Imparare dai migliori: Magnus Carlsen

“Non ho mai avuto un giocatore di scacchi preferito, non è nella mia natura avere degli idoli. Studio e cerco di imparare più che posso da chiunque.”

Magnus Carlsen

Lo scopo di questo blog è fornire suggerimenti e consigli pratici per essere più felici della propria vita, ed il lavoro ne rappresenta una bella fetta. 

Per fornire ispirazione a chiunque voglia cambiare lavoro o trovarne uno nuovo, ho deciso di creare una nuova categoria di post, “Imparare dai migliori” dedicati a persone di successo in diversi campi. Raccontandoti come ce l’hanno fatta, come hanno gestito e superato i momenti difficili voglio convincerti che il successo nella vita è alla portata di tutti noi, ma richiede impegno. Ho deciso di cominciare da Magnus Carlsen (nella foto).

Magnus chi? Potresti averlo già sentito nominare, dato che è uno dei pochi scacchisti apparsi in televisione. Da una settimana questo giovane norvegese è campione del mondo di scacchi, dopo essere stato numero uno della classifica mondiale per 2 anni (posizione che ricopre tuttora), e aver battuto il record di Kasparov, un nome diventato leggenda anche fuori dal mondo degli scacchi.

Questo ragazzo sembra avere davanti una carriera sfavillante. Molti gli attribuiscono un talento straordinario, ma in realtà Carlsen ha dimostrato molto di più del semplice talento per arrivare in vetta. Un mix particolare di tratti personali e strategie lo ha reso il numero uno al mondo, e oggi vedremo quali di queste caratteristiche possono essere applicate per avere successo:

  1. Resistenza e reazione alle sconfitte: prova ad indovinare quante partite ha perso Carlsen in tutta la sua carriera. Fatto? Ok, ora tieniti forte. Solo in eventi ufficiali Carlsen ha perso 167 volte. Centosessantasette, ho detto, senza neppure contare amichevoli o altri tipi di incontri. Queste 167 sconfitte non gli hanno però impedito di diventare campione del mondo, anzi lo hanno aiutato a raggiungere la vetta. Dallo studio accurato delle sue sconfitte ha potuto capire quali erano gli errori che aveva commesso, i difetti del suo gioco, e poi li ha corretti. In più quando Carlsen perde non si demoralizza, anzi si ripresenta alla scacchiera la volta dopo ancora più motivato a vincere: l’ultima volta che ha subito due sconfitte di fila in eventi ufficiali risale al 2012. Quindi è inutile abbattersi quando le cose non girano per il verso giusto: anche i migliori subiscono battute d’arresto, la differenza sta nel modo in cui reagiscono a questi intoppi lungo la strada del successo.

  2. Studiare i successi degli esperti del settore: lo studio delle partite dei migliori giocatori della storia è un obbligo non scritto per diventare un forte giocatore di scacchi. Questo concetto si può applicare a chiunque voglia lanciarsi in una nuova attività. Basta una breve ricerca per individuare quali sono stati i più grandi esperti nel settore in cui vuoi lavorare ed il gioco è fatto. Leggere la loro biografia può essere di grande ispirazione almeno quanto lo studio più tecnico di ciò che hanno realizzato. In questo modo puoi scoprire strategie vincenti ed errori da non ripetere, senza dover imparare tutto attraverso la tua esperienza personale (decisamente dispendioso in termini di tempo ed energie).

  3. Predestinato? No, appassionato! Osservando i numeri di Carlsen si potrebbe pensare ad un predestinato che ha assimilato il gioco immediatamente appena lo ha conosciuto. Vediamo: Carlsen è venuto a contatto con gli scacchi la prima volta a 4 anni e come per magia…..NIENTE! Nessun talento speciale, tanto che il padre ha smesso di giocare con lui e ha fatto un altro tentativo solo quando ne aveva 7. E questa volta….ANCORA NIENTE! A Carlsen gli scacchi non interessavano granchè e non sembrava neppure molto portato. A 8 anni il nostro eroe riesce a perdere una partita in 4 mosse (!), ma poi, per motivi sconosciuti (forse la sconfitta in 4 mosse…) il giovane Carlsen decide di impegnarsi e comincia a spendere ore e ore giocando a scacchi, anche da solo. Una molla era scattata, la scintilla della passione che porterà il norvegese sul tetto del mondo 14 anni dopo.

  4. Puntare al livello superiore: uno dei motivi per cui Magnus è riuscito a diventare così forte in così poco tempo è stata la sua attitudine a cercare di competere in tornei di un livello superiore al suo. Dopo aver subito sconfitte dolorose ed essere stato l’ultimo in classifica, il suo gioco migliorava per tener testa agli avversari fino a quel momento più forti. La scienza ha dato ulteriore conferma di questa reazione: esperimenti hanno dimostrato che se dobbiamo rimanere in un gruppo in cui tutti sono più bravi di noi in un’attività specifica, nel giro di poco tempo la acquisiremo anche noi. Quindi una delle formule del successo del giovane Magnus è stata non aspettare di essere completamente pronto, ma buttarsi in situazioni dove è stato obbligato a migliorare (continuare a perdere è un’esperienza troppo dolorosa, sopratutto per un bambino!)

