Pensa positivo…o no? I vantaggi del pensiero negativo

sediaEssere una sedia non è facile come sembra

“Mi hanno detto che potevo diventare qualunque cosa. Per questo ho deciso di essere una sedia.”

Sarcasmo applicato alla crescita personale

Dopo la mia laurea sono entrato in una crisi profonda. Il mondo che avevo sempre conosciuto, quello universitario, era finito e mi apprestavo ad entrare nella mischia del mondo del lavoro, di cui avevo avuto un piccolo e non molto incoraggiante assaggio. Purtroppo non ho avuto una partenza brillante: colloqui di lavoro deludenti per lavori non interessanti e sottopagati, l’impressione di non poter far nulla per cambiare la mia situazione, una depressione e un collasso nervoso mai vissuti prima.

Ma qualcosa dentro di me si è smosso, grazie ai libri di crescita personale. Ho letto libri su come essere felici, su come comportarsi per avere successo, su come avere più soldi, su come saperci fare con le donne (già, anche su questo) e sono riuscito ad uscire dalla mia spirale negativa ma…più leggevo più notavo qualcosa di strano. Questi libri mi spiegavano come essere felici, ottimisti e motivati in ogni circostanza, facendo finta di non vedere  il lato negativo della vita.

Prendi la teoria del vocabolario trasformazionale. Afferma che le parole modulano e danno origine alle emozioni. Quindi usare più spesso parole con un significato positivo e usare poco o nulla parole con un significato negativo ci aiuta a mantenere una stabilità emotiva maggiore. Questo è essere utile se pensi: “la mia vita è finita se non otterrò quel lavoro”: meglio usare qualcosa di più morbido come “sarebbe un peccato se non otterrò quel lavoro”.

Ora guarda cosa succede quando questo pensiero viene portato all’estremo: nelle multinazionali, ad esempio è sconsigliato utilizzare la parola “problema”. Non esistono problemi, esistono “sfide”, anche se il tuo computer è rotto e non funziona (e questo è un problema!). Il tuo capo si chiama team leader, l’impiegato diventa un analista, oppure un agente. Senti come queste parole caricano il ruolo che ricopri di importanza? Alla prova dei fatti però, un customer care manager è sempre un commesso, un operatore ecologico uno spazzino e un operatore scolastico un bidello. Non so cosa ne pensi, ma cambiare nome ad una professione umile non la rende migliore o più appetibile. E’ un tentativo bello e buono di fregarti. Il vocabolario trasformazionale è un esempio di come la crescita personale possa scoprire buoni concetti, ma possa anche esasperarli fino a svuotarli di significato.

Se quando hai letto i principi del pensiero positivo a tutti i costi ti è sembrato di sentire concetti autentici come una banconota da due euro, se sei stufo di sentirti in colpa perché ogni tanto ti senti pigro o pessimista, vai avanti! Questo post fa al caso tuo.

Inazione: la rivincita dei pigri 

bradipoUn bradipo alla riscossa

La crescita personale e “quello che pensa la società” divergono su parecchi punti, ma su uno sono d’accordo. Gli uomini di successo non perdono tempo in chiacchiere, fanno! Mentre gli amici sono seduti al bar a bersi un Campari, loro danno vita ad un impero economico, quando si rilassano la loro mente sta pensando a qualche idea geniale relativa al loro lavoro, ed è per questo che sono i migliori. Vero, ma è solo metà della storia.

I personaggi di successo sono tali non solo perché hanno fatto qualcosa, ma anche perché NON hanno fatto molto altro. Avendo a disposizione 24 ore al giorno come tutti noi, ed un numero finito di risorse, hanno dovuto scegliere su cosa concentrarsi: Steve Jobs quando ha ripreso in mano la Apple ha ridotto drasticamente il numero dei prodotti commercializzati a 4 modelli, chiudendo progetti e focalizzando su questi le risorse disponibili. Warren Buffett, secondo le parole del figlio, non ha mai lavato la sua macchina, preferendo spendere il suo tempo sulle attività in cui era più bravo e che gli rendevano di più, ovvero investire denaro.

