Inglese per italiani: istruzioni per l’uso

bandiera britishUna bandiera inglese quando si parla dell’inglese ci sta sempre bene

Si possono insegnare tante cose, ma le cose più importanti non si possono insegnare, solo incontrare.

Oscar Wilde

Ho pensato molto prima di scrivere questo post.

Basta digitare su Google ” Imparare l’inglese” e puoi trovare un’infinità di risultati a tua disposizione. Ma quando cominci a leggere, scopri concetti che si ripetono continuamente: la grammatica è facile, guarda i film in lingua straniera, parla appena puoi e il più possibile, etc. etc. 

Perché allora questo post? Oggi voglio riprendere (e sfatare) alcuni dei luoghi comuni che trovi in rete quando decidi di imparare l’inglese.

Pronto? Ok, cominciamo!

L’inglese è una lingua facile da imparare

InglesiLui riesce a parlare inglese senza problemi, sicuro di non potercela fare?

Il concetto di lingua facile o difficile è relativo e dipende da una sola variabile: le lingue che già conosci.

Non ho mai studiato una parola di francese o di spagnolo, ma quando devo leggere un testo scritto in una di queste due lingue, afferro il significato generale pur non capendo tutte le parole. Per lo spagnolo, sono anche in grado di seguire anche una conversazione base senza troppi problemi.

Con il polacco invece, è stata tutta un’altra storia: ho fatto una fatica bestiale all’inizio solo per imparare i suoni e il ritmo della lingua: per me era già un miracolo capire la parola casa (Dom) qua e là. Adesso che ne capisco un po’ di più, riesco ad intuire pezzi di conversazione anche in russo e in ceco, anch’esse parte della famiglia slava.

Ecco perché l’inglese non è facilissimo per gli italiani: è collocato nel gruppo delle lingue germaniche, assieme al tedesco, l’olandese e le lingue del nord Europa (se sei interessato qui trovi le altre famiglie linguistiche).

Pur non essendo una lingua che puoi capire senza nemmeno averla studiata, l’inglese è molto facile per altri motivi:

I tempi verbali sono meno numerosi e più facili da coniugare che in italiano. L’inglese ha una sola forma verbale al tempo presente, tre al passato e due al futuro, congiuntivo e condizionale inclusi. A parte pochissimi casi, il verbo non viene declinato a seconda della persona a cui si riferisce. Niente male vero? 😀  All’inizio è necessario studiare a memoria i verbi più frequenti, ma una volta imparati la strada è in discesa!

Il numero totale di articoli determinativi e indeterminativi è…3! “The” (articolo determinativo) “a, an” (i due indeterminativi) ed è tutto. In italiano solo gli articoli indeterminativi sono quattro, e ti posso garantire che creano parecchi grattacapi agli stranieri di buona volontà che vogliono imparare la nostra lingua. Quindi niente ore e ore di studio aggiuntivo per capire se un nome è maschile, femminile o neutro, puoi cominciare fin da subito ad utilizzare gli articoli senza aver paura di sbagliare. 

L’inglese sta entrando sempre di più nell’italiano parlato: L’inglese è una lingua straniera familiare per un italiano. Alcune pubblicità hanno dialoghi in inglese, parole come babysitter, marketing manager o spread sono entrate nel linguaggio comune e sono state importate senza subire alcuna modifica (i polacchi invece declinano tutte le parole straniere nella loro lingua, con effetti piuttosto divertenti come marketingu o laptopy). Qualsiasi italiano non sia vissuto sotto un sasso ha sentito almeno una volta espressioni o dialoghi in lingua inglese e quindi ha più possibilità di imparare questa lingua non più così straniera.

L’inglese acculturato è un italiano inglesizzato: Questo è uno degli aspetti più divertenti dello studio dell’inglese. All’inizio devi farti il mazzo per imparare un sacco di parole che non c’entrano nulla con l’italiano come” to need” (avere bisogno) e “to see” (vedere). Una volta imparato il vocabolario di base, però, avrai una bella sorpresa. Molte delle parole dell’inglese più tecnico o acculturato hanno una radice latina, che permette agli italiani di coglierle immediatamente, senza averle mai sentite prima. Ad esempio condition, affiliation, assimilate, digest. Hai bisogno della traduzione in italiano? Non credo proprio. Questo è un grande vantaggio esclusivo degli italiani: nonostante italiano ed inglese si trovino in famiglie linguistiche diverse, la radice latina ti permette di riconoscere quelle parole che fanno parte del livello avanzato di inglese. Quindi basta passare la barriera iniziale e poi un italiano si può trovare…in pole position! 😀

A me l’inglese non piace proprio/non ci sono portato

shakespeareCerto, se vuoi diventare come lui dovrai fare più fatica

“Mah, avrai anche ragione, l’inglese in fondo non è difficile ma io l’ho studiato per 5 anni (o più) e non ci sono proprio portato”.