  5. Perseverare anche quando gli altri vanno meglio: nel caso di Carlsen è difficile vederla così, dato che è numero uno della classifica mondiale dal 2011, ma prima vi erano giocatori con risultati migliori dei suoi, e più o meno della stessa età! Anzichè considerare questa situazione come uno svantaggio e una seccatura, Carlsen si è motivato a dare il meglio per battere la concorrenza e a mettere ancora più energie per raggiungere il numero uno.

  6. Resilienza: amo tantissimo questa parola. E’ presa dalla fisica: è la capacità di un sistema di resistere quando è messo sotto pressione. Per estensione è stata introdotta anche nella psicologia, ed indica la capacità di resistere alle avversità senza modificare in negativo il proprio comportamento. Uno dei meriti che viene riconosciuto a Carlsen anche dai suoi avversari è quello di mantenere la calma anche nelle situazioni più difficili e di cercare una via di uscita che gli permetta di salvare la partita. Incredibile ma vero, molto spesso è riuscito a recuperare punti e a distruggere il morale dell’avversario mostrando un incredibile livello di tenacia.

  7. Una mente all’erta e pronta ad imparare dai migliori: Come riportato nella citazione all’inizio, Magnus cerca di imparare più che può sulla sua passione da chiunque, in particolar modo dai migliori. Questo è accaduto anche quando ci giocava contro, perché è riuscito a gestire il suo timore reverenziale. Aveva semplicemente fiducia nella sua capacità di trovare buone mosse. Mantenere la mente all’erta è uno degli strumenti più potenti per migliorare molto ed in tempi brevi, nonché la base della pratica deliberata (di cui ho già parlato qui).

E tu hai qualche modello a cui ti ispiri per la tua carriera lavorativa, o più generalmente nella vita?

Fammi sapere nei commenti, potrebbe essere il protagonista di uno dei prossimi post di Imparare dai migliori!   😉

 

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6 commenti on “Imparare dai migliori: Magnus Carlsen”

  1. Stefano ha detto:

    Carlsen mi ha fatto tornare la voglia di giocare a scacchi! Aggiungo un punto:

    8 – Fatti il culo tanto. Non solo Carlsen, tutti gli scacchisti di livello mondiale studiano a memoria ogni apertura per una decina di mosse, ossia migliaia di varianti. Queste macchine umane si studiano a memoria migliaia di combinazioni, e queste sono solo le aperture. Più tutto il resto del gioco. Le prime due partite sono terminate in una patta dopo 2 ore di gioco perché, dice Carlsen: “non avevo studiato bene questa variante, avrei dovuto giocare alla cieca.” Noi comuni mortali in due ore facciamo tre partite. Non importa quanto presunto “talento” tu possa avere, se non ti fai il culo per anni, i risultati te li puoi sognare.

    Troppe persone viaggiano in prima e si lamentano perché non ottengono risultati.

    • lorenzobrigatti ha detto:

      Felice di averti ispirato Stefano! 🙂

      Ti posso consigliare un ottimo libro: Rapid Chess Improvement, a study plan for adult players di Michael De La Maza. Applicandolo straccerai tutti i tuoi amici in un mese! 😉

      Tornando al tuo interessante commento, sono pienamente d’accordo con te. Senza farsi il culo non si va da nessuna parte nella vita, anche se sei un (presunto) talento naturale.
      Negli scacchi ci sono aperture dove un professionista deve conoscere gli sviluppi fino alla 25esima (!) mossa. E come se non bastasse Carlsen ha portato il gioco ad un nuovo livello in cui è necessario conoscere alla perfezione sia le aperture, sia i finali. Questo significa ore e ore di studio in più e preparazione fisica mirata per avere ancora energie dopo cinque ore di gioco.

      Detto questo, farsi il culo può non bastare. Oggi è necessario non solo studiare più degli altri, ma anche studiare meglio. Il futuro appartiene a chi riuscirà a trovare ed applicare i modi più efficaci di acquisire la conoscenza, sfruttando al meglio le 24 ore che ha a disposizione ogni giorno.

  2. […] mentre per la psicologia puoi leggerti come allenare la tua felicità e il post dedicato a Carlsen, il campione di […]

  3. […] di crescita personale che ho letto finora: fissa i tuoi obiettivi, scrivili, raggiungili, sii resiliente ed […]

  4. […] che ho scritto spiegavo come gli scacchi potessero cambiare la tua vita, poi ho dedicato un post a Magnus Carlsen, l’attuale campione del mondo e anche Josh Waitzkin ha rubato parecchi principi agli […]

  5. […] dei grandi sportivi (lui, ad esempio) erano sicuri che sarebbero diventati campioni del mondo fin da piccoli, ma da un […]


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