Detto? Fatto! Come è andata vita da robot e la prossima sfida: la macchina di idee

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No, non ho visto Star Wars. Si, lo so che è morto Han Solo.

 

“Non credo nella motivazione, credo nella disciplina”

Konrad Pabianczyk 

 

Questo post segna il ritorno di Pensa Fuori dalla Scatola (PS: Buon 2016, anche se in ritardo! :D) e di Detto? Fatto!, la rubrica più pratica relativa alla crescita personale.

Ho completato con successo l’ultima sfida, Vita da Robot, e l’ho trovata così utile che voglio condividere quello che ho imparato con te in un momento particolarmente delicato per la formazione di nuove abitudini, cioè l’inizio del nuovo anno. Automatizzare le buone abitudini si è rivelata una scelta vincente, che ha portato solo vantaggi. Grazie a questo approccio sono riuscito a:

  • Trasformare la colazione in un pasto completo e salutare (fino a qualche anno fa non era nemmeno parte della mia alimentazione)
  • Studiare polacco un’ora al giorno ogni mattina (la mia nuova e unica priorità per la prima metà del 2016)
  • Avere una casa ordinata e organizzata (una di quelle piccole cose che non mi era mai riuscita)
  • Studiare libri interessanti un’ora al giorno durante il viaggio in pullman per andare al lavoro
  • Essere veloce nel contattare persone interessanti che ho conosciuto e fissare un appuntamento per rivedersi

“Beh, tutto qui? Non è granchè per qualcuno che studia da anni crescita personale.” Un’opinione legittima, che però non coglie un aspetto fondamentale: imparare ad automatizzare piccole abitudini, e rendere questo processo un’abitudine a sua volta ti permetterà di portare avanti più facilmente i tuoi progetti, di avere una vita più rilassante e pure più tempo libero da dedicare alle persone che ami. Quindi, per la prima volta da quando ho aperto questo blog ti posso dare un consiglio che sono sicuro funzionerà per chiunque: rendi automatica qualsiasi attività che ti può dare beneficio nel lungo periodo. Fissa delle condizioni e portarla avanti ad ogni costo (le uniche scuse ammesse sono un’invasione aliena o lo scoppio di una nuova guerra mondiale).

Questo principio ci porta dritto alla citazione di oggi. Scommetto che ti sei chiesto chi accidenti sia Konrad, la persona con cui ho deciso di cominciare questo post.  Se neppure Google ti ha dato una risposta soddisfacente, ti aiuto io: Konrad è un ragazzo che ho conosciuto casualmente qualche settimana fa qui a Cracovia. Davanti ad una birra ho scoperto che lavora come responsabile della gestione dei clienti della sua azienda (e con sua intendo che l’ha fondata lui). Unire questa notizia ad un’altra ricevuta poco prima ( ho 21 anni) mi ha fatto rimanere di sale. Più ci parlavo, più avevo l’impressione di avere davanti una persona molto preparata anche se giovanissima, e una delle risposte più interessanti che mi ha dato è stata quella che ho messo come citazione nel post di oggi. Dare più importanza alla disciplina che alla motivazione ha radicalmente cambiato il mio modo di vedere la crescita personale.

Ci sono migliaia di articoli su come trovare la tua motivazione e raggiungere ciò che ti sei prefisso, ma sono spazzatura. Ci sono giorni in cui sentirsi motivato non è possibile: sei stanco, hai avuto una giornata di merda, oppure stai male fisicamente. Quando ti senti così serve a poco pensare quanto sarai felice quando avrai raggiunto il tuo obiettivo opassare il tempo su internet leggendo frasi motivazionali, potresti addirittura avere l’effetto contrario. Cioè rimanere incastrato nella tua inattività e sentirti in colpa perché nonostante tutte le tue conoscenze e i libri letti su come diventare più efficace non riesci a superare questa fase di bassa. (ne so qualcosa). Finora questo si era rivelato uno scoglio insuperabile per la mia crescita personale, ma grazie alla seconda sfida di “Detto?Fatto!” e alle parole di Konrad ho trovato la soluzione a questo problema. Pronto?

 

Rullo di tamburi……

 

FAI QUELLO CHE DEVI ANCHE SE SEI DEMOTIVATO. 

 

Questa frase può suonare come una versione politically correct di: “Un uomo fa quello che deve fare”, ma è più profonda di quanto possa sembrare, poiché implica l’aver assimilato un paio di concetti importanti. Ad esempio:

  • La motivazione va e viene, aspettarla è una perdita di tempo.  E se speri di trovarla navigando su internet, hai più possibilità di finire a guardare un video di gattini pucciosi senza fare nulla
  • Ciò che vogliamo fare o che ci renderà soddisfatti in futuro non è sempre divertente e gratificante (purtroppo spesso non lo è). Quand lo realizzi succede qualcosa di magico: anche i compiti più noiosi diventano più sopportabili e quando ti dedichi ad attività di puro svago, te le godi molto di più.
  • Eventuali esitazioni spariscono. Pippe mentali come “Non so se sono in grado, se ho tempo, se i pianeti sono allineati correttamenti, se me lo merito etc. etc.” non rimangono nella tua mente per più di qualche secondo, perchè sono inutili e non ti aiutano ad avvicinarti al tuo obiettivo. Quando sai che devi realizzarlo a qualsiasi costo cambi mentalità e domande che ti poni, aumentando a dismisura le tue chances di successo.

 

La nuova sfida: la macchina di idee

 

Ora che ti ho marchiato a fuoco “Fai quello che devi fare” nel cervello ( se avessi fallito stampatelo su un foglio a4 e tienitelo da qualche parte in bella vista. Fa miracoli.) è il momento di passare alla nuova sfida di “Detto?Fatto!” per questo mese: la macchina di idee. Ho già parlato di questa tecnica, ma non l’ho mai testata seriamente. L’idea è molto semplice: prendi carta e penna e tutti i giorni scrivi 10 idee che potrebbero migliorare la tua vita o quella degli altri. Non porti limiti: puoi avere idee su come essere più produttivo, su come divertirti di più, come fare più soldi, essere più attraente, qualsiasi cosa. E questa volta, a differenza della tecnica dei 101 desideri, non è necessario limitarsi a desideri egoisti: puoi condividere le tue buone idee con Renzi, il tuo capo, i tuoi amici, uno sconosciuto. Sbizzarrisciti. L’unica piccola variante che ho deciso di introdurre è di prendere l’idea che ti è piaciuta di più ogni settimana (nota bene, ho detto quella che ti è piaciuta di più, non la migliore) e metterla in pratica. Lo scopo di questa tecnica è di zittire il nostro censore interno e dare sfogo alla tua creatività, divertendoti mentre fai tutto questo.

 

Fammi sapere nei commenti se vuoi accettare questa sfida per l’anno nuovo (potrebbe essere un buon proposito da seguire se non ne hai ancora trovato uno😀  ) o, se sei stato uno dei coraggiosi che ha deciso di adottare la sfida “Vita da robot”, fammi sapere quali sono le tue opinioni su questa tecnica.

PS: presto ci saranno novità nel blog, stay tuned! 

Buon inizio settimana!

 

 

 

 

 

 

 

 


Come ottenere il massimo da internet

Connessione Internet gratuita

Una situazione sempre più comune

 

Internet è il crack dello scrittore

Dani Shapiro

 

L’arrivo di internet ha rappresentato una rivoluzione nelle nostre vite. Scommetto che non ti ricordi nemmeno più come si stava quando dovevi aspettare per ore prima di connetterti con il tuo modem 56k (ammesso che tu l’abbia mai visto!😀 ) Oggi internet è dappertutto: sui computer di casa, al lavoro, e da qualche anno ha pure colonizzato I telefoni. Risultato? Siamo sempre iperconnessi, e fare una settimana senza internet ci provoca quasi un dolore fisico.

 

Nonostante internet rappresenti una forma di dipendenza, al tempo stesso è anche un potente mezzo di emancipazione e di formazione. Mai come oggi hai a disposizione così tante informazioni a portata di clic, tanto che ha senso parlare di sovraccarico informativo.

 

Nel post di oggi voglio condividere con te le mie strategie per avere un rapporto più equilibrato con internet, ed usarlo come uno strumento di crescita personale e non come un mostro succhiatempo che regola la tua vita.

Programma momenti lavorativi senza internet

Da qualche tempo ho preso l’abitudine di staccare il modem la sera quando vado a letto a dormire. La ragione principale è stata non sprecare energia quando sto dormendo, ma ho notato un interessante effetto collaterale: la mattina quando mi sveglio sono senza internet e…mi piace da morire.