Certo, quello che hanno realizzato questi personaggi nel loro campo è straordinario, quello meno appariscente è quello che non hanno fatto per essere al top. E non fare l’errore di pensare a questi personaggi come macchine in grado di lavorare per 40 ore al giorno per un mese. Entrambi erano consapevoli dei vantaggi del rilassarsi e del non agire: Jobs amava molto fare lunghe passeggiate in cui discutere di idee e meditava regolarmente, mentre Buffett ha l’abitudine di ritagliarsi del tempo per leggere, rallentare il ritmo e riflettere sugli investimenti che sta per compiere. Questi momenti di non fare, in cui agli occhi di tutti sembravano solo riposarsi o concedersi qualche momento di pigrizia, sono una chiave (nascosta) del loro successo.

Quindi se hai sempre pensato di essere un pigro, sii orgoglioso: il mondo è pieno di pigri di successo! 😀

Qual è allora la differenza tra Buffett e un pantofolaio che guarda la partita del Milan? Il tipo di inazione, che possiamo definire consapevole: chi ha successo scegliere di non fare qualcosa per avere un vantaggio o un miglioramento delle condizioni della propria vita.  

Nonostante gli esempi che ti ho riportato prima, l’idea di inazione rimane impopolare: nella società dell’essere occupati in cui viviamo oggi, non fare nulla significa essere degli sfaticati e venire bollati come dei parassiti.

Correre, correre sempre più veloce, lavorare sempre più ore e riposare sempre meno tempo. Questa è la via del successo! Il concetto è stato talmente estremizzato che gli inglesi hanno coniato un’espressione per descriverlo: la rat race, ovvero la corsa dei topi. Questa metafora ha avuto un effetto molto forte su di me: immagina di essere un criceto che corre e si sfianca su una ruota per ricevere qualche carotina alla fine del mese. Questo rende ancora meglio l’idea.

Il mondo aziendale moderno è la massima espressione della corsa dei topi: da impiegato durante la giornata ti puoi prendere brevissimi stacchi e poi (almeno in teoria) stare concentrato sul lavoro che stai svolgendo per almeno 6 ore di fila. Alcune ricerche, però, affermano che il nostro picco dell’attenzione ha una durata limitata, di solito di una trentina di minuti. Dopo questo lasso di tempo ci stanchiamo e la nostra mente comincia a vagare. E quando questo succede commettiamo errori, più o meno gravi, che ci richiederanno altro tempo per correggerli e contribuiranno a renderci più stanchi e demotivati. Quindi lavorare “come dovremmo” in azienda ci porta a spendere più tempo e a lavorare pure peggio, situazione in cui ci perdi sia tu come impiegato (stai impazzendo), che il proprietario dell’azienda (che paga di più per un lavoro fatto male).

Ecco qui un vantaggio dell’inazione: ci rende più produttivi, più precisi e pure più creativi.

Non è un caso che le idee più brillanti avvengano in una fase di relax. Per avere una grande idea sono necessari due momenti: all’inizio il lavoro duro e lo studio analitico(la parte facile da vedere) e poi una fase di rilassamento in cui lasci riposare quel problema (la parte nascosta, che puoi acquisire solo con l’inazione). In questo lasso di tempo il nostro cervello ricombina le idee permettendoci di creare qualcosa di nuovo. Davvero vuoi continuare a correre come un criceto e rinunciare alle idee più geniali che potresti avere in vita tua? 😀

Infine c’è un ultimo punto chiave: l’inazione in alcuni campi è la scelta migliore per la nostra crescita personale. Se quando parli in pubblico ti fai prendere dal panico e vuoi uscire dalla stanza dove ti trovi gridando, farlo non ti darà grossi vantaggi. Ma se accetti la tua reazione senza condannarla ed agire, poi fai un respiro profondo e ti rilassi, comincerai ad adattarti ad essa, e con il tempo acquisterai più confidenza nelle tue capacità di oratore.

Ora che hai capito che essere pigri, nel modo giusto, può darti una marcia in più, andiamo a vedere un altro totem intoccabile della crescita personale.

