4 bugie che ti hanno raccontato su economia e finanza

Come un economista tenterà di spiegarti la situazione italiana. 

“L’economia è una scienza estremamente utile per dare lavoro agli economisti.”

John Galbraith, famoso (ed onesto) economista

 

“Se vuoi capire come funziona il mondo devi studiare l’economia.”

Nonostante condivida questa frase al 100%, devo ammettere che ultimamente gli economisti non se la passano molto bene. Molti non hanno saputo prevedere l’attuale crisi economica, perché si sono basati su teorie economiche falsate da ipotesi sbagliate o da errori di calcolo.

Un esempio è la teoria di Rogoff e Reinhart: uno stato può crescere economicamente solo se il suo debito è uguale o inferiore al 90% del PIL. Questa teoria ti tocca molto da vicino, poiché su di essa si basa l’attuale politica economica dell’Unione Europea (per capirci è uno dei motivi dell’aumento delle tasse in Italia). Quello che pochi sanno è che questa teoria è errata: uno studio successivo ha dimostrato che i risultati su cui si basava erano falsati da un errore di calcolo.

Hai capito bene, la politica economica dell’Unione Europea si è basata su uno studio campato per aria. Ed ora che la verità è venuta a galla, nessuno ha chiesto scusa né corretto la rotta.

Con questa introduzione un po’ tecnica ti ho voluto dimostrare come l’economia studiata sui libri possa essere lontanissima dalla realtà in cui viviamo. Perciò se vuoi studiare un po’ di economia per capire il mondo, fai attenzione: ci sono teorie economiche senza alcun fondamento che sono tuttora spacciate come vere.

In questo post te ne mostrerò quattro.

Homo Oeconomicus: ne hai mai incontrato uno?

Scheletro

Un Homo Oeconomicus indeciso su cosa ordinare per pranzo 

“L’homo chi? L’anello di congiunzione tra l’uomo e la scimmia?” No, l‘homo Oeconomicus è l’uomo secondo l’economia classica: un essere che decide usando la logica e punta solo a massimizzare il suo tornaconto.

Non sembra così sbagliato vero? Proviamo ad usare un esempio pratico e vedere se tutto torna. Quando l’homo Oeconomicus deve decidere dove pranzare vuole trovare il ristorante migliore, quindi segue una strategia simile a questa: si informa su tutti i ristoranti disponibili, valuta menù e prezzi in base ai suoi gusti e alle sue disponibilità economiche, prepara una classifica dei ristoranti che soddisfano al meglio i suoi criteri, sceglie il primo e ci va a mangiare (sempre se nel frattempo non sia morto di fame).

Immagina una persona che prende ogni decisione così: cosa mettersi alla mattina, chi incontrare, cosa fare. Facendo una lista di pro e contro ogni volta, il nostro amico passerebbe tutto il suo tempo programmando la giornata, senza viverla. Una bella fregatura.

Questo potrebbe bastare a bollare l’idea di Homo Oeconomicus come una cazzata siderale, ma c’è di più: secondo la teoria economica l’Homo Oeconomicus ha sempre a disposizione tutte le informazioni necessarie per scegliere. La nostra esperienza quotidiana prova ovviamente il contrario: quando prendiamo una decisione molto spesso dobbiamo farlo in condizioni di incertezza parziale o totale. Per risolvere questo problema usiamo le euristiche, cioè delle strategie per risolvere problemi complessi in modo semplice. Gigerenzer, uno studioso di economia comportamentale, ha evidenziato come le euristiche spesso battano strategie basate su modelli decisionali più complessi (di più nel paragrafo successivo). 

Infine esistono altre due ragioni che confutano il concetto di Homo Oeconomicus. Innanzitutto non considera il ruolo giocato dall’inconscio nelle nostre decisioni. Quando effettuiamo un acquisto d’impulso non decidiamo in modo razionale. Ecco perché la pubblicità cerca di compiacere il tuo inconscio, convincendolo che comprando questo prodotto sarai più bello, ricco e desiderato. E, alla faccia della teoria dell’homo Oeconomicus, ci riesce! Esperimenti scientifici hanno dimostrato che una continua esposizione ad un prodotto ci rende più propensi ad acquistarlo. 

Un esempio facile facile è la disposizione della merce sugli scaffali di un supermercato. I prodotti più in vista, di solito nel mezzo dello scaffale, sono quelli che il supermercato vuole farti comprare; quelli che stanno di sopra sono quelli più costosi, mentre sotto troverai le sottomarche. La prossima volta che vai a fare la spesa guarda da dove stai prendendo i prodotti che hai scelto, potresti avere delle sorprese! 😉

L’ultimo grande errore di questo modello è non considerare l’uomo come un animale sociale. Ti ricordi quando eri bambino e volevi un giocattolo solo perché ce l’avevano tutti i tuoi amici? Da allora non sei migliorato molto.