Sto scrivendo questo post offline, come programmato durante il mio mese da vita da robot e attaccherò la connessione giusto per metterlo online.

Da quando ho adottato questo sistema la mattina sono diventato incredibilmente più produttivo: mi sveglio, medito, leggo libri interessanti e scrivo. Il tutto senza nessuna fatica. Ho solo sfruttato la legge dell’inerzia, per cui fatichiamo meno a mantenere le cose nello stato in cui si trovano. Pigrizia, se vuoi dirla in modo meno figo. Questa legge empirica ha mille riscontri (pensa a quante persone rimangono in una relazione solo perché è più facile rimanerci, anche se non ne sono convinti al 100%) e ho scoperto essere vera anche con internet: andare nell’altra stanza, accendere il modem ed aspettare due minuti prima di avere la connessione attiva è un lasso di tempo sufficiente a farmi desistere dal controllare le cose più stupide (Facebook, ad esempio) e a farmi rimanere a lavorare.

Per usare al meglio internet ti consiglio quindi di programmare momenti lavorativi offline e…le pause cazzeggio. Dirti “Non controllerò Facebook/le mail tutto il giorno” è una cattiva idea (anche perché esprimere un desiderio col “non” è una brutta idea), ma programmare queste pause in determinati momenti della giornata è l’ideale. Un ottimo momento, ad esempio, è la sera, quando sei stanco e non in grado di concentrarti. In quel momento guardare Facebook è l’equivalente di guardare la televisione, ma non perdi granché dato che non saresti comunque in grado di svolgere attività più impegnative. Se proprio non ce la fai ad aspettare così tanto prenditi un paio di momenti fissi durante il corso della giornata e controlla tutto per non più di 15 minuti. All’inizio essere fiscale ti costerà fatica, poi diventerà più facile e ad un certo punto sarà come una seconda natura per te.

Impara a lasciar andare, o come non roderti il fegato in gruppi/forum

Umberto Eco ha detto che internet ha dato la parola a legioni di imbecilli. Nonostante questo commento abbia sollevato un vespaio sulla rete e molti utenti che si sono scatenati contro lo scrittore, mi sento di dargli ragione.

Una volta i discorsi da bar sport sulla politica, lo sport e l’essere e il divenire venivano fatti solo in un ristretto gruppo di amici. In questo modo succedevano due cose: c’erano meno opinioni e, cosa più importante, l’essere in un gruppo di persone fisiche esercitava una sorta di controllo sociale, per cui quando qualcuno non era d’accordo con te non gli gridavi “Coglione!” in faccia.

Su internet questo non accade. Insulti facili, opinioni non motivate e provocazioni sono all’ordine del giorno. In tutti i gruppi di Facebook/siti di opinione di cui sono parte mi capita almeno una volta al giorno di leggere qualcosa e di pensare: “Ma questa persona ha le scimmie urlatrici nel cervello?”. Neppure mettere foto e nome ha frenato la tendenza ad esprimersi su argomenti senza avere la minima competenza, a sparare giudizi e ad esprimere insulti gratuiti.

Per un certo periodo la situazione mi ha intristito parecchio, specialmente quando mi capitava di leggere post idioti o piagnoni nei gruppi di crescita personale di cui faccio parte. “Se anche chi si interessa di migliorare la propria vita in modo attivo fa domande idiote, non c’è speranza per nessuno”, mi dicevo. Ed allora via a spiegare alla gente che Google è un discreto strumento quando si tratta di rispondere a domande quali “Come scrivere un CV?” (tra l’altro, non ne ho già parlato?😀 ), che crescita personale significa essere in grado di cavarsela da soli e di essere indipendenti. Niente, mi sembrava di fare un lavoro inutile: ogni giorno qualcuno aveva bisogno di “essere educato”. Finché qualcuno ha educato me.

Dopo aver risposto in modo scontroso all’ennesimo utente che chiedeva informazioni rintracciabili su Google un’altra persona gli ha dato le informazioni che chiedeva, dicendomi di essere meno acido. Abbiamo avuto una piccola discussione in privato, ed è emerso che abbiamo due concetti di crescita personale differente: per me è cercare di rendere indipendenti le persone, anche se qualche volta hanno bisogno di un calcio in culo, mentre per lui era di dare una mano a chi chiedeva aiuto se poteva farlo senza troppi problemi.

Quando mi ha raccontato la sua idea di crescita personale, ho capito che ero in torto marcio. Mi arrogavo il diritto di educare la gente su internet, quando non sapevo neppure chi ci fosse dall’altra parte della tastiera: magari una persona anziana, o con poca dimestichezza su internet, magari un 14 enne che ha passato il pomeriggio a raccogliere tutto il suo coraggio per scrivere un post dove chiede informazioni. Ed io giù a dare giudizi col trinciapatate.

In quel momento ho capito: Umberto Eco aveva ragione e l’idiota stavolta ero io.

 

Da quando ho realizzato che in alcune situazioni ognuno di noi si comporta come un perfetto idiota, specialmente su internet, mi sono dato due regole per non farmi il sangue cattivo ed avere divertenti interazioni online:

Dare valore ai gruppi in cui faccio parte: Ultimamente non sono molto attivo sui gruppi che seguo, ma li leggo con piacere. Quando penso di poter dare un contributo su qualche argomento che mi sta a cuore lo faccio con entusiasmo, e mi piace molto condividere siti internet/risorse utili per la crescita personale. Quello che non faccio è scrivere interventi su quanto la vita sia ingiusta o difficile (non voglio ammorbare gente che non conosco neppure con i miei problemi) ed inserire o avviare dialoghi costruttivi: essere in disaccordo su un argomento, se entrambe le parti sono preparate e vogliono capire il punto di vista dell’altro, è una delle esperienze più belle che ti possono capitare.

 

Ignorare le pagine troll e i commenti negativi immotivati: su internet non si trovano soltanto pagine piene di commenti disinformati, ma anche le cosiddette pagine troll, ovvero quelle che parlano di argomenti sensibili (come la religione) in modo volutamente volgare e provocatorio, facendo credere ad un osservatore poco attento di essere pagine serie e convinte di quello che dicono. Perciò quando ti capita di trovare qualche post/link che ti sembra un’assurdità, ricordati di fare un controllo della pagina da dove viene e magari scoprirai che “l’idiota” in questione è solo una persona normale con un senso dell’umorismo molto diverso dal tuo. Puoi comunque risolvere il problema alla radice usando la magica opzione, presente in Facebook ed altri social, di filtrare i contenuti e di evitare di vedere quelli di contatti che non ti interessano. Io lo sto facendo in modo sistematico e ti posso dire che si sta benissimo!😀

Lo stesso discorso si può fare per i troll in carne ed ossa, ossia quelli che cercano di far degenerare la discussione insultando personalmente la gente (qui trovi un esempio geniale che spiega alla perfezione cosa intendo). Ignorarli è l’arma più potente che hai a disposizione: è probabile che queste persone siano a caccia di attenzione, anche se negativa, ed evitare di dargliela li renderà meno attivi e li farà smettere. Se invece dovessero essere più resistenti, puoi sempre chiedere all’amministratore del gruppo che vengano rimossi, o lasciare il gruppo nel caso pensi non valga la pena rimanerci. È molto meglio andarsene da un gruppo internet e combattere per le persone in carne ed ossa accanto a noi, che il contrario.

Fact checking e controllo delle fonti

L’ultimo punto è piuttosto delicato. Internet mette a disposizione una pluralità di fonti che crea una confusione enorme: puoi trovare siti/blog a sostegno di un argomento, ed altrettanti a sfavore. Il vecchio trucco che si usava con i giornali, cioè leggerne alcuni che supportavano una tesi e alcuni che supportavano il contrario non funziona più, i siti da confrontare sono troppi.

Fare filtro diventa un’attività fondamentale a questo punto. Le informazioni più attendibili di solito si trovano sui siti ufficiali, soprattutto le statistiche. Molto spesso conoscere l’inglese è indispensabile, perché molti degli articoli che leggi oggi sui giornali online italiani sono traduzioni malfatte di articoli scritti all’estero, e spesso la storia viene travisata.

All’inizio mantenerti su fonti strettamente ufficiali ti aiuterà ad avere un’idea più obiettiva su questioni come l’immigrazione, la politica, etc. Eppure anche le fonti ufficiali qualche volta non sono attendibili, poiché tendono a difendere interessi nascosti e lo status quo, o più semplicemente raccolgono irregolarità nella raccolta dei dati. Ci sono pagine, on line e non, che parlano di come tutto quello che leggiamo sia porcheria prima di lanciarsi in affascinanti teorie complottistiche (o vere e proprie panzane). Nel 90% dei casi questo tipo di pagine è solo porcheria che fa disinformazione, ma se vuoi dargli comunque una chance ricordati che quando leggi queste pagine l’onere della prova sta su di loro. Ovvero, l’autore deve convincere anche gli spiriti più razionali con dati, testimonianze ed evidenze empiriche che dimostrano la sua tesi. Se una di queste pagine non ti dovesse convincere completamente, abbandonala senza guardarti indietro.