Gli svantaggi dell’ottimismo: quando un pessimista può salvarti la vita

AereoTu lo faresti progettare un aereo ad un ottimista?

 

Non importa quanto ti vada male nella vita, l’importante è essere ottimisti! La crescita personale enfatizza molto questo concetto, considerando l’ottimismo come un vero toccasana. Gli ottimisti vivono di più e meglio hanno una maggiore autostima hanno più successo dei pessimisti hanno più amici e più flirt (ehhhhhhh, riprendo fiato).  Non sei ancora un ottimista cronico? Cosa aspetti ad entrare nel club?

Ma…siamo sicuri che il mondo degli ottimisti è proprio così fantastico? Anche l’ottimismo ha i suoi lati negativi, piuttosto catastrofici, come ad esempio:

La gestione dei cigni neri negativi.

Prendi un test molto difficile. Dopo tanto impegno lo passi con il 90%. Un fantastico risultato, complimenti! Ci sono tutte le ragioni per essere soddisfatti. Ora spostiamoci in un altro settore: la progettazione di aerei. Saresti soddisfatto di sapere che il 90% degli aerei arriva a destinazione? Con queste statistiche, volare per me sarebbe un’opzione molto pericolosa: avere una possibilità su 10 che l’aereo cada non mi farebbe stare tranquillo durante il viaggio. 

Esistono alcuni campi (costruzione di aerei, veicoli vari ed edifici, ad esempio) dove è necessario fare un grande lavoro nel prevedere in anticipo tutto quello che può andare storto, i possibili eventi negativi che possono capitare, i cigni neri negativi insomma. E gli ottimisti in questo fanno molta fatica, poichè sono naturalmente portati a pensare che le cose vadano al meglio e nulla di grave possa succedere.

I pessimisti invece hanno uno strumento prezioso quando si tratta di prendere decisioni importanti nella vita, e che può dargli un vantaggio sugli ottimisti: combinare pensiero negativo con pensiero ipotetico per essere un passo avanti.

Ti faccio un esempio: quando devi prendere una decisione importante nella vita, prenditi una decina minuti e chiediti: “Cosa succederebbe se il peggior scenario possibile si dovesse avverare?” Una volta avuta la tua risposta otterrai diversi vantaggi: comincerai a preparare soluzioni ad eventuali problemi, ti sentirai più sicuro di te e realizzerai che il peggior scenario possibile non è così spaventoso come avevi pensato. Farsi un piccolo “viaggio nell’orrore” anziché negarlo, ti aiuta ad affrontare le avversità con più serenità e nel caso il tuo caso peggiore dovesse realizzarsi, perché preoccuparsi dato che sei già preparatissimo? 😉

E non è tutto! Un ottimista tende a pensare di avere il controllo anche quando non ce l’ha. Anziché accettare che alcuni eventi sono fuori dal nostro controllo e possiamo solo cavalcarli, gli ottimisti cronici sono convinti di avere il controllo su tutti gli eventi esterni. Nel breve periodo questo può generare dei benefici, ma nel lungo la realtà si farà sentire e rischieranno di andare incontro ad una depressione perché le loro aspettative non corrispondono alla realtà che vivono. Oppure ancora, metteranno a rischio loro stessi e le persone che amano senza neppure renderne conto.

Ottimismo e pessimismo sono come un buon vino: non sono tratti personali immutabili, solo modi di vedere il futuro che possiamo usare di volta in volta per valutare alcune situazioni. L’ideale è avere una visione bilanciata della nostra vita e del nostro futuro, con qualche pizzico di ottimismo qua e di pessimismo là per mettere un po’ di pepe alla nostra esperienza!

E ora, dopo aver sdoganato pigrizia e pessimismo, andiamo a vedere l’ultima terribile P, il nemico giurato numero uno della crescita personale. La…

Procrastinazione: un male da combattere..o no?

scacchiAnche a scacchi conviene procrastinare certe mosse

Sai che devi fare qualcosa, ma continui a rimandare e rimandare fino a che è troppo tardi. Benvenuto nel mondo dei procrastinatori seriali.  Sono stati scritti fiumi di inchiostro su quanto smettere di procrastinare faccia la differenza nelle nostre vite, ma voglio fare l’avvocato del diavolo (per la terza volta oggi, ammetto che ci sto prendendo gusto! 😛 ) e affermare che la procrastinazione non è il male incarnato.

