Il Tai chi, scuola di vita

Pensa fuori dalla scatola oggi ospita il suo primo guest post, direttamente dalla commentatrice più accanita, Grazia Gironella ( se vuoi saperne di più in fondo troverai la sua biografia e il suo blog. 🙂 )

Il tema è il tai chi, l’arte marziale alla base di tutte le altre e mio pallino da parecchio tempo (se te lo stai chiedendo, no, non ho ancora cominciato a praticarlo). Grazia, praticante da diversi anni, ci farà scoprire i vantaggi del tai chi da un punto di vista sia fisico che spirituale. Buona lettura! 

tai chi

 Ecco come potresti diventare se pratichi tai chi.  

Una distesa di vecchietti e casalinghe grassocce che si muovono in soporifera sincronia sull’erba di un grande parco.

Per la maggior parte delle persone è questa l’immagine evocata dal termine Tai Chi (scritto anche Taiji, o Taijiquan, o Thai Chi Chuan). Di questa pratica si sente spesso parlare per i benefici psicofisici e per il fatto che chiunque può praticarla, anche in età avanzata; ma nel Tai Chi c’è molto di più. Un intero mondo, in effetti.

Mi sono imbattuta in questo mondo circa sei anni fa, per motivi non del tutto piacevoli. Avevo praticato per un paio d’anni il wushu, e non potevo più ignorare che alcuni movimenti faticosi e acrobatici erano al di fuori della mia portata. Controvoglia, mi sono messa a cercare una pratica sportiva che combinasse utilità fisica, fattibilità e il coinvolgimento dello spirito insieme al corpo. Dovendo rinunciare al wushu, non avevo troppe speranze, e invece… bingo! Grazie a Internet ho scoperto l’esistenza del Tai Chi e del bagaglio culturale, filosofico e spirituale che porta con sé come accompagnamento costante alla pratica.

È stato un incontro fortunato, nonché l’inizio di una bella avventura. Il Tai Chi si è rivelato non soltanto un’attività fisica completa e di ottimo livello, ma anche e soprattutto una vera scuola di vita.

Ecco alcune cose che ho imparato grazie ai miei anni di pratica:

1 – L’uomo teso tra terra e cielo.

Ogni posizione vede il corpo ben radicato a terra, in equilibrio stabile ma non statico, e al tempo stesso “appeso” al cielo nel punto Ting, che coincide con la sommità della testa. Si manifesta qui la complementarietà degli opposti tipica del pensiero orientale, in un’immagine che simboleggia bene la posizione dell’uomo vero, capace di vivere la realtà terrena senza rinunciare alla sua dimensione spirituale.

2 – La forza nasce dal rilassamento.

Non c’è colpo efficace che non nasca dal rilassamento e non sia seguito da un nuovo rilassamento.

Il Tai Chi è un’arte marziale a pieno titolo, perciò ogni mossa di combattimento – che sia calcio, pugno, leva o altro – ha un significato tutt’altro che simbolico. Anche se la lentezza con cui è eseguita ne maschera la potenza, chiunque abbia provato a colpire il proprio Maestro o anche soltanto a spostarlo sa cosa intendo! Ebbene, la mancanza del giusto rilassamento rende impossibile l’espressione della forza. Non è così anche nella vita quotidiana? Ci affanniamo, sempre proiettati verso il futuro o verso il passato, sempre di corsa; e in questa finta attività ci precludiamo l’accesso alle stesse energie di cui abbiamo tanto bisogno.

3 – Nel combattimento reale vince l’adattabilità.

La pratica in palestra non include scontri fisici se non sotto forma di esercizi ritualizzati, ma in caso di necessità il Tai Chi, come ogni altra arte marziale, può essere usato come tecnica di difesa-offesa. Per vincere uno scontro usando il Tai Chi dobbiamo impedire alla forza dell’avversario di scaricarsi su di noi e al tempo stesso sfruttarla per destabilizzarlo, superare la sua guardia e colpirlo. È difficile da spiegare a parole, ma voglio sottolineare un fatto importante: a prevalere non è il combattente più forte, più furbo o più cattivo, ma quello meglio radicato e consapevole degli spostamenti di energia insiti nello scontro – in ultima analisi, quello che sa utilizzare le proprie abilità per adattarsi alla situazione. Nella vita, mi sembra un’interessante alternativa all’affrontare le cose con un approccio di sfondamento.

4 – Nel Tai Chi non si diventa “bravi”, ma soltanto migliori.