Eccoci arrivati alla fine del post di oggi. Se hai qualche strategia interessante da condividere per sfruttare al meglio internet i commenti sono a tua disposizione, e se conosci qualcuno che controlla Facebook in modo compulsivo fagli leggere questo articolo, chissà che non possa aiutarlo!😉

 

Buon inizio settimana!


Detto? Fatto! Com’è andato il mese di 101 desideri e..vita da robot, la nuova sfida!

viaggiare

Il mio primo desiderio: viaggiare ogni anno in almeno una nazione diversa

 

Ci sono due tragedie nella vita: non riuscire a soddisfare un desiderio e soddisfarlo.

Oscar Wilde

 

È passato un mese da quando ho cominciato la rubrica “Detto? Fatto!”, dove faccio da cavia per te tecniche di crescita personale per un mese, sperando di coinvolgerti ed essere mio compagno di avventura, per poi analizzare insieme i risultati ottenuti e decidere cosa fare dopo.

Se ti ricordi, un mese fa ti avevo proposto la tecnica dei 101 desideri di Sibaldi per iniziare un percorso di crescita personale. Ovviamente l’ho provata anch’io e oggi ti racconterò com’è andata e ti proporrò la nuova tecnica di questo mese, vita da robot, basata sulla creazione di routine e rituali quotidiani.

Ma andiamo con ordine e partiamo da cosa è successo questo mese:

La tecnica dei 101 desideri: interessante, ma non efficace come pensavo

Partiamo dai lati negativi: la sfida dei 101 desideri si è rivelata piuttosto ostica per me. Sono riuscito ad arrivare a 70 desideri sulla mia lista, sforzandomi parecchio. Forse perché sono una persona con poche ma chiare ambizioni e senza un grande desiderio di possedere cose in generale, il numero di 150 desideri provvisori mi è sembrato enorme. Inoltre, con dispiacere, ho notato come non si sia realizzata una delle previsioni di Sibaldi quando parla di questa tecnica, ovvero: “Dopo 50 desideri scoprirai cose di te che non hai mai saputo, ti si apriranno nuovi mondi spirituali. Quando rileggerai i primi desideri ti sembreranno stupidi”. A me è successo il contrario. Molti dei desideri che ho inserito ai primi posti sono quelli più significativi, mentre più andavo avanti più i desideri diventavano meno interessanti (il mio desiderio n.54 è avere più vestiti eleganti, e l’ho messo senza troppa convinzione). Può darsi che questo effetto collaterale sia capitato perché non sono riuscito a completare la lista, ma non ne sono troppo convinto.

Per fortuna ho anche notato parecchi benefici

  • La lista mi ha aiutato a formulare i miei obiettivi in modo più chiaro e a trovare del tempo per pensarci su: indubbiamente il punto di forza di questa tecnica. Formulare gli obiettivi secondo le regole (non usare “non”, non chiedere nulla per gli altri, etc.) è di per sé un esercizio molto interessante, ti aiuta a fare chiarezza su ciò che vuoi e a pensare anche alle conseguenze. Ogni volta che ho scritto un desiderio mi sono chiesto: cosa succederebbe se si avverasse davvero? E le risposte non sono sempre state piacevoli: non ho inserito un desiderio come “Voglio essere sempre felice” perché ci sono dei momenti nella vita in cui è meglio non essere felici (quando devi elaborare un lutto, ad esempio), e perché sono convinto che vivere solo la felicità è una grossa limitazione poiché esistono tante altre altre emozioni che possiamo provare nel corso della nostra vita e limitarsi ad una sola non mi piace per niente.
  • La lista è provvisoria: 150 desideri sono una bella montagna da scalare, quindi inutile preoccuparsi troppo di cosa inserire, almeno all’inizio. Puoi sempre cancellare un desiderio, modificarlo, fare quello che ti pare. Scoprirlo è una bella sensazione, che ti toglie un sacco di pressione e ti permette di affrontare la giornata più tranquillamente.
  • I desideri seriali come strumento per capire la tua personalità Nonostante una delle regole sia di non inserire desideri seriali, mi sono accorto che quelli che cominciavano con “Voglio imparare” erano parecchi. Ho cercato di raggrupparli e di cambiare formulazione (anziché dire “Voglio imparare tedesco” ho usato “Voglio parlare tedesco”), ma la sostanza è cambiata poco. Mi ha fatto comunque piacere avere la conferma che sono una persona a cui piace imparare le cose più disparate. 
  • Il momento in cui scrivi la lista influenza i tuoi desideri: ho scritto desideri sulla lista in momenti e stati d’animo diversi, e mi sono accorto che i desideri cambiavano. Quando ero stanco e assonnato avevo altre priorità rispetto a quando ero sull’autobus, etc. Ho così realizzato che è meglio pianificare quando ti senti in forma e fresco e, quando ti senti stanco e vorresti cambiare idea è meglio attenersi al piano originale. 
  • I desideri da “bravo bambino” capitano lo stesso: Anche se la lista è scritta al riparo da occhi indiscreti, mi sono accorto della presenza di un censore interno, che in qualche modo raccoglie le aspettative degli altri su di me. Nonostante Sibaldi parli di disobbedienza mi è stato piuttosto difficile andare contro questo censore interno, e qualche desiderio che ho espresso è più un’espressione di ciò che gli altri vogliono per me piuttosto che quello che voglio davvero. Credo che questo inconveniente si possa superare proseguendo con la lista: una volta finito di elencare cosa la società si aspetta, qualcosa di più personale deve rimanere per forza!🙂
  • I desideri altruisti: La tecnica dei 101 desideri sembra fatta per creare una lista egoistica: una delle regole è “Non chiedere nulla per gli altri”. La realtà è più complessa: dopo una trentina di desideri dedicati solo a me ho capito che mancava qualcosa, e mi è venuto naturale mettere desideri in cui vuoi aiutare il prossimo (uno dei più belli che ho scritto è: “Aiutare una persona che non conosco a realizzare il suo sogno” e mi auguro che Pensa Fuori dalla Scatola possa aiutarmi!😀 ). La tecnica dei 101 desideri conferma qualcosa che ho sempre sospettato: per aiutare gli altri nel modo più efficace devi essere una persona soddisfatta della tua vita e disponibile a dare (il genitore di Giacobbe, insomma).  
  • I desideri continuativi: i desideri più interessanti in assoluto che ho trovato, però sono quelli continuativi, ovvero quelli che non finiranno mai di realizzarsi. Cosa intendo? Quei desideri che si realizzano solo se vengono realizzati tutti i giorni (ad esempio uno dei miei è: “Voglio trovare un motivo per essere grato tutti i giorni”), quindi sono più vicini ad un’abitudine o a una filosofia di vita. Da studioso di crescita personale li trovo i miei preferiti, perché penso siano i più efficaci per ottenere i cambiamenti che vogliamo e avvicinarci al nostro ideale di vita. In più sembrano fatti apposta per essere letti tutti i giorni, proprio come suggerisce la tecnica.

Tutto sommato la tecnica dei 101 desideri ha prodotto dei risultati interessanti, anche se in un certo sento mi aspettavo di più (soprattutto dal punto di vista spirituale). Continuerò comunque a praticarla e se dovessi scoprire qualcosa di nuovo ti terrò aggiornato. Se hai provato questa tecnica anche tu in questo mese o in un momento della tua vita, fammi sapere che impressioni hai avuto, mi piacerebbe molto confrontarmi con te!😀

Ed ora è il momento di svelare la seconda tecnica di crescita personale di “Detto?Fatto!”che applicherò questo mese, cioé…

Vita da robot

Ho deciso di battezzare la tecnica di questo mese “Vita da robot”, perché si basa sulla creazione di routine quasi come se fossimo degli automi. Durante le mie letture ho notato come ogni persona di successo ha sviluppato la sua routine personale, e la crescita personale si basa sulle routine più di successo (alzarsi presto la mattina è uno degli esempi più abusati). Quello che farò questo mese è creare delle strette abitudini che non modificherò in nessuna circostanza. Siccome la vita succede e gli imprevisti sono in agguato ho selezionato come area principale la mattina (in cui è più difficile che capitino sorprese o che abbia impegni sociali), ma inserirò anche altre piccole abitudini qui e là, senza mai cambiarle.