Prima di condannarla potremmo chiederci: da dove arriva?

La procrastinazione è un comportamento che si è evoluto e sofisticato nel corso dei millenni, ma deriva principalmente da una reazione ancestrale: quando un predatore troppo pericoloso passava vicino a noi e non potevamo né sconfiggerlo, né scappare, ci paralizzavamo nella speranza di non essere notati: ecco qui il bisnonno della procrastinazione.

Il motivo per cui oggi esistono ancora dei procrastinatori accaniti è che nella giungla avere questa abilità faceva la differenza tra essere vivi ed essere mangiati da un leone, ma oggi viviamo in una società relativamente sicura, in cui ritardare le nostre azioni può dare problemi. E allora ecco che la procrastinazione diventa il nemico numero uno da battere, sulla strada per avere successo. Prova a digitare “Non rimandare” su Google e avrai un’idea di cosa sto parlando.

Ma…è davvero la procrastinazione il problema? Secondo me la procrastinazione è un sintomo, non la causa dei tuoi problemi.

Perché non vuoi metterti a studiare per quell’esame? Forse hai scelto l’università sbagliata. Oppure pensi che ciò che stai studiando è inutile e credi che possa spendere meglio il tuo tempo facendo altro. O forse oggi è davvero un giorno sbagliato per cominciare, dato che devi anche concentrarti sulla partita decisiva del torneo di scacchi che stai conducendo e poi uscire con la ragazza dei tuoi sogni.

Ok, sto esagerando. Ma voglio convincerti che la procrastinazione non è sempre la risposta sbagliata, anche nella nostra vita moderna. Chiedersi perché procrastiniamo un’attività apre la strada ad intuizioni inaspettate, che possono migliorare la nostra vita (ad esempio nel caso prima potresti cambiare università, oppure se è proprio quell’unico esame che non sopporti, puoi decidere di fare un sacrificio ed in quel momento noterai che il tuo istinto a procrastinare se n’è andato da solo).

E ti dirò di più: esiste un tipo di procrastinazione che può fare bene alla tua felicità e ai tuoi obiettivi: la procrastinazione strategica, cioè rimandare ciò che dobbiamo fare a una determinata data, perché in questo momento ci stiamo dedicando ad altri obiettivi. Un esempio lo puoi trovare nei miei buoni propositi , in cui ho procrastinato alcuni obiettivi nei prossimi mesi dell’anno. In questo modo puoi gestire meglio i tuoi impegni e nel frattempo acquisti più fiducia in te stesso: ogni volta che procrastini in maniera strategica e mantieni la tua promessa, ti vedi come una persona sempre più affidabile.


La procrastinazione strategica ti può essere utile anche nelle negoziazioni più complesse
: quando stai trattando l’acquisto della casa ti fai prendere dalla fretta di chiudere tutto e subito bruciando le tappe? No, ti prendi tempo per analizzare le carte, i pro e contro della situazione, vedi altre case. Addirittura i manuali di negoziazione consigliano di non mettersi nella condizione di sembrare chi prende la decisione finale, ma di bluffare e di dire che hai bisogno che qualcuno approvi la tua decisione. In questo modo prendi tempo per riflettere e metti l’altra parte sotto pressione. Niente male per uno dei più grandi mali della società moderna, vero? 😀

Buddha e la psicologia inversa (come gestire il marasma di consigli della crescita personale)

buddhaBuddha, uno degli psicologi più grandi di tutti I tempi

Chiudo questo post con un racconto, che spiega la mia filosofia sui consigli relativi alla crescita personale.