Questa frase l’ho sentita molte volte, e ti posso dire di averlo pensato anch’io durante i miei anni al liceo. Grazie alla mia insegnante che ci riempiva di esercizi grammaticali, ci parlava per il 90% del tempo in italiano e aveva pure la faccia tosta di dirmi che sbagliavo la pronuncia delle parole senza darmi quella corretta, non pensavo di essere portato per l’inglese. In più non avevo neppure internet a casa, quindi ero lontanissimo dall’inglese vero, e mi sciroppavo ore di letteratura inglese di autori che non mi interessavano. Non è quindi una sorpresa che il mio livello di inglese fosse medio, ma non eccelso. Ed in più non lo sopportavo proprio.

La mia opinione è cambiata durante l’università, quando ho avuto l’opportunità di partecipare ad un Erasmus e ho conosciuto persone provenienti da tutto il mondo. In quel momento ho realizzato che l’inglese non era una tortura imposta da una professoressa mediocre, ma uno strumento per comunicare con persone di tutto il mondo e condividere con loro idee e esperienze. Da allora non mi sono più fermato, ho cominciato a leggere in inglese (ed ormai leggo più spesso in inglese che in italiano) e nell’ultimo anno ho sistemato il mio punto più debole, la comprensione orale, guardando film in lingua originale inglese (per non farmi mancare nulla li guardo pure con i sottotitoli in polacco! 😛 )

Questo aneddoto personale ha un solo scopo: convincerti che è molto facile appassionarsi allo studio di una lingua.

Può non piacerti il metodo con cui ti è stata insegnata, puoi trovare suoni strani o particolari che fatichi a riprodurre, strutture grammaticali o regole assurde, ma la lingua resta uno strumento per comunicare con altre persone e conoscere cose nuove, e l’inglese in questo senso è LA lingua per eccellenza.

Anche se detesti pronuncia o trovi la grammatica troppo complicata, scommetto che sei contento di fare una bella chiacchierata con una bella ragazza straniera (o ragazzo, per il pubblico femminile! 😀 ) che altrimenti non avresti potuto conoscere, oppure leggere in lingua originale il tuo autore preferito. Io l’ho fatto con Stephen King, e ti posso garantire che leggere letteratura inglese porta il tuo vocabolario ad un altro livello. L’importante è mettere le cose nella giusta prospettiva e non considerare l’inglese come una materia scolastica senza sbocchi o applicazioni nella vita, ma come qualcosa di vivo che ti apre milioni di opportunità. 

Superato lo scoglio del “non mi piace” possiamo spostarci al secondo, altrettanto difficile. Il “non ci sono portato”.

Come ho accennato prima, avere un pessimo insegnante non aiuta, ma spesso ci sono situazioni meno definite. Ci sono insegnanti che ci mettono la buona volontà, fanno del loro meglio, ma sono vittime del sistema d’istruzione italiano che non premia il merito tra gli insegnanti. Come ogni lavoratore demotivato, anziché informarsi e sperimentare nuove tecniche per imparare le lingue, si adeguano alla mediocrità e seguono il programma statale aspettando la fine dell’anno scolastico. Quindi daranno ai loro malcapitati studenti fiumi di grammatica da studiare e test a risposta multipla che potrebbe passare anche un macaco. Alla fine dell’anno avranno poche persone con l’insufficienza e potranno andare in ferie senza rimorsi di coscienza.

In queste condizioni anche gli studenti più motivati si perdono per strada e si convincono di non essere portati per studiare le lingue straniere, quando il difetto sta nel metodo di apprendimento che viene utilizzato. Quando siamo bambini impariamo tutti l’italiano, poi lo evolviamo nel corso del tempo, ma nessuno di noi ha mai detto: io sono troppo stupido per imparare l’italiano, l’abbiamo imparato e basta. Abbiamo assimilato le strutture grammaticali ed i suoni in maniera naturale, per poi rifinire il nostro stile con lezioni di grammatica solo dopo anni e anni di esposizione alla lingua. Esattamente l’opposto di come ci è insegnato a scuola.

Infine pensa al tempo effettivo che dedichi ad imparare una lingua a scuola: se studi cinque anni di inglese alle superiori, saranno si e no tre ore alla settimana più un’oretta per i compiti, in mezzo a mille altre materie e distrazioni, non esattamente cinque anni pieni e intensi di studio di una lingua. Prova a dedicare mezzora al giorno piena allo studio dell’inglese per un mese di seguito: sono sicuro che scoprirai di essere più portato di quanto immagini! 😉

Gli inglesi (non) sono degli stronzi

inglesi simpaticiCome possono starti antipatici quando si vestono così?