Ti faccio subito un esempio pratico. La mia routine mattutina da domani sarà: sveglia alle 7, 15 minuti di meditazione, studio fino alle 8, scrittura fino alle 8.45 e poi via al lavoro, dove ho in programma di leggere sull’autobus (una mezzoretta di viaggio). Il tutto rigorosamente senza internet, distruttore della mia produttività personale. Questo avverrà tutti i giorni senza nemmeno doverlo programmare o pensarci, come un robot.  La mia sfida per te questa settimana è di prendere un paio d’ore al giorno dove il numero di imprevisti che ti possono capitare è minimo (la mattina oppure la sera tardi) e di dedicarle ad un progetto che avevi nel cassetto da tempo, o per prenderti cura di te. Per questo mese ti chiedo di mantenere una scheda molto rigida e di rispettarla il più possibile (che significa niente eccezioni in caso di emergenze). 

Se ti va di affrontare la sfida “Vita da robot” oppure vuoi dirmi la tua opinione sul mese dei 101 desideri i commenti sono a tua disposizione. E se vuoi affrontare questa sfida non in solitudine, condividi questo articolo con un tuo amico o una tua amica così avrai ancora più supporto morale!😉

Buona giornata! 

 

 


Che cosa ho imparato lavorando un anno come selezionatore

Dr. House

Oggi c’è anche lui!😀

 

Il lavoro non mi piace, non piace a nessuno, ma a me piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi.

J. Conrad

 

Questo post è piuttosto personale. Di solito quando preparo un testo per “Pensa fuori dalla scatola” voglio fornirti tecniche e spunti che ti aiutino a migliorare la tua vita, ma oggi sarò un po’ più egocentrico, visto che le ultime due settimane sono state periodo di anniversari: Pensa Fuori dalla Scatola ha compiuto ufficialmente due anni e io ho completato il mio primo anno come selezionatore.

Quest’esperienza mi ha dato tantissimo dal punto di vista personale e professionale, aiutandomi a capire quali sono i falsi miti che circolano a riguardo e mi ha permesso di sviluppare alcune qualità personali molto utili non solo in ambito lavorativo.

 

Ad esempio…

 

La nobile arte della diplomazia

Ricordo ancora il primo giorno in cui sono entrato a lavorare in una multinazionale: ero teso e mi aspettavo di incontrare un ambiente superefficiente, pieno di persone preparate da cui poter imparare un sacco.

In quel periodo ero parecchio naïve ed il ritorno alla realtà è stato brusco: colleghi menefreghisti e arrivisti, capi incompetenti, una disorganizzazione pazzesca e situazioni surreali. Alla Dilbert, per capirci. Certo, ho anche conosciuto persone preparate e competenti, ma molto meno di quante me ne aspettassi.

Questa prima esperienza mi ha fatto capire che per aver successo nel mondo lavorativo non bastano le competenze tecniche, ma è necessario sviluppare anche capacità interpersonali. E a quel punto ho cominciato a leggere libri sopra libri relativi all’argomento, ad esempio “Come trattare gli altri e farseli amici”, “Never Eat Alone” (tradotto con “Non mangiare mai da solo; se non te la senti di leggerlo in inglese trovi un ottimo riassunto su Italian Indie ). Tutto per imparare come fare network e ad avere buone relazioni con capi e colleghi.

Come potrai immaginare la lettura non è sufficiente per assimilare questi concetti. Solo con tanta pratica puoi renderli automatici e farli davvero tuoi. E tutta questa teoria ho avuto modo di metterla in pratica proprio nel mio lavoro attuale: ho dovuto imparare a gestire non solo i “classici” rapporti con clienti, colleghi e capi, ma anche con i candidati. Ho così imparato come dare buone e cattive notizie (uno dei miei compiti è fornire il feedback delle interviste fatte dai candidati con i manager), come trattare in modo professionale chi capisco che non sia un buon candidato per quella posizione oppure chi mente scrivendo informazioni false sul CV (è successo, e ti sconsiglio vivamente di farlo dato che significa la fine automatica del processo di selezione). Se dovessi riassumere quest’esperienza in due frasi partirei da: “Mettiti nei panni della persona che hai davanti. Sempre.”

Siamo tutti persone diverse, con motivazioni e motivatori diversi, ma su un punto siamo tutti uguali: vogliamo rispetto ed essere informati su cosa sta succedendo durante un processo di selezione. Perciò quando mi capita di chiamare candidati chiedendo di spostare il colloquio precedentemente fissato, oppure di averne uno con pochissimo preavviso, fornisco sempre una ragione e cerco di spiegare il perché di questa situazione. Qualche volta le motivazioni non sono le più sensate, ma solo il fatto di ammettere implicitamente che la situazione è incasinata rende i candidati più disponibili a venirmi incontro e a trovare una soluzione insieme.

La seconda frase è: “Cerca di creare situazioni vantaggiose per tutte le parti in causa.” La famosa, o famigerata, teoria Win-Win, o per dirla con un italiano chiaro, fare contenti tutti. Esempio pratico: trovo un candidato eccezionale che non aspetta altro che di lavorare per il mio cliente ed alla fine viene assunto: lui è contento (ha il lavoro dei suoi sogni), io sono contento (ho fatto bene il mio lavoro) ed il cliente è il più contento di tutti (finalmente ha qualcuno che lo possa aiutare). Questo, però è il caso ideale: molto spesso capiteranno situazioni in cui dovrai raggiungere un compromesso rispetto al piano generale, ed è qui che si vede la vera applicazione di questo principio. Se durante le trattative mantieni un approccio win-win e cerchi di capire quali sono le esigenze più sentite dell’altra persona, cerchi di venirgli incontro accontentandolo lì e chiedendogli sacrifici da un’altra parte. Un esempio molto pratico che mi è capitato recentemente: un candidato era felicissimo dell’offerta, poiché molto appassionato dell’azienda per cui lavoro attualmente, ma avrebbe voluto un po’ di più sia dal punto di vista economico che dal punto di vista contrattuale (un contratto indeterminato, mentre per la posizione in questione potevo offrire solo un determinato). Una volta realizzato che non potevo dargli entrambi, ho cercato di capire cosa fosse più importante per lui, e una volta capito che il contratto indeterminato era la cosa a cui teneva di più, ho intavolato trattative con la mia manager per poterlo ottenere. Queste trattative stanno ancora procedendo (è stato un caso piuttosto recente), ma anche se alla fine non dovessero andare in porto non avrò rimpianti, perché ho fatto del mio meglio per creare una situazione vantaggiosa per tutti.

Preparazione, comunicatività e unicità: la ricetta per il successo lavorativo

Lavorare per un anno nell’industria del recruitment (il modo figo per chiamare la selezione del personale) mi ha aiutato a capire quali sono I falsi miti che circolano su internet a riguardo. Di qualcuno ne ho già parlato in questo post, oggi voglio ribadire qualche concetto.

Esistono tre concetti chiave su cui devi basarti nel momento in cui vuoi fare domanda per un posto di lavoro: preparazione, comunicatività ed unicità. Vediamoli più nel dettaglio.

Quando trovi un annuncio di lavoro interessante, la prima cosa da fare è documentarti sull’azienda e sulla posizione. Puoi usare internet, chiedere a chi ci lavora già qualche dritta in più, qualsiasi cosa purché tu riesca a saperne di più. Facendo così sarai percepito come un professionista serio e farai una buona impressione sul selezionatore, interno o esterno che sia.

Fantastico, ora sei un candidato con grande esperienza e preparato. È sufficiente per ottenere il posto di lavoro che hai chiesto? No, la comunicatività è un fattore altrettanto importante.

Una volta ho avuto una discussione a riguardo con Marco, un lettore che non ama granché le agenzie interinali. Lui sosteneva, giustamente, che un selezionatore spesso non ha le competenze tecniche per giudicare la qualità di un candidato, soprattutto se fa un lavoro molto tecnico (Marco lavora come programmatore di computer, rientrando a pieno titolo in questa categoria). Nonostante sia d’accordissimo su questo punto, un selezionatore una cosa può farla benissimo: giudicare la personalità di una persona. Perciò, se gli viene espressamente chiesto dal cliente di cercare profili preparati ma non arroganti e uno dei candidati con grande conoscenza tecnica dell’argomento si rifiuta di rispondere alle tue domande, oppure sbuffa perché è intervistato da una persona non tecnica, sta compromettendo le sue chances di avere successo.

In un mondo interconnesso come quello attuale, una persona che non è in grado di lavorare con gli altri si troverà spesso in situazione di svataggio, non importa quando sia valida dal punto di vista tecnico. Un personaggio alla Dottor House è molto divertente da guardare in una serie televisiva, ma lavorarci insieme tutti i giorni è un altro paio di maniche.

