelato mentre al contrario non lo è affatto nel momento in cui passa da un posto all’altro.

        Capisco che devi pur guadagnarti da vivere e fai bene, ma… è uno sporco lavoro….

        • Lorenzo Brigatti ha detto:

          Adesso capisco il tuo astio nei confronti delle agenzie, Marco.

          Se puoi, però, ti chiedo di sospendere il giudizio durante la lettura di questa risposta, dove cercherò di rispondere nel merito alle tue perplessità.

          Cominciamo dall’idea di resistenza: se un’azienda decide di non utilizzare il suo sistema di risorse umane (o magari non ce l’ha proprio) deve affidarsi ad un esterno (agenzia o simili) per avere qualcuno che gestisca il processo di selezione. Quindi da questo punto di vista le agenzie funzionano come filtro quanto il dipartimento interno di risorse umane. Un filtro necessario, altrimenti il datore di lavoro per essere equo dovrebbe dare un’opportunità a chiunque faccia domanda, con evidenti problemi logistici e di tempo. Certo, possiamo discutere sul metodo di come fare selezione in modo più efficiente e meno miope, di come scrivere un’offerta di lavoro chiara per tutti, ma non nel merito, perché una qualche forma di selezione è indispensabile per rendere fattibile il processo di assunzione.

          Secondo punto: le parole chiave. Spesso sono più usate per cercare i candidati che per valutare i loro CV. Quando si tratta di valutare un CV secondo le parole chiave di solito è perché devi vederne 300 al giorno relativi ad una professione di basso profilo (il netturbino del tuo esempio). Detto questo, prima di cominciare hai quantomeno una lista di sinonimi e di professioni assimilabili da cui puoi attingere (se sto cercando un magazziniere, non mi faccio problemi a contattare un camionista, che di carico e scarico di materiali pesanti ha esperienza a iosa, per capirci).

          Il discorso che fai tu, però, non è infondato. In America esistono motori di ricerca, non esseri umani, che analizzano i CV proprio nel modo in cui hai detto tu, cercando solo le parole chiave fondamentali e passando solo una scrematura di CV al selezionatore umano. Questo sistema, definito dagli stessi selezionatori “Il buco nero”, mi inquieta parecchio, ma da un certo punto di vista è molto simile ad un’operazione di SEO che puoi fare per rendere il tuo sito internet o blog più visitato ottimizzandolo secondo le parole chiave più strategiche. Vedremo un po’ dove ci porterà il futuro, ma la tendenza all’automazione e alla spersonalizzazione è forte (purtroppo) e non è limitata nell’ambito della selezione del personale.

          Terzo punto: il CV taroccato. Se l’unica cosa che hai cambiato è davvero il massimo dei voti, ti consiglio di non usarlo proprio. Dopo qualche anno di esperienza lavorativa il tuo voto di laurea è completamente ininfluente sul buon esito della tua assunzione. Non conosco bene la situazione italiana, ma se davvero un’azienda pretende di avere dipendenti con un livello minimo di votazione post laurea, lasciala perdere senza troppi rimpianti. Persino multinazionali come Google o Microsoft, nonostante a parole diano importanza ai risultati accademici, nei fatti sono più interessate a quelle capacità che puoi applicare subito nel tuo lavoro, come la capacità di creare algoritmi o grafiche accattivanti.

          Quarto punto: gli sboroni. Probabilmente avvantaggiati (da millenni) nell’ottenere risultati rispetto a personaggi più solidi ma introversi, se non hanno una base solida di competenze possono gabbare le agenzie, ma di solito si schiantano al colloquio decisivo, quello con i manager e i futuri che fanno quel lavoro. Lì casca l’asino (e se non casca, o è davvero capace o è il migliore venditore di fumo della storia). Di nuovo, da parte di chi seleziona il personale c’è la sensibilità di capire in base alla professione se la comunicatività è un requisito importante o meno. Se sto cercando un programmatore con i controcoglioni o un direttore generale delle vendite, cercherò due livelli di comunicatività diversi, ed è ovvio che nel secondo caso gli sboroni saranno più tenuti in considerazione.