Uno dei luoghi comuni più ridicoli, ed a cui ho creduto per tantissimo tempo, è stato quello degli inglesi con la puzza sotto il naso, quelli che “…se non gli parli in un inglese perfetto fanno finta di non capire”. Avevo sempre mantenuto questa convinzione, basata solo sul sentito dire, ed il mio Erasmus non l’aveva scalfita granché,  perché non avevo conosciuto inglesi. L’evento che mi ha fatto aprire gli occhi è stato un viaggio postlaurea che ho fatto con un caro amico nell’Inghilterra del Sud. Sono stato a Londra, Canterbury, Salsbury, Dover (una città dimenticata da Dio, non andarci mai! ) e Bristol, otto giorni di fuoco. In questi otto giorni ho parlato con receptionist all’ostello, camerieri, studenti, spiriti festaioli ed anziani e indovina un po’, nessuno ha mai fatto finta di non capire il mio inglese, nonostante fosse lontanissimo dal vero British English.

Gli stereotipi che ognuno di noi possiede più o meno inconsciamente verso le altre nazioni sono forti barriere che ci impediscono di imparare una lingua, perciò ti consiglio di utilizzarli solo come chiacchiere da bar senza dargli troppo peso, o meglio ancora evitarli del tutto. Non è un concetto molto originale, ma vale la pena ripeterlo: non esistono popoli che sono più stupidi, più stronzi o più intelligenti, esistono solo persone. E quelle di una cultura diversa dalla nostra ci arricchiscono e ci aiutano ad allargare i nostri orizzonti. (Questo vale finchè non mi obbligano a mettere il ketchup sulla pizza ovviamente! 😛 )

Quali sono i problemi che incontrano gli italiani che imparano l’inglese?

incazzatoLa mia espressione quando ho cominciato a studiare i phrasal verb (di più dopo)

Imparare l’inglese non è comunque tutto rose e fiori: esistono delle difficoltà specifiche per noi italiani che possono crearci diversi problemi e farci sentire frustrati mentre impariamo. Escludendo la creazione del vocabolario di base, difficoltà comune a tutte le lingue, a livello personale ne ho incontrate due piuttosto grosse.

I suoni e la pronuncia

Il mio grande errore è stato non studiare adeguatamente la fonetica, una disciplina che permette di poter trascrivere tutti i suoni utilizzandoli simboli appropriati (ad esempio “casa” in italiano si traduce foneticamente con ‘kasa, con k che indica la c dura). Lo studio della fonetica è utilissimo per catturare le pronunce corrette in poco tempo, ma se hai studiato da autodidatta o in una scuola normale è probabile che tu non ne abbia mai sentito parlare e abbia trovato soluzioni più fai-da-te. Con l’inglese questo è un vero casino. Per motivi storici l’inglese parlato si è evoluto, mentre quello scritto è rimasto lo stesso, ed alcune parole che sembrano avere esattamente lo stesso suono si pronunciano in modo diverso: ad esempio “to read” (leggere) si può pronunciare “riid” o “red” (come rosso) a seconda che si usi al presente o a passato. L’unico modo per risolvere questo problema se non vuoi ammazzarti di fonetica è curare molto l’ascolto, ed imparare a capire il significato delle parole dal contesto.

Poiché questi suoni non sono sempre quello che si legge, nascono problemi di pronuncia, perché quando ci troviamo di fronte una parola nuova non siamo sicuri se si pronunci come quelle che conosciamo già.

Una volta che hai preso confidenza con la comprensione dei suoni, è necessario saperli riprodurre. In genere non abbiamo grossi problemi, ma ci sono due piccoli errori in cui gli italiani incappano sempre, e correggerli ti farà stare un passo avanti alla maggioranza dei nostri connazionali, in particolare due. Il primo l’ho affettuosamente chiamato “the fucking H” (la dannata H), perché in inglese la H non è muta! Si deve pronunciare, ed è un suono che si ottiene aspirando l’aria. Da buoni italiani non pronunciamo mai questa lettera. Di solito risultiamo solo divertenti, ma qualche volta possiamo pure sbagliare parola. Ad esempio “ear” significa orecchio ed “hear” sentire, con le orecchie. Non proprio la stessa cosa. Quindi se vuoi fare un figurone con i tuoi amici esteri, ricordati di pronunciare quella dannata lettera muta del nostro alfabeto! Il secondo invece è TH, che deve essere pronunciato come una f con la lingua tra i denti (così: 😛 ). Quando lo pronunci all’inizio ci devi pensare, fare attenzione, mettere pure la lingua tra i denti e ti senti un vero idiota, ma quando ti abitui e ti viene naturale il tuo inglese suona molto più corretto rispetto a quello della maggioranza dei non madrelingua inglese, una marcia in più contro tutti.