Quando hai a che fare con un selezionatore ricordati di una regola base del network: è un guardiano che controlla l’accesso alla persona con cui vuoi parlare (il manager) e se vuoi passare oltre devi trattarlo con rispetto anche se dovesse dimostrarsi impreparato nello svolgimento del suo lavoro. Solo così potrai avere accesso al manager e dimostrare in pieno tutta la tua competenza.

Infine, l’ultimo punto: unicità. Nella situazione economica attuale italiana, ci sono un sacco di disoccupati. Per dirla in termini economici c’è un surplus di offerta dei lavoratori rispetto alla domanda e questo, tradotto in modo semplice si traduce con salari più bassi e competizione più alta. Perciò se vuoi avere successo in un mercato del lavoro così competitivo devi essere ossessionato da una domanda: “Perché dovrebbero scegliere me rispetto ad altri candidati?” L’esperienza lavorativa è una delle ragioni più valide, ma se sei giovane e ti stai affacciando al mondo del lavoro, non ti preoccupare: entusiasmo e capacità di lavorare duro sono qualità molto apprezzate dai datori di lavoro, indipendentemente dal livello di esperienza.

Organizzazione e misurazione

Eccoci qui all’ultimo punto di oggi, tipico delle multinazionali outsourcing in cui ho lavorato negli ultimi tre anni, ma che ho imparato ad apprezzare solo recentemente.

Nelle multinazionali si scrivono moltissimi rapporti e si gestiscono parecchi database. In questo modo I manager sono sempre al corrente su quali sono le tue attività, se ci sono problemi sul tuo lavoro, eccetera (lo so, questo è il mondo ideale e non funziona sempre così)

Finora avevo mal sopportato questi database e rapporti perché mi sembravano solo uno strumento per controllarmi e per stressarmi l’anima su dettagli insignificanti. Nonostante qualche volta abbia ancora quest’impressione, ho imparato ad apprezzarli di più e ho cominciato ad applicare una massima americana che ho conosciuto leggendo Tim Ferris: “What gets measured, get managed”. Per i diversamente inglesi: quello che viene misurato, viene gestito. Da quando ho realizzando che un database ordinato e dove possa controllare i dettagli giusti rende il mio lavoro più semplice, ne sono diventato un grande fan. Usandolo al meglio posso capire per quali ragioni i candidati non sono interessati ad una posizione, quale messaggio introduttivo ha il tasso di risposta più alto, etc.

Se vuoi utilizzare questa filosofia nel modo più efficace, ricordati che la scelta di ciò che misuri è fondamentale e di non cadere nella trappola della sovramisurazione (una parola che ho appena inventato per definire un fenomeno curioso: ovvero controllare compulsivamente ciò che hai deciso di misurare, senza prendere alcuna iniziativa e perdendo quindi del tempo prezioso. Pratica particolarmente diffusa tra blogger alle prime armi che controllano visite ogni cinque minuti ed investitori “a lungo termine” di borsa.

 

Eccoci arrivati alla fine del post di oggi. Mi auguro che ti sia piaciuto e preparati: la prossima settimana ci sarà il secondo post di “Detto?Fatto!”, con un rapporto su come è andata la tecnica dei 101 desideri e la prossima sfida di crescita personale della settimana. Il titolo? “Vita da Robot”

 

Buon inizio settimana!

 


“Detto? Fatto!” La tecnica dei 101 desideri

Scatola dei desideri

La scatola dei desideri: oggi potrebbe esserti utile

Ogni tua dote non adoperata diviene un tuo intralcio.” 

Igor Sibaldi

 

Come ti avevo anticipato la scorsa settimana, Pensa Fuori dalla Scatola si arricchisce di una nuova rubrica: “Detto? Fatto!”

L’obiettivo di questa rubrica è di risolvere uno dei problemi più presenti nella crescita personale, la mancata applicazione di ciò che si legge. Quante volte ti è capitato di trovare consigli che sembravano fare proprio al caso tuo e poi non hai messo in pratica nulla? Forse è stata pigrizia, forse il semplice fatto di leggere ti ha dato la sensazione di fare un grosso passo avanti sulla tua strada, ma dopo qualche tempo ti ritrovi al punto di partenza. Persino chi scrive di crescita personale può trovarsi in questa situazione (è già successo anche a me) ho riflettuto parecchio su come poter limitare questo effetto collaterale.

La mia risposta è stata questa nuova rubrica, in cui condividerò con te una tecnica di crescita personale interessante che non ho ancora sperimentato e che porterò avanti per un mese, discutendone poi pregi e difetti e decidendo se andare avanti o meno. La mia speranza è che questo non sia un lavoro in solitaria, ma che parteciperai anche tu e che mi farai sapere le tue impressioni alla fine del mese, e se ti va, potrai suggerire quale tecnica sperimentare il mese prossimo. (Se decidi di prendere parte alla sfida “Detto?Fatto!” scrivimi un breve commento e riaggiorniamoci tra un mese!😉  )

 

Da quale tecnica ho deciso di cominciare? Da quella dei 101 desideri. Come ti ho già detto la settimana scorsa le tecniche di crescita personale più usate sono abbastanza noiose, perciò ho scelto di partire con una un po’ più estrosa.

L’ho conosciuta ascoltando Igor Sibaldi, ma una versione simile sia stata già usata da monaci buddisti e lui l’abbia semplicemente riadattata. Vediamola nel dettaglio.

Tecnica dei 101 desideri: cos’è e quali regole seguire

La tecnica dei 101 desideri è molto semplice. Per metterla in pratica devi scrivere una lista di 150 desideri su un quaderno di brutta, cancellando o modificando finché non sarai soddisfatto. Una volta finita questa lista provvisoria dovrai selezionarne 101, trascriverli su un quaderno di bella lasciando alcuni spazi in cui inserire uno dei 49 desideri di riserva quando riuscirai a realizzare uno dei 101 desideri scelti. Ora che hai la tua lista ufficiale, puoi cominciare a lavorarci sopra, cogliendo o creando opportunità per realizzare i tuoi desideri. Tutto qui? Non proprio. Esistono dieci regole da seguire per formulare questi desideri: le trovi in questo video, tutte debitamente spiegate:

Se invece sei pigro e non vuoi guardare tutto il video, eccole qui riassunte:

1. Cominciare sempre con “IO VOGLIO”

2. Non usare la parola “NON” e negazioni 

3. Ogni desiderio deve avere al massimo 14 parole non di più (le virgole valgono come una parola)

4. Non chiedere storie di amore o di sesso con persone precise (tipo attori, etc.), meglio mettere dei fatti 

5. Non fare paragoni, es “Io voglio essere alto come..”, non fregare i desiderare quello che desiderano gli altri

6. non usare desideri seriali (voglio una casa al mare, una in montagna, etc.)

7. non chiedere soldi, chiediti cosa compreresti con quei soldi

8. non chiedere per gli altri, puoi solo chiedere tu di fare qualcosa per gli altri

 9. evita i diminutivi

10. Metti qualche desiderio assurdo ed impulsivo e vedi cosa succede

Una volta completata questa lista, rileggila ogni mattina e cerca di utilizzare la giornata in corso per avvicinarti un po’ ad almeno uno dei tuoi obiettivi, o tieni gli occhi aperti per cogliere al volo le opportunità che ti capitano.

Che vantaggi ti può portare questa tecnica?

“Non capisco che vantaggi ci siano nello scrivere la lista dei miei desideri. Perché devo perdere tutto questo tempo?”  Nonostante non sia un grande fan delle liste, questa lista ti può aiutare per diversi motivi, ad esempio…

Se non hai ben chiara la tua strada. Molti si approcciano alla crescita personale perché stanno cercando di dare un senso alla loro vita, o non sono soddisfatti. Quale modo migliore di capire cosa vuoi se non scrivendo tutto quello che hai sempre desiderato su una lista? Imparando a definire i tuoi obiettivi in modo più chiaro ti sembreranno anche più raggiungibili ed in più sfrutterai un meccanismo chiamato “Euristica dell’influenza“, secondo cui quando cominci a notare qualcosa (in questo caso i tuoi desideri) vedrai ovunque quell’oggetto (o nel nostro caso opportunità su come realizzarli).

Per conoscerti meglio: i tuoi desideri potrebbero rivelare una personalità diversa da quella che hai sempre pensato di possedere. Magari sei più sognatore, più materialista o più spirituale di quanto pensi. Il numero dei desideri è volutamente molto alto (Sibaldi dice che all’inizio con una decina di desideri ti sembrerà di essere a posto per un paio di vite) per permetterti di andare oltre le cose scontate da desiderare, quei desideri da “bravo bambino” che riflettono le aspettative della società, di parenti, amici, etc. Questa tecnica è un’ottima occasione per essere onesto con te stesso.

