Quello che avrei voluto sapere prima di scegliere l’università

“Sono spesso stupito da quanta più capacità ed entusiasmo per la scienza c’è tra i bambini della scuola elementare che tra gli studenti universitari.”

Carl Sagan

La scelta dell’università è un momento delicatissimo della vita di ogni studente, rappresenta il primo passo verso la carriera lavorativa che ti sei scelto.

O dovrebbe essere così. Purtroppo conosco parecchie persone che hanno scelto l’università in modo superficiale, senza pensare troppo alle conseguenze; come risultato sono rimaste incastrate in carriere che non sopportano o sono sottopagate. Purtroppo non posso chiamarmi fuori causa: ho scelto di iscrivermi ad Economia perché non volevo andare troppo lontano da casa e convinto che avrei trovato più facilmente lavoro. Alla fine sono stato fortunato: ho trovato aree interessanti da approfondire come il marketing e l’economia comportamentale, ma ho anche passato la maggior parte del mio tempo ad annoiarmi seguendo lezioni di cui non vedevo alcuna utilità pratica. 

Oggi voglio condividere con te quello che ho imparato dai miei errori nel mio periodo universitario, partendo dai criteri di scelta e finendo con il giusto approccio mentale da adottare durante l’università.

La scelta

  1. Scegli un’università che ti piace. Questo punto è FONDAMENTALE. Scegliere un’università “perché con quella si trova lavoro” è l’anticamera dell’insoddisfazione nella vita, senza contare che questa convinzione non è sempre vera. Prendi il valore della laurea in economia: oggi sta scendendo vertiginosamente. Tra lauree brevi, magistrali e master l’offerta formativa ed il numero di laureati sono aumentati, ma non sempre il tessuto imprenditoriale si è dimostrato pronto ad assorbire i neolaureati e a riconoscergli il giusto valore. Durante un colloquio di lavoro mi sono sentito offrire 250 euro al mese per ricoprire un incarico in una multinazionale nel settore commerciale, in altri casi mi hanno proposto “opportunità lavorative non pagate”. Indovina che cosa gli ho risposto! Questo non significa che una laurea in economia è inutile: se sei interessato a compilare ed analizzare bilanci, alla finanza o vuoi lavorare in banca, questa laurea è un ottimo biglietto da visita. Ciò che è importante, però, e’ scegliere un percorso di studi che ti appassioni, che non ti faccia svegliare tutte le mattine pensando: cerchiamo di sopravvivere alla tortura anche oggi, manca poco a venerdì. Questo vale sia durante l’università che durante la tua carriera lavorativa. Non lasciare che siano i tuoi genitori o i tuoi amici a dettare questa scelta, usa la tua testa e il tuo cuore.  Del resto non sono mica loro a frequentare l’università o ad andare al lavoro per te.

    E qui sento già un’obiezione: “A me piace tantissimo studiare come curare il mio gatto (o qualsiasi altra assurdità vuoi metterci al suo posto). Come faccio a trovare un lavoro?” E qui arriviamo al punto successivo:

  2. Prepara fin da subito una giustificazione economica alla tua laurea. La laurea è un investimento di tempo e di denaro (qui l’economista dentro di me si fa sentire 🙂 ). Come tale deve essere ripagato. A meno che tu non abbia una famiglia ricca a coprirti le spalle, non puoi permetterti di passare dai tre ai cinque anni della tua vita studiando per poi non sapere come utilizzare quello che hai imparato. Se hai scelto una laurea abbastanza tosta da spendere sul mercato, aguzza l’ingegno e usa la creatività per proporre le tue competenze in modi interessanti. Ad esempio se sei laureato in lettere puoi buttarti sulla creazione di testi online oppure insegnare l’italiano agli stranieri via Skype; se sei laureato in design considera la possibilità di creare di loghi aziendali o layout di siti internet e così via. La situazione ideale sarebbe avere un’idea chiara del tipo di carriera che vuoi avere PRIMA di cominciare il tuo percorso di laurea. Se proprio non ti riesce (non abbatterti, sei in ottima compagnia) cerca di chiarirti le idee strada facendo e il prima possibile, in modo che tu possa aggiustare il tiro prima di renderti conto di aver speso tempo in una facoltà che conduce ad un punto morto.