La pressione sociale è una forza potentissima che influenza anche coloro che pensano di esserne immuni. Molte aziende oggi sfruttano questo principio a loro vantaggio, ad esempio Apple che ha lavorato molto per creare di una comunità di clienti fedelissimi disposti a comprare l’ultima novità tecnologica e a convincere i loro amici ad entrare nel club degli amanti della mela.

La teoria del portafoglio: come investire alla grande (o no?)

Viaggiare

Un viaggio intorno al mondo è un investimento interessante! 😉

Se non hai mai studiato economia, hai vissuto benissimo senza conoscere l’homo Oeconomicus (beato te), quindi il paragrafo sopra ti può tornare utile solo per sviluppare un po’ di sano scetticismo verso gli economisti da bar.

Ora andiamo ad analizzare un aspetto più pratico: gli investimenti.

Una mattina ti svegli e decidi che vuoi investire in borsa e guadagnare un sacco di soldi. Prima di buttarti in quest’impresa decidi di prepararti e fai una ricerca online. Dopo una ventina di minuti di ping pong tra Wikipedia e Google incontri un modello perfetto, creato da un economista che ha vinto il premio nobel: la teoria del portafoglio di Markowitz. Questa teoria contiene una formula per diversificare il rischio, investendo in titoli non correlati tra di loro (ad esempio azioni di un’azienda produttrice di patate in Vietnam e di missili aerospaziali negli Stati Uniti) e massimizzare così le possibilità di guadagno.

Che altro ti serve? Hai appena trovato un modello di investimento inventato da un premio Nobel, devi guadagnare per forza. Prima di procedere ad investire tutti i tuoi risparmi, però, dai un’occhiata alle ipotesi su cui si basa questo modello: per funzionare, tra le altre cose, non devono esserci tasse a carico tuo e delle imprese (!!) e il mercato deve essere perfettamente concorrenziale. Tradotto per i non economisti, non devono esistere società più grandi e potenti rispetto alle altre (no multinazionali, insomma). 

Qualsiasi persona di buon senso realizza che questo modello non può funzionare perché si basa su ipotesi irrealistiche, e quindi tutte le conclusioni basate su questo modello sono errate. Questa teoria oggi è oggetto di pesanti critiche, sopratutto in America:Warren Buffett ha costruito la sua ricchezza contraddicendola senza pudore.

In Italia, invece, la teoria del portafoglio viene tuttora presentata come una teoria autorevole ed insegnata in tutte le università, chiudendo gli occhi di fronte alle ipotesi campate per aria e all’evidenza pratica, che dimostrano che questa teoria non funziona.

“Ma a parte criticare, non hai un’alternativa da fornire?” In questo caso, si! 😀

Esiste una teoria che può essere applicata da chiunque e che in alcuni studi effettuati da Gigerenzer (ancora lui) ha battuto la teoria del portafoglio. Questa teoria si chiama 1\n. Te la spiego in modo semplice: per fare un buon investimento è sufficiente scegliere un numero di titoli prestabilito (n) e dividere i soldi da investire in parti uguali. Ad esempio se usi n=5 con un capitale di 5000 euro da investire, puoi metterne 1000 in titoli di stato, 2000 in due titoli azionari, 1000 in obbligazioni, 1000 in un fondo azionario. Tutto qui. L’unica parte difficile è determinare n, ma se usi un numero compreso tra 5 e 10 come riferimento non avrai problemi.

Gigerenzer dà anche un consiglio interessante su come scegliere i titolicompra quelli di aziende famose e conosciute, le leader di settore. Utilizzando questi due semplici consigli sarai in grado di effettuare investimenti in maniera più efficiente di molti economisti, anche se il guadagno non è garantito. Non male, soprattutto se non hai mai letto prima d’ora un libro di economia.

Investi sicuro, affidati ad un esperto

Scimmia

Gli affideresti i tuoi risparmi? Pensaci prima di dire di no, potrebbe battere il tuo consulente finanziario. 

“Investire i miei sudati risparmi mi mette a disagio, soprattutto se devo farlo da solo: è meglio rivolgersi ad un consulente finanziario.”

Liberissimo di farlo, ma prima ti voglio mettere in guarda dai sedicenti esperti finanziari. Non importa se queste persone lavorino o meno in banche o società di investimento, il loro livello di esperienza  spesso non è così alto come pensi.

Alcuni studi hanno confermato una teoria incredibile: la random walking theoryQuesta teoria sostiene che i prezzi delle azioni fluttuano in maniera casuale e imprevedibile. In questo modo una scimmia che scelga a caso dove investire e un esperto finanziario con anni di studi alle spalle hanno le stesse possibilità di successo (a onor di cronaca questa sfida c’è stata, ed ha vinto la scimmia, ma magari è stata solo fortuna! 😉 ). Gigerenzer ha replicato lo stesso esperimento con un’astrologa, una bambina e un consulente finanziario, per due volte. La vincitrice indiscussa è stata la bambina.