Per re-imparare a sognare: Nel mondo di oggi dobbiamo “essere realisti”, “imparare a scendere a compromessi” e ci dimentichiamo che anche sognare è importante. Portare a casa la pagnotta è prioritario, d’accordo, ma questo non dev’essere una scusa per non lanciarsi in altri progetti ambiziosi, più grandi del perdere qualche chilo o del passare un esame. Non fraintendermi, lo so che raggiungere piccoli obiettivi può dare morale ed essere la botta di autostima di cui abbiamo bisogno, ma ho l’impressione che anche i “praticanti” più assidui delle tecniche di crescita personale le usino solo per piccoli cambiamenti, mancando di un pizzico di sana ambizione e follia. La vita non è un supermercato in cui abbiamo a disposizione un numero limitato di opzioni, qualche volta possiamo inventare cose che ancora non esistono. E infine…

Per imparare ad andare a prendere ciò che vuoi. Quando ho letto le regole ce n’è una che mi è piaciuta molto: usa “Io voglio”. Da bambini ci hanno insegnati che “l’erba voglio non cresce neppure nel giardino dei re”, eppure non ne sono così convinto. Esistono eventi che la nostra volontà non può piegare, ma quando si tratta di decidere che lavoro svolgere, quanto e come viaggiare, che sport intraprendere allora l’erba voglio è anche nel nostro giardino, e mi aspetto che con questa tecnica sia ancora più evidente.

Una piccola nota, prima di cominciare

Questa tecnica può far storcere il naso a chi non ama la legge di attrazione, una teoria della crescita personale in voga anni fa e che ora sta passando di moda secondo cui basta formulare un desiderio per vederlo in qualche modo realizzato. Nonostante questa tecnica riprenda qualche aspetto della legge di attrazione, voglio essere chiaro: scrivere questi desideri non basta a farli realizzare, quello è solo la metà del lavoro. L’altra metà è muovere il culo e creare le condizioni per realizzarli.

Se sei pronto (o pronta, questa volta il femminile è d’obbligo) ad accettare la sfida “Detto? Fatto!” di questo mese lasciami un commento, oppure fammi sapere la tua opinione su questa tecnica. E se pensi che qualche amico potrebbe essere interessato a questa idea, condividi questo post sui social!😉

Buon inizio settimana!

 

 


Imparare dai migliori: Tiziano Terzani

“Fermati ogni tanto. Fermati e lasciati prendere dal sentimento di meraviglia davanti al mondo.”

Tiziano Terzani

tiziano terzani

Un giovane Tiziano Terzani in viaggio per la Russia. Morto nel 2004, il suo pensiero vive nei suoi libri

 

Dopo una pausa estiva, ritorna Pensa Fuori dalla Scatola. Mi scuso per non aver avvisato i fedeli lettori, ma ho sentito un forte bisogno di prendere un momento di riflessione per rigenerarmi e per trovare nuova ispirazione.

Nell’ultimo periodo ho notato come i blog che sto leggendo continuino a ripetersi. Soprattutto quelli che parlano di crescita personale e che ormai scorro molto velocemente, perché i consigli che si ripetono sono sempre quelli: svegliati presto, migliora dell’1% ogni giorno… e ci siamo capiti.

Pensa Fuori dalla Scatola è un blog di crescita personale, ma vorrei che fosse meno statico e ripetitivo dei suoi colleghi, perciò oggi ho deciso di dare spazio a Tiziano Terzani, un personaggio particolare, che ho avuto il piacere di scoprire recentemente attraverso i suoi libri.

Perché ti dico particolare? A differenza degli altri migliori di cui ti ho parlato finora, Tiziano non ha raggiunto l’apice del successo nel suo campo professionale, e non credo sia nemmeno conosciuto da molti italiani, dato che per la maggior parte della sua carriera è stato un corrispondente di “Der Spiegel”. Ciononostante nei suoi libri ho trovato una filosofia di vita piena di spunti interessanti, che mi ha permesso di allargare un po’ i miei orizzonti appiattiti dalla crescita personale.

Oggi voglio condividere con te gli aspetti della sua filosofia che mi sono piaciuti di più e sperare che rendano più saporita anche la tua vita.

Cominciamo!

Non andare in vacanza. Viaggia!

Tiziano ha viaggiato per moltissimi anni, lavorando come corrispondente in Asia per il giornale tedesco Der Spiegel.

Leggendo dei suoi viaggi ho capito perché mi sono sentito a disagio durante le mie vacanze in Slovacchia, passate tra montagna e acque termali. Nonostante me le sia godute mi sono sentito come una pecora in un recinto, intrappolato in una orda di vacanzieri che si dirigevano negli stessi posti a fare le stesse cose.
Uno dei momenti più avventurosi è stato la ricerca di una camera, che si è risolta trovando un piccolo posto fuori mano e super economico. Un imprevisto insomma. Questo è ciò che mi è mancato durante tutto il resto della vacanza: fare esperienze diverse dalla maggioranza dei turisti e conoscere sfumature meno famose di un posto che stai visitando.

Tiziano invece ha fatto proprio questo: nei suoi libri parla di una repulsione istintiva per gli alberghi “da manager”, che sono tutti uguali a Toronto come a Milano, e che appiattiscono la tua esperienza del mondo che ti circonda. Al contrario preferisce stare in piccole pensioni più caratteristiche che gli consentono di avere una visione da locale sulle zone che sta visitando, e di crearsi una rete di contatti per poter scoprire gli avvenimenti più interessanti.

Perciò se vuoi avere una vita più piena non andare in vacanza, viaggia! Prova il piacere di andare fuori dalle mete più turistiche, di mantenere occhi curiosi nei confronti del mondo, sospendendo il giudizio sulla cultura in cui ti trovi e immergendoti a fondo. Passare anche solo una settimana in questo modo è un’esperienza in grado di darti nuove ispirazione e sicuramente sarà meno noioso che andare in vacanza a fare la pecora!😉

Aggiungi un po’ di magia alla tua vita

“Magia? Sto leggendo un blog di crescita personale, ho sbagliato posto?” No, tranquillo  non voglio cominciare a venderti amuleti magici o pozioni che risolveranno tutti i tuoi problemi. Per cavarti dagli impicci avrai sempre bisogno di farti il mazzo, essere creativo ed adottare un approccio attivo. Perché ti parlo di magia allora?

Perché molti di noi si sono dimenticati che la magia non è solo da intendersi come una truffa, ma anche come un trucco che puoi utilizzare per raggiungere i tuoi obiettivi. Il piccolo Dumbo sarebbe riuscito a superare le sue paure senza la piuma “magica” che lo aiuta a volare?

Molti dei grandi sportivi (lui, ad esempio) erano sicuri che sarebbero diventati campioni del mondo fin da piccoli, ma da un punto di vista statistico non avevano grandi possibilità di farcela. Eppure questa magica convinzione li ha sostenuti anche nei momenti più bui e difficili, aiutandoli a raggiungere il successo.

E poi, credere un po’ nella magia rende più bella la tua vita. Pensare che tutto abbia una spiegazione scientifica, che basti “fare x per ottenere y” può darti una forma di sicurezza, ma è una visione troppo arida e non considera molte variabili nascoste. Non è tutto: esistono concetti al di là della scienza e dell’esperienza, e credere ad un pizzico di magia ci aiuta ad affrontare questi grandi misteri con un sorriso, senza preoccuparsi troppo di trovare la risposta giusta.

Tiziano Terzani è stato una persona razionale, ma ha sperimentato la magia in prima persona in più occasioni: quando un indovino conosciuto casualmente gli ha consigliato di non volare per un anno intero, altrimenti sarebbe morto, Tiziano ha colto l’occasione per viaggiare usando treni e altri mezzi di trasporto, andando a visitare molti indovini in Asia e raccontando la sua esperienza nel libro “Un indovino mi disse“. Molti dei personaggi che ha conosciuto in questo viaggio si sono rivelati dei ciarlatani, ma alcuni avevano acquisito una capacità particolare di intuire la persona che avevano di fronte, e di indovinare fatti molto specifici della sua vita. Ecco un buon esempio di come la magia è stata usata come una “scusa” per poter fare un’esperienza interessante.