Vivere l’università 

  1. Studia in modo furbo e partecipa alla vita universitaria (no, non sto parlando solo di feste). Durante la mia carriera universitaria ho preparato esami clamorosamente inutili e fuori tema rispetto all’indirizzo che avevo scelto. Me la sono cavata studiando il minimo indispensabile e senza dare troppo peso al risultato finale. Altri corsi hanno catturato il mio interesse, e dove possibile ho cercato di approfondire gli argomenti più interessanti da solo, andando a cercare qualche libro in biblioteca o su internet. Ricordati che l’università non è solo il luogo dove si va a lezione o per superare gli esami, ma è anche una risorsa pazzesca in termini di capitale umano e come polo di eventi culturali. Se un professore è responsabile di una materia che ti interessa contattalo, proponiti come collaboratore per partecipare ad un suo progetto di ricerca, iscriviti a conferenze su temi che ti interessano e una volta lì cerca di conoscere più persone possibili. Può sembrarti tempo sprecato quando ci sono altri esami da superare, ma è l’esatto contrario: approfondirai le aree di tuo interesse, creandoti una solida base per la tua carriera lavorativa e conoscerai persone in grado di aiutarti ad entrare nel mondo del lavoro, un modo più efficace anziché mandare CV a raffica.

  2. Studia altro e da solo. “Che cosa??? Ma io devo già studiare cinquemila pagine di diritto romano per il prossimo appello!” Questo punto si ricollega a quello sopra, ma considera la possibilità che nell’università scelta non vengano approfondite alcune competenze fondamentali, il che succede piuttosto spesso. Un esempio su tutti: la lingua inglese. Se ci sono dei corsi in questa lingua, ti consiglio di frequentarli e di sfruttare questa opportunità il più possibile, altrimenti dovrai dedicarti allo studio della lingua da solo  (questo potrebbe darti una mano). Una volta imparata la lingua acquisirai l’accesso a un’infinità di nuove informazioni e la possibilità di lavorare all’estero. E non solo! Imparerai a studiare non per il voto, ma per una motivazione personale interna, una capacità che ti tornerà utile durante tutta la tua vita.

    Oggi, alla faccia di tutti quelli che hanno giurato che non avrebbero aperto più un libro dopo l’università, la vita lavorativa è apprendimento continuo. Sapersi mantenere motivato allo studio rappresenta un grande vantaggio rispetto al resto dei lavoratori, quindi perché non acquisirlo nel momento in cui lo studio è il tuo lavoro? 😉

  3. Fai l’Erasmus: un’esperienza che da sola vale l’intera università. Cominciata quasi per caso, ha cambiato la mia vita. Ho vissuto per sei mesi in Germania, in una nazione di cui conoscevo a malapena la lingua, lontano da amici e famiglia. Questo mi ha dato nuove prospettive e mi ha obbligato a crescere. Ho conosciuto persone di ogni nazionalità, passato notti insonni ad assaporare la libertà e a parlare di vita. In mezzo a tutto questo ho pure passato esami in lingua inglese e tedesca! 🙂

    Non considerare l’Erasmus come una perdita di tempo: anche se ti dovessi laureare qualche mese dopo la fine ottimale della laurea, il bagaglio di conoscenze di vita e linguistiche che avrai acquisito varrà comunque questo investimento di tempo e denaro.