Credo che il concetto stesso di bravura sia fuori luogo, in questo contesto; ma anche volendo usare il termine nel suo senso più comune, in media non si diventa “bravi” perché non si cresce con il Tai Chi e non lo si vive ogni giorno, e non ultimo perché si tratta di una pratica molto difficile. Altro che rilassamento per vecchietti. L’apprendimento prosegue all’infinito, senza traguardi da tagliare e spesso senza risultati appariscenti. Nel gruppo, il praticante più dimesso può essere quello più addentro alla tecnica. In assenza di traguardi tangibili diventa indispensabile amare il percorso più della destinazione. Per questo definisco la pratica del Tai Chi “lezione di umiltà” e la considero un vero balsamo per le smanie da prestazione che affliggono noi occidentali.

5 – Prima si imparano le regole, poi si abbandonano le regole.

Il Tai Chi si basa su alcuni principi fondamentali assai complessi da acquisire. Dopo anni e anni di pratica si arriva al punto in cui questi principi possono essere dimenticati, perché si è fatta propria l’essenza stessa della tecnica e quindi si è liberi di “creare” i propri movimenti. Anche se questa fase per noi occidentali non arriva quasi mai, mi sembra degna di attenzione l’idea che la vera libertà nasca dalla conoscenza delle regole e non dall’ignoranza.

6 – Intensità nella lentezza.

Nel Tai Chi troviamo un’intensità che include fatica, allungamento, tonificazione. Sembra impossibile vedendolo praticare, ma il Tai Chi è un allenamento completo ed efficace, che mette in moto ogni singolo muscolo del corpo, pur essendo alla portata di chiunque, indipendentemente dall’età, dal sesso e – genericamente parlando – dallo stato di salute. Tradotto in vita: il lavoro profondo vale di più del dimenarsi esteriore.

7 – Armonia e bellezza, ma sempre con l’intenzione.

C’è chi si addormenta ad assistere a una sequenza di Tai Chi, ma la bellezza e l’armonia percepite da chi resta sveglio non sono mai fini a se stesse. Ogni gesto ha un’intenzione, uno scopo reale. L’assenza di intenzione marziale si traduce in un allenamento vuoto e inefficace. Di nuovo, la sostanza vince sull’apparenza.

8 – L’energia deve fluire.

Forse non è niente di psichedelico, questa percezione dell’energia che fluisce attraverso il corpo quando i movimenti sono corretti; ma la percezione esiste. Il flusso però non deve essere bloccato da posizioni sbagliate, o il gesto non arriverà a destinazione con la forza giusta. Più o meno come succede nella vita, dove non si può puntare dritti alla meta ignorando i nodi irrisolti, se non si vogliono sprecare tempo ed energie.

 

Mi fermo qui, senza pretendere di esaurire un argomento inesauribile.

A questo punto vi starete chiedendo come mai i nostri spazi verdi non siano affollati da schiere di praticanti. Se il Tai Chi fa bene al corpo e alla mente, insegna a vivere ed è alla portata di chiunque, perché non è più diffuso?

In realtà i praticanti ci sono, e non sono pochi; ma il Tai Chi non piace a tutti. Non ha abbastanza ritmo; esce dalla logica del pompa-pompa da palestra, richiede dosi massicce di pazienza, e per di più non è affatto uno sport figo, se mi passate il termine. Niente musiche allegre e incalzanti, niente ragazze patite della dieta e dell’abbigliamento, niente bellocci muscolosi, niente vittorie e punteggi. Il Maestro può essere simpatico, ma non somiglia certo all’animatore di un villaggio vacanze. Il Tai Chi, insomma, non ha come motto il divertimento assicurato. Però c’è chi inizia a praticarlo e non riesce più a staccarsene. Succede, con le belle esperienze di vita.

 

Più informazioni sull’autrice:

Grazia Gironella – Nata a Bologna, attualmente vive in un paesino friulano ai piedi delle montagne e si dedica alla famiglia e alla scrittura. Nel tempo libero legge, cammina e pratica yoga e taijiquan. Ha pubblicato il manuale di scrittura “Per scrivere bisogna sporcarsi le mani (Eremon, 2011) e il romanzo “Due vite possono bastare” (IoScrittore, 2013) . È presente in rete con il blog ScriverÈVivere (www.scriverevivere.blogspot.it), dedicato alla scrittura e a tutto ciò che le ruota intorno.

 

 

 

 

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One Comment on “Il Tai chi, scuola di vita”

  1. Laura Tentolini ha detto:

    Ciao Grazia,
    molto interessante il tuo contributo, soprattutto per me che sono del tutto digiuna di Tai Chi.
    Lo pratichi ancora?


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