Un altro esempio di magia come scusa all’opera è quando Tiziano si ammala di tumore all’intestino. Dopo aver seguito tutti i protocolli della medicina occidentale per poter guarire (chemioterapia, etc.), Tiziano decide di provare anche altri approcci, tipici delle medicine alternative. Questa scelta, apparentemente priva di senso, lo porta a scoprire una realtà molto interessante: nella medicina moderna occidentale si considera il paziente solo come una macchina malata da rimettere a posto, mentre le medicine alternative attuano un approccio più olistico e che considera il paziente come una persona. Questo modo di vedere il paziente non sarebbe più utile anche nella nostra medicina? Anziché dare pillole a destra e a manca, perché non proporre qualche cambiamento dello stile di vita, rendendolo più sano? Tiziano arriva a questa conclusione, sensata, partendo dal presupposto (non verificato, e probabilmente falso) che la magia possa guarire le persone. In questo caso utilizza con successo il pensiero laterale: partendo da una premessa dubbia, arriva ad una conclusione sensata che non avrebbe raggiunto se non avesse abbandonato il concetto di corpo-macchina praticato dalla medicina orientale.

Quindi, non ossessionarti nel trovare una spiegazione scientifica a tutto, compreso il tuo miglioramento personale. Accettare che la nostra vita contiene grandi elementi di mistero è che tutto non ha una spiegazione ci rende persone in grado di vedere più sfumature e di poter capire più a fondo la realtà che ci circonda.

Se ti ho convinto ad abbandonare di tanto in tanto l’approccio ultrarazionale/scientifico tipico della crescita personale sei pronto per il prossimo passo:

Sperimenta anche le cose più assurde

Uno dei mantra della crescita personale è quello di utilizzare tecniche già utilizzate da persone di successo per avere successo a nostra volta. In alcuni casi questo funziona, e sembra un sistema molto razionale, ma non considera due variabili principali: l’evoluzione moderna e…il divertimento.

Mi spiego meglio: da un punto di vista tecnico abbiamo compiuto parecchi progressi negli ultimi 100 anni, ed oggi il ritmo sembra essere ancora più veloce. Pensare che tecniche adottate 30 o 50 anni fa per fondare un’azienda (ad esempio) abbiano ancora successo oggi è ottimismo sfrenato. Certo, se ti dico di lavorare duro e di impegnarti su una cosa sola probabilmente raggiungerai il tuo obiettivo, ma devi sperare che qualcuno di più sveglio non abbia inventato una tecnologia con cui ottenere lo stesso risultato in meno tempo. E poi, esistono persone che non sono fatte per lavorare otto ore al giorno su una cosa sola, hanno bisogno di spaziare su diversi orizzonti (io sono una di quelle) Come puoi proseguire la tua crescita personale quando un consiglio non si adatta a te?

Basta aumentare il raggio delle sperimentazione: sperimenta tecniche anche diametralmente opposte alla crescita personale tradizionale. Prova a lavorare tardi la sera o nei ritagli di tempo (particolarmente utile quando hai bambini bisognosi di attenzione a tutte le ore),  modifica tanti abitudini insieme, comprati un piccolo talismano da usare come memento, tutto quello che ti viene in mente.

Se ti senti un po’ stupido, consolati, sei in buona compagnia: Isaac Newton non ha solo rivoluzionato la fisica, ma si è anche impegnato nell’alchimia. Dopo anni di ricerca non è riuscito a trasformare il piombo in oro, ma la sua passione per l’alchimia è parte dello stesso modo di pensare (seguire alternative alla spiegazione tradizionale) che gli ha permesso di scoprire le leggi fisiche per cui è noto.

 

Non rincorrere la via tradizionale, anche se rimarrai “povero”

Eccoci all’ultimo punto di oggi. Crescita personale sta diventando sempre più sinonimo di crescita finanziaria. Le persone di successo sono solitamente persone con un portafoglio bello gonfio, e molti dei post che puoi leggere in giro ne parlano direttamente o indirettamente (se scrivo un post su come essere più produttivo, quale è il fine ultimo? Guadagnare di più, solo che non te lo dico). 

Nonostante sia caduto anch’io in questo errore, oggi voglio darti una visione meno orientata al denaro di crescita personale, prendendo Tiziano come esempio.

Nato in una famiglia poverissima, è riuscito a laurearsi presso l’università Normale di Pisa e questo gli ha spalancato le porte per un’infinità di carriere (il sogno del laureato medio di oggi). Eppure, dopo una breve esperienza nell’università di Leeds e qualche anno di lavoro come manager di Olivetti (una delle industrie italiane più solide ed innovative dell’epoca), Tiziano sentiva mancare qualcosa nella sua vita e dopo essersi dimesso e aver faticato a lungo per trovare un posto di lavoro, è riuscito a farsi assumere come corrispondente da “Der Spiegel”. Da lì in poi la sua vita non è stata un’ascesa strepitosa, come succede nei vari personaggi portati ad esempio dalla crescita personale. Tiziano ha ricevuto qualche promozione ma è sempre rimasto un cronista. E lui è stato contentissimo così. Riuscendo a trovare la sua dimensione, è riuscito a vivere la sua vita in un modo pieno e soddisfacente, divertendosi un sacco e seguendo la sua naturale curiosità.

Perciò, se il tuo lavoro è insopportabile, non tenerlo solo perché è ben pagato. Non tutti dobbiamo diventare Steve Jobs o Bill Gates (e, nel caso tu voglia cominciare, è meglio lasciar perdere i blog di crescita personale e cominciare a farti un culo quadro per avere successo nel tuo settore), ma sarebbe bello se riuscissimo a trovare una dimensione in cui godere degli alti e bassi della nostra vita senza lamentarci.

Nota: con questo non ti sto invitando a sognare in piccolo, né ad aprirti una tua attività solo per soddisfare il tuo egoismo senza prima aver fatto le opportune analisi (te lo ricordi? la passione non è sufficiente per avere un buon lavoro) , ma a non considerare il denaro come variabile principale quando scegli un lavoro/decidi dove vivere.

Esistono altri elementi, o situazioni che vivi quotidianamente (il tuo capo, i colleghi, cosa impari, etc.) che si riflettono direttamente sulla qualità della tua vita, mentre lo stipendio ti arriva una volta al mese. Ricordatelo quando vuoi accettare un lavoro “per sistemarti”.

Eccoci arrivati alla fine di questo post, se ti è piaciuto condividilo sui social e, se ti senti svogliato dopo il ritorno dalle vacanze (o meglio ancora, dopo un viaggio) a breve aprirò una nuova rubrica su Pensa Fuori dalla Scatola che potrebbe fare al caso tuo. Il nome? Detto…fatto! Se vuoi saperne di più stay tuned!😉

 

 


Come migliorare il tuo pensiero strategico usando gli scacchi

 

La tattica è sapere cosa fare quando si ha qualcosa da fare; la strategia è sapere cosa fare quando non si ha niente da fare.

Savielly Tartakover

 

Chess

Il primo risultato quando ho scritto “Strategia su Google

Gli scacchi sono una delle mie più grandi passioni: in uno dei miei post che ho scritto spiegavo come gli scacchi potessero cambiare la tua vita, poi ho dedicato un post a Magnus Carlsen, l’attuale campione del mondo e anche Josh Waitzkin ha rubato parecchi principi agli scacchi per applicarli nel mondo del business.

Ultimamente sto seguendo un piccolo progetto che mi portato ad analizzare le connessioni tra scacchi e management. Con il post di oggi voglio darti un’anteprima e mostrarti come gli scacchi possono migliorare il tuo pensiero strategico, fornendoti un ottimo metodo per prendere le decisioni più importanti della tua vita (ad esempio decidere che lavoro vuoi) e come scegliere le persone che vuoi avere al tuo fianco per avviare collaborazioni professionali.

Pronto? Cominciamo!

 

Non pensare come un albero! 

“Non pensare come un albero? Oggi Lorenzo è impazzito.”

No, non mi sono bevuto il cervello (anche se scrivere prima delle sette di mattina non mi aiuta ad avere idee particolarmente brillanti!😛 ). Il titolo criptico di questo paragrafo è dedicato a Alexander Kotov, scacchista russo vissuto nel Novecento e famoso per aver ideato un metodo rigoroso per la scelta della mossa più forte, chiamato anche albero delle varianti. Per trovare la mossa più forte Kotov consiglia di analizzare a fondo la posizione, scegliere una rosa di tre mosse candidate e poi cominciare ad analizzare la prima mossa prendendo in considerazione tutte le possibili ramificazioni (da qui il nome di albero). Una volta finita questa operazione si può passare alla seconda, poi alla terza e se alla fine nessuna dovesse essere soddisfacente…riparti da capo con altre tre mosse.

Trasportando il suo metodo nella vita reale e usandolo per cercare un lavoro dovresti studiare a fondo il settore in cui lavorare, identificare le tre società più interessanti, spendere tutto il tuo tempo sull’analisi di una sola società e poi, una volta terminato, passare alle altre.