Una volta Buddha si trovava in una città, ed un uomo gli si avvicinò. Gli chiese se Dio esistesse e Buddha rispose: “Ovviamente si.” L’uomo se ne andò pensieroso. Poco dopo un altro uomo si avvicinò al Buddha, e gli fece la stessa domanda. Il Buddha rispose: “No, Dio non esiste.” Anche quest’uomo se ne andò pensieroso.

Un discepolo si avvicino a Buddha e gli chiese come mai avesse dato due risposte diverse alla stessa domanda e il Buddha rispose: “Il primo era ateo, mentre il secondo era un profondo credente. Entrambi stavano cercando una conferma alle loro credenze, e speravano che io gli dessi la risposta giusta. Ma la vera risposta giusta non gliela posso dare io, devono scoprirla da soli facendo un percorso di ricerca personale che io non gli posso insegnare.”

Ottimismo e pessimismo, azione e inazione, procrastinare e agire in un batter d’occhio, rappresentano strumenti opposti che dobbiamo usare per migliorare la nostra vita, e lo dobbiamo fare seguendo la nostra natura.

Cerca di capire bene che tipo sei, e se vuoi davvero crescere prova ad abbracciare la prospettiva opposta per coglierne i suoi vantaggi e per capire quando usarla nella tua vita. Non ti sto chiedendo di cambiare modo di vedere, se sei un pessimista non ha senso puntarti una pistola alla tempia e convincerti ad essere per forza ottimista. Ma sperimentare una filosofia ottimista e spensierata di tanto in tanto ti darà più leggerezza e arricchirà la tua esperienza di vita. E lo stesso vale a parti inverse.

Non farti catalogare da una parola, goditi la tua unicità e sperimenta un nuovo modo di vedere le cose, vedrai che ti divertirai un sacco! 😉

Post Scriptum per il Fedele Lettore:

Da quando ho cominciato a lavorare, gli aggiornamenti del blog si stanno facendo più impegnativi per me. Il mio obiettivo è aggiornare il blog ogni giovedì, ma dato che sto lavorando ad altri progetti, tra cui il mio primo libro su come imparare una lingua straniera, se di tanto in tanto manco l’appuntamento non te la prendere. Lo scopo di questo blog è avere articoli sempre originali, che ti diano prospettive nuove e ti aiutino concretamente nella vita di tutti i giorni, quindi preferisco saltare una settimana di pubblicazione, ma fornirti un lavoro di qualità da leggere.
Se hai apprezzato questo articolo, o vuoi dire la tua su crescita personale, pessimismo o qualsiasi altra cosa, i commenti sono tutti per te (a quelli risponderò in giornata senza se e senza ma!) Fammi sapere la tua opinione, per me conta moltissimo!

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2 commenti on “Pensa positivo…o no? I vantaggi del pensiero negativo”

  1. Grazia Gironella ha detto:

    Eh sì, non si può avere un approccio equilibrato verso la propria la vita se si sposa un unico polo di pensiero. Gli orientali in generale sono molto consapevoli di questa verità, pensa a yin e yang. Sulla procrastinazione: certe volte non correre a testa bassa verso la meta significa anche riuscire a cogliere i sottili segni che ti indicano il momento opportuno per raggiungerla, segni che siamo spesso propensi a ignorare inseguendo l’illusione che tutto dipenda sempre e soltanto da noi. Non è così semplice! E se vogliamo semplificarlo, ci perdiamo metà del gusto… 🙂

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Hai proprio ragione Grazia,
      il pensiero orientale mi ha sempre affascinato (colpa dei manga forse? 🙂 ) ed ho avuto modo di vedere l’applicazione del concetto degli opposti nella vita, quindi ne sono un convinto sostenitore. Riuscire ad oscillare tra un estremo e l’altro quando necessario ci fa gustare la vita di più! 😉

      La procrastinazione di cui parli tu è invece più una forma di “cecità da obiettivi”. A parte il nome, comunque, condivido tutta la tua riflessione: siamo così ossessionati dal raggiungere un risultato che non cogliamo nè le opportunità nè i segnali che ci potrebbero far aggiustare il tiro o abbandonare addirittura tutto.

      Quindi…occhi e orecchie spalancate e che un po’ di fortuna sia con noi! 🙂


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