Questi esperimenti dimostrano come l’economia sia una scienza complessa e difficilissima da prevedere, persino per gli esperti. Se pensi che i risultati siano solo frutto di una fortunata coincidenza, prendi una scimmia e falle fare un’operazione chirurgica: se ci riesce per una fortunata coincidenza mi rimangio tutto quello che ho scritto! 😀

C’è un altro motivo per dubitare degli esperti: alcune volte sono incentivati a vendere ai loro clienti determinati prodotti per avere vantaggi personali. Ad esempio se ad un consulente finanziario viene promessa una vacanza gratis alle Canarie se piazza centomila euro di un prodotto finanziario, cosa credi che ti proporrà quando avrai qualche soldo a disposizione da investire? 

Per fortuna esiste un modo semplice per risolvere questo problema. Quando il tuo consulente finanziario ti propone un nuovo investimento, chiedigli se è nel suo portafoglio, e usa le tecniche viste qui per capire se sta mentendo. Se è sincero, dai una chance al suo consiglio: con il suo denaro è a rischio, ci sono più possibilità che abbia ragione. Ma attento, la random walking theory è sempre in agguato!

Incentivi: un grande aiuto per (non) performare

Coccodrilli

Quanti soldi vorresti per sguazzare in questa pozza di fango? 

Finora abbiamo visto modelli basati su ipotesi irrealistiche che nonostante questo sono utilizzati dagli economisti. Ora andiamo a vedere qualcosa di più controintuitivo, che ha delle applicazioni pratiche: il ruolo degli incentivi nella performance. L’economia classica sostiene che è una buona idea pagare degli incentivi a chi riesce a centrare il suo obiettivo. E stavolta scommetto che anche tu sei d’accordo! Ma quanto denaro bisogna mettere sul piatto per poter raggiungere il risultato desiderato? Più soldi mettiamo, più il risultato sarà migliore giusto? (sempre secondo l’economia classica).

Dan Ariely ha dimostrato il contrario.

In un esperimento fatto in India, ha fatto una proposta a dei passanti: se fossero riusciti a risolvere alcuni giochi di abilità e di intelligenza avrebbero ricevuto una ricompensa. L’importo variava: ad alcuni è stato offerto l’equivalente di un giorno, ad altri di una settimana e ad altri ancora sei mesi di stipendio. Chi ti aspetti abbia fatto meglio? Se hai puntato sull’ultimo gruppo mi dispiace ma hai sbagliato! 😛

In media il gruppo che ha fatto meglio è stato quello che aveva ricevuto una settimana di stipendio, mentre chi ha ricevuto l’incentivo più alto ha fatto peggio di tutti. La spiegazione è semplice: quando l’incentivo è troppo alto, i beneficiari sono stressati. Anziché concentrarsi su come performare in maniera ottimale, fantasticano su come spenderanno il premio e finiranno per distrarsi.

C’è anche un lato più oscuro quando si parla di incentivi, ad esempio quelli forniti ai manager: essendo incentivi molto alti faranno di tutto per ottenerli. Quindi alcuni manager prenderanno decisioni per massimizzare il profitto dell’azienda nel breve periodo, anche se questo significa penalizzarla nel lungo periodo. In questo modo gli incentivi non solo non aiutano l’azienda a performare meglio, ma ottengono l’effetto contrario.

Questo effetto non vale solo per i manager o le persone di alto livello. Pensa a quel collega che una volta ottenuta la promozione o il contratto a tempo indeterminato ha smesso di lavorare con la stessa intensità. Ottenuto il vantaggio personale, non ha più visto alcun motivo per continuare ad impegnarsi.

Come fare allora a mantenere le persone motivate? Puoi usare i principi dell’esperienza ottimale già visti qui e se proprio vuoi fornire incentivi in denaro, c’è un modo per renderli più efficaci: fallo a sorpresa. In questo modo chi lo riceverà non avrà solo del denaro, ma si godrà anche un evento positivo inaspettato.

Aggiornamento 28/02/2015:

Da quando ho scritto questo post ho trovato due fonti molto valide da cui puoi prendere spunto per capire l’economia internazionale e il mondo degli investimenti. Il primo è Goofynomics, blog di Alberto Bagnai, un economista di professione che spiega (a volte con toni da scaricatore di porto che trovo irresistibili) perché la crisi economica si sia sviluppata in Italia e quali possono essere alcune soluzioni. Non è una lettura sempre facile, ma è appassionante e ti invoglia a studiare più a fondo l’economia per capire ancora meglio.

Il secondo è un blog che parla di investimenti, Segreti bancari, con parecchie dritte interessanti e gratuite su come investire. Se stai muovendo i tuoi primi passi nel mondo della finanza te lo consiglio! 😉

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2 commenti on “4 bugie che ti hanno raccontato su economia e finanza”

  1. […] nostro gruppo di riferimento è disonesto da qualche parte, ma non ci comporteremo mai come il caro homo oeconomicus facendo tutte le volte un’analisi costi/benefici per capire se il rischio di essere scoperti […]

  2. […] approccio massimalista mi ha ricordato il mito dell’homo oeconomicus, l’essere super razionale che riflette con attenzione su tutto prima di prendere una […]


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