Questo approccio massimalista mi ha ricordato il mito dell’homo oeconomicus, l’essere super razionale che riflette con attenzione su tutto prima di prendere una qualsiasi decisione e poi…ci pensa troppo e non decide nulla per tempo.

Lo stesso avviene applicando alla lettera il metodo di Kotov: gli scacchi sono un gioco che può creare varianti molto complesse, ed effettuare analisi così approfondite per ogni mossa rischia solo di stancarti e di farti perdere la partita. Il colpo di grazia al metodo di Kotov è stato dato da giocatori d’elite che hanno candidamente confessato di non usarlo (da qui la frase “Io non penso come un albero” attribuita al Grande Maestro Lein).

Come fanno allora questi top performer a decidere che mossa giocare?

Seguono questo schema:

1. Analisi approfondita della posizione, cercando di cogliere le caratteristiche principali

2. Creazione dell’elenco delle mosse candidate

3. Analisi della prima mossa scelta

Fino qui i Grandi maestri seguono il metodo di Kotov. Il processo di pensiero cambia però durante il calcolo delle possibili situazioni.

4. Comprensione delle sfumature della posizione attraverso l’analisi di varianti: quando durante l’analisi emerge una mossa interessante che in una variante non funziona per un dettaglio, il forte scacchista controlla se l’idea che ha appena scoperto può funzionare se viene applicata ad un’altra variante, letteralmente saltando da una variante all’altra. A questo segue…

5. Confronto di varianti simili, per decidere se le mosse candidate trovate all’inizio sono efficaci

Puoi applicare quest’ultimo concetto durante la ricerca di lavoro: se durante la ricerca scopri che qualcosa è molto importante per te e non l’avevi realizzato prima (ad esempio la possibilità di avere un mentor che segua il tuo sviluppo professionale) puoi riconsiderare quelle aziende promettenti che avevi scartato per qualche dettaglio e vedere se soddisfano questa nuova condizione.

Oltre al metodo di Kotov c’è un’altra strategia che possiamo rubare agli scacchisti professionisti. Gli scacchisti più forti non spendono lo stesso tempo su ogni mossa: esistono mosse molto veloci, quasi ovvie, che vengono fatte solo prestando un minimo di attenzione (per evitare di perdere immediatamente), mentre in altri momenti, definiti momenti critici, si prendono il tempo necessario per analizzare tutte le sottigliezze e possono pure passare mezzora in riflessione.

Puoi applicare questa massima tutte le volte che elabori un piano d’azione: se stai cercando lavoro è inutile passare ore in internet per decidere qual è il font migliore per il tuo CV. Fare ricerche online sulla reputazione dell’azienda per cui stai per fare un colloquio è senza dubbio molto più produttivo, poiché ti permetterà di capire più a fondo la realtà aziendale in cui vuoi entrare e ti risparmierà mesi (o anni) di sofferenza se scoprirai che non è il posto che fa al caso tuo. 

 

La priorità zero

Qual è l’obiettivo da raggiungere durante una partita di scacchi? Dare scacco matto evitando di subirlo. Punto. Esistono diverse strade per centrare questo obiettivo: puoi lanciarti in un attacco scatenato contro il re avversario, creare una situazione ultracomplessa sperando che l’avversario sia il primo a sbagliare, oppure una situazione in cui devi manovrare a lungo per ottenere un piccolo vantaggio. Puoi usare combinare queste strategie, ma alla fine della partita ciò che conta è se hai dato scacco matto senza subirlo. Non è stata perciò una sorpresa per me leggere come questo concetto possa essere trasportato dagli scacchi al mondo del business sotto il nome di priorità zero, un concetto ripreso da Bob Rice nel suo libro “Three Moves Ahead: What Chess can teach you about business.”.

Darsi una priorità zero significa scegliere una e una sola priorità importante da privilegiare rispetto a tutte le altre. Nella crescita personale tradizionale questo concetto è considerato il sacro graal del miglioramento: scegliti un’attività dove migliorare e concentrati solo su quella.
Se hai fatto attenzione, però, durante la descrizione della priorità zero ho parlato di mondo di business e non di crescita personale. Questo perché applicando la priorità zero alla vita extra lavorativa rischi solo di impoverirti e di diventare una persona stressata e infelice, e questo succede anche quando l’obiettivo che stai perseguendo è utile.

Immagina di dover imparare una lingua straniera e di spendere TUTTO, tutto il tuo tempo libero a questo scopo, concedendoti magari qualche periodo di riposo solo per poter “funzionare meglio”. Poca vita sociale, poco svago, solo studio e conversazione. Dopo un paio di settimane probabilmente impazziresti.

Non solo: approfondendo diverse aree di tuo interesse puoi scoprire idee ricorrenti in un settore e riproporle in maniera originale in un altro settore: perché non applicare i principi della seduzione per diventare un conversatore più brillante e magari vincere la tua paura di parlare in pubblico?

Viceversa, quando parliamo di mondo del business, la priorità zero ha molto senso: ti immagini se McDonald si mettesse a vendere calzini? Mc Donald, nonostante venda solo cibo spazzatura che chiunque potrebbe preparare, ha una priorità zero molto chiara: dare un pasto gustoso ed in poco tempo ai suoi clienti. Se è salutare o meno, se è di qualità o meno, sono considerazioni secondarie. Mac Donald ha concentrato il suo intero modello di business su questo e ci ha costruito sopra un imperio multimilionario.

Come puoi applicare la priorità zero nel mondo lavorativo? Se sei alla ricerca di un’occupazione, la tua priorità zero è scegliere l’industria in cui vuoi lavorare ed analizzarla il più possibile. La fase di analisi comprende anche inviare curriculum o contattare  attraverso internet o conoscenze personali chi lavora già nelle aziende che hai selezionato: la velocità e la qualità delle risposte che riceverai ti daranno informazioni preziose e introvabili online. 

Se invece stai già lavorando e sei soddisfatto del posto in cui ti trovi puoi fissare come priorità zero capire come diventare indispensabile per l’azienda per cui lavori. Quali sono le attività per cui i colleghi vengono da te quando hanno bisogno di una mano? Quali sono le tue attitudini personali e come puoi usarle per dare una mano all’azienda?

Applicando il concetto di priorità zero farai chiarezza sulla tua vita lavorativa e, nel caso migliore, riuscirai a trasmettere questa sensazione anche alle altre aree importanti della tua vita.

 

Varietà e legge degli opposti: come usarli per creare team fantastici

“Chi si somiglia, si piglia” o “gli opposti si attraggono”? Sulla combinazione delle personalità la saggezza popolare si spacca. Lavorare (e vivere) con persone più simili a te è più facile, ti permette di spendere meno tempo nello spiegare cosa vuoi e c’è questa fantastica sensazione di telepatia. Eppure essere simili significa anche avere gli stessi punti deboli, e questo può costare parecchio, specialmente in ambito lavorativo.

A livello personale mi piace lavorare con persone diverse, anche con quelle con una personalità molto diversa dalla mia. Ad esempio sono un tipo abbastanza caotico e non amo molto l’attenzione ai dettagli. Allo stesso tempo, sono consapevole che in alcuni aspetti del lavoro che svolgo è molto importante essere precisi, perciò mi sono circondato di persone molto precise ed organizzate, in modo da coprire i miei punti deboli facendomi aiutare in modo pratico, o domandandogli quali strategie usano.

Negli scacchi il principio di collaborazione tra due persone differenti si vede molto marcatamente nella “Coppia degli alfieri”. Per i non addetti ai lavori, l’alfiere negli scacchi si muove solo in diagonale, quindi su un colore solo. I due alfieri presenti sulla scacchiera si muovono rispettivamente solo su case bianche o nere, senza incontrarsi mai. Nonostante questo possa sembrare uno svantaggio (non possono proteggersi a vicenda), in realtà è anche un punto di forza: se piazzati al centro della scacchiera controllano un numero di caselle superiore a quello di altre combinazioni di pezzi, regina esclusa.

Nota: con persone differenti non intendo solamente personalità, ma anche competenze tecniche. Prendi ad esempio un venditore ed un programmatore che lavorano nella stessa azienda. È ovvio che abbiano capacità tecniche completamente diverse, ma entrambi possono beneficiare di una collaborazione: il venditore acquisirà più competenze tecniche sul prodotto che deve vendere, mentre il programmatore avrà qualche idea in più su come rapportarsi con le persone.

Siamo così arrivati alla fine del post di oggi. Mi auguro di averti ispirato a pensare in modo più strategico, o almeno a convincerti di dare una possibilità a quel gioco affascinante che sono gli scacchi.

Buona settimana!