  4. Impara a sfruttare gli stage.  (NOTA: con stage mi riferisco solo a quelli fatti DURANTE il periodo universitario, prima della laurea. Tutti quelli che vengono proposti dopo sono solo un vergognoso espediente delle aziende per sfruttare i laureati). Molto spesso gli stage sono un fastidioso obbligo sia per gli studenti che hanno bisogno di crediti formativi, sia per le aziende che non sanno come collocare qualcuno che se ne andrà nel giro di 3-6 mesi. Il risultato è una collaborazione non soddisfacente per entrambi le parti. A chiunque fa uno stage consiglio di affrontarlo come se fosse un lavoro vero e proprio. In fin dei conti devi rimanere parecchie ore in azienda, cerca di utilizzare al meglio questo tempo per capire come funziona, proponi dei miglioramenti dove ti sembra possibile, mostrati attivo e non farti problemi a svolgere compiti diversi da quelli previsti dal piano di stage. Nel peggiore dei casi sarai sicuro al 100% di non essere interessato nel settore in cui avete fatto lo stage, e potrai muoverti verso un’altra area di tuo interesse.

  5. Non scegliere la soluzione più comoda. Questo è stato l’errore che ho fatto durante quasi tutta la mia carriera universitaria (Erasmus escluso). Andare all’università vicino casa, con mamma sempre disponibile a farmi da mangiare e a lavarmi i vestiti è stato un ottimo modo per…non crescere! Mi sono abituato ad una vita comoda, senza prendere rischi e senza realizzare l’importanza del prendersi cura dell’ambiente in cui vivo. Quando sono venuto a vivere in Polonia questo modo di fare pigro mi si è ritorto contro come un boomerang. Solo da qualche mese sono riuscito ad organizzare lavoro, faccende di casa e passioni senza essere sommerso dagli impegni e dall’istinto di adagiarmi e rimandare tutto al giorno dopo. Quindi non avere paura di lasciare la tua città o gli amici, se hai scelto l’università giusta troverai persone che condividono la tua stessa passione e che un giorno potrebbero diventare anche tuoi colleghi o compagni di avventure! 😉

Mi auguro che questo post possa averti aiutato a chiarire le idee su quale facoltà scegliere o se riprendere gli studi universitari. Se vuoi avere qualche consiglio più personale, scrivimi alla nuova email del blog: pensafuoridallascatola@gmail.com.

Ti aspetto venerdì, con il prossimo post della serie “Imparare dai migliori”!

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4 commenti on “Quello che avrei voluto sapere prima di scegliere l’università”

  1. edoardo ha detto:

    condivido il tuo pensiero

  2. giorgia ha detto:

    Ciao. Purtroppo a volte la scelta universitaria viene vagliata attentamente ma si rivela ugualmente sbagliata. 20 anni Fà ho scelto Beni Culturali ed oggi lo rimpiango amaramente. Ho trovato un lavoro sicuro e ben pagato, ma non ho più alcun piacere verso quello che ho studiato anzi penso spesso che avrei preferito una materia scientifica. Ho cominciato ad avere dubbi quando mancavano pochi esami alla fine e ho valutato che tanto valeva finire il percorso. Ammetto che spesso, spessissimo mi chiedo se sia normale cambiare così radicalmente opinione o sia stata semplicemente troppo ingenua a 18 anni

    • Lorenzo Brigatti ha detto:

      Hai ragione, Giorgia, spesso le persone cambiano e non sono più soddisfatte delle scelte che hanno fatto anni prima, anche se in quel momento erano le più giuste per loro.

      Anch’io ho avuto gli stessi dubbi quando ho affrontato gli ultimi esami di economia, e mi ci sono voluti anni per mettere i miei studi in una giusta prospettiva ed imparare ad apprezzarli. Mi ha aiutato molto il “fondere” quello che avevo studiato con le mie passioni ed inclinazioni personali: ad esempio lavorare in campi come la ricerca e selezione del personale (mio lavoro attuale), le vendite o il marketing, mi permette di unire i miei studi in campo economico con la mia passione per la psicologia e le persone.

      Perciò, prima di buttare il bambino “laurea scelta” con l’acqua sporca, puoi cercare qualche nicchia all’interno del settore dei beni culturali che richieda un approccio più scientifico e spostarti lì (o cominciare a prepararti acquisendo le conoscenze tecniche necessarie).

      Immagino che siano pochi i laureati in Beni culturali con una propensione scientifica, non sprecare questo grande vantaggio! 😉


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