Ed ora passiamo alla seconda difficoltà, che mi rode di più ammettere perché non sono ancora riuscito a superarla:

I phrasal verb (verbi fraseologici) 

Ovvero i nemici giurati di qualsiasi studente voglia pigliarsi un certificato di grammatica inglese come il TOEFL.

I Phrasal verb sono una peculiarità della lingua inglese, la differenza tra chi la parla tanto per sport e chi nel suo cuore voleva nascere come suddito della regina Elisabetta. Questa simpatica usanza inglese consiste nel prendere un verbo innocente, con un significato chiaro, ad esempio “put”, che significa mettere, aggiungergli una preposizione a caso (ad esempio off) e dire: ok, adesso cambia significato e vuol dire…scoraggiare! Come se non bastasse “put off” significa anche rimandare, far passare la voglia, e può anche essere usato come nome per indicare ritardo (se non ci credi, controlla qui). Moltiplica questo processo per cento ed hai ottenuto i phrasal verb inglesi, pronti per distruggere la volontà del più motivato degli studenti.

Per poter passare indenne questo massacro, esistono comunque un paio di metodi: il primo, per i coraggiosi, è la forza bruta, ovvero studiarseli tutti e poi usarli sperando di ricordarseli bene. Il secondo è utilizzare parole alternative che hanno un significato solo e sono più facili da ricordare: nel caso sopra possiamo sostituire il nostro “put off” nel significato di rimandare con “postpone” (qui il nostro italiano ci viene in aiuto, dato che significa postporre). In questo modo riuscirai a studiare i phrasal verb poco alla volta e a poter comunque conversare in inglese.

E dopo aver parlato tanto, ora è il tuo turno! Che rapporto hai avuto, oppure hai con l’inglese? Odio-amore-odio oppure una storia più lineare? Qualsiasi sia stata la tua esperienza condividila nei commenti, sarò felice di leggerla e di scoprire una nuova prospettiva! 😉

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3 commenti on “Inglese per italiani: istruzioni per l’uso”

  1. Stefano ha detto:

    Amen fratello! Come te, anche io ho imparato l’inglese da autodidatta dopo essere stato considerato “non portato” per una vita (insufficiente alle medie, per dire). E la cosa più importante da sottolineare è: l’inglese è facile. MOLTO facile. Soprattutto per gli europei, che condividono una grammatica simile ma semplificata, e un terzo delle parole. Le difficoltà (pronuncia a phrasal) sono un contorno in una lingua banale da apprendere.

    Sono convinto che l’inglese sarà indispensabile nel lavoro in futuro. Chi non lo impara, sarà tagliato fuori dalla metà abbondante dei lavori decenti. È uno scempio che la scuola si ostini a “insegnarlo”, o meglio a farlo studiare, con un metodo penoso che produce l’unico effetto di stressare lo studente.

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Grazie della tua benedizione Stefano! 😀

      Da lettore abituale del tuo blog conoscevo già la tua storia. Mi stupisce che tutti gli italiani che ho conosciuto finora non hanno avuto un buon insegnante di inglese. Questa è una “strana” coincidenza, ma non è nemmeno tutta colpa degli insegnanti.
      La società italiana non è improntata al multilinguismo. Qui in Polonia puoi andare al supermercato e trovare prodotti con etichette scritte in altre lingue, e se vai al cinema puoi vedere i film in lingua originale sottotitolati in polacco.
      In Italia siamo ancora molto lontani da questa realtà, ma finalmente (almeno a livello universitario) le cose stanno cambiando: sta aumentando il numero di corsi in inglese e di possibilità di fare esperienze Erasmus, e i giovani ne stanno approfittando.

      Hai ragione quando dici che l’inglese sarà indispensabile in futuro, ma secondo me lo è già adesso: nelle multinazionali parlare con colleghi che lavorano in nazioni diverse è già la regola, mentre le aziende più piccole per superare la crisi economica vendono di più all’estero, usando l’inglese come lingua commerciale.
      Voglio comunque essere ottimista: con lo sdoganamento di internet a scuola ci sono buone possibilità che professori e studenti comincino a dialogare di più e a provare qualche metodo più interattivo per imparare l’inglese! 😉

  2. tandy ha detto:

    Thank youbuono a sapersi


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