          Infine, è ASSOLUTAMENTE GENIALE la tua idea di fare qualche giorno di prova gratis per vedere se l’azienda in cui andrai a lavorare ti piace. Spesso i selezionatori e i manager ti vogliono solo “vendere bene” l’azienda, usando lo stesso linguaggio che nel mio post ho detto di non sopportare (qualcosa che suona tipo come “siamo una realtà giovane, dinamica, in crescita in cui i nostri dipendenti sono al primo posto” e altri proclami senza controprova). Se tu (quasi) neoassunto, però, puoi vedere per qualche giorno come funziona davvero l’azienda, avrai le idee molto più chiare su cosa ti aspetta, e avrai le informazioni necessarie per decidere se imbarcarti in una nuova avventura o lasciar perdere, con un guadagno sia per te che per l’azienda. Entrambi non avrete perso tempo, soldi e fegato per una collaborazione destinata a finire male.
          Dato che la tua richiesta è abbastanza inusuale come hanno reagito quando l’hai chiesto? E’ saltata fuori qualche policy aziendale per cui non era possibile? (un brutto presentimento…)

          Spero di averti fatto cambiare, anche solo un po’, opinione sul mondo della selezione del personale.
          In ogni caso ti chiedo di non brevettare la frase: “E’ divertente come corteggiare una donna che vogliamo esclusivamente trombare”. Voglio rubartela e farne uno dei miei cavalli di battaglia! 😀

      • Rispondo qui perchè ,dopo un certo livello di nidificazione dei commenti, non appare più il pulsante “rispondi”.

        Premessa: un gran numero di colloqui l’ho fatto quando l’azienda precedente aveva chiuso e io ero rimasto “a piedi”, quindi non mi interessava assicurarmi della bontà del nuovo posto.
        In seguito mi sono trovato benino, ho cercato di meglio per un pochino poi mi sono sistemato e ora è da anni che NON sto cercando.
        Arrivo al punto: quel paio di volte che ho chiesto di poter fare qualche giorno di prova, in una azienda grande e seria m’hanno detto che sarebbe stato un problema a livello burocratico, in un altro posto invece molto più piccolo (un cantinaro, insomma) è stato ben contento di farmi lavorare un giorno gratis in nero.

  2. Grazia Gironella ha detto:

    Ho iniziato a leggere il post domandandomi se il tuo nuovo ambito rientra nei miei interessi… per concludere che ti leggo molto volentieri! Credo che tu abbia trattato bene l’argomento, prendendo in esame diverse variabili che possono fare la differenza. Anche il confronto con Marco è interessante.

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Felicissimo di sentirtelo dire,l’opinione della mia commentatrice numero uno è importantissima!

      Il confronto con Marco è stato molto importante, perchè ha fatto emergere problemi molto comuni quando si cerca lavoro. Ho cercato di spiegarmi al meglio, ma sto pensando di usare questo spunto per un post in cui sviluppare ulteriormente l’argomento.

      PS: Grazie per avermi fatto sapere la tua opinione, nonostante la scrittura di un arido CV non sia oggettivamente molto interessante per una scrittrice! 😉

  3. […] Studia in modo furbo e partecipa alla vita universitaria (no, non sto parlando solo di feste). Durante la mia carriera universitaria ho preparato esami clamorosamente inutili e fuori tema rispetto all’indirizzo che avevo scelto. Me la sono cavata studiando il minimo indispensabile e senza dare troppo peso al risultato finale. Altri corsi hanno catturato il mio interesse, e dove possibile ho cercato di approfondire gli argomenti più interessanti da solo, andando a cercare qualche libro in biblioteca o su internet. Ricordati che l’università non è solo il luogo dove si va a lezione o per superare gli esami, ma è anche una risorsa pazzesca in termini di capitale umano e come polo di eventi culturali. Se un professore è responsabile di una materia che ti interessa contattalo, proponiti come collaboratore per partecipare ad un suo progetto di ricerca, iscriviti a conferenze su temi che ti interessano e una volta lì cerca di conoscere più persone possibili. Può sembrarti tempo sprecato quando ci sono altri esami da superare, ma è l’esatto contrario: approfondirai le aree di tuo interesse, creandoti una solida base per la tua carriera lavorativa e conoscerai persone in grado di aiutarti ad entrare nel mondo del lavoro, un modo più efficace anziché mandare CV a raffica. […]

  4. […] controvoglia ti porterà ad un solo risultato: non essere considerato. Come ti ho già detto qui, i selezionatori hanno poco tempo e una valanga di CV da leggere, quindi mettere in risalto le […]

  5. […] mie esperienze di studio o di lavoro mi dicevo: “Ma cazzo, ho speso ore a lavorare su un curriculum dove tutte queste informazioni ci sono già e questo passa il tempo a chiedermi roba che dovrebbe […]

  6. […] capire quali sono I falsi miti che circolano su internet a riguardo. Di qualcuno ne ho già parlato in questo post, oggi voglio ribadire qualche […]

  7. […] quando si tratta di rispondere a domande quali “Come scrivere un CV?” (tra l’altro, non ne ho già parlato? 😀 ), che crescita personale significa essere in grado di cavarsela da soli e di